
A Roma, il conclave si aprì il 2 settembre 1823 e si concluse il 28 settembre, dopo ventisei giorni di votazioni e cerimoniali; il conclave del 1823 venne convocato a seguito della morte di Pio VII del 20 agosto 1823.
I cardinali entrarono in conclave il 2 settembre, mentre la votazione ebbe inizio il giorno seguente. Il ritmo delle giornate vedeva al mattino le messe, una votazione e poi un’altra nel pomeriggio. E fu così fino al 28 settembre.
Il conclave si svolse al Quirinale, a dimostrazione che nei secoli non era stato il Vaticano il luogo privilegiato dai Papi per vivere e lavorare. Leone XII fu il primo Papa ad essere eletto nel Palazzo del Quirinale, nella Cappella Paolina. Il conclave si aprì il 2 settembre 1823. Il cardinale Giulio Maria Della Somaglia, decano del Sacro Collegio, celebrò la messa dello Spirito Santo nella basilica di San Pietro.
Il cerimoniale andava dal raduno dei cardinali nella Casa dei sacerdoti della Missione in San Silvestro in Capite fino all’extra omnes nella Cappella Paolina, del Quirinale. Giuramenti e indicazioni, poi i cardinali andavano nelle loro celle “dove avrebbero dovuto, secondo il cerimoniale, deporre la cappa e riprendere la mozzetta per ricevere le visite degli ambasciatori e delle varie personalità".
Inizia il cerimoniale delle “obbedienze” che sono tre e si svolgono nella Cappella Paolina al Quirinale e poi in Vaticano nella Sistina e San Pietro. Gli abiti sono importanti ed hanno un significato.
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I cardinali entrarono in conclave il 2 settembre, mentre la votazione ebbe inizio il giorno seguente. Il 28 settembre, con trentaquattro voti fu eletto il cardinale Annibale Sermattei della Genga che era succeduto al cardinale Pacca alla guida della nunziatura di Colonia.
Il papa ricevette la prima adorazione rivestito di veste bianca, scarpe rosse con croce d’oro, rocchetto e mozzetta rossa, seduto su una sedia appositamente preparata. In quella circostanza il camerlengo Pacca gli consegnò l’anello piscatorio, affidato, poi, al prefetto delle cerimonie per l’incisione del nome.
Questa volta in Sistina, con il tradizionale rito dell’immantatio, il papa, trasferito in treno seminobile al Palazzo Vaticano, entrato in Sistina fu rivestito del manto rosso con in capo la mitra di lama d’oro e posto a sedere sull’altare della cappella. Terminata la seconda adorazione il papa si accomodò in sedia gestatoria per discendere nella basilica vaticana.
La Cappella del SS. Sacramento per un momento di preghiera, dopo di ciò il cardinale decano Della Somaglia intona il Te Deum, mentre il pontefice viene fatto sedere su un cuscino rossa posto sull’altare della Confessione, dove riceve la terza adorazione, terminata la quale impartisce la sua prima solenne benedizione. L’inizio del pontificato avviene con l’incoronazione, il 5 ottobre a San Pietro.
La mattina dell’incoronazione arrivano i poveri della città al Cortile del Belvedere, dove l’elemosiniere del papa distribuisce larghe elemosine. Il papa, trasferito in treno seminobile al Palazzo Vaticano, entrato in Sistina fu rivestito del manto rosso con in capo la mitra di lama d’oro e posto a sedere sull’altare della cappella.
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Questo conclave era diviso in due partiti: quello degli zelanti filo-austriaci capitanato dai cardinali Albani, De Gregorio, Della Somaglia, Falzacappa, Pallotta, Testaferrata, e quello dei moderati guidato dai cardinali Consalvi, Pacca, Arezzo, Morozzo. Il candidato dei "Francesi" era il cardinale Francesco Castiglioni, Gran Penitenziere. Il cardinale Antonio Severoli, vescovo di Viterbo, era il candidato degli "Zelanti".
Le schede conservate nell’Archivio di Propaganda Fide permettono di ricostruire i nomi dei candidati presenti: 6 vescovi, 36 presbiteri ed 11 diaconi, tra cui appunto il nostro cardinale. Da queste schede si ricavano i nomi dei candidati presenti.
Gli avversari, nascosti di ieri, divennero i nemici palesi di domani. A dì 2 settembre 1823 entrai nel Conclave, in cui fu eletto Sommo Pontefice Leone XII, il quale prese per Segretario di Stato il Sig. Card.
Il conte Annibale era nato 68 anni prima a Genga, diocesi di Fabriano, Italia centrale. Arcivescovo, rappresentante pontificio in Germania e in Francia, cardinale, è eletto alla cattedra di Pietro dai cardinali «zelanti», cioè promotori di un programma di risveglio spirituale, contro il moderato riformismo «politicante» di altri membri di quel conclave.
