
L’Accademia Carrara custodisce un ricco patrimonio, costituito da opere di tipologie diverse. Ai dipinti e alle sculture, protagonisti principali del percorso di visita, si aggiungono una ricca raccolta di disegni, stampe e preziosi nuclei di arti decorative. I dipinti costituiscono la raccolta più importante, sia per numero sia per qualità. Da Pisanello a Mantegna, da Foppa a Bellini, e, ancora, Raffaello, Tiziano, Lotto, Moroni, Baschenis, Rubens, Tiepolo, Canaletto, Guardi, Hayez e Previati, sono gli autori di alcuni dei capolavori della Pinacoteca.
Le sculture in totale sono 134. La biblioteca storica comprende un totale di 1300 volumi, dal Cinquecento all’Ottocento. Bergamo - Un atto d’amore destinato a diventare, nel tempo, scrigno di bellezza, forte della generosità e dell’appassionata dedizione degli amanti dell’arte. Con un patrimonio di quasi 2mila dipinti e una delle rassegne più complete della scuola veneta e lombarda, l’Accademia Carrara di Bergamo è un luogo affascinante, frutto del contributo di privati e collezionisti che, ancora oggi, continuano ad alimentarne le collezioni con donazioni costanti.
In attesa di tornare a riammirarne i capolavori, in vista della riapertura dei musei prevista per il prossimo 18 maggio, proviamo a ripercorrere la storia e i tesori di un luogo simbolo in una delle città più colpite dall’emergenza coronavirus. Lo storico dell’arte, che fu anche committente, mecenate, viaggiatore e protettore delle arti, era riuscito ad accumulare un patrimonio artistico così poderoso da non riuscire più a contenerlo all'interno delle sue dimore sparse in città. Da qui la scelta di dedicare alla sua passione un intero edificio, in grado di accogliere anche una Scuola d'arte destinata ai giovani della zona.
La raccolta permette oggi di riconoscere l’esemplare criterio che orientava le scelte dello storico dell'arte: offrire un’ampia gamma di modelli ai giovani frequentatori della sua Scuola di pittura. Alla morte del conte, avvenuta il 20 aprile 1796, non essendovi eredi, il suo immenso patrimonio artistico venne affidato ad una fondazione che avrebbe dato luogo all'attuale Accademia Carrara. L’istituzione, della quale faceva parte, tra gli altri, anche la vedova di Giacomo, Marianna Passi, continuò, tra acquisizioni e lasciti, a gestire il grande patrimonio artistico.
Tra i dipinti attualmente nel museo, solo 407 sono stati individuati come certamente provenienti dalla Collezione Carrara, dal momento che, nel 1835, molte delle opere lasciate da Giacomo andarono all’asta. Bartolomeo Nazari (1693 - 1758), Ritratto di Giacomo Carrara, Nobile bergamasco (1714 - 1796), Bergamo, Accademia Carrara
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Un patrimonio in costante crescita Il patrimonio del museo si arricchisce nel tempo in modo straordinario, per numero e qualità delle opere, grazie ai lasciti del conte Guglielmo Lochis, del senatore Giovanni Morelli, dello storico dell’arte Federico Zeri cui si aggiungono oltre duecento donazioni di privati. Riaperte nell’aprile del 2015, al termine di un restauro dell’edificio, e affidate alla gestione della Fondazione Accademia Carrara, le sue moderne sale accolgono il visitatore per condurlo in un viaggio straordinario nella storia dell’arte italiana, dall’inizio del Quattrocento fino alle porte della modernità. Oltre a Pisanello, Mantegna, Raffaello, Tiziano, Lotto, Tiepolo, Canaletto, la Galleria vanta la raccolta di dipinti di Maestri e allievi della Scuola dell’Accademia Carrara, che comprende, tra gli altri, opere di Diotti, Piccio, Coghetti, Trécourt. Alle 134 sculture in collezione, molte di età barocca, si affianca la ricca raccolta di stampe. In tutto sono 7500, opera di artisti come Mantegna, Dürer, Piranesi e Canaletto. I disegni antichi sono invece circa 3mila, raccolti per la maggior parte dal conte Giacomo Carrara.
In questo straordinario tempio dell’arte c’è spazio anche per la numismatica, grazie alle 221 monete greche, romane, medievali e italiane fino all’Ottocento. Non mancano le medaglie dal Quattrocento all’Ottocento - di particolare interesse sono quelle di Pisanello - e ancora i ventagli, le porcellane, gli argenti, le oreficerie, gli antichi sigilli.
