
La stretta interdipendenza tra la salute orale e l’equilibrio generale dell’individuo affonda le sue radici storiche persino nella medicina tradizionale cinese. L’origine di molti disturbi cronici nasce proprio nel cavo orale e si manifesta in distretti corporei solo in apparenza distanti. Le malocclusioni dentali sono alterazioni dell’allineamento tra le arcate dentali - superiore e inferiore - che impediscono la chiusura corretta della bocca.
La malocclusione è la occlusione non corretta. La malocclusione si verifica quando i denti superiori e inferiori non si incontrano in modo corretto quando si chiude la bocca. Questo può essere dovuto a una varietà di fattori, tra cui discrepanze dimensionali tra le arcate dentarie, posizione anomala dei denti, problemi di sviluppo osseo o muscolare, o abitudini nocive come il succhiare il pollice.
In linea generale, la malocclusione è di origine multifattoriale. Può essere ereditaria o causata da neoplasie del cavo orale, bruxismo, artrite reumatoide, eventi traumatici (fratture mandibolari o mascellari) e complicanze conseguenti ad otturazioni ed impianti dentali. In altri casi, è invece riconducibile all’adozione di atteggiamenti scorretti. Il bambino che si succhia ripetutamente il dito o usa il ciuccio in modo eccessivo, la respirazione attraverso la bocca e la deglutizione atipica possono, per esempio, favorire lo spostamento in avanti dei denti dell’arcata superiore.
Il disallineamento dei denti può presentarsi nei tre piani anatomici e, in relazione alle sue caratteristiche distintive, sul piano sagittale può essere di prima, seconda o terza classe.
La malocclusione dentale può compromettere innanzitutto la masticazione, ma può anche essere alla base di una lunga serie di disturbi a carico di tutto il corpo. I campanelli d’allarme sono: difficoltà di masticazione e deglutizione, dolori alla mandibola, difficoltà nella respirazione con tosse frequente e russamento, vertigini, acufeni, mal di testa, mal di schiena, malattie dentali e disturbi gastrointestinali.
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Le malocclusioni dentali possono dare origine ad una serie di disturbi a cascata con interessamento di diversi distretti corporei. Se hai un problema di malocclusione, potresti dunque masticare con difficoltà, respirare a bocca aperta, soffrire di disturbi gastrointestinali, accusare tosse cronica ed asma, soffrire di sinusite. L’assenza di un morso ideale si riverbera sulla distribuzione delle forze occlusali, non più uniformi, e di conseguenza sulla funzione masticatoria e fonatoria.
L’apparato stomatognatico, costituito da bocca, denti, sistema linguale ed articolazione temporo-mandibolare, gioca un ruolo essenziale nella postura della persona. La bocca si collega, per esempio, alle catene miofasciali anteriori, posteriori e crociate tramite la faringe, le vertebre cervicali e l’osso ioide ed è, dunque, in comunicazione con tutto il corpo. Puoi quindi facilmente intuire come una malocclusione possa causare disordini muscolari e articolari che a partire dalla bocca si propagano a testa, collo, spalle, addome ed arti inferiori.
Il corpo deve dunque adattarsi a tale condizione andando alla ricerca di un nuovo equilibrio e tutto ciò può causare, a sua volta, vertigini, cefalee muscolo tensive e contratture muscolari. Morso aperto: in questo caso le spalle sono per esempio curve. Morso incrociato: possono invece in questo caso presentarsi disallineamento del bacino e dolorose contratture muscolari a carico delle spalle e della parte superiore del torace. Morso profondo: per questo si evidenzia infine un possibile spostamento in avanti della testa con accentuazione della lordosi cervicale e conseguente contrazione dei muscoli del collo associata a cefalea muscolo tensiva.
Tra occlusione dentale e visione intercorrono molte connessioni anatomiche e fisiologiche. Modifiche inappropriate della posizione della mandibola possono quindi, per esempio, indurre alterazioni dell’asse visivo con conseguente intervento dei muscoli oculomotori per reindirizzare lo sguardo. Tutto ciò genera, quindi, delle risposte compensatorie eventualmente responsabili di squilibri statici o anche motori.
Esiste una sorta di interconnessione tra sistema visivo/oculomotorio e sistema stomatognatico che comporta l’attivazione dell’uno all’attivazione dell’altro. È possibile che l’alterazione di un distretto possa innescare una risposta eccessiva, forse disfunzionale, in termini di equilibrio centrale, che si esprime a livello periferico con l’incremento dell’attività elettrica dell’Emg o con un’alterazione del tono di alcuni muscoli dell’oculomozione o di quelli che controllano la dimensione e la dinamica della pupilla. Non si tratta quindi di una funzione periferica prettamente stomatognatica, ma è quella centrale che genera l’equilibrio tra i sistemi.
