Storia e Informazioni su Genga Trattoria Papa: viaggio tra castelli, grotte e sapori delle Marche

Genga, un piccolo borgo incastonato nel cuore delle Marche, è un vero gioiello che merita di essere scoperto. Passeggiando per le vie di Genga, si respira un’atmosfera d’altri tempi. Il borgo, con il suo castello e le sue chiese, conserva ancora intatto il suo fascino medievale. L’azienda agricola annesse all’istituto è attiva fin dalla fine dell’800 quando fu fondata la prima Scuola di Agricoltura Fabrianese. Loc. AGRICOLTORIAz. Il signor Nello è il responsabile della riscoperta, diffusione e valorizzazione della Mela del Papa di Genga. AGRICOLTORIAz. L’azienda a conduzione familiare si occupa della produzione di mele e di miele. L’eremo di Santa Maria infra Saxa è sicuramente il più visitato della regione anche se molti che vi fanno tappa non lo notano neanche concentrati sul vicino e famosissimo Tempietto del Valadier. Il piccolo oratorio di Santa Maria è una semplice struttura, in parte realizzata in pietra e in parte scavata nella roccia nei pressi di una grande cavità sopra la gola di Frasassi. Il vicino Tempietto invece è molto più recente e risale al 1828 quando venne fatto costruire da Papa Leone XII su progetto del noto architetto Valadier. La struttura di pianta ottagonale è perfettamente inserita nella grotta dando vita ad una stupenda composizione prospettica. Si tratta di una razza sintetica frutto dell’incrocio tra arieti di razza Bergamasca e pecore allevate nell’area appenninica marchigiana. L’animale si presenta con profilo fronto nasale parzialmente convesso e un padiglione auricolare orizzontale o rivolto verso il basso. La tipologia è quella dell’animale è quella da carne con groppa muscolosa e convessa e natica convessa o molto convessa. L’attività è conduzione familiare da oltre 50 anni nella zona di Campodonico e da sempre si impegna nella produzione di carni ovine e suine di qualità. L’albero, di media vigoria, presenta un portamento espanso. La produttività è media, abbastanza alternante e si concentra su lamburde e brindilli. Le foglie sono di colore verde oliva lucente; hanno forma arrotondata con margine dentato o bi-dentato in modo irregolare; sono di medie dimensioni, tendenzialmente ellittiche. I fiori sono di medie-grandi dimensioni e forma piatta. I petali sono sovrapposti, di forma ellissoidale o tondeggiante con bordo ondulato, di colore bianco sfumato di rosa. Gli stili sono leggermente più lunghi degli stami. I frutti sono di forma tronco-conica breve, asimmetrici e profilo trasversale costoluto tipico. La pezzatura è mediogrossa. La buccia è liscia, sottile, untuosa, con rugginosità a livello della cavità peduncolare e lenticelle areolate rade, di grandi dimensioni ma poco evidenti. Di colore gialloverde presenta un sovracolore sfumato rosso aranciato sulla zona esposta al sole. La polpa è di color bianco-crema, grossolana; inizialmente soda, evolve a tenera, con media succosità. È una varietà esigente sia per quanto riguarda il clima, che il terreno. L’azienda è situata all’interno del complesso dell’antica abbazia di San Salvatore in Valdicastro, è attiva in biologico nell’allevamento bovino e suino allo stato brado. La frazione di Cacciano, nel comune di Fabriano è celebre per una caratteristica: le sue case nel corso degli anni sono diventate le "tele" per le opere di alcuni artisti chiamati, fin dal 2009, dal Circolo Fenalc locale ad abbellire il paese con dei murales. Opere per lo più incentrate sulla natura e sulla vita di paese: il lavoro nei campi, gli animali, i ritratti di alcuni abitanti. Intere pareti aprono scorci di colore tra le case e creano "finestre" sul paesaggio circostante fatto di boschi e campi coltivati. Lungo la strada di accesso invece un muraglione ospita una sezione dedicata ai concorsi a tema annuali con opere più piccole dedicate ad argomenti specifici come "l'omaggio al cinema". Nella zona