
L’articolo illustra le modalità di utilizzo di un semplice accessorio ideato dall’autore, la cui funzione è quella di facilitare il posizionamento degli espansori palatali ad ancoraggio scheletrico. Queste brevi note intendono occuparsi di un problema insorto in particolare nell’utilizzo di espansori palatali, e cioè la difficoltà di ottenere una perfetta coassialità tra le teste delle viti inserite nel palato e gli occhielli dell’espansore attraverso cui bloccarlo con l’ausilio di viti tappo.
La sempre maggiore diffusione delle apparecchiature ad ancoraggio assoluto, mediante viti inserite nel palato, sta portando all’emersione di una serie di problematiche la cui soluzione non potrà che favorire la diffusione della metodica il cui indubbio merito è quello di cancellare in un sol colpo una lunga serie di limiti biomeccanici, tipici degli apparecchi tradizionali, tali da rendere virtualmente impossibile il raggiungimento di alcuni obiettivi terapeutici. Appare quindi chiaro come il numero di passaggi sia tale da giustificare l’insorgere di errori pur infinitesimali sia da parte del laboratorio che del clinico. Nonostante ciò sembra che il margine di discrepanza medio sia dell’ordine di 2 decimi di millimetro.
Il manufatto viene realizzato partendo da un impronta dell’arcata superiore realizzata in polieteri. Dall’impronta viene ricavato un modello in gesso che viene sottoposto a scansione; il file della scansione viene quindi interfacciato con il file della CBCT così che, attraverso un software dedicato, si possa stabilire, attraverso un’analisi tridimensionale, dove posizionare le viti.
Da questo file, con l’ausilio di una stampante 3D, si realizza una mascherina che avrà una doppia funzione: consentire al laboratorio di posizionare sul modello in gesso due analoghi delle viti nella posizione precedentemente stabilita e consentire al clinico di posizionare le viti in bocca riproducendo esattamente la posizione degli analoghi sul modello.
Spesso inoltre trascorre un tempo non brevissimo tra la presa dell’impronta e il posizionamento dell’apparecchiatura e trattandosi di pazienti in fase evolutiva ciò può comportare delle piccole discrepanze.
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Il problema principale che si è manifestato riguarda la difficoltà di ottenere una perfetta coassialità tra le teste delle viti inserite nel palato e gli occhielli dell’espansore attraverso cui bloccarlo con l’ausilio di viti tappo. Ho quindi immaginato un meccanismo che rendesse irrilevanti tale possibili discrepanze al fine di facilitare le procedure di inserimento e fissaggio dell’apparecchiatura.
Partendo da questa considerazione e ragionando anche sul fatto che le viti sono virtualmente inamovibili mentre i sesti, in quanto dotati di legamento parodontale, possono subire dei micromovimenti se sottoposti ad adeguata pressione, ho chiesto che mi venissero realizzati due inserti cilindrici della lunghezza di circa 7 millimetri e di diametro inferiore agli occhielli dell’espansore, dotati di filettatura che ne consentisse l’avvitamento sulla testa delle viti; in tal modo l’espansore viene inserito anteriormente in questi accessori che fungeranno da guida verso la testa delle viti e posteriormente nei sesti.
In base a quanto detto precedentemente, qualora dovesse esserci una minima discrepanza, l’apparecchiatura, facendo forza sugli inserti avvitati sulle viti, eserciterà sui sesti quella pressione che ne comporterà l’eventuale minimo dislocamento necessario ad ottenere la perfetta coincidenza tra sesti e teste delle viti. Partendo da questa considerazione e ragionando anche sul fatto che le viti sono virtualmente inamovibili mentre i sesti, in quanto dotati di legamento parodontale, possono subire dei micromovimenti se sottoposti ad adeguata pressione, ho chiesto che mi venissero realizzati due inserti cilindrici della lunghezza di circa 7 millimetri e di diametro inferiore agli occhielli dell’espansore, dotati di filettatura che ne consentisse l’avvitamento sulla testa delle viti.
Inserimento delle viti palatali sotto la guida della mascherina.
Inserimento dell’espansore sui sesti senza cemento al solo fine di separare leggermente i denti; questo passaggio può essere saltato se si è proceduto all’utilizzo di elastici separatori.
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Si avvitano quindi gli inserti sulla testa delle viti e si re-inserisce l’espansore senza cemento sia anteriormente sugli inserti che posteriormente sui sesti.
Si lascia l’espansore in situ per circa dieci minuti così da consetire ai sesti gli eventuali micromovimenti richiesti.
Infine si procede alla polimerizzazione del cemento a livello delle bande.
Rende irrilevanti le piccole discrepanze dovute a errori di laboratorio o a cambiamenti intervenuti tra impronta e inserimento clinico.
Consente un fissaggio più preciso e riproducibile dell’espansore palatale ad ancoraggio scheletrico.
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Semplicità tecnica: inserti cilindrici avvitati sulla testa delle viti creano una guida meccanica diretta.
Minimizza la necessità di adattamenti invasivi o ripetuti aggiustamenti intraoperatori.
Appare quindi chiaro come il numero di passaggi sia tale da giustificare l’insorgere di errori pur infinitesimali sia da parte del laboratorio che del clinico. Spesso inoltre trascorre un tempo non brevissimo tra la presa dell’impronta e il posizionamento dell’apparecchiatura e trattandosi di pazienti in fase evolutiva ciò può comportare delle piccole discrepanze. Nonostante ciò sembra che il margine di discrepanza medio sia dell’ordine di 2 decimi di millimetro.
Verificare sempre la corrispondenza tra mascherina stampata e anatomia del paziente prima dell’inserimento.
Utilizzare gli elastici separatori se si desidera saltare il primo inserimento senza cemento per ottenere spazio tra i denti.
Lasciare l’espansore in posizione non cementato per alcuni minuti per permettere ai sesti eventuali micromovimenti.
Polimerizzare il cemento solo dopo aver verificato la perfetta coassialità e stabilità.
La soluzione proposta è semplice e sembra risolvere in modo pratico il problema della coincidenza tra teste delle viti e occhielli dell’espansore. La diffusione di metodiche digitali (scansione del modello in gesso, CBCT e stampa 3D di mascherine guidate) consente una pianificazione tridimensionale molto accurata, ma il numero di passaggi giustifica l’insorgere di piccole discrepanze che questo accessorio è in grado di compensare agevolmente.
| Fase | Scopo | Tempo indicativo |
|---|---|---|
| Impronta in polieteri | Ottenere modello per scansione | Minuti |
| Scansione modello e interfaccia CBCT | Pianificazione tridimensionale del posizionamento viti | Ore |
| Stampaggio mascherina 3D | Guida per laboratorio e clinico | Ore |
| Posizionamento viti in bocca | Impianto viti palatali | Minuti |
| Avvitamento inserti guida e inserimento espansore | Allineamento e adattamento | 10-15 minuti |
| Polimerizzazione cemento | Fissaggio definitivo | Minuti |
Questa tecnica permette di coniugare la precisione della pianificazione digitale con la semplicità di un accessorio meccanico che compensa le inevitabili piccole discrepanze tra progetto e realtà clinica.
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