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Un ruolo importante è svolto dal sistema trigeminale, che si trova al crocevia di tutte le sensibilità, generali o specifiche, occupandosi del distretto corporeo all’interno del quale hanno sede le grandi porte d’ingresso delle informazioni che l’ambiente trasmette. In questo senso il sistema stomatognatico può innescare una risposta centrale che può riverberare in altra sede.
Fin dall’inizio degli anni Novanta un gruppo di clinici italiani associati alla International Academy of Posture and Neuromyofascial Occlusion Research avevano notato la relazione tra visione/oculomozione e funzione del sistema stomatognatico. Le ricerche di questi anni hanno portato a sviluppi sorprendenti e, a trarne le fila, è giunta una revisione sistematica della letteratura pubblicata su The Open Dentistry Journal.
In senso generale possiamo osservare che la relazione tra sistema stomatognatico e sistema visivo/oculomotorio è in parte strutturale, nel senso che soprattutto nei bambini è frequente il riscontro di alterazioni della relazione tra mascellari e specifici disturbi refrattivi o forie. Nei soggetti adulti la relazione tra i sistemi persiste. I soggetti con disturbi temporo-mandibolari esprimono maggiormente il disequilibrio dinamico. Qualora ad essi venga richiesta una prestazione di un sistema, l’altro entra in difficoltà.
Per esempio, se il sistema è al limite, un paio di occhiali sbagliati, in termini di equilibrio generale e non di diottrie, può richiedere un compenso tonico della muscolatura stomatognatica. Possiamo quindi supporre che tale disequilibrio possa nel medio periodo attivare compensi della cerniera occipite-atlante-epistrofea e dell’ATM. In questo modo è anche stato possibile notare come spesso una correzione visiva portasse alla scomparsa dell’iperattività elettrica dei temporali anteriori.
Quando il quadro clinico si complica a causa di un problema visivo, l’apparato oculomotore interagisce immediatamente con le strutture anatomiche vicine, come l’apparato masticatorio: l’inclinazione costante del capo costringe la mandibola a deviare e a scivolare verso il lato più inclinato, creando una malocclusione secondaria (definita anche come patologia discendente oculare).
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La deviazione patologica degli occhi dovuta all’atonia e allo squilibrio di uno o più muscoli oculomotori si presenta dissociando la visione dei due occhi. Nei casi più lievi può essere asintomatica. Nei casi più gravi può comportare la tensione cronica dei muscoli degli occhi, e comportare sintomi che spesso risultano di difficile inquadramento. I muscoli oculari possono essere coinvolti nelle tensioni che riguardano i muscoli cranici. Questo può suggerire un approfondimento: l’indagine con il Maddox permette di rilevare immediatamente i rapporti che possono intercorrere tra la muscolatura occlusale.
Sì, una mandibola latero-deviata (storta) può portare alterate tensioni ai piccoli e sensibili muscoli degli occhi, con effetti anche di diplopia e strabismo. Modifiche inappropriate della posizione della mandibola possono quindi indurre alterazioni dell’asse visivo con conseguente intervento dei muscoli oculomotori per reindirizzare lo sguardo.
In un campione di bambini di età compresa tra 5 e 14 anni e con problemi di malocclusione, si osserva per esempio una maggiore incidenza di difetti refrattivi e di vergenza fusionale. Si registra, inoltre, l’alterazione dei movimenti oculari saccadici e di inseguimento. Nei soggetti con malocclusioni di seconda classe sul piano sagittale prevale la miopia, mentre in quelle di terza classe si evidenziano molti casi di astigmatismo e strabismo. In caso di malocclusioni sul piano verticale prevalgono, invece, ipermetropia, strabismo ed astigmatismo. Nelle malocclusioni sul piano trasversale, vi è infine un’alta incidenza di strabismo ed astigmatismo.
La diagnosi e il trattamento delle malocclusioni dentali sono compito dell’odontoiatra, ma in particolar modo di un esperto in gnatologia. Quando il paziente presenta diversi problemi strutturali, il dentista deve orientarsi terapeuticamente in base alla sintomatologia raccolta nell’anamnesi. Il criterio di priorità non deve essere teorico, ma deve riguardare il singolo paziente.