dell’Abbazia di Valdicastro sono presenti numerosi castagni secolari probabilmente risalenti al periodo tardo medioevale quando le castagne erano coltivate dai monaci romualdini per sopperire alle difficoltà di coltivazione e approvvigionamento dei cereali. Gli alberi ultracentenari sono caratterizzati da un fusto colonnare e portamento eretto con rami eretto espansi, corteccia grigiastra e screpolature allungate. La lamina lanceolata, acuminata all’apice, margine dentato, con denti acuti e regolarmente dislocati. I frutti del castagno sono contenuti in cupole (o ricci) con aculei corti e dimensioni medie di diametro maggiore 4,7 cm, diametro minore 4,2 cm, altezza 3,5 cm. Ogni riccio contiene in media 3 semi (acheni) di forma prevalentemente globosa. La polpa è di colore bianco, ricca di amidi, di buon sapore. I castagneti vegetano su terreni sciolti e ben drenanti, neutrofili o lievemente acidi ad una quota compresa tra i 300 e i 950 metri. Nel caso dei castagneti di Valdicastro non sono state messe in atto tecniche di coltivazione specifica se non potature e qualche rinceppatura su individui deperenti o morti. L’azienda è situata all’interno del complesso dell’antica abbazia di San Salvatore in Valdicastro, è attiva in biologico nell’allevamento bovino e suino allo stato brado. L’azienda effettua vendita diretta di carni, salumi e formaggi di produzione propria. Prodotti che vengono utilizzati anche nel ristorante dell’agriturismo. Loc. La fondazione dell’abbazia si colloca nei primi anni del mille ad opera di San Romualdo che qui fondò uno dei suoi monasteri nel luogo che già ospitava alcuni eremiti. Il santo frequentò spesso questo luogo negli anni successivi fino alla sua morte, sopravvenuta proprio nei pressi dell’abbazia nel 1027. La struttura ebbe una grande importanza nella vita culturale ed economica del territorio fino al 1400 quando iniziò un lento declino. Della struttura originale in stile romanico resta la cripta mentre la chiesta, in stile gotico è databile intorno alla metà del 1200 ad opera di un maestro Tebaldo. L’interno conserva numerosi affreschi raffiguranti San Cristoforo, San Giovanni Battista e San Romualdo. Dopo la soppressione degli ordini monastici nel 1810, per legge napoleonica, l’abbazia divenne di proprietà demaniale. Oggi è di proprietà di un privato e la chiesa risulta inagibile a seguito del terremoto del 2016. La foresta di canfaito e la faggeta sono tra i luoghi naturali più suggestivi dell’Umbria, dove la luce filtra solo a tratti tra la fitta vegetazione offrendo refrigerio. La faggeta di Canfaito è uno dei posti più suggestivi. All’interno tutto è sospeso, ovattato. In Umbria, risplende la propria anima tra borghi medievali, foreste dorate al tramonto, sentieri antichi e vigneti familiari. Villa della Genga offre un invito silenzioso e profondo a rallentare, a riconnettersi, a vivere veramente il paesaggio. Cuore della proprietà sono le sue quattro Case, ognuna con una propria identità e memoria. E L’Archivio, un tempo magazzino della tenuta, è stato trasformato in una dimora accogliente e spaziosa, dal forte sapore storico, ideale per chi cerca un perfetto equilibrio tra rusticità e comfort. Ma ciò che rende unico questo luogo è il suo legame con la terra. La tenuta unisce agricoltura biologica, ospitalità sostenibile e tutela della biodiversità locale. E forse l’impressione più duratura è quella di essere accolti, non solo ospitati. Soggiornare a Villa della Genga significa sentirsi, anche solo per un momento prezioso, parte di qualcosa di eterno. Una storia ancora in divenire, scritta nelle pietre della villa, nelle mani di chi la custodisce e nel paesaggio che la circonda. L’Umbria, rivela la propria anima in maniera silenziosa. Villa della Genga Lo stupore di San Francesco di fronte alla bellezza della sua “Valle Spoletina”, come era allora chiamata la Valle Umbra, è quello che ancora oggi coglie il viandante. Il promontorio