
L’articolo presenta un caso di inserimento implantare post-estrattivo immediato con provvisorio immediato nell’incisivo centrale superiore di destra in contemporanea con procedure rigenerative per colmare il gap tra l’impianto e l’osso circostante e con la gestione della qualità dei tessuti molli per mezzo di una matrice dermica. La scelta terapeutica adottata consente una gestione e un mantenimento ideale dell’anatomia originaria, in contrapposizione alla tipica contrazione ossea e conseguente perdita del piatto osseo vestibolare conseguente all’estrazione dell’elemento dentario. Secondo il classico protocollo di Branemark di posizionamento degli impianti, l’inserimento di un impianto dopo l’estrazione di un elemento dentario necessita di un periodo di attesa di 3-6 mesi, definito come processo di guarigione, prima di poter eseguire la chirurgia, seguito da altri 3-6 mesi di tempo di osteointegrazione dell’impianto, aumentando così il tempo dei trattamenti sia per i clinici che per i pazienti.
Sono stati documentati studi che mostrano che dopo un’estrazione è solitamente presente una contrazione di circa il 50% del piatto osseo buccale originale e che il rimodellamento più importante si verifica nei primi 3 mesi, con una maggiore contrazione nella zona molare. Se non controllato, può creare un difetto vestibolare che compromette l’igiene e aumenta il rischio di infiammazione dei tessuti perimplantari. In estetica e nelle aree molari, la stabilità dell’impianto nei siti estrattivi freschi è la chiave della tecnica.
Inizialmente, la corona provvisoria in resina è stata colorata con una matita rossa per facilitarne l’individuazione, quindi ribasata con resina acrilica su moncone provvisorio in titanio. Dopo la polimerizzazione, la corona è stata svitata e completato il riempimento dello spazio tra corona e moncone. Il foro di accesso della vite è stato riempito con teflon e ricoperto con materiale da riempimento temporaneo.
É stata controllata l’occlusione ed eliminati i contatti statici e dinamici. La paziente è stata consigliata di evitare la masticazione sull’area trattata per 3 mesi e di non lavarsi i denti per 2 settimane. È stato prescritto un risciacquo con clorexidina al 0,12% per 2 settimane. Successivamente, è stato permesso l’uso di spazzolino e filo interdentale. La paziente ha mantenuto il provvisorio per 12 mesi, quindi è stata presa un’impronta e realizzata una corona in zirconia-ceramica con moncone individualizzato, avvitata sull’impianto.
I tessuti perimplantari a un anno dall’intervento sono belli per forma e tono. Le papille sono competenti e la parabola è simmetrica a quella dell’elemento adiacente. La corona definitiva in zirconia ceramica è avvitata sull’impianto. Attualmente, un restauro supportato da impianto dovrebbe rispondere a precisi requisiti estetici e funzionali, soprattutto quando si sostituisce un singolo elemento. L’obiettivo è estrarre l’elemento preservando l’osso buccale e interprossimale e le papille, nonché i tessuti molli, utilizzando una corona provvisoria in resina che rispecchi l’esatta anatomia del dente al limite del solco.
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Questa corona provvisoria è in grado di supportare la gengiva marginale fornendo una piattaforma per promuovere la guarigione dei tessuti molli perimplantari e proteggere l’alveolo durante la guarigione. Nella letteratura è dimostrato che l’epitelio e il tessuto connettivo possono aderire a superfici di corone artificiali e denti in acrilico. La porzione transmucosa del restauro provvisorio è concava per evitare compressione, preservando la stabilità tissutale nel tempo. I tessuti molli appaiono sani e di tono roseo, con un aspetto simile a buccia d’arancia tipico dell’area dei denti naturali. Un moncone concavo lascia spazio al tessuto connettivo, creando una sorta di O-ring barriera per l’interfaccia osso-impianto.
Il riempimento dello spazio tra impianto e osso fino al margine gengivale libero, associato a un provvisorio con concavità allineata al margine gengivale, aiuta a mantenere l’anatomia precedente e permette di mantenere la bozza radicolare quasi identica a quella degli elementi adjacentI. L’approccio estetico e funzionale della riabilitazione spesso richiede soluzioni non convenzionali: un restauro avvitato con parte transmucosa riproduce fedelmente il percorso transmucoso del provvisorio, prerequisito per risultati ottimali. Gli autori ringraziano il Sig. Giancarlo Cozzolino per il supporto nel restauro.
La gestione post‑operatoria include evitare masticazione sull’area trattata per 3 mesi, controlli accurati dell’occlusione, e restrizioni temporanee all’igiene orale inizialmente. L’impronta per la corona definitiva segue l’impostazione di metodica di precisione e viene realizzata dopo periodi di guarigione. La corona provvisoria è stata mantenuta per 12 mesi, quindi si è proceduto alla presa dell’impronta finalizzata alla realizzazione della corona definitiva in zirconia ceramica.
Nel testo si ricorda che la dentizione provvisoria ha funzione fondamentale: guidare la guarigione dei tessuti molli, supportare l’osso durante l’osteointegrazione, e offrire un’estetica immediata. Il provvisorio consente di valutare dimensioni, forma e colore del futuro dente e di introdurre modifiche prima della protesi definitiva. In caso di necessità, si può sostituire il provvisorio con una protesi definitiva dopo l’osteointegrazione.
Altre sezioni interessanti trattano la procedura di implantologia post-estrattiva, i tempi standard di guarigione (3-6 mesi) rispetto all’impianto immediato, i vantaggi estetici e funzionali, la gestione delle complicazioni comuni del provvisorio e l’importanza di una rigenerazione guidata dei tessuti molli quando necessario. L’approccio descritto mostra come l’impianto post-estrattivo possa offrire una soluzione estetica e funzionale ottimale, riducendo i tempi complessivi di trattamento per il paziente.
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Una corona provvisoria cementata o avvitata sull’impianto ha diverse funzioni: favorire l’osteointegrazione, creare un blocco stabile tra impianti multipli, guidare la calcificazione ossea e offrire un’estetica immediata. La durata tipica di una protesi provvisoria è di 4-6 mesi, periodo cruciale per la consolidazione dell’osteointegrazione. Il costo medio di un provvisorio singolo si aggira tra 100€ e 300€, variando in base al materiale (resina, PMMA, ceramica), alla complessità del caso e alla zona anatomica.
La procedura di applicazione prevede impronta intraorale, progettazione CAD/CAM, ribasatura del provvisorio, fissaggio con cemento provvisorio e controllo dell’occlusione. Le prove di occlusione e phonetics sono essenziali per garantire comfort e funzione. L’igiene quotidiana deve essere continua: spazzolino morbido, filo interdentale o scovolini specifici per impianti, e controlli regolari per assicurare la salute dei tessuti perimplantari.
Il centro è digitale e integra AI in diagnostica, pianificazione e progettazione protesica, offrendo strumenti di precisione CAD/CAM per denti provvisori e restauri definitivi. La digitalizzazione copre dalla diagnostica avanzata alla pianificazione del trattamento, con monitoraggio post‑operatorio supportato da dinamiche AI per individuare complicanze precocemente. L’obiettivo è mantenere l’estetica naturale, la funzionalità masticatoria e l’integrità dei tessuti molli durante tutto il percorso terapeutico.
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