
IL GRANDE GIGANTE GENTILE: RIASSUNTO DEL LIBRO. Il GGG (The BFG), acronimo del titolo Il Grande Gigante Gentile è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl nel 1982 e se cerchi il riassunto della trama per fare più velocemente i tuoi compiti per la scuola, sei nel posto giusto! Noi di StudentVille ti forniamo infatti una bella sintesi dell’opera, così che tu possa terminare senza problemi i tuoi compiti. Prima di procedere, devi sapere che dal libro sono stati tratti due film: uno d’animazione nel 1989 e un altro nel 2016 che, dopo aver letto il libro e il nostro riassunto potrai correre a vedere!
SOFIA INCONTRA IL GGG. Una piccola orfana di nome Sofia vive in un orfanotrofio. Una notte, non riuscendo proprio a dormire, Sofia vede un’ombra gigantesta proprio fuori la sua finestra: si tratta della figura di un gigante che appare alla piccola e che con la sua manona enorme riesce a prenderla e strapparla via dal letto per portarla con sé, nel paese dei giganti, nella sua grotta. Ovviamente Sofia è terrorizzata e spaventata e soprattutto, una volta a casa del gigante, teme di essere addirittura mangiata dallo stesso. Ben presto però si accorge non solo che il gigante non la mangerà, ma che è anche buono e sensibile. Il gigante le rivela il nome: si chiama GGG (Grande Gigante Gentile), parla in modo strambo ed è costretto a mangiare solo cetrionzoli, particolari e strani vegetali neri ricoperti di protuberanze rugose e strisce bianche (l’unico cibo che cresce nel suo paese) e a bere sciroppo.
RIASSUNTO IL GRANDE GIGANTE GENTILE: LA LOTTA CONTRO I GIGANTI CATTIVI. Gli altri nove giganti che vivono nel suo stesso paese invece ogni notte s’ingozzano di persone e quindi, a differenza di GGG però, sono molto cattivi. Il Grande Gigante Gentile vuole fermarli a tutti i costi, ma purtroppo non sa proprio come fare. Sofia allora decide di aiutarlo: il loro piano prevede di creare un sogno per la regina d’Inghilterra, nella speranza che il loro progetto vada a buon fine. Dopo molte peripezie, riusciranno nel loro intento e gli esseri mostruosi giganteschi verranno catturati e imprigionati in un fossato molto profondo e costretti a mangiare solo centrionzoli! Come ricompensa e gratitudine per il loro coraggio, il Grande Gigante Gentile e Sofia potranno vivere in un grande castello vicino a quello della Regina, addobbato di regali fatti dai vari Re e Regine di tutto il mondo.
Peso massimo della letteratura fantastica - ma che spesso ci confonde per via delle numerose varianti (dal Colosso al Ciclope, dal Leviatano al Titano) -, il Gigante è una creatura leggendaria che ci somiglia sotto tanti aspetti; dotato di fattezze antropomorfe e con un super-ego che ne amplifica il carattere, ci permette di osservarci dall’alto quasi fossimo noi stessi sotto una lente d’inganno (quella di Dio o della Natura). Peso massimo della letteratura fantastica, ma che spesso ci confonde per via delle numerose varianti (dal Colosso al Ciclope, dal Leviatano al Titano), il Gigante - in greco -gigas, “grande” - è una creatura leggendaria che ci somiglia sotto tanti aspetti; dotato di fattezze antropomorfe e con un super-ego che ne amplifica il carattere, si erge ad antieroe di moltissime avventure per raccontarci di una storia, forse la più antica fra tutte: quella dell’uomo che si confronta con il Divino per ottenere il dominio della Natura. E ne appare, il più delle volte, schiacciato. È infatti, il gigante stesso, rappresentazione degli istinti primordiali quanto pure delle forze elementali; progenitore delle divinità olimpiche alle quali si ribella per essere stato spodestato - o fatto a pezzi, in La maledizione del Titano di Rick Riordan - capitombola dunque sul nostro pianeta per venirne a conformare le principali strutture (dalle catene montuose alle barriere coralline, ce lo descrivono anche I miti nordici, per Longanesi).
