
Quando si tratta della cura della nostra persona è sempre fondamentale rivolgersi a dei professionisti del settore. Negli ultimi anni, sempre più spesso, la propensione da parte dei consumatori è stata quella di affidarsi a catene odontoiatriche (spesso straniere) allettati dai prezzi apparentemente favorevoli. La vicenda Dentix Italia è emblematica di problemi clinici, finanziari e giuridici che riguardano il modello delle grandi catene odontoiatriche.
Prima del lockdown del 2020 Dentix, franchising di cliniche dentali di origine spagnola, aveva aperto 57 ambulatori in tutta Italia. Da quanto la stessa Dentix Italia aveva dichiarato ad Odontoiatria33, le trattative erano in corso ma il lockdown ha poi interrotto tutto e complicato la situazione finanziaria. Da qualche anno piccole e grandi catene odontoiatriche operanti in Italia dichiarano fallimento e spariscono con la cassa. La cosa in realtà era forse prevedibile, viste le prassi di gestione della Dentix che, pare, abbia come modalità quella di favorire i pazienti nell’accendere un finanziamento per affrontare le cure odontoiatriche necessarie, incassando Dentix subito l’ammontare della parcella, ma fornendo poi le cure solo a singhiozzo fino alla “latitanza” con connesso stop operativo.
Lo stop forzato dovuto alla pandemia ha dato un colpo mortale a un’attività che, già da prima, aveva dato segni di debolezza. I mancati incassi del periodo di stop hanno acuito la crisi della società spagnola e, a fine lockdown, le saracinesche delle cliniche Dentix sono rimaste chiuse. Gli studi del gruppo sono rimasti chiusi dal giorno del lockdown per il Covid e non hanno più riaperto.
Lo scorso 22 ottobre, il tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento di Dentix Italia srl, la società a cui fanno capo le 57 cliniche dentistiche italiane. Il giudice del fallimento della srl ha fissato udienza per il 17 febbraio 2021 per la verifica dello stato passivo: in quella sede esaminerà le richieste dei creditori che avanzano ancora somme non pagate da Dentix Italia srl.
Migliaia di consumatori sono rimasti con trattamenti lasciati a metà, oppure appena agli inizi, in alcuni casi neanche avevano fatto in tempo a sedersi sulla poltrona del dentista. Per i pazienti lasciati con le cure a metà la situazione si complica ancora. Sono centinaia i pazienti coinvolti nel fallimento della catena odontoiatrica Dentix Italia. La crisi in cui versa il gruppo è davvero considerevole, sia perché coinvolti migliaia di pazienti rimasti con cure a metà (oppure neanche iniziate), sia perché quasi sempre queste prestazioni sono già state totalmente pagate facendo pesante ricorso a gravosi finanziamenti.
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La vicenda si ripete con lo stesso copione di Idea Sorriso: i pazienti vengono indotti ad accendere un finanziamento per affrontare le cure odontoiatriche necessarie. In tal modo Dentix incassa subito l’intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria complice. Dopodiché le cure proseguono lente e a singhiozzo: da alcune testimonianze emerge il forte sospetto che i pazienti siano indotti a sottoporsi a interventi sanitari non necessari e non appropriati.
Dentix - spiega in una nota Altroconsumo - aveva accordi con Cofidis, Deutsche Easy e Fiditalia. Proprio quello che è accaduto ai pazienti toscani. Entrambi avevano stipulato con la finanziaria Deutsche Bank un prestito da quasi seimila euro e, dopo aver capito che Dentix non avrebbe più riaperto, hanno chiesto di risolvere il contratto e la restituzione delle somme già versate. La banca si è però opposta, sostenendo (tra le altre cose) che l’Abf non avesse la competenza per stabilire se il servizio era stato effettivamente reso o no. L’Arbitro, però, la pensa in modo diverso: “Le vicende del rapporto di fornitura - spiega infatti Abf - interessano il contratto di finanziamento nella misura in cui, ai sensi di legge, costituiscono il presupposto per la relativa risoluzione”. Vale a dire: non si può ignorare il fatto che le cure non siano state concluse, perché la legge parla chiaro. Se il servizio non viene reso, il contratto dev’essere risolto.
