
L'implantologia dentaria ha lo scopo di creare dei pilastri artificiali nelle arcate dentarie in sostituzione dei denti mancanti. Tali pilastri consentiranno così al dentista di costruire, nella bocca del paziente, delle protesi fisse anziché mobili. La fissazione di ogni pilastro artificiale all'osso mascellare è un processo biologico: l'elemento impiantato, introdotto profondamente e protetto inizialmente dai traumi masticatori, viene circondato da osso neoformato che va a stiparsi intorno alla sua superficie, immobilizzandolo.
La grande utilità degli impianti dentari va considerata in due direzioni: a) la possibilità di assicurare al paziente una masticazione sicura, e pertanto efficace; e ciò a vantaggio, naturalmente, di una digestione efficace dei cibi. b) L'annullamento di quello che comunemente viene chiamato "il complesso della dentiera". Molti pazienti, e specialmente le donne, subiscono un trauma psichico notevole al momento in cui sono costretti a portare una protesi mobile. E possono a volte entrare in una fase depressiva tale da mettere in pericolo il loro equilibrio psichico.
Negli anni Quaranta A. Strock negli Stati Uniti e M. Formiggini in Italia idearono una vite per impianti endoossei, senza sapere l'uno dell'altro. Il primo costruì una vite piena, il secondo una vite cava. Il metallo usato in ambedue i casi era l'acciaio inossidabile. Nacquero così gli impianti endoossei. Circa nello stesso periodo G. Dahl, in Svezia, presentò un impianto in vitallium da inserire sotto la gengiva a mo' di griglia. Era nato l'impianto sottoperiosteo o iuxtaosseo.
Negli anni Cinquanta fu messo in uso un metallo molto importante per l'implantologia: il titanio. Puro, biologico, duttile e robusto al contempo, era ed è il metallo ideale per impianti endoossei.
I principali tipi d'impianto endoosseo sono a vite e a lama. I primi ricorrono a viti cave o piene che vengono inserite specialmente nelle zone frontali della bocca, perforando profondamente, e si usano quando la bocca non è completamente edentula. Per le bocche completamente edentule, ma qualche volta anche parzialmente edentule, oggi si usa un tipo particolare d'impianto che è stato studiato dallo svedese P. I. Si introducono nell'osso alveolare elementi di forma pressapoco cilindrica (fixtures) e vi si lasciano immersi e ricoperti dalla gengiva per circa 6 mesi.
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L'impianto iuxtaosseo, a forma di griglia da applicare alla superficie dell'osso mascellare previo scollamento della gengiva, è pure usato frequentemente nell'edentulismo totale. Si tratta di un intervento molto impegnativo che spesso comporta il ricovero in clinica, non necessario per gli impianti endoossei. Per eseguirlo occorre un'impronta dell'arcata ossea previo scollamento ampio della gengiva. Questa viene poi ricucita in attesa che la griglia iuxtaossea venga costruita. Dopo circa 3 settimane la gengiva viene riaperta e la griglia viene applicata all'osso dell'arcata, a pressione.
Un altro tipo d'impianto che ha trovato applicazione attuale dopo un lungo periodo (circa trent'anni) di alterne fortune è l'impianto magnetico. Infatti, una volta applicato l'impianto e lasciatolo sporgere leggermente dalla gengiva, s'inserisce, in un apposito alloggiamento, una testina magnetica che si troverà in corrispondenza con un'altra testina magnetica inserita nella protesi. Questo tipo di applicazione si usa generalmente quando in un'arcata completamente edentula non c'è una sufficiente quantità d'osso che possa permettere l'introduzione, in esso, di un numero sufficiente di impianti per una protesi completamente fissa.
Esiste anche un altro tipo d'impianto, meno conosciuto: l'impianto a bottoni, che si usa nei casi di mancanza completa dei denti (edentulismo totale), quando l'osso non è sufficiente per gli impianti a forma di vite (o di forma analoga) o a forma di griglia iuxtaossea. Si tratta di una specie di "bottoniera" applicata a una protesi mobile.
Lo studio della tecnica Gisi si inserisce nel più ampio sviluppo storico dell'implantologia, con particolare attenzione ai sistemi endoossei e alle modalità di fissazione degli elementi protesici. L'evoluzione verso elementi cilindrici (fixtures) da immergere nell'osso e lasciare ricoperti dalla gengiva per periodi di osteointegrazione ha rappresentato una tappa fondamentale per la diffusione di impianti affidabili.
La letteratura scientifica è ormai ricca di reperti istologici comprovanti la formazione di un osso valido intorno agli impianti, sia negli esperimenti sugli animali, sia sull'uomo. Per quel che riguarda gli studi su animali, U. Pasqualini, negli anni Cinquanta, ne fece uno su 91 impianti endoossei in 28 cani. Il risultato finale fu la presenza di un osso neoformato valido intorno alla superficie degli impianti, separato dagli stessi da una pellicola di tessuto fibroso. I reperti relativi all'uomo per ciò che concerne gli endoossei hanno pure evidenziato un buon tessuto osseo intorno all'impianto, ma sempre separato dallo stesso da un sottile strato di tessuto fibroso (Muratori).
