
La saliva è una sostanza composta principalmente da acqua (98-99%), mentre il restante 1% è costituito da sostanze organiche, quali enzimi e immunoglobuline, e da sostanze inorganiche come sali minerali (calcio, potassio, cloruri e bicarbonati). Prodotta da specifiche ghiandole, dette appunto “salivari”, la saliva è per il 99% costituita da acqua e per l’1% da sostanze organiche e inorganiche. La saliva è un particolare fluido, incolore ed inodore composto per il 99% d’acqua ed il restante 1% da sostanze organiche ed inorganiche.
Quando si parla di salute orale, spesso l’attenzione si concentra su denti e gengive, trascurando un elemento tanto semplice quanto fondamentale: la saliva. Le ghiandole salivari hanno una funzione molto importante all’interno della bocca. Hanno il compito di produrre e secretare saliva, liquido schiumoso importantissimo in quanto ha funzioni antibatteriche, digestive e di assorbimento.
Nell’essere umano sono presenti tre coppie di ghiandole maggiori (le parotidi, le sottomandibolari e le sottolinguali), più altre più piccole (numerosissime e presenti dalle labbra fino all’esofago). Le ghiandole maggiori sono composte dalle Parotidi, le sottomandibolari e le sottolinguali. Le ghiandole salivari minori invece, sono molto numerose e sono situate sulla parte intramurale della bocca. Tutte le ghiandole secernono saliva, che partecipa alla degradazione degli alimenti come parte del processo digestivo.
Queste ghiandole salivari originariamente sono nate nel tessuto epiteliale della bocca e, una volta cresciute, si sono localizzate all’esterno mantenendo però un contatto con il canale alimentare grazie ai condotti escretori. Le ghiandole salivari possono essere soggette a diverse malattie, tra cui infezioni, calcolosi e tumori.
La saliva partecipa attivamente all’equilibrio del cavo orale, dove viene prodotta nella quantità di 1-1,5 litri al giorno da tre ghiandole principali: le parotidi, le sottolinguali e le sottomandibolari. È costituita per il 98,7-99% da acqua, per lo 0,8% circa da sostanze inorganiche (cloruri, carbonati, fosfati, bicarbonati ecc.) e per lo 0,5-1% da sostanze organiche (mucina, enzimi, albumina, immunoglobuline ecc.).
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I sali minerali, le proteine e gli enzimi presenti nella saliva svolgono un grande lavoro di protezione e riparazione, creando una pellicola su denti, gengive e mucosa orale. Questa pellicola, quasi del tutto priva di batteri, da una parte protegge i denti dall’abrasione, dall’altra limita l’accesso di sostanze dannose allo smalto dentale e favorisce il passaggio di calcio e fluoruro, importanti per remineralizzare lo smalto.
Ulteriore aspetto che consente il mantenimento in salute di denti e gengive è il pH orale. La saliva per sua natura ha un pH che tende al neutro ma, in base a diversi fattori, può esserne influenzato e variare. Il pH della saliva gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione delle carie: quando il pH scende sotto 5,5, lo smalto dentale inizia a demineralizzarsi. La saliva agisce sugli acidi come un tampone grazie al suo contenuto di bicarbonato, mantenendo l’equilibrio fra demineralizzazione e remineralizzazione.
Con il passare del tempo, la pellicola che la saliva forma all’interno della cavità orale può venire intaccata dai batteri con conseguente formazione di placca e progressivo ingiallimento dei denti. Tutti questi microorganismi si insediano all’interno della placca batterica, formando un sottile strato di biofilm con una forte carica batterica. Nonostante gli enzimi combattano molto efficacemente i microrganismi indesiderati, la saliva da sola non basta a proteggere i denti perché col tempo si forma la placca, che va rimossa con una costante igiene orale.
Tali ghiandole svolgono il loro compito costantemente: la saliva viene secreta in modo continuo ma in quantità diverse. La maggior parte viene prodotto durante le ore di veglia, mentre nelle ore di sonno la quantità di saliva prodotta dalle ghiandole salivari si riduce significativamente. Poiché mentre si dorme la salivazione si riduce al minimo e il cavo orale risulta più esposto all’attacco degli acidi, lavarsi i denti è importante soprattutto la sera.
Determinati cibi e bevande risultano in grado di “corrodere” lo strato minerale del dente, in particolare agendo sugli ioni che lo compongono, esponendo il dente al rischio di demineralizzazione. Alcuni alimenti, ad esempio, sono in grado di aumentare il livello di acidità del pH comportando un disequilibrio nel cavo orale. Tra questi cibi ricordiamo: caffè, pomodori, agrumi, soia, bevande alcoliche, bibite gassate, succhi di frutta, ecc. Dopo aver assunto tali cibi il pH salivare si abbasserà (da 5,5 in giù) diventando più acido. La conseguenza sarà un aumento del rischio di erosione dello smalto dentale, l’ipersensibilità ed il rischio maggiore di sviluppare lesioni cariose.
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La durezza dei denti è legata al fatto che siano formati da un particolare minerale: l’idrossiapatite. Per far sì che questo processo venga ridotto ecco che interviene la saliva, la quale risulta carica di ioni, calcio e fosfato.
