
Il frenulo linguale è una sottile lamina di natura fibro-mucosa che connette la superficie inferiore della lingua al pavimento della bocca. È presente in ogni bambino fin dalla nascita e ha la funzione di stabilizzare la lingua, permettendole al tempo stesso una buona libertà di movimento. In alcuni casi, però, il frenulo può essere più corto, più spesso o più fibroso del normale, limitando i movimenti della lingua: questa condizione prende il nome di anchiloglossia.
Il termine frenulo, in anatomia, indica un lembo di tessuto che collega due sezioni preservandone il movimento. Il frenulo linguale collega la parte ventrale (cioè inferiore) della lingua al pavimento della bocca limitando i movimenti in eccesso ma mantenendo la possibilità di muoversi. Questo lembo di tessuti connettivi collega la lingua al palato inferiore per consentire i movimenti giusti a questo muscolo. Un frenulo troppo corto impedisce questi movimenti.
Quando il frenulo è eccessivamente breve si parla di “frenulo linguale corto”. Si tratta di una anomalia congenita, presente fin dalla nascita. Da un punto di vista epidemiologico si riscontra alterazione del frenulo linguale del neonato in una percentuale pari a circa il 4%, con rapporto maschi/femmine di 3:1, mentre nella popolazione generale si riscontra in percentuale variabile dal 4% al 10% circa. La maggior parte degli Autori è concorde sul fatto che il frenulo linguale corto abbia un’incidenza pari a circa il 4% nei neonati, fatta eccezione per alcuni studi che riportano valori più elevati.
Le classificazioni dell’anchiloglossia sono oggi basate su criteri funzionali e morfologici. Le anomalie del frenulo linguale sono distinte per differenti gradi di gravità, passando da forme lievi, in cui la mobilità della lingua è solo parzialmente ridotta, a forme più severe, in cui il rafe linguale è fissato al pavimento della bocca. La diagnosi può essere formulata in base a diversi criteri obiettivi: impossibilità di toccare il palato con la punta della lingua a bocca aperta; bifidità meccanica della lingua o presenza di un solco mediano in protrusione; curvatura della parte intermedia della lingua che ostacola la fuoriuscita dell’organo stesso dal cavo orale; elasticità del frenulo mediante palpazione manuale; frenulo lateralizzato; attacco del frenulo, che dovrebbe essere prossimale al muscolo genioglosso.
La diagnosi del frenulo linguale corto non si basa soltanto sull’aspetto anatomico del frenulo, ma soprattutto sulla sua funzionalità. Durante l’esame obiettivo, la valutazione clinica viene effettuata facendo compiere al paziente movimenti di sollevamento e di protrusione della lingua, per constatarne l’effettiva mobilità. Tra gli strumenti più utilizzati per la diagnosi ci sono schede di valutazione standardizzate, che analizzano la mobilità della lingua, la suzione, la forma della lingua durante il pianto o la protrusione, la presenza di compensi muscolari e il comportamento durante l’alimentazione o la fonazione. In alcuni casi può essere utile un video o una valutazione dinamica durante specifici esercizi o funzioni (come succhiare, deglutire o parlare), per evidenziare eventuali limitazioni.
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Riconoscere precocemente i segnali di un frenulo linguale corto è fondamentale. Uno dei primi campanelli d’allarme riguarda l’allattamento: un neonato con anchiloglossia può faticare ad agganciarsi correttamente al seno, staccarsi spesso, sembrare irrequieto durante la poppata, o impiegare molto tempo per nutrirsi senza mai sembrare sazio. A volte, può anche emettere rumori simili a uno “schiocco”. Altri segnali includono una lingua che appare a forma di cuore quando il bambino la sporge, la difficoltà a piangere con la bocca ben aperta, una lingua che non riesce a toccare il palato e una salivazione abbondante. Nel neonato si possono registrare problemi durante l’allattamento; in età superiore abbiamo difficoltà a pronunciare determinate lettere e a una corretta masticazione.
Nel neonato la limitazione della mobilità linguale può interferire con l’allattamento e con l’assunzione di alcuni alimenti. Inoltre, nei bambini più grandi possono esserci problemi nel pronunciare alcuni suoni come L, R, S, Z, T e D dato che esigono un movimento particolare della lingua sotto il palato. Si registrano anche casi di deglutizione atipica o difficoltà a mangiare cibi solidi. A lungo termine, un frenulo linguale eccessivamente corto può favorire la respirazione orale, la deglutizione atipica e modificazioni posturali: la lingua è come il direttore d’orchestra della funzione posturale perché coordina le informazioni provenienti da occhio, orecchio, piede e mandibola. La deglutizione patologica può ripercuotersi su occlusione dentale, postura e muscolatura cervicale.
Per la diagnosi di anchiloglossia, la presa in carico e il trattamento, sono diverse le figure a cui fare riferimento: logopedista, pediatra, IBCLC, chirurgo pediatrico, osteopata, dentista, otorinolaringoiatra. L’approccio multidisciplinare resta la carta vincente: il dentista pediatrico valuta l’anatomia orale e l’eventuale necessità di intervento; il logopedista valuta la funzionalità e guida la rieducazione; l’osteopata contribuisce al riequilibrio delle tensioni muscolari e fasciali; il chirurgo esegue l’intervento quando necessario.
