
Lo stripping interprossimale consiste nella rimozione selettiva e controllata di una minima quantità di smalto dalle superfici prossimali dei denti. Attraverso questa metodica è possibile ottenere un recupero dello spazio adeguato alla risoluzione di lievi affollamenti: secondo Sheridan l'entità di smalto asportabile, senza alterare eccessivamente la morfologia dentaria, si aggira intorno a 0,5-0,8 mm per punto di contatto.
Nelle terapie ortodontiche, la riduzione prossimale dello smalto (detta anche stripping) viene utilizzata sulla base di diverse indicazioni, siano esse la correzione di rapporti errati di grandezze dentali diverse tra la mascella superiore e quella inferiore, la riduzione di affollamenti o l'aumento della stabilità dei risultati di trattamento ortodontico, adattando le zone di contatto prossimale, soprattutto nella mandibola inferiore.
Secondo la pratica clinica, idealmente si potrebbero ricavare dai 4 agli 8 mm di spazio sfruttando le superfici interprossimali degli elementi dentali di un'arcata dal primo molare al molare controlaterale; tuttavia l'osservazione clinica consiglia la rimozione al massimo di circa 6 mm per arcata.
Da una revisione della letteratura è possibile evidenziare delle linee guida che possano aiutare nella pratica clinica quotidiana. Infatti: non c'è nessuna evidenza di carie interprossimali dovute allo stripping; tutti gli autori hanno comunque sempre fatto seguire alla fase di stripping una fase di lucidatura delle superfici trattate in modo da non lasciare superfici interprossimali ruvide favorevoli così all'attacco immediato del biofilm.
Gli studi mostrano una fase iniziale di demineralizzazione dello smalto, seguita successivamente da una fase di remineralizzazione che si completa circa in 9 mesi. In soggetti non particolarmente propensi a una adeguata igiene orale domiciliare sono consigliabili applicazioni topiche di fluoro o di prodotti caseinati per una maggiore e più rapida remineralizzazione dello smalto abraso.
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Nessun rischio significativo di ipersensibilità o danno iatrogeno è stato dimostrato se il caso è studiato bene e le manovre sono eseguite correttamente: i manipoli (oscillanti, rotanti o sonici) sono molto più controllabili delle strisce manuali e i rischi di complicanze dentali, estetiche e parodontali appaiono significativamente ridotti.
Lo stripping può essere effettuato con diversi materiali e tecniche. Sul mercato sono presenti strumenti meccanici rotanti, sonici e oscillanti e strumenti manuali. Gli inserti da montare su manipolo possono essere strips, lame, frese, ecc.
Gli inserti su manipolo oscillante disponibili in commercio si distinguono fra loro in base al numero di superfici lavoranti e alla granulometria del diamante. Esistono inserti lavoranti da un solo lato o da entrambi in modo da garantire all'operatore un controllo finissimo della quantità e della sede dello smalto rimosso. Questo tipo di controllo è importante soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento quando gli elementi sono ancora in stretto contatto tra di loro.
Se vengono utilizzate frese su manipolo rotante lo stripping può essere effettuato solo dopo avere allontanato i denti tramite l'utilizzo di cunei o elastici di separazione. Nella successiva fase di lucidatura sono utilizzati strumenti con granulometria progressivamente decrescente per diminuire il grado di rugosità dello smalto.
Con la consulenza del Prof. Dott. Jost-Brinkmann della Charité di Berlino, la Komet ha sviluppato una soluzione affidabile per uno stripping oscillante sicuro ed efficiente. Il disco segmentato oscillante a 60° convince grazie alle sue dimensioni: con un raggio di 1,4 cm e un angolo di oscillazione di soli 30° può essere utilizzato anche negli spazi più stretti, in più non è necessario proteggere il disco grazie al risparmio di spazio ottenuto in fase di trattamento e grazie alla migliore visuale.
