
Sei appena tornato dal dentista con il tuo bambino. E per la prima volta hai sentito nominare l’espansore del palato, uno degli apparecchi più usati nella routine di pratica clinica dell’ortodonzia.
Sempre più bambini giungono all’osservazione del dentista pediatrico con problemi di palato stretto, e in tanti casi bisogna ricorrere all’apparecchio. Le conseguenze principali consistono in una scorretta occlusione. In particolare la mandibola può subire una latero-deviazione.
L’espansore del palato, come dice il nome stesso, viene impiegato in tutte quelle situazioni per cui è necessario allargare il palato perché è stretto. L’espansore permette l’allargamento del palato proprio perché quest’osso è formato da due emiparti, una a destra e una a sinistra, che nella parte mediana si saldano attraverso una sutura (come avviene per le suture craniche del neonato), questa resta cartilaginea fino al completo sviluppo puberale (circa 12 anni per le femmine, 14 anni per i maschi), dopo di che si salda formando un osso unico.
L’espansore viene applicato sull’osso mascellare superiore, in particolare attraverso due bande posizionate su due elementi dentali, uno a destra e uno a sinistra; al centro si trova la vite di espansione che una volta girata produce l’allontanamento delle due emiparti con conseguente espansione del palato. L’espansore palatale è un apparecchio fisso, senza parti visibili all’esterno, che viene cementato ai molari superiori (a quelli da latte quando è possibile). E’ dotato di una vite centrale che, attivata secondo le indicazioni dell’ortodontista (solitamente un giro da 0,25 mm due volte al giorno per 15 giorni), esercita una forza pari a circa 10kg che divarica la sutura palatina e così facendo allarga il diametro trasverso del palato.
L’età migliore per espandere il palato è all’incirca intorno agli 8 anni, quando la sutura palatale è ancora “aperta” e malleabile. La divaricazione della sutura palatale è un risultato che si ottiene in breve tempo: nella maggior parte dei casi bastano circa 15 giorni per raggiungere l’obiettivo desiderato. E’ per questo che la terapia con l’espansore può essere efficace solo in età evolutiva.
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La letteratura scientifica dà il via libera all’utilizzo dell’espansore del palato all’incirca fino ai 16 anni, anche se in questi casi è fondamentale valutare la maturità scheletrica del paziente. Più passa il tempo e più i risultati che sarà possibile ottenere riguarderanno solamente l’allineamento dentale e non la creazione di nuovo osso. La letteratura scientifica sull’applicazione delle viti per la disgiunzione rapida del palato è molto vasta: i primi tentativi e risultati risalgono al 1860.
L’espansore rapido palatale ha un obiettivo preciso: aumentare trasversalmente il palato, creando spazio per la lingua e migliorando respirazione, deglutizione e sviluppo cranio-facciale. Miglioramento della funzione respiratoria: immaginando il viso come un condominio, il palato è sia il tetto della bocca, che il pavimento del naso. Sulle fosse nasali determina un ampliamento trasversale, benefico per la respirazione nasale del bambino, oltre probabilmente a creare maggior spazio per l’accrescimento del setto nasale, riducendo deflessioni e dismorfismi settali.
Sappiamo che il disgiuntore in realtà non influenza soltanto la sutura palatina ma anche i sistemi della sutura circum-zigomatica e circum-maxillare ed è quindi in grado di arrecare notevoli modificazioni dell’architettura cranio-facciale. Diversi studi riportano le modifiche istologiche a livello suturale, i cambiamenti della permeabilità nasale, oltre alle modifiche scheletriche e dentali generali.
Altri evidenziano come la disgiunzione della sutura palatina può essere considerato un valido trattamento per prevenire l’otite media ricorrente e i deficit di conduzione acustico nei bambini, attraverso la messa in tensione del tensore del velo palatino che apre la tuba. Il risultato è il bilanciamento di pressione tra tuba e rinofaringe che permette a membrana timpanica e alla catena degli ossicini di funzionare fisiologicamente.
Questo apparecchio è posizionato nella parte superiore della bocca, sul palato. Pertanto appena viene posizionato stravolge le normali funzioni di deglutizione e fonazione. Nelle ore successive all’applicazione dell’espansore i bambini si iniziano ad abituare e naturalmente si adattano alla nuova situazione orale.