che si affaccia sulla valle è un susseguirsi alternato di piccoli borghi ricchi di storia, e di splendidi paesaggi francescani. Spoleto - km 9,5 Disposta in uno scenario di rara bellezza paesaggistica ai piedi del Monteluco, Spoleto deve la sua importanza alle straordinarie testimonianze architettoniche, che abbracciano un periodo di oltre duemilacinquecento anni. È però nel periodo rinascimentale che la città assunse gran parte del volto che ancora oggi la distingue. Il Duomo, con gli splendidi affreschi di Filippo Lippi, conserva una lettera scritta di pugno da S. Francesco. Alle falde di Monteluco, bosco sacro fin dall’epoca romana, c’è la Chiesa di S. Pietro con i bellissimi rilievi della facciata. Trevi - km 10 L’antica Trebe (casa) citata da Plinio, presto divenne municipio romano. Nell’alto Medioevo gli abitanti si dovettero ritirare all’interno della cerchia delle mura romane e soltanto nel 1264 si costruì la nuova cerchia che tutt’oggi cinge in gran parte la cittadina. Da visitare la Cattedrale di Sant’Emiliano (XII secolo) che conserva l’altare del Sacramento con la ricca decorazione di Rocco Tommaso (1522), mentre la Chiesa di S. Francesco, del 1288, ospita un crocifisso su tavola giottesco dell’inizio del XIV secolo. Valnerina - km 17 La Valnerina, storica valle umbra lungo il corso del fiume Nera, è da sempre crocevia di cultura, fede e insediamenti antichi. Abitata fin dall’epoca romana, ha conosciuto un forte sviluppo nel Medioevo con la fondazione di abbazie, castelli e borghi fortificati. Tra questi spicca l’Abbazia di San Pietro in Valle, fondata nel VIII secolo dai longobardi, importante centro monastico e culturale. Nel corso dei secoli, la valle fu contesa da signorie e comuni, ma mantenne sempre una forte identità legata alla spiritualità e al territorio. Borghi come Vallo di Nera e Ferentillo conservano ancora oggi le tracce di questo passato, con mura, torri e antiche chiese romaniche. Montefalco - km 20 Cittadina umbra adagiata su un colle che domina la valle del Topino e del Clitunno, Montefalco è nota come la “ringhiera dell’Umbria” per i suoi panorami mozzafiato. Il centro storico, racchiuso da mura medievali ben conservate, custodisce un ricco patrimonio artistico e religioso. Cuore del borgo è la Chiesa di San Francesco, costruita nel 1335, oggi trasformata in museo: al suo interno si ammirano affreschi di Benozzo Gozzoli dedicati alla vita di San Francesco, tra i massimi capolavori del Rinascimento umbro. Da visitare anche la Chiesa di Sant’Agostino, risalente al XIII secolo. Montefalco è celebre inoltre per la produzione del pregiato vino Sagrantino. Foligno - km 20 Importante stazione romana sulla Via Flaminia è lambita dal fiume Topino. Il centro storico, ancora in parte cinto dalle mura medievali, conserva importanti monumenti. Il Duomo, dedicato a San Feliciano, primo vescovo martire, porta ancora la data della costruzione 1133, anche se la forma attuale è stata data tra il 1700 e il 1800 dall’architetto folignate Giuseppe Piermarini. Da visitare ancora la duecentesca Chiesa di S. Domenico, la Chiesa di S. Maria Infraportas e ancora Palazzo Trinci, dimora di Ugolino Trinci, signore della città fra il 1389 e il 1407. Oggi è sede del Museo Archeologico e della Pinacoteca Comunale. Spello - km 28 Le mura romane proteggono il paese medievale ai piedi della collina: la Porta Consolare (I secolo a.C.) e la Chiesa di S. Maria Maggiore, risalente all’undicesimo secolo. All’interno della Cappella Baglioni, con gli affreschi del Pinturicchio; dello stesso artista è la Madonna col Bambino nell’Oratorio dei Canonici. Assisi - km 39 Alle falde del Monte Subasio, Assisi è uno scrigno che protegge le sue memorie: la Basilica di San Francesco e le chiese meravigliose con alti campanili, case di pietra rosa e le mura medievali. Norcia - km 45 Norcia custodisce tesori artistici e gastronomici: la Chiesa di San Benedetto e il Portico delle