Rispetto ai dischi rotanti a raggio pieno con diametri fino a 2,2 cm, che devono essere utilizzati con il salvaguance, il disco segmentato offre le migliori premesse per lo stripping in zone difficilmente accessibili. Come mostrato nel video dimostrativo, è possibile effettuare trattamenti ortodontici più precisi e più sicuri, che riducono al minimo il pericolo di lesioni dei tessuti molli, grazie agli strumenti a curva oscillante O-Drive e ai dischi segmentati OS oscillanti brevettati da Komet utilizzabili solo con il manipolo OS30 (brevetto Komet).
All'interno di questo sistema, i dischi segmentati oscillanti si distinguono per la loro precisione nella rimozione dello smalto dentale, un ottimo campo visivo sul sito di trattamento e una maneggevolezza impeccabile per tutta la durata del procedimento. Con i dischi segmentati brevettati OS si ha a disposizione uno strumento innovativo che, con una visuale ottimale e una buona asportazione di trucioli, assicura risultati di trattamento convincenti con i seguenti vantaggi:
Il kit Komet per lo stripping oscillante prevede l'utilizzo di un contrangolo oscillante Komet OS30 con dischi segmentati oscillanti a 60°, con angolo di oscillazione di soli 30° e un raggio di 1.4 cm. Il movimento da effettuare è lento e uniforme da occlusale a cervicale, con raffreddamento ad acqua attivato a 5000 oscillazioni effettive al minuto.
Il kit prevede 6 dischi di diverso calibro 015, 020, 025, 030, 035, 045 e una diamantata con diametro 050. Questo kit garantisce all’operatore un controllo finissimo della quantità e della sede dello smalto rimosso che può essere attestato da apposito spessimetro millimetrato a lamelle. Di recente, Komet ha ampliato il suo portfolio di dischi oscillanti: il nuovo disco ha codice OS18MVE ed esiste anche la versione completamente non rivestita OS18MHE.
Il set 4594 è stato sviluppato in collaborazione con il Dr. Thomas Drechsler: realizzato su misura per l'uso dei dischi a segmenti oscillanti, assicura un trattamento clinico ottimizzato, facilitando il lavoro di ortodontisti e assistenti dentali. Nel set 4594 i dischi oscillanti brevettati sono disposti in modo chiaro all'interno di una scatola caratterizzata da un design orientato alla pratica clinica. Adatto alla sterilizzazione, questo contenitore ergonomico soddisfa tutti i criteri di efficienza e di igiene previsti per gli studi odontoiatrici.
Nel nuovo disco oscillante E disk la diamantatura è assente al centro del disco dove quindi lo spessore risulta più stretto; questo semplifica l'inserzione iniziale del disco nello spazio interprossimale e il punto di contatto può essere spostato con facilità. Grazie alle diverse dimensioni dei dischi (0,2; 0,3; 0,4 o 0,5 mm) e alla loro disposizione logica all'interno della scatola, vengono facilitate le procedure cliniche che permettono un'accurata rimozione interprossimale della sostanza dentaria.
Oltre all'uso in ortodonzia, le punte soniche per stripping e shaping si rivelano strumenti versatili anche in altre applicazioni cliniche. Sono disponibili in due forme: dritte ("Strip") e convesse ("Shape"), con la superficie diamantata progettata per agire in modo mirato sulle superfici mesiali ("M") o distali ("D"), garantendo un controllo ottimale durante l'intero trattamento.
Il kit 6 frese riduzione interprossimale è un set completo e innovativo composto da 6 frese diamantate di alta qualità, progettate per garantire risultati ottimali nelle procedure di riduzione interprossimale. Le frese sono disponibili in diverse granulometrie (rosse e gialle, fine ed extra-fine), offrendo una soluzione versatile per le necessità specifiche della pratica odontoiatrica.
Caratteristiche principali del kit: precisione e velocità; granulometrie differenziate; design ergonomico; versatilità. Modelli inclusi: 2 x WR-10F (fine), 1 x TC-09F (fine), 1 x TC-09EF (extra-fine), 1 x TF-S41F (fine), 1 x TF-S41EF (extra-fine). La confezione è presentata in una scatola con coperchio ribaltabile, che consente di mantenere le frese in ordine e facilmente accessibili, riducendo il rischio di danneggiamento e facilitando la sterilizzazione.