Annibale Sermattei era nato il 20 agosto 1760 nel castello della nobile famiglia di Genga, presso Ancona; ordinato sacerdote nel 1783, studiò a Roma nell’Accademia dei Nobili. La sua carriera ecclesiastica sotto il pontificato di papa Pio VI fu rapida; il papa lo aveva nominato arcivescovo titolare di Tiro e poi di Senigallia e Nunzio a Lucerna e a Colonia; nel 1805 fu inviato presso la Dieta germanica e nel 1808 Nunzio a Monaco e a Parigi.
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Papa Pio VII lo richiamò a Roma come arciprete di S. Maria Maggiore elevandolo alla dignità cardinalizia nel 1816 e come suo vicario per Roma nel 1820; Annibale Della Genga fu sempre ostile al potente e illuminato cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato, che operava una politica cautamente riformatrice, mentre lui faceva parte sia pur come indipendente, dei conservatori detti “zelanti”.
Eletto papa, uno dei primi atti fu quello di sostituire il card. Consalvi con il card. ottantenne Giulio Maria della Somaglia, persona sprovvista di talento politico. Dopo tre mesi si rese conto della situazione in cui la Chiesa si trovava, in quel periodo post-napoleonico e pre-risorgimentale, con la Carboneria e la Massoneria che fomentavano e con le turbolenze che agitavano gli Stati Europei; allora papa Leone XII richiamò il cardinale Consalvi per chiedere la sua opinione sul da farsi.
Subito dopo il grande sconfitto fu ufficialmente reinserito alla Corte pontificia e nominato Prefetto dell’importantissima Congregazione di Propaganda Fide. Con la collaborazione del card. Consalvi, la politica di Leone XII evitò l’appiattimento estremista degli “zelanti” conservatori, per aderire al realismo moderato dell’ex Segretario di Stato e per superare di fatto le caratteristiche proprie della cristianità medievale.
Proseguì rigorosamente il programma di moralizzare la Curia, incalzò il clero ad avere uno stile di vita più austero e a darsi una formazione teologica più diligente; convinto che per combattere l’indifferentismo liberale, l’antidoto era sviluppare nelle masse popolari il senso religioso, incoraggiò e promosse tutte le iniziative adatte a svilupparlo.
Leone XII reprime con severità il brigantaggio e i disordini nello Stato Pontificio; celebra con grandissima solennità il giubileo nel 1825; conclude concordati con gli altri stati e riconosce di fatto l’indipendenza delle antiche colonie spagnole in Sudamerica.
Per quanto riguarda il governo dello Stato Pontificio, si affidò ai metodi reazionari del Segretario di Stato Giulio della Somaglia, tesi a ristabilire fra la Chiesa e le monarchie, un fronte compatto da opporre al liberalismo. Il pugno duro contro i Carbonari, vide come Legato straordinario in Romagna il card. Agostino Rivarola che ebbe poteri illimitati; procedette ad arresti in massa e il 31 agosto 1825 pronunciò personalmente una sentenza contro 508 imputati dei quali 26 ai lavori forzati a vita; le sette condanne a morte furono tramutate in prigionia perpetua.
Nel 1826 il card. Rivarola scampò ad un attentato e papa Leone XII lo richiamò a Roma sostituendolo con mons. Filippo Invernizzi, il quale istituì un processo per l’attentato, conclusasi nel 1828 con cinque condanne a morte, quattro furono eseguite e una commutata nel carcere a vita. Probabilmente per la loro inesperienza, tutti questi Carbonari furono i primi martiri del Risorgimento Italiano.
Nel 1828 il card. Segretario di Stato si dimise e fu sostituito dal cardinale Tommaso Bernetti che mise in atto una linea più morbida, ormai ci si rendeva conto che le condanne servivano poco, perché le vittime diventavano martiri guadagnando nuovi affiliati alla causa liberale; una successiva amnistia non portò gran frutto, perché i veri Carbonari continuarono a tramare.
Malgrado l’opposizione delle Cancellerie europee, indisse l’Anno Santo 1825, cosa che papa Pio VII aveva evitato nell’anno 1800, tenendo conto del clima giacobino dei tempi. In quell’Anno Santo affluirono a Roma non meno di mezzo milione di pellegrini, con la città esclusa da balli, feste e teatri e piena di prediche, processioni, funzioni; il Segretario di Stato con la sua polizia, stava continuamente in allarme, temendo l’introduzione a Roma e provincia, confusi tra i pellegrini, di cospiratori politici e membri di Società segrete.