Ecco dunque argomentata l’ambivalenza che vieppiù contraddistingue il personaggio; se osservata nel suo lato positivo, la figura del gigante ci apparirà benevola al pari di un genius loci (tipo il guardiacaccia Hagrid, il mezzogigante Custode delle Chiavi e dei Luoghi di Hogwarts); se invece nel profilo distruttivo, allora spaventosa al pari di un mostro (come in The Kaiju Preservation Society di John Scalzi). Eppure, a conti fatti, nessuna delle due narrazioni riesce ad esaurire la poetica del personaggio: perfetto nel recitare tanto la parte del carnefice quanto quella della vittima (come accade per il ciclope Polifemo, non a caso “antropofago” nel libro IX dell’Odissea di Omero), la dimensione del gigante male si presta ai piccoli ruoli - specie se secondari, si pensi ai misconosciuti Noroth de Il Signore degli Anelli - laddove narrazioni di più larga portata meglio si adattano alla sua personalità oversize (viene alla mente Eren Jaeger, sia uomo che gigante nel famoso manga L’Attacco dei Giganti di Hajime Isayama).
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Eppure, e senza tralasciare le suggestive interpretazioni secondo cui tali creature sarebbero realmente esistite sulla Terra - ne costituirebbero una prova le strutture megalitiche in giro per il mondo, tra cui le tumbas de sos mannos in Sardegna - ecco una serie di opere che ci mostrano i giganti in tutta la loro magnificenza: altissimi per certi versi, ma infimi per certi altri, ci permettono di osservare questa nostra umanità quasi fossimo noi stessi sotto una lente d’ingrandimento, quella di Dio o della Natura. Nati dalla stirpe reale di Grangola e Gargamella d’Utopia, Gargantua (padre) e Pantagruele (figlio) sono il perfetto esempio di come la narrazione sui giganti funga da amplificatore per ogni contraddizione della personalità umana, specie se osservata in chiave tragi-comica. È difatti - quella di François Rabelais - una serie di cinque libri a dir poco spassosissimi: redatti nella prima metà del Cinquecento e col proposito di canzonare le principali abitudini medievali (dall’educazione alle battaglie, dalla religione alla politica), rimangono a tutt’oggi i pionieri della letteratura satirica.
Tipo quello relativa all’ironia: ”E, leggendo, non vi scandalizzate” ci avvisa l’autore nel prologo dell’intera opera, “Qui non si trova male né infezione. (…) Meglio é di risa che di pianti scrivere, / Ché rider soprattutto è cosa umana”. Un consiglio che il poeta e pastore irlandese Jonathan Swift interpretò bene in I viaggi di Gulliver, dove i giganti - Brobdingnag e lillipuziani - diventano strumenti per criticare istituzioni e società. Fra le citazioni storiche si riflette quindi una linea di connessioni tra Dahl, Follett, Rabelais, Swift e i racconti dei giganti in letteratura classica.
Qual è dunque il significato contemporaneo di I Denti dei Giganti? Il testo qui riassunto (componendo elementi di romanzo storico, fantasy e thriller) permette di guardare a come le grandi figure di potere e la lotta contro l’ingiustizia si declinino in contesti diversi: dalla letteratura di Roald Dahl agli echi di Ken Follett, fino a riferimenti a opere recenti di narrativa e cinema. Il romanzo di James P. Hogan, la stella dei giganti, e altre opere citate mostrano come il tema dei giganti possa servire da lente per analizzare potere, memoria collettiva e crisi identitarie in epoche diverse.
In conclusione, sebbene il testo proponga una complessità di riferimenti, la sua essenza resta semplice: l’umanità è spesso posta di fronte a giganti, ma è la capacità di credere nella possibilità di cambiare le regole a decidere se vincere o soccombere. E come dimostrato dalla storia di Sofia e del GGG, la chiave è costruire ponti tra mondi diversi, affinché il bene possa prevalere senza cedere a logiche di violenza o di dominazione.
| Opera | Autore | Tema centrale | Anno |
|---|---|---|---|
| alleanza, giustizia, immaginazione | 1982 | ||
| guerra, potere, storia | 2010 | ||
| satira sociale, gigantismo | 1726 |
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