Per evitare di complicare il caso ortodontico, è consigliabile eseguire lo stripping in diverse sedute procedendo alla riduzione smaltea in senso postero-anteriore. Una volta terminata la correzione dei settori posteriori, il clinico potrà completare la risoluzione dell'affollamento anteriore grazie alle successive sedute di stripping.
Queste fasi possono essere eseguite anche con strumenti manuali, ma l'utilizzo di inserti montati su manipolo oscillante, lavorante sotto getto d'acqua, rende la metodica meno invasiva per il paziente e più rapida e controllabile per l'operatore.
Per il paziente, l’appuntamento per la rimozione degli attachment rappresenta un traguardo che dovrebbe essere veloce e semplice, garantendo una superficie dentale intatta e una sensazione di estrema levigatezza al tatto con la lingua. Per garantire un'esperienza confortevole, la rimozione dell’adesivo deve essere eseguita in modo efficiente e delicato. Gli strumenti impiegati devono essere in grado di eliminare l’adesivo in modo efficace, senza danneggiare lo smalto dentale.
Il nuovo Kit per il debonding sviluppato da Komet è progettato per garantire un’accurata rimozione di adesivo e/o resine composite post trattamento ortodontico, da effettuare in maniera rapida e sicura. Il kit si compone di due frese: Rif H22AGK con una lunghezza di 4.7 mm e H22ALGK con una lunghezza maggiore, pari a 8.3 mm, entrambe dotate di punta liscia “safe end” per proteggere i tessuti. Per le superfici palatali dei denti è destinata la fresa H379AGK. Lo step finale prevede l’utilizzo dei gommini 9499/9498 che preservano la sostanza del dente naturale. Segue poi il gommino viola, il cancella-colla.
I parametri di riferimento maggiormente impiegati per la valutazione della possibilità di eseguire lo stripping e l'entità dello stesso sono gli Indici di Bolton e Peck. La quantità di stripping eseguibile in una arcata è valutabile attraverso uno studio accurato dei modelli in gesso, integrato alle documentazioni radiografiche e fotografiche.
Come ogni manovra terapeutica, la riduzione dei diametri interprossimali può presentare delle controindicazioni: accesso limitato ai punti di contatto, spessori di smalto insufficienti (che possono comportare ipersensibilità e rischi di infiltrazioni cariose) e presenza di ponti, corone o altri manufatti protesici. Nel caso di dubbi sugli spessori di smalto è consigliabile eseguire una radiografia endorale degli elementi dentali.
Esistono sistematiche che presentano la possibilità di utilizzare strumenti per l'apertura dei punti di contatto e spessimetri per la misurazione dello smalto rimosso, oltre che strumenti creati per la rifinitura e lucidatura finale. Si consiglia l'impiego di manipoli su contrangolo a movimento oscillante del tipo EVA e di appositi calibri per monitorare costantemente la quantità di smalto asportato.
Per scongiurare danni iatrogeni è consigliabile ridurre inizialmente gli elementi esenti da rotazioni ed aventi punti di contatto definiti. Lo spazio guadagnato durante queste prime sedute permetterà di deruotare gli altri denti in arcata, permettendo di eseguire nuovamente le manovre di IPR. La lucidatura è una componente essenziale del trattamento in quanto garantisce una minore adesione del biofilm batterico, causa principale di patologie cariose e parodontali.
Lungi dall'essere una mera "limatura", questa procedura rappresenta un intervento clinico strategico e controllato, finalizzato all'ottimizzazione degli spazi interdentali per il raggiungimento di obiettivi terapeutici e funzionali superiori. L'evidenza scientifica dimostra grande predicibilità per gli strumenti meccanici, al contrario delle strisce manuali ritenute troppo operatore-dipendenti.
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