In questo clima, nel giugno 1825 si inserì la condanna a morte del bresciano Angelo Targhini e del romagnolo Leonida Montanari, medico condotto a Rocca di Papa, “rei di lesa maestà e ferite con pericolo”; furono ghigliottinati nel mese di novembre in Piazza del Popolo. Il pugno duro contro i Carbonari, vide come Legato straordinario in Romagna il card. Agostino Rivarola che ebbe poteri illimitati.
Il suo progetto di ricristianizzazione della società include anche la restaurazione della musica sacra, sia vocale sia per organo, liberata dal «funesto influsso che sull’arte sacra esercita l’arte profana e teatrale». Il Papa vuole riorganizzare le istituzioni musicali romane: la Congregazione di Santa Cecilia e le cappelle musicali.
In particolare, Leone XII aveva una grande opinione di Giuseppe Baini, che in quel tempo dirigeva i cantori pontifici. Per Papa Leone Baini scrive musica, esprime giudizi - spesso negativi - su nuove opere musicali ed esprime desideri. Compone i mottetti a 4 voci: Corona aurea, per l’incoronazione di Leone XII (5 ottobre 1823), Petrus apostolus et Paulus doctor per la sua presa di possesso del Laterano (13 giugno 1824), e un Tantum ergo perché il Papa «voleva ascoltare un Tantum ergo diverso del solito».
Per ordine del Papa, il Cardinale Placido Zurla, Vicario di Roma, il 20 dicembre 1824 pubblica un editto Sul culto divino, e rispetto alle chiese, in cui, all’articolo secondo, sono condannati abusi musicali comuni, come i preludi o gli intermezzi troppo lunghi, la profanità nella musica e nel modo di eseguirla e l’uso di bande musicali in chiesa.
Per accattivarsi il popolo, dopo la sua consacrazione in S. Pietro il 5 ottobre 1823, fece distribuire un denaro detto ‘paolo’ a tutti i poveri che si presentarono nel cortile del Belvedere, sorteggiò cento doti di trenta scudi per ‘zitelle da marito’, distribuì buoni per pane e pasta ai disoccupati, liberò tutti i pegni fatti presso il Monte di Pietà, promulgò amnistie e concessioni.
Questo aspetto politico del governo dello Stato Pontificio, portò ad allargare il fossato tra il papa-re e il popolo desideroso di libertà e di visibilità; contro Leone XII i poeti dialettali romani dell’epoca, fra cui Gioacchino Belli e gli anonimi con i versi attaccati alla statua di Marforio, ma soprattutto le famose “pasquinate” affisse alla statua di ‘Pasquino’, si lanciarono contro la sua persona e la sua politica con le loro pungenti satire.
«Mentre Leone XII viveva, era ritenuto un personaggio eccezionale, e tutto quello che faceva era meraviglioso, mentre i suoi nemici erano canaglie; appena era diventato quattro ossa di prosciutto, ecco il cambio dell’opinione: da papa benedetto diventa un somaro, un furbastro, uno sciocco.»
Leone XII regnò per soli cinque anni e mezzo in un periodo molto difficile. Ripercorrendoli per sommi capi, Leone XII reprime con severità il brigantaggio e i disordini nello Stato Pontificio; celebra con grandissima solennità il giubileo nel 1825; conclude concordati con gli altri stati e riconosce di fatto l’indipendenza delle antiche colonie spagnole in Sudamerica.
Forse è troppo intransigente e rigido verso le idee di libertà e di progresso del suo tempo, ma promuove grandi lavori pubblici, accresce musei e biblioteche e si distingue per la sua dirittura morale, in cui vuole essere imitato dai suoi collaboratori. Morì a Roma il 10 febbraio 1829.
Leone XII, papa della «vittoria conservatrice» o ultimo papa dell’ancient régime? Lasciando ad altri le risposte, ricordiamone il sogno di una grande e integrale restaurazione spirituale del mondo cristiano, che include l’ascolto di una buona, di una vera musica sacra.
| Ruolo | Nome |
|---|---|
| Cardinale decano | Giulio Maria Della Somaglia |
| Camerlengo | Bartolomeo Pacca |
| Cardinale Protodiacono | Fabrizio Ruffo |
| Governatore del conclave | Tommaso Bernetti |
| Papa eletto | Annibale Della Genga (Leone XII) |
Il libro “Il conclave del 1823 e l’elezione di Leone XII” edito dal Consiglio regionale delle Marche è anche un catalogo di una mostra che si è svolta a Genga nel 2016. Di questo e di molto altro, aprendo pagine di archivi e ricostruendo storie e aneddoti, si occupa un interessante volume curato da Roberto Regoli e Ilaria Fiumi Sermattei che fa parte di una serie di studi proprio su Leone XII, pontefice poco noto alla pubblicistica divulgativa, ma la cui storia è essenziale per comprendere quel periodo che porta all’unità d’Italia e alla fine del potere temporale dei Papi.
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