Per chi ha pagato un anticipo delle cure in contanti, purtroppo non c’è molto da fare, occorre aspettare l’eventuale (se ci sarà) procedura fallimentare per insinuarsi al passivo. Per chi sta pagando a rate c’è la possibilità di risolvere il contratto di finanziamento dopo aver messo in mora la catena odontoiatrica. Nel caso di prestiti finalizzati, in caso di inadempimento da parte del fornitore dei beni o dei servizi il consumatore, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione in mora del fornitore, il consumatore ha diritto alla risoluzione del contratto di finanziamento, se con riferimento al contratto di fornitura di beni o servizi ricorrono gravi motivi di inadempienza.
L’art. 125 quinquies del TUB consente una soluzione: è infatti possibile sciogliere il contratto di finanziamento per ottenere la sospensione dei pagamenti e la restituzione di quanto in ipotesi già pagato: la norma, infatti, prevede che “nei contratti di credito collegati, in caso di inadempimento da parte del fornitore dei beni o dei servizi il consumatore, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione in mora del fornitore, ha diritto alla risoluzione del contratto di credito, se con riferimento al contratto di fornitura di beni o servizi ricorrono le condizioni di cui all’articolo 1455 del codice civile.”
La risoluzione del contratto di credito comporta l’obbligo del finanziatore di rimborsare al consumatore le rate già pagate, nonché ogni altro onere eventualmente applicato. La risoluzione del contratto di credito non comporta l’obbligo del consumatore di rimborsare al finanziatore l’importo che sia stato già versato al fornitore dei beni o dei servizi. Il finanziatore ha il diritto di ripetere detto importo nei confronti del fornitore stesso.
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Per aver lasciato tutti questi pazienti con il cerino in mano Antitrust ha comminato a Dentix Italia e Dentix Health Netherlands una sanzione da un milione di euro. La fattispecie individuata dal garante è pratica commerciale scorretta. Proprio per questo tre finanziarie (la stessa Deutsche Bank, Cofidis e Fiditalia) erano finite nel mirino di Antitrust che aveva avviato un procedimento per le mancate risoluzioni e i mancati rimborsi. L’autorità, nella stessa decisione con la quale ha sanzionato Dentix, ha però deciso di non multare le tre finanziarie.
La crisi finanziaria del gruppo risulta importante anche per gli investitori: KKR aveva finanziato Dentix a fine 2016 con un direct lending da 200 milioni di euro. A oggi il debito finanziario complessivo di Dentix è sceso a 160 milioni, di cui 140 milioni verso KKR e 20 milioni verso BBVA. Ma c’è poi un debito di 200 milioni di euro verso BBVA, Cetelem, Pepper Money e Abanca, finanziatori dei trattamenti dei clienti.
Un professionista titolare di un studio dentistico risponde penalmente delle sue azioni e viene sottoposto al controllo deontologico del suo Ordine professionale. Non è più possibile derogare dalle regole, i risultati sono evidenti: di danno ai professionisti e agli utenti. I direttori sanitari e gli odontoiatri dovrebbero svolgere azione di controllo e verifica: entrambi iscritti all’Ordine. Se vero, e ne hanno le prove, dovrebbero convocare l’odontoiatra che ha effettuato le cure ed il direttore sanitario dello studio che avrebbe dovuto controllare ed avviare un procedimento disciplinare oltre a consigliare e supportare il paziente nel richiedere i danni ai professionisti coinvolti.
Il “me lo ha imposto la proprietà” e quindi nascondersi dietro il “tengo famiglia”, non è una scusante per giustificare le responsabilità legali ma neppure quelle deontologiche. Le garanzie cliniche devono essere concrete: avere la certezza che le cure vengano eseguite nel migliore dei modi e siano quelle che realmente servano per curare la situazione clinica del paziente e non le finanze dello studio.
In Italia ci sono circa 50 brand di odontoiatria commerciale. In termini economici il fatturato catene raggiunge 1,1 miliardi l’anno contro un fatturato odontoiatrico totale di 8,7 miliardi: il fatturato delle catene dunque è circa 1/8 rispetto alla spesa odontoiatrica totale. La chiave di volta della vicenda potrebbe essere la legge che richiede l’autorizzazione regionale per le società tra professionisti definendo regole e requisiti.