Raffaello Sanzio, San Sebastiano, 1501-1502 circa, Bergamo., Accademia Carrara | Courtesy Fondazione Accademia Carrara, Bergamo
La forza plastica, quasi scultorea della Madonna con il Bambino di Andrea Mantegna, vale l'intera visita. Come anche la tenerezza racchiusa nella Vergine di Carlo Crivelli, sfolgorante di ori e colore, o il San Sebastiano di Raffaello, realizzato per un raffinato committente, dove il Santo, fasciato da un’atmosfera sognante, viene rappresentato secondo un’iconografia aristocratica. Scarsa è infatti la documentazione, soprattutto riguardo all'attività giovanile essenzialmente pittorica.
Più verificabile e documentata è l'attività architettonica svolta nella maturità per i duchi di Urbino. Del ruolo di scenografo e ideatore di apparati, svolto presso la stessa corte e ricordato dalle fonti, non rimangono né prove documentarie né testimonianze grafiche. Di una possibile produzione scultorea fa fede per ora solo la testimonianza vasariana, mentre la sua attività di disegnatore e fornitore di modelli per oggetti ornamentali, ugualmente ricordata dalle fonti, sembra essere confermata anche dalla recente attribuzione di alcuni disegni per maioliche (Wilson).
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Secondo Vasari, il Genga fu istradato a dieci anni dal padre all'arte della lana, ma, avendo manifestato una precoce vocazione artistica, gli fu consentito di dedicarsi invece alla pittura, che apprese presso alcuni imprecisati maestri urbinati "di poco nome". Il Genga seguì quindi il maestro nei luoghi dei suoi principali cantieri: a Cortona, nella Marca d'Ancona e a Orvieto, dove si sarebbe particolarmente distinto negli affreschi della cappella di S. Brizio in duomo. La prima data documentata nella biografia del Genga è il 1504, quando fu incaricato della decorazione della cappella dedicata ai Ss..
La decorazione di palazzo Petrucci costituisce tuttavia ancora oggi un problema complesso. Solitamente se ne colloca l'esecuzione in prossimità del matrimonio tra il figlio di Petrucci e Vittoria Piccolomini avvenuto nel 1509, ma non è stata esclusa l’ipotesi di una realizzazione in due tempi. Il Genga, dal 1522, fu anche architetto alla corte ducale di Urbino, per Francesco Maria Della Rovere e successivamente per Guidubaldo II, con interventi su residenze, giardini e decorazioni; fu anche coinvolto nella realizzazione della villa Imperiale di Pesaro.
Il percorso di Bartolomeo Genga è segnato da una doppia vocazione: pittore e architetto, con una forte componente scenografica e teatrale. La sua attività, sia pittorica sia progettuale, ha lasciato segni fondamentali nell’urbanistica e nel patrimonio architettonico dei duchi d’Urbino e nei cantieri della Romagna e delle Marche. Allo stesso tempo, la sua figura è profondamente intrecciata con la storia dell’Accademia Carrara, dove le collezioni e i lasiti hanno reso possibile la conservazione di una parte significativa del patrimonio artistico italiano.
L’uso di disegni preparatori, acquerelli e progetti architettonici, insieme alle tavole delle pale d’altare, ai cicli decorativi e alle opere scenografiche, testimonia la poliedricità di Genga come teorico e pratico delle arti. La biblioteca storica, con i suoi volumi dal Cinquecento all’Ottocento, offre ulteriori chiavi di lettura per inquadrare l’epoca e i contatti culturali che hanno alimentato le scelte della scuola e della pinacoteca.
La trasformazione della Carrara, conclusa nel 2015, ha ridato linfa a un percorso di visita che mette in dialogo pittura, scultura, disegno e architettura in un continuum espositivo. Le opere della Scuola Carrara, tra Diotti, Piccio, Coghetti e Trécourt, si accompagnano alle grandi tele dei maestri italiani, offrendo una lettura completa della produzione artistica locale e nazionale dall’inizio del Quattrocento alle soglie della modernità.
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Prospettive future: la Fondazione Accademia Carrara continua a promuovere la diffusione della cultura, integrando donazioni private e lasciti istituzionali che sostengono la gestione delle collezioni e lo sviluppo di nuovi progetti espositivi e didattici.
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