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Per gli iuxtaossei i risultati pratici sono stati analoghi, cioè una buona fissità dell'impianto. L'unica differenza consisteva nel fatto che l'impianto, anziché dall'osso, veniva immobilizzato da un robusto tessuto fibroso che incarcerava completamente la griglia (Bodine).
La durata di un impianto, che non subisca traumi masticatori anomali durante il periodo di funzione, è pressoché illimitata. Le cause che portano un impianto all'insuccesso sono quasi sempre i traumi masticatori abnormi esercitati sugli stessi, oppure una errata scelta del caso, o squilibri dovuti a una protesi mal costruita.
Lo sviluppo di protocolli chirurgici, la scelta del materiale (soprattutto titanio), e il rispetto dei tempi biologici di osteointegrazione sono elementi essenziali per ottenere risultati duraturi. Anche la corretta pianificazione protesica è fondamentale per evitare carichi non bilanciati e traumi funzionali che potrebbero compromettere l'integrazione.
Fra gli europei che si sono dedicati all'implantologia ricordiamo, oltre al precursore M. Formiggini, F. Zepponi, U. Pasqualini, G. Muratori, R. Cherchève, C. Perron Andrès. Le esperienze cliniche e gli studi anatomico-patologici citati nella letteratura, compresi i contributi di Muratori, hanno fornito evidenze sul comportamento dei tessuti attorno agli impianti e sui criteri di applicabilità nelle diverse situazioni di edentulismo.
Lo lavoro d’equipe consente di affrontare e risolvere al meglio ogni problema in campo preventivo, diagnostico e terapeutico nonché di dedicare tempo al continuo aggiornamento ed alla didattica. Lo Studio, fondato dal Dott. Angelo Pace nel 1959, è diventato Studio Associato Pace & Miegge nel 1985. I titolari, il dott. Pierangelo Pace e il dott. Matteo Miegge, impostano e coordinano i piani di terapia dei Pazienti, delegando ai colleghi del loro staff in base alle specialità. Lo Studio infatti è organizzato in branche specialistiche per rispondere al continuo progredire delle tecniche e delle specializzazioni odontoiatriche.
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I professionisti descritti nel materiale (chirurghi orali, anestesisti dedicati all'odontoiatria, ortodontisti, igienisti, assistenti esperti e odontotecnici) illustrano come un team integrato possa offrire percorsi di trattamento che includono: diagnosi, pianificazione chirurgica, gestione dell'ansia tramite protocolli di sedazione (es. protossido d'azoto), esecuzione chirurgica e realizzazione protesica personalizzata.
Molti pazienti riferiscono timore e ansia verso le cure odontoiatriche. L'applicazione di tecniche di sedazione cosciente (come il protossido d'azoto) e l'attenzione al rapporto umano tra operatore e paziente sono elementi ripetutamente sottolineati nelle testimonianze. L'ambiente familiare dello studio, l'accoglienza da parte del personale (es. assistente Cristina) e la capacità di spiegare i passaggi terapeutici contribuiscono a ridurre l'ansia e a migliorare l'esperienza del paziente durante le fasi chirurgiche e protesiche.
I professionisti dello studio frequentano numerosi e prestigiosi corsi di formazione specialistica e congressi, aggiornandosi su conservativa, protesi, parodontologia, chirurgia implantare, anestesiologia odontoiatrica e altre branche. La partecipazione a corsi teorico-pratici e la condivisione di competenze tra odontoiatri, chirurghi orali, ortodontisti e odontotecnici è essenziale per offrire soluzioni adeguate ai casi complessi, come la rigenerazione ossea, l'elevazione del seno mascellare e la gestione dell'edentulismo totale.
| Tipo di impianto | Caratteristiche | Indicazioni |
|---|---|---|
| Endoosseo a vite | Vite piena o cava, inserita nell'osso; spesso in titanio | Zone frontali, bocche non completamente edentule |
| Endoosseo a lama | Elemento a lama, indicato per particolari morfologie ossee | Situazioni con limitata altezza ossea |
| Fixture cilindrica | Elementi cilindrici lasciati sommersi per osteointegrazione | Bocche completamente o parzialmente edentule |
| Iuxtaosseo (sottoperiosteo) | Griglia applicata alla superficie ossea dopo scollamento gengivale | Edentulismo totale, quando impianti endoossei non sono possibili |
| Magnetico | Impianto con testina magnetica, corrispondente a magnete in protesi | Edentulismo totale con deficit osseo laterale |
| Button (a bottoni) | Bottoniera applicata alla protesi mobile | Edentulismo totale con osso insufficiente |
Si può assistere a una guarigione immediata solo nel momento in cui il paziente può, con suo grande sollievo, liberarsi della dentiera per servirsi di una protesi fissa che, in quel caso, sarà appoggiata su impianti dentari. Molti pazienti riportano miglioramenti significativi non solo nella funzione masticatoria, ma anche nello stato psicologico e nella qualità della vita complessiva.
La scelta del trattamento deve sempre basarsi su una valutazione clinica accurata, su immagini diagnostiche appropriate e su una pianificazione multidisciplinare che tenga conto delle esigenze funzionali ed estetiche del paziente.
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