Rischi e controindicazioni dello sbiancamento dentale in presenza di infezioni dentali

Lo sbiancamento dentale è uno dei trattamenti estetici più richiesti da chi desidera migliorare il proprio sorriso in modo rapido e non invasivo. Tuttavia, attorno allo sbiancamento dei denti esistono ancora molti dubbi, soprattutto riguardo ai possibili rischi. La verità è che lo sbiancamento dentale, se eseguito correttamente e dopo una valutazione professionale, è un trattamento sicuro ed efficace. Molti pazienti arrivano in studio convinti che lo sbiancamento consumi lo smalto o renda i denti fragili. In realtà, i protocolli professionali moderni non danneggiano la struttura dentale quando vengono eseguiti correttamente.

Il vero rischio riguarda piuttosto l’utilizzo improprio di prodotti aggressivi o abrasivi. La sensibilità dentinale è l’effetto collaterale più comune dopo uno sbiancamento dei denti. Questo accade perché il gel sbiancante penetra nei tessuti dentali per raggiungere le molecole responsabili delle discromie. Nel nostro approccio, prima di procedere allo sbiancamento, valutiamo sempre attentamente le condizioni di smalto e gengive proprio per ridurre al minimo questo rischio. Se il gel sbiancante entra in contatto diretto con gengive o mucose può provocare irritazioni, arrossamenti o una sensazione di bruciore temporaneo. Durante uno sbiancamento professionale, invece, i tessuti vengono accuratamente protetti e isolati.

Non tutti i pazienti sono candidati ideali per uno sbiancamento dentale. Esistono alcune situazioni in cui il trattamento deve essere rimandato o valutato con particolare attenzione. Anche la presenza di numerosi restauri estetici, faccette o otturazioni nei denti anteriori deve essere attentamente considerata, perché questi materiali non cambiano colore con lo sbiancamento e potrebbero creare differenze cromatiche. Inoltre, il trattamento è generalmente sconsigliato sotto i 18 anni e durante la gravidanza.

Nel nostro Studio Dentistico, lo sbiancamento dentale non viene mai affrontato come un trattamento standardizzato. Ogni sorriso ha caratteristiche diverse, e per questo prima di intervenire analizziamo attentamente smalto, gengive, sensibilità dentale e aspettative estetiche del paziente. Solo dopo questa valutazione scegliamo il protocollo più adatto. Con il passare del tempo, il bianco perlaceo dei denti può subire delle alterazioni, specialmente in presenza di abitudini nocive come quella del fumo, oppure qualora si consumino sovente alimenti molto pigmentati, ad esempio caffè, cioccolato, vino rosso, eccetera. Esistono però trattamenti specifici per far tornare lo smalto dentale al colore originario, oppure molto vicino ad esso.

Con la tecnica dello sbiancamento, eseguita in studio, infatti, si può rimuovere la patina giallognola che col tempo tende a depositarsi sui denti togliendo luminosità al sorriso. Lo sbiancamento dentale è una tecnica poco invasiva i cui rischi sono praticamente nulli. Presso lo studio del dentista Dr. Enrico del Malvò a Torino è possibile sottoporsi a questo e ad altri trattamenti di estetica dentale, effettuati tramite le tecnologie più all’avanguardia attualmente disponibili.

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In che cosa consiste lo sbiancamento dentale

Lo Sbiancamento Dentale, tale procedura, chiamata anche Bleaching, prevede l’applicazione sulla superficie dei denti di un agente chimico schiarente formulato in gel, contenente perossido di idrogeno e perossido di carbammide. L’effetto di questa sostanza sbiancante, che deve rimanere in posa per un determinato lasso di tempo, può essere potenziato tramite l’utilizzo di un’apposita lampada a raggi laser in grado di fissarne più a lungo l’azione. Per ottenere l’effetto desiderato, questa seduta di Bleaching va ripetuta alcune volte presso lo studio dentale, a seconda delle caratteristiche del soggetto (l’iter del procedimento varia, infatti, da individuo a individuo).

A seconda dei casi, poi, il dentista può raccomandare al paziente di ripetere il trattamento a domicilio tramite dispositivi appositamente formulati per l’Home Bleaching, ovvero lo sbiancamento da effettuare, appunto, a casa propria. Ciò avviene posizionando sulle arcate dentali delle mascherine di silicone precedentemente modellate dallo specialista con un calco, quindi secondo la conformazione fisica del paziente. Tali faccette, al cui interno occorre stendere lo stesso gel sbiancante impiegato in studio, devono essere indossate per un certo numero di volte e in accordo a determinate tempistiche, modalità sulle quali sarà lo stesso dentista a istruire il paziente. In questo modo, è possibile rendere ancora più efficaci e duraturi i risultati ottenuti durante le sedute in studio.