Misure, nonché il Palazzo Comunale e il Duomo dedicato a S. Maria Argentea. Da non perdere, in primavera, la piana fiorita di Castelluccio. Todi - km 52 Il profilo della città si distende lungo la Valle del Tevere: la Chiesa della Consolazione, il Duomo e i palazzi medievali raccontano la ricchezza storica. Perugia - km 56 Perugia, tra Lago Trasimeno e pianura, fu centro di scuole pittoriche e signorie, con Rocca eretta da Paolo III. Deruta - km 63 Antica città della maiolica, sede del Museo Regionale della Ceramica nella frazione dell’ex convento di San Francesco. Gubbio - km 87 Adagiata sui fianchi dell’Ingingo, con il Palazzo dei Consoli e il Teatro Romano che testimoniano un passato glorioso. Orvieto - km 113 Orvieto domina la valle dall’altipiano tufaceo, con il Duomo tra i più grandiosi esempi di arte italiana. Cortona - km 128 Cittadina toscana con vicoli medievali e monumenti principali come il Duomo e il Palazzo Comunale. Area di rilevante interesse naturalistico, il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi è la più grande area protetta delle Marche; qui si distinguono le Grotte di Frasassi, un complesso ipogeo famoso. Le grotte, grandi e variegate, comprendono un sistema di percorsi sotterranei di oltre 30 km. Adagiata nello slargo della Gola di Frasassi, la frazione di S. Vittore alle Chiuse ospita la chiesa romanica di San Vittore alle Chiuse. L’Eremo di Santa Maria Infra Saxa è citato fin dal 1029 e già associato a un monastero di monache benedettine. Nella stessa cavità sorge il Tempio del Valadier, ottagonale in travertino, costruito da Leone XII nel 1828. Dal borgo medievale di Genga si arriva ai paesi limitrofi e alle tappe del sentiero del Papa, un percorso panoramico che si snoda tra Monticelli, Valle Scappuccia e Rocchetta, con viste sui borghi e sui laghi circostanti. Il Sentiero delle Aquile offre terrazze per osservare rapaci, mentre il CAI 121C conduce al rifugio forestale e ad altri punti panoramici. Il percorso è particolarmente impegnativo per il dislivello ma ricco di scorci e di pace interiore. Percorribile tutto l’anno, soprattutto in primavera-estate e autunno. Si parte da Arcevia, la Perla dei Monti, e da qui si scende a Conce per immettersi sulla SP 14 fino al Bivio Maestà. Si devia a destra e si sale fino ad Avacelli, per proseguire fino a Rocchetta e percorrere la Valle Scappuccia. Dopo Lago Fossi, si sale a Pierosara. Da San Vittore, con l'abbazia romanica, si entra nella Gola di Frasassi tra gli alti dirupi. Dal borgo di Genga si prosegue per Meleto, Trinquelli e Nebbiano, con possibile deviazione a Fabriano per il Museo della Carta e della Filigrana. Si scende verso Sassoferrato, l’antica Sentinum, con il Parco Archeologico, e si continua verso Scheggia, Bastia, Monte Cucco e Monte Strega. Da Perticano e Pascelupo si giunge ad Isola Fossara, poi all’Abbazia di Sitria e infine al monastero di Fonte Avellana. In direzione Pergola si discende a Bellisio Solfare e da lì a Cabernardi, nell’area della Miniera di Zolfo. Il tour intorno al Parco Regionale Gola della Rossa e di Frasassi è una scoperta di tesori storici e naturali incastonati tra borghi, gole e grotte ipogee. Il Castello di Genga dispone di un museo di Arte, Storia e Territorio presso il palazzo Fiumi Sermattei, dove si possono ammirare opere di Antonio da Fabriano tra cui lo stendardo e il trittico; accanto vi è la Chiesa di San Clemente, prima sede parrocchiale. Nei dintorni merita visita il Castello di Pierosara. Tra le specialità culinarie ricordiamo la crescia coi grasselli, la crescia cotta sotto la brace, il ciauscolo, i cavallucci, gli strozzapreti e la polenta col sugo di cinghiale. Tra gli eventi principali di Genga: la Festa d'Autunno e il Presepe Vivente di Genga, il più grande al mondo per estensione. Il sentiero si snoda tra boschi, borghi e la valle, offrendo scorci panoramici e una sensazione di pace e sacralità. Il percorso presenta tratti