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Non è del tutto corretto affermare che l’espansore palatale comporti difetti di pronuncia in chi lo indossa: l’espansore palatale non comporta difetti di pronuncia in chi lo indossa. Tuttavia chi indossa l’espansore deve evitare il consumo di cibi cariogeni (carboidrati semplici e complessi) perché essendo più difficili le manovre di igiene orale il paziente ha più rischio di sviluppare carie.
L’espansore del palato va pulito in tutte le sue parti con lo spazzolino da denti. In più bisogna prestare particolare attenzione alla zona limitrofa alle bande (gli anellini metallici attorno ai denti): per pulire queste zone si devono utilizzare degli scovolini monouso che riescono a raggiungere i punti più difficili come ad esempio tra espansore e palato. Tenere ben pulito l’espansore palatale è essenziale per un cavo orale in salute e per scongiurare il rischio di infezioni e infiammazioni come mucositi o decubito.
Per quanto riguarda la consistenza degli alimenti, è meglio evitare cibi troppo duri che potrebbero deformare o danneggiare l’apparecchio. Se si desidera rinfrescare l’alito, è possibile utilizzare il collutorio (a condizione che sia senza alcol e con il fluoro).
Nella maggior parte degli studi odontoiatrici l’espansore viene applicato e lasciato in bocca 6-9 mesi, a volte anche di più. Questo approccio, purtroppo, comporta conseguenze importanti che incidono non solo sulla bocca del bambino, ma anche sulla sua vita quotidiana, sociale ed emotiva. L’espansore serve a espandere, non a occupare la bocca per mesi. Oltre questo periodo l’apparecchio non espande più, ma rimane solo come corpo estraneo fisso. Tenere l’espansore in bocca per 6-9 mesi non aumenta l’efficacia del trattamento, ma aumenta invece i disagi.
I problemi di un espansore tenuto troppo a lungo: un espansore mantenuto per molti mesi occupa lo spazio che dovrebbe essere della lingua, ostacola la corretta deglutizione, interferisce con la fonazione, rende difficoltosa l’igiene orale, crea disagio nei rapporti sociali (scuola, sport, amici) e favorisce il rifiuto psicologico della terapia. È paradossale: uno strumento nato per migliorare la funzione orale finisce per impedirla proprio nel periodo in cui dovrebbe essere rieducata.
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Il punto chiave che molti trascurano: la contenzione. Il vero motivo per cui molti studi tengono l’espansore così a lungo è uno solo: la paura della recidiva. Ma la recidiva non dipende dal tempo dell’espansore, bensì da ciò che viene fatto dopo. Se dopo l’espansione non si stabilizza il risultato, non si guida correttamente la crescita e non si lavora sulla funzione linguale, il palato tenderà inevitabilmente a richiudersi, anche dopo 9 mesi di espansore.
Nei Centri Massaiu utilizziamo un protocollo di ortopedia intercettiva personalizzata, basato su un principio semplice ma fondamentale: l’espansore serve solo per espandere. Per questo l’espansore viene mantenuto circa 30 giorni. Una volta ottenuta l’espansione desiderata, viene rimosso e successivamente viene inserito l’arco, il dispositivo di stabilizzazione. È proprio l’arco, non l’espansore prolungato, che mantiene l’espansione nel tempo, guida correttamente la crescita e previene le recidive. Questo passaggio, spesso trascurato, è la vera differenza tra un risultato stabile e uno destinato a perdersi.
Perché così si riducono le recidive: con questo approccio la lingua ha subito spazio per posizionarsi correttamente, la funzione viene rieducata senza ostacoli, il bambino vive la terapia con maggiore serenità e la stabilità è biologica, non forzata da un apparecchio fisso per mesi. Tenere un espansore 6-9 mesi senza un corretto lavoro successivo non elimina il rischio di recidiva, lo rimanda soltanto.
Mi pare argomento interessante vista la diatriba aperta tra alcuni osteopati estremisti che la vietano assolutamente e alcuni ortodonzisti semplicisti, che la applicano quasi sistematicamente. Il problema non è l’espansore in sé, ma come e per quanto tempo viene utilizzato. L’espansore del palato è un dispositivo efficace, scientificamente valido e spesso risolutivo. La vera domanda che un genitore dovrebbe porsi non è “Per quanto tempo mio figlio dovrà portare l’espansore?”, ma “Cosa viene fatto per rendere stabile il risultato?”.