Si può optare per una frenulotomia, quindi con taglio parziale, oppure frenulectomia, quindi intervento con taglio completo. L’operazione che permette di tagliare il frenulo in modo controllato per permettere alla lingua di effettuare tutti i movimenti necessari prende il nome di frenulectomia. La frenulectomia può lasciare il passo alla frenulo plastica se al posto della semplice incisione serve un riposizionamento differente del frenulo stesso per migliorare il movimento della lingua. Oggi si può ricorrere anche a tecniche laser o radiofrequenza, che permettono un taglio preciso, riducendo al minimo il sanguinamento e il disagio post-operatorio.
I benefici del laser rispetto agli strumenti in acciaio chirurgico sono importanti. Abbiamo un intervento più semplice e veloce, con un sanguinamento inferiore rispetto al classico taglio. Il laser cauterizza i vasi sanguigni mentre taglia, riducendo quasi a zero la perdita di sangue e velocizzando i tempi di guarigione. Il laser sterilizza il taglio, riducendo le probabilità di infezione e minimizzando il trauma ai tessuti. Tra i pazienti trattati con laserterapia si registra una significativa riduzione del dolore rispetto a quelli trattati con metodi tradizionali, sia immediatamente dopo l’intervento che a distanza di una settimana. Inoltre, con il laser si verifica una migliore risposta in termini di guarigione dei tessuti.
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Il periodo migliore per intervenire è nei primi mesi di vita, preferibilmente non andando oltre i 4-6 mesi quando il frenulo limita il movimento e ostacola l’allattamento. Se il pediatra riscontra un frenulo corto già in epoca neonatale si può operare già a 6/8 mesi in modo da rimuovere completamente il disturbo. Bisogna ricordare, però, che non sempre il problema che si prevede in età precoce si ritrova anche nella crescita: molti frenuli classificati come corti in età neonatale non risultano problematici in seguito. Perciò la decisione si basa su fattori funzionali, sintomi e valutazione multidisciplinare.
I tempi necessari per effettuare l’operazione di frenulectomia sono minimi; in tutto possiamo contare circa 15 minuti compreso l’anestesia nei casi ambulatoriali. L’operazione rientra definitivamente entro 3-5 giorni, con un lieve fastidio iniziale. Il gonfiore e il fastidio diminuiscono velocemente nell’arco di una settimana. Il dolore post-operatorio è generalmente lieve o assente e può essere gestito con comuni analgesici se necessario.
Dopo una frenulectomia il recupero funzionale della lingua richiede pratica degli esercizi post-operatori, spesso chiamati stretching o rieducazione funzionale. Questi esercizi hanno due obiettivi principali: evitare che il frenulo si riformi con aderenze fibrose e insegnare alla lingua a muoversi correttamente, sfruttando la libertà ritrovata. Gli esercizi sono semplici, brevi e spesso proposti sotto forma di gioco, ma devono essere eseguiti quotidianamente per alcune settimane, seguendo le indicazioni del logopedista o del dentista pediatrico. Il follow-up prevede visite di controllo per verificare che la cicatrizzazione e la funzione siano adeguate.
Un frenulo corto può essere soggetto anche a rottura in caso di urti alla bocca. L’apparenza anatomica non è sempre collegata direttamente alla funzionalità: l’obiettività diagnostica è spesso variabile e legata al metro di giudizio del clinico. Alcuni studi non hanno trovato un nesso di causalità forte tra frenulo corto e certe malformazioni dentali o parodontali, mentre altri suggeriscono un impatto sulla crescita mandibolare in presenza di disfunzioni linguali persistenti. Per questo motivo è fondamentale la valutazione multidisciplinare e personalizzata.
| Segno | Possibile conseguenza | Azione consigliata |
|---|---|---|
| Poppate lunghe e dolorose | Scarso trasferimento di latte, dolore al capezzolo | Valutazione da IBCLC/pediatra; considerare frenulectomia precoce |
| Lingua a forma di cuore in protrusione | Difficoltà di protrusione e mobilità | Valutazione da dentista pediatrico/logopedista |
| Pronuncia imprecisa di L, R, S | Disturbi del linguaggio | Logopedia; valutare frenulectomia se funzionale |
| Respirazione orale o deglutizione atipica | Alterazioni posturali, malocclusione | Approccio multidisciplinare (osteopatia, ortodonzia, logopedia) |
Conoscere il frenulo linguale, sapere quando potrebbe essere un problema e come intervenire in modo efficace è il primo passo per prevenire complicazioni future. La buona notizia è che, se identificato in tempo e gestito con un approccio integrato, il frenulo linguale corto è trattabile in modo semplice e risolutivo, spesso con benefici rapidi per la nutrizione, il linguaggio e la qualità della vita del bambino.
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