Rischi e controindicazioni

Ma quali sono i rischi dello sbiancamento dentale? Come anticipato, si tratta di un procedimento sicuro e poco invasivo, che non presenta rischi per la salute e che non compromette l’estetica del cavo orale. Tuttavia, esiste qualche piccolo effetto collaterale, ravvisato da alcuni soggetti che si sono sottoposti a tale procedimento, sul quale è bene essere informati. Si tratta, comunque, di effetti transitori che tendono a scomparire autonomamente nel giro di un giorno o due. In particolare, può capitare di percepire un aumento della sensibilità del cavo orale e di soffrire di una forma di irritazione dovuta all’azione del gel sbiancante e/o della lampada laser: entrambi questi disturbi di norma scompaiono da sé nel giro di 24-48 ore dal trattamento.

Le controindicazioni ai trattamenti di sbiancamento sono esigue: non vanno eseguiti in assenza di una preventiva detartrasi, se necessaria, e in presenza di carie, in quanto l’azione del gel e del laser presenta un grado di efficacia diverso sulle superfici intaccate, appunto, da tartaro e carie. Per eludere spiacevoli discromie, dunque, è bene sottoporsi a cure adeguate prima di effettuare il Bleaching. In presenza di determinati tipologie di restauro dentale precedentemente effettuate e di protesi, lo sbiancamento è sconsigliato in quanto potrebbe dar luogo a discromie. Lo sbiancamento è sconsigliato per i soggetti al disotto dei 12-14 anni d’età; è da evitare nelle donne in gravidanza e nel periodo dell’allattamento; nei soggetti con ipersensibilità gengivale, occorrerà valutare caso per caso e agire con molta cautela. In tutti gli altri casi e in assenza di tali criticità o caratteristiche, questa procedura può essere effettuata con successo.

Un’altra tecnica professionale a cui si può ricorrere per lo sbiancamento è quella dell’Air Polishing: anch’essa viene eseguita alla poltrona e si svolge indirizzando un getto di acqua, aria e bicarbonato di sodio sulla superficie dentale. Questo getto funge anche da efficace metodo di rimozione della placca e non presenta rischi; tuttavia va eseguito con estrema cautela da parte dello specialista, perché richiede un’estrema padronanza dello strumento utilizzato.

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Contesto pratico e casi particolari

In presenza di una gengivite o una parodontite bisognerà prima di tutto trattare la malattia. Solo successivamente si può pensare ad eseguire uno sbiancamento. Fondamentale è considerare che, dopo aver trattato la parodontite, spesso ci sarà una recessione gengivale. Questa comporterà un’esposizione della radice del dente che apparirà più scura. Lo sbiancamento dei denti, infine, può anche portare a risultati non desiderati: a seconda della tonalità iniziale dei denti, infatti, i risultati ottenuti dopo lo sbiancamento potrebbero non essere quelli desiderati. Se si esegue lo sbiancamento dei denti troppo frequentemente, i denti potrebbero iniziare a sembrare grigi o traslucidi, anziché di un bianco cremoso.

La diagnosi iniziale è essenziale per determinare il tipo di discromia - intrinseca o estrinseca - e per pianificare un intervento mirato. I trattamenti domiciliari possono avere discreta efficacia per le discromie estrinseche, mentre le discromie intrinseche richiedono interventi professionali più complessi. Inoltre, la variabilità dei risultati in base alle caratteristiche individuali dei pazienti, come la tonalità iniziale dei denti e la presenza di restauri dentali, deve essere considerata per evitare aspettative irrealistiche. Infine, un'attenta gestione pre e post-trattamento contribuisce a ottimizzare gli esiti del trattamento sbiancante.

Aspetti pratici aggiuntivi

Le prime tecniche di sbiancamento dei denti affondano le radici sin dall'antico Egitto, con una continua evoluzione nel corso dei secoli, fino ad arrivare alle moderne procedure che, negli anni '60, prevedevano l'uso del perossido, poi affiancato nel 1989 dal perossido di carbamide, più efficace e con minori effetti collaterali. Il colore dei denti dipende non solo da fattori genetici e dall’igiene orale, ma anche dalla dieta: alimenti come caffè, tè, vino rosso, curry e salsa di soia possono macchiare i denti nel tempo. Il tabacco contiene catrame e nicotina che, insieme all’ossigeno, producono una sostanza gialla che si deposita sullo smalto.

Pulizia professionale e sbiancamento non sono la stessa cosa. La prima si effettua ogni 6 mesi e agisce sullo smalto a valenza curativa e preventiva. Il colore dei denti non dipende solo da fattori genetici, ma anche dall’alimentazione; alcuni cibi possono essere responsabili di un peggioramento del colore dei nostri denti. Il livello di dolore o disagio associato allo sbiancamento dei denti varia a seconda della sensibilità individuale e del metodo utilizzato. Il trattamento LED prevede l’applicazione di un gel sbiancante sui denti, attivato dalla luce a diodi per accelerare il processo di sbiancamento.

Infografica: meccanismo dello sbiancamento e percorso di valutazione pre-trattamento
Schema: differenze tra discromie intrinseche ed estrinseche
Video explicativo: come si svolge una seduta di sbiancamento professionale

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