L’ortopedia intercettiva moderna non si basa sulla durata degli apparecchi, ma sulla sequenza corretta delle fasi terapeutiche, sul rispetto della fisiologia e sulla qualità del progetto di cura. La Diagnosi Ortodontica e la progettazione terapeutica sono come una progettazione matematica di una espressione, di un problema che la cui soluzione è in una sequenza di espressioni , numeri e dati e chiedere quello che chiede lei per l'ortodonzia sarebbe come chiedere ad un matematico il risultato di un problema senza fargli fare tutti i "passaggi".
L’unica controindicazione all’espansione rapida è che non ci siano le indicazioni, in altre parole che non ne abbia bisogno. L’apertura del seno mascellare inteso come comunicazione oro-antrale non avviene, penserei invece a possibili complicazioni a livello del setto nasale, esattamente una possibile ma improbabile lussazione della spina nasale. Durante tale procedura non si realizza nessuna comunicazione oro-antrale, cioè tra la bocca e le cavità naso-sinusali, in quanto la mucosa orale non presenta soluzioni di continuità, ma rimane completamente integra per tutta la durata della procedura.
Non sono a conoscenza di comunicazioni oro-sinusali nei bambini portatori di espansore rapido palatale; la sua bambina può tranquillamente praticare il nuoto. L’unica controindicazione è data da una errata diagnosi. Non solo non sarebbe corretto esprimere giudizi senza visita: la diagnosi ortodontica dipende da una infinità di problemi da valutare con accurato check up ortodontico e cefalometria.
L'espansore del palato alla sua età non si fa più, non serve a nulla. A 19 anni il classico espansore normalmente non funziona. Bisogna generalmente affidarsi a delle soluzioni ad ancoraggio scheletrico o a delle procedure chirurgiche. Per agire sulle strutture ossee siamo fuori tempo massimo (l’unica alternativa è la chirurgia).
È opportuno sottoporsi ad una visita con l’ortodontista per evidenziare eventuali problemi di occlusione. Se ha già subito una terapia con espansore, dubito sia necessaria ulteriore espansione. In alcuni casi è necessario portarlo un’altra volta; magari ora che è grande e che la crescita della mandibola e della mascella è ormai al termine potrebbe utilizzare, una volta fatta la diagnosi corretta, un tipo di espansore che non abbia azione sulla sutura palatina mediana, perché ormai ossificata e non più apribile, che trasmette la forza di espansione a delle molle a balestra e che a loro volta la trasmettono ai denti senza causarli fastidi o danni.
Non è sempre detto che dopo l’espansore si debba passare ad una nuova terapia. Con l’espansore si crea la condizione ideale per avere lo spazio sufficiente così che i denti permanenti si posizionino correttamente in arcata. Una volta erotti correttamente, intorno ai 12-13 anni, bisognerà valutare se sono ben allineati oppure meno.
COSA IMPORTANTISSIMA: E’ del tutto inutile e controproducente lasciare l’espansore in bocca dopo che ha svolto la sua azione. Si crea solo disagio al paziente e soprattutto si impedisce la CORRETTA FUNZIONE LINGUALE!
La diagnosi ortodontica è fondamentale: l’Ortodontista deve spiegare tutto e valutare con accuratezza i rilievi, le radiografie e la cefalometria. La Dott.ssa Valeria Viganò si è laureata a pieni voti in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi Milano nel 2010 e si è specializzata con lode in Ortognatodonzia nel 2014.
Si fidi del suo dentista: lui conosce i requisiti per poterla fare in tutta sicurezza. Per capire se serve effettivamente un’espansione del palato occorrerebbe una visita. Non solo non sarebbe corretto, ma non sarebbe professionale esprimere giudizi senza visita!
| Voce | Indicazione |
|---|---|
| Età ideale | Circa 6-12 anni (ottimo intorno agli 8 anni) |
| Meccanismo | Vite centrale che divarica la sutura palatina |
| Tempi di espansione | Spesso 10-15 giorni per la fase attiva |
| Tempi di mantenimento (pratica comune) | 6-9 mesi (molti centri) |
| Approccio alternativo | Espansione breve (≈30 giorni) + arco di stabilizzazione |
| Benefici | Allargamento palato, miglior respirazione, possibile riduzione otiti |
| Rischi/controindicazioni | Diagnosi errata; effetti su funzione se l’apparecchio resta troppo a lungo |
Lo schema terapeutico più adeguato va deciso caso per caso dopo accurata valutazione clinica e strumentale. L’espansore è uno strumento potente quando usato correttamente: non è il “colpevole”, ma la strategia terapeutica e il follow-up determinano il successo e la minimizzazione delle complicazioni.
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