Bisogna prima escludere ogni altra causa dei vari disturbi lamentati. A parte le buone analisi, probabilmente è consigliabile sia un oculista che un neurologo. Escluse tutte le altre cause, i disturbi potrebbero derivare proprio dalla malocclusione, e il rimedio potrebbe essere il bite (ben fatto) per il quale effettivamente sarebbe meglio iniziare un po' prima.
Secondo Annalisa Monaco allo stato attuale il sistema migliore di indagine di questa relazione è l’uso dell’elettromiografia di superficie dei muscoli stomatognatici a riposo a occhi chiusi, confrontando il risultato con quello ottenibile a occhi aperti e nelle varie condizioni funzionali del sistema stomatognatico. L’esame elettromiografico di superficie a riposo dei muscoli stomatognatici (temporali anteriori, masseteri, sovraioidei, sternocleidomastoidei) ha permesso di comprendere che esiste una categoria di bambini e di adulti per i quali l’apertura degli occhi e la lettura a distanza su un ottotipo induce un incremento del tono di alcuni gruppi muscolari.
La terapia per risolvere le malocclusioni è sempre personalizzata su misura per il caso specifico del paziente e ha come obiettivo quello di riequilibrare l’occlusione, anche attraverso il ricorso a apparecchi ortodontici o mascherine trasparenti, terapie posturali, rieducazione muscolare o trattamento logopedico mirato. Che cos’è il Planas? Si tratta di un dispositivo ortopedico-funzionale mobile che non esercita una pressione attiva o una trazione sui denti, ma si posiziona al loro fianco. Il contatto occlusale viene mantenuto e guidato da specifiche piste in resina progettate su misura.
Il Bite è un'arma a doppio taglio: non è il toccasana ed è bene usarlo per brevi periodi e nel modo giusto. Spesso il bitePlane serve per far dimenticare al cervello la posizione attuale e farlo diventare una "tabula rasa" per ricercare la sua originale posizione ed arrivare così alla terapia vera e propria che può essere molaggio selettivo, protesi od ortodonzia a seconda della situazione clinica, magari preceduta da chirurgia parodontale o da un riposizionamento ortodontico.
Quando sono presenti blocchi articolari o segni clinici di infiammazione posteriore a causa di un blocco in apertura, si può eseguire terapia medica d’urgenza e prenotare la RMN per spiegare il danno interno alle articolazioni. In genere la palpazione muscolare ed articolare è necessaria per verifica e valutare le possibili terapie. Occorre una seria e corretta valutazione clinica semeiologica con anche sondaggio parodontale e valutazione delle curve di compensazione.
La diagnosi differenziale è fondamentale: non si può attribuire automaticamente a una malocclusione qualsiasi disturbo di natura visiva o posturale. Come dice il dr. De Fazio, bisogna prima escludere ogni altra causa dei vari disturbi lamentati. A parte le buone analisi, probabilmente è consigliabile sia un oculista che un neurologo. Escluse tutte le altre cause, i disturbi potrebbero derivare proprio dalla malocclusione.
Così come gli squilibri posturali e le patologie della mandibola possono provocare problemi oculari, viceversa anche un problema alla vista può favorire l’insorgere di mal di schiena o di problemi a livello mandibolare. Un classico esempio di disturbo oculare che influenza la postura è la miopia: per vedere qualcosa da lontano, un miope è portato ad allungare il capo in avanti. Alla lunga, questa situazione di stress può quindi portare ad asimmetrie dell’apparato muscolo-scheletrico e influenzare la posizione mandibolare.
In presenza di sintomi come questi, è opportuno procedere con un iter diagnostico che coinvolga specialisti diversi al fine di stabilire la corretta sequenza di interventi e terapie.
| Problema | Possibile relazione con malocclusione | Indagine consigliata |
|---|---|---|
| Diplopia/strabismo | Tensione o alterazione degli assi oculari dovuti a deviazioni mandibolari | Visita oculistica, ortottica, valutazione gnatologica |
| Cefalee/tempi | Ipersollecitazione muscolatura temporale e trigemino | EMG stomatognatico, visita gnatologica |
| Tensione cervicale/vertigini | Propagazione di disordini miofasciali dalla bocca alla colonna | Valutazione posturale, fisiatrica, gnatologica |
La caratteristica principale del corpo umano è l’interconnessione tra le varie parti dell’organismo. Per risolvere questi problemi, è importante cercare un trattamento ortodontico o protesico appropriato per correggere la malocclusione e migliorare la salute generale del corpo.
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