L’alterata funzionalità delle ghiandole salivari è più comune negli adulti e in genere implica un’insufficiente produzione di saliva. Quando il flusso di saliva è insufficiente o quasi assente, si verifica secchezza delle fauci, condizione definita xerostomia (bocca secca). Nel caso ci si trovi in uno stato di xerostomia si noteranno difficoltà nel masticare, nel parlare e nel mantenere una corretta igiene orale.
Alcune patologie possono ridurre la produzione di saliva: malattie come la sindrome di Sjögren, l’artrite reumatoide e il lupus; infezioni come l’infezione da HIV; farmaci come alcuni antidepressivi, antistaminici, antipsicotici, farmaci anti-Parkinson, sedativi, diuretici; chemioterapia o irradiazione di testa e collo. Tuttavia, non tutti i casi di bocca secca sono provocati da alterata funzionalità delle ghiandole salivari: la bocca secca può essere causata anche da assunzione di liquidi insufficiente, respirazione con la bocca, ansia o stress.
In rari casi, le ghiandole salivari secernono saliva in eccesso: la scialorrea può essere dovuta a problemi neurologici, infiammazioni orali, effetti collaterali di farmaci o gravidanza.
Un calcolo si può formare dai sali contenuti nella saliva. I calcoli si formano con maggiore probabilità quando il soggetto è disidratato o assume farmaci che riducono la produzione di saliva. La calcolosi delle ghiandole salivari è più comune tra gli adulti. La calcolosi salivare crea problemi se i calcoli ostruiscono il dotto che trasporta la saliva dalla ghiandola alla bocca: l’ostruzione determina ristagno della saliva all’interno del dotto, con conseguente rigonfiamento doloroso della ghiandola. L’edema da ostruzione di un dotto salivare viene diagnosticato in base alla relazione tra l’assunzione di cibo o bevande che stimolano il flusso di saliva e l’insorgenza del dolore.
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L’infezione delle ghiandole salivari è definita anche scialoadenite. Le infezioni sono più comuni nella ghiandola parotide e si sviluppano solitamente in persone con flusso salivare molto scarso o con ostruzioni. La parotite (orecchioni) è un’infezione virale che causa un doloroso ingrossamento delle ghiandole salivari, di solito la ghiandola parotide.
La parotite è caratterizzata da un gonfiore ed un ingrossamento delle ghiandole salivari principali ed è accompagnata da mal di testa e febbre. Negli adolescenti e nei giovani adulti con anoressia di solito l’organismo infettante è il batterio Staphylococcus aureus. Alcune infezioni delle ghiandole salivari sono causate dall’infezione da HIV o dalla malattia da graffio di gatto.
Per la diagnosi delle patologie delle ghiandole salivari si utilizzano biopsia, endoscopia, esami di diagnostica per immagini (TC, ecografia, RMI) e colture di pus in caso di infezione. Non esistono esami idonei per misurare la produzione di saliva in modo standard, ma in alcuni casi le ghiandole salivari possono essere spremute per osservare il flusso attraverso i dotti.
Per la bocca secca: buona igiene dentale, bere liquidi, evitare farmaci che riducono la produzione di saliva se possibile, usare sostituti salivari, gomme senza zucchero o prodotti a base di xilitolo; talvolta farmaci che aumentano la produzione di saliva come cevimelina o pilocarpina possono aiutare. Per i calcoli: analgesici, assunzione di liquidi, massaggi, impacchi caldi, stimolazione salivare con succo di limone o caramelle aspre; rimozione manuale del calcolo o intervento endoscopico/ chirurgico se necessario. Per le infezioni: antibiotici, drenaggio di ascessi e misure fisiche; per l’edema la terapia varia in base alla causa e potrà essere chirurgica in caso di tumore o mucocele persistente.
La saliva riflette lo stato generale di salute: alterazioni nella composizione, nel gusto, nel colore o nella consistenza possono essere segnali di patologie sistemiche o metaboliche. Oggi è possibile eseguire test salivari clinici per monitorare lo stato immunitario, valutare l’efficacia di trattamenti e diagnosticare alcune malattie sistemiche. Grazie a questi progressi, la saliva è diventata uno strumento diagnostico non invasivo, utile sia in campo odontoiatrico che medico.
La saliva è spesso sottovalutata, ma è una vera protagonista per mantenere la nostra bocca in salute. Mantenere una salivazione adeguata significa difendere attivamente la bocca da carie, infezioni e infiammazioni. Se noti bocca secca, bruciore o sensibilità frequente, è importante consultare un dentista.
| Componente | Funzione principale |
|---|---|
| Enzimi (amilasi) | Digestione parziale degli amidi |
| Mucine | Lubrificazione e protezione delle mucose |
| Bicarbonati e fosfati | Effetto tampone, regolazione del pH |
| Lisozima, immunoglobuline | Difesa contro batteri e patogeni |
Ogni giorno, la tua bocca si difende in modo naturale grazie alla saliva. La sua presenza è essenziale per mantenere l’equilibrio del cavo orale, proteggere lo smalto e contrastare la formazione di carie e infezioni. Presso i centri odontoiatrici specializzati, l’attenzione alla prevenzione passa anche dallo studio della funzionalità salivare: riconoscere quando la produzione salivare è alterata è il primo passo per preservare denti bianchi e gengive sane.
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