
L’uso delle scioline a base di fluoro ha rivoluzionato la velocità e la gestione dello scivolamento sulle piste, ma ha portato con sé una serie di questioni sanitarie e ambientali che hanno spinto le federazioni e gli enti di ricerca a intervenire miratamente. La discussione sul fluoro non è solo tecnica: è una sfida etica, regolamentare e ecologica per il mondo dello sci.
Le scioline con una base di sostanza PFAS rendono più performanti gli sci ed è questa la ragione della loro adozione da parte degli atleti e degli amatori. Il vantaggio è la maggiore capacità di scorrere grazie alla forte resistenza e all’idrorepellenza, facilitando l’impegno di scivolamento su nevi umide e variabili. L’altro aspetto favorevole è la facilità di applicazione: per stendere la sciolina sulla soletta basta un ferro da stiro particolare.
Il rovescio della medaglia è che il prodotto può presentare rischi per la salute e per l’ambiente: di qui la scelta della FIS di imporre limiti di fluoro molto bassi (inizialmente 0,99, poi aumentati a 1,8). Il riscaldamento della soletta rende più volatili le sostanze, con il pericolo di assorbimento da parte dell’uomo. Studi hanno dimostrato l’alta probabilità di disfunzioni del sistema immunitario, patologie dello sviluppo cognitivo e neuro-comportamentale per i giovani, oltre al rischio ambientale dovuto alla non degradabilità di alcuni componenti del fluoro.
La Federazione Internazionale di Sci (FIS) ha vietato le scioline contenenti fluoro nelle gare ufficiali dalla stagione 2023/2024, introducendo controlli a sorpresa e procedure rigorose: i concorrenti devono consegnare personalmente i propri sci nelle rastrelliere dedicate subito dopo aver tagliato il traguardo, e i controlli continuano ad allargarsi a tutte le gare. Alcune eccezioni e posizioni controverse hanno accompagnato l’attuazione, con dibattiti su test, affidabilità delle strumentazioni e differenze tra discipline (velocità vs tecnica).
In parallelo, la comunità scientifica e le aziende hanno cominciato a orientarsi verso alternative senza fluoro, affinché le prestazioni non dipendano da sostanze potenzialmente tossiche e dall’impatto ambientale. I produttori hanno adeguato i propri portafogli prodotti a solventi non fluorurati, sebbene la transizione presenti ancora sfide tecniche e di performance, oltre a una necessaria riconfigurazione delle pratiche di preparazione delle piste.
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Tra le questioni controverse figura anche la gestione delle piste e degli interventi di innevamento, con particolare attenzione al ghiacciaio del Teodulo e a lavori valutati come non conformi alle zone autorizzate, aprendo potenziali fascicoli giudiziari e aprendo una “pista” legale più lunga della stessa stagione sportiva. La questione non riguarda solo i tempi di gara, ma l’uso di risorse naturali e l’integrità degli ecosistemi alpini.
PFAS (composti alchilici perfluorurati e polifluorurati) sono sostanze chimiche eterne che si ritiene possano rimanere nell’ambiente per lunghi periodi e accumularsi negli organismi. Le analisi svolte in contesti di sci di fondo hanno evidenziato che le concentrazioni di PFAS sono significative vicino alle linee di partenza, ma diminuiscono con l’avanzare della gara a causa dell’abrasione della sciolina. Tuttavia, livelli significativi sono stati riscontrati anche nel terreno circostante, sollevando preoccupazioni sull’effetto a lungo termine sulla catena alimentare. L’Empa e altri centri di ricerca hanno promosso studi e strumenti analitici per rilevare e distinguere i PFAS, incoraggiando la sostituzione delle vecchie scioline con varianti prive di fluoro.
La transizione verso materiali neutri o a base di paraffine senza fluoro è in corso: le gare odierne impongono nuovi standard per la scelta dei materiali, per la consegna anticipata degli sci alla federazione e per i controlli a campione. Alcune interviste e testimonianze di skimen e atleti mostrano come la gestione di materiali e test sia diventata una parte cruciale della preparazione atletica, con la necessità di bilanciare velocità, affidabilità e trasparenza nei processi.
Con la riduzione o eliminazione del fluoro, la sfida principale è mantenere elevata la performance pur adottando soluzioni più ecologiche. Alcuni paesi hanno mostrato margini di miglioramento significativi nel rispetto delle nuove normative, ma resta da capire come si possa uniformare la competitività tra nazioni, specialmente in contesti internazionali dove la differenza tra materiali può influire notevolmente sui tempi di gara.
In definitiva, la discussione sul fluoro nelle scioline resta uno snodo cruciale per lo sci moderno: da un lato la necessità di mantenere prestazioni competitive, dall’altro l’urgenza di tutelare ambiente e salute. La direzione attuale sembra puntare verso una maggiore responsabilità ambientale, controlli più stringenti e una transizione graduale ma decisa verso formulazioni senza fluoro.
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