senza traffico e fondo adatto a bici da strada o gravel. Il tempo del Valadier e il Santuario della Madonna di Frasassi si intrecciano con l’Eremo di Santa Maria infra Saxa e il Tempio del Valadier. Il Castello conserva gran parte delle sue mura difensive e il centro storico è un piccolo gioiello di case costruite sulla roccia, con viste incredibili sulle montagne circostanti. Genga è confinante con Sassoferrato, Fabriano, Serra San Quirico e Arcevia ed è parte del Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi. Il borgo medievale di Genga è noto per le grotte di Frasassi, tra i più importanti complessi ipogei d'Europa. La bandiera arancione contraddistingue il territorio di Genga come meta di qualità turistica. Le pareti interne del Castello e la Chiesa di San Clemente custodiscono opere d’arte e testimonianze storiche legate ai Conti della Genga e all’eredità papale. Il Tempio del Valadier e l’Eremo di Santa Maria Infra Saxa sono simboli di una storia che intreccia religione, arte e paesaggio. La visita al Museo Arte Storia e Territorio di Genga racconta la storia del borgo e del territorio, con opere di Antonio da Fabriano e una Venere paleolitica. Il viaggio termina con la scoperta delle tradizioni gastronomiche e dei piatti tipici locali, che accompagnano la visita al patrimonio storico-culturale del borgo.

Il Sentiero del Papa e il paesaggio tra monti e gole

Questo itinerario è sicuramente impegnativo per il dislivello in salita, ma altrettanto gratificante per gli scorci panoramici e per il senso di assoluta tranquillità che si prova in molti dei suoi tratti. Le strade sono in gran parte prive di traffico automobilistico, con fondo adatto a bici da strada o gravel. Percorribile tutto l’anno, ma consigliabile soprattutto in primavera-estate ed in autunno. Si parte da Arcevia, la “Perla dei Monti”, e da qui si scende a Conce per immettersi sulla SP 14 fino al Bivio Maestà. Si devia a destra e si sale fino ad Avacelli, per proseguire fino a Rocchetta e percorrere la spettacolare Valle Scappuccia. Dopo Lago Fossi, si sale a Pierosara. Da San Vittore, con la sua abbazia romanica, si entra nella Gola di Frasassi, tra gli alti dirupi che sono a custodia del tesoro delle Grotte. Dal borgo medioevale di Genga si prosegue per Meleto, Trinquelli e dal valico panoramico fino a Nebbiano. Con una breve deviazione si può arrivare a Fabriano per la visita del Museo della Carta e della Filigrana. Una stretta strada fra i campi ci porta a Sassoferrato, l’antica “Sentinum”, con il suo Parco Archeologico. Si prende quindi per Scheggia, deviando subito a sinistra per Bastia, tra Monte Cucco e Monte Strega. Da Perticano e Pascelupo si giunge ad Isola Fossara e deviando a destra si sale all’Abbazia di Sitria. Scendendo dal valico verso Serra San Abbonio si può raggiungere il maestoso monastero di Fonte Avellana. In direzione Pergola, si scende fino a Bellisio Solfare. Da qui una salita impegnativa ci porta a Cabernardi, nell’area della Miniera di Zolfo. Si parte da Arcevia, prima cittadina spartiacque tra la campagna marchigiana e i primimonti dell’Appennino verso Sassoferrato. Genga è anche un centro termale e riserva naturalistica. Inserito all’interno del Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi il suo territorio immerso nella natura è meta ambita di escursionisti, climbers, speleologi e bikers. Il tour si sviluppa completamente all’interno del parco e porta alla scoperta di tesori storici circondati da paesaggi ricchi di fascino.

Immagine: Veduta panoramica di Genga sul Castello e le grotte
Immagine: Tempio del Valadier incastonato nella grotta
Immagine: Grotte di Frasassi, ingresso al vasto complesso ipogeo
Immagine: Eremo di Santa Maria infra Saxa all’interno della cava
Immagine: Vigneto e paesaggio marchigiano lungo il sentiero
Video: Tour delle Grotte di Frasassi e percorso Sentiero del Papa

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