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Federconsumatori chiede “una riforma del settore che preveda da un lato investimenti diretti da parte del settore pubblico (Stato e Regioni), dall’altro una regolazione del settore privato che metta al centro la forma societaria della Società Tra Professionisti (STP), con uno stop alle società di capitali”. Proposta accolta con favore da AIO ed ANDI che invocano la necessità di salvaguardare l’alleanza terapeutica dentista-paziente e la necessità che queste società siano sotto il controllo dell’Ordine.
Ovviamente di parere diverso ANCOD che, anzi, evidenza come il fatto che gli studi appartengano ad un Gruppo sia una garanzia per i pazienti perché possono godere di una migliore organizzazione, servizi e studi attrezzati con le ultime tecnologie e la possibilità di avere un’ampia “rete” di assistenza sul territorio. E per dimostrarlo informa della disponibilità dei Gruppi associati ad ANCOD di collaborare per dare continuità alle cure dei pazienti che hanno attivato un finanziamento con Dentix.
La circolare della Regione Lazio, in particolare determina che «lo strumento societario non sia tale da vanificare i requisiti della personalità e della professionalità del soggetto esercente la prestazione. Per questo motivo la STP si definisce come lo strumento societario che comprende le maggiori garanzie nei confronti del cittadino paziente». La chiave potrebbe quindi essere una maggiore autorizzazione regionale e un percorso amministrativo che definisca regole e requisiti per l’esercizio della attività medica e odontoiatrica.
Molti dei pazienti avevano già pagato, altri avevano firmato un finanziamento con la finanziaria proposta dalla catena. Per chi ha pagato un anticipo delle cure in contanti, purtroppo non c’è molto da fare, occorre aspettare l’eventuale procedura fallimentare per insinuarsi al passivo. Per chi sta pagando a rate c’è la possibilità di risolvere il contratto di finanziamento dopo aver messo in mora la catena odontoiatrica.
Altroconsumo spiega che nel caso di una cura dentistica non terminata o non iniziata si può affermare senza dubbio che l’inadempienza sia grave. La risoluzione del contratto di finanziamento comporta l’obbligo per la finanziaria di rimborsare al consumatore le rate già pagate e ogni altra spesa relativa alla parte di lavori non terminati. Ovviamente dopo la risoluzione il consumatore non deve più pagare le rate successive. Questa regola vale anche nel caso in cui ci sia un soggetto a cui sono stati ceduti i crediti.
Da quanto emerge, molte regole esistono ma spesso vengono aggirate: in realtà esiste già una legge che prevede l’ingresso del capitale all’interno degli studi professionali fino al massimo del 33% delle quote azionarie. Invece queste regole vengono spesso aggirate e così ci ritroviamo con direttori sanitari del centro dentistico che risiedono in altre regioni e fanno, in pratica da prestanome: nessuno viene sottoposto alle regole deontologiche previste dalla categoria, non esiste la possibilità di perseguire i responsabili o di bloccare gli abusi.
Chi avrebbe dovuto verificare lo stato di salute delle società? Il fatto che da due anni non vengano presentati i bilanci poteva essere un campanello d’allarme? Il legislatore mi sembra che negli anni si sia dimostrato disinteressato al tema, come ha dimostrato con la bocciatura degli emendamenti che avrebbero consentito l’esercizio dell’odontoiatria in forma societaria solo alle STP. Se il dibattito continuerà ad avvenire su chi deve essere il proprietario dello studio odontoiatrico, la politica continuerà a starne fuori; se invece si riuscirà a far capire che servono regole per tutelare i pazienti, allora forse la vicenda Dentix potrà essere l’occasione per realmente regolamentare il sistema.
| Situazione | Possibili azioni |
|---|---|
| Anticipo pagato in contanti | Iscriversi al passivo della procedura fallimentare, attendere l’eventuale riparto |
| Finanziamento in corso | Costituzione in mora del fornitore; richiesta di risoluzione del contratto di credito (art. 125 quinquies TUB) |
| Intervento non iniziato o parziale | Richiesta di risoluzione per grave inadempimento; rimborso delle rate già versate |
La vicenda Dentix solleva questioni complesse, di natura clinica, deontologica, finanziaria e normativa, che richiedono risposte chiare da parte delle istituzioni per evitare il ripetersi di simili episodi e garantire protezione ai pazienti e tutela ai professionisti onesti.
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