Effetti della cannabis sui denti e macchie dentali

Storicamente la cannabis è stata fumata sotto forma di marijuana; la sua legalizzazione in varia Paesi del mondo per uso medico e/o ricreativo (senza contare la sua facile reperibilità anche laddove il suo consumo rimane illegale) ha reso questa pianta sempre più disponibile anche in altre forme, come prodotti commestibili e/o ad applicazione topica. Le conseguenze dell’uso della marjuana sulla salute sono note (anche se grazie agli studi in merito siamo e saremo in grado di saperne sempre di più) ma, trattandosi di una pianta sempre più utilizzata, è bene chiedersi quali siano le conseguenze della marjuana anche a livello del cavo orale, ed è ciò che cercheremo di spiegare in questo approfondimento.

Cos’è la cannabis? La cannabis è un genere di piante annuali da fiore presenti nelle zone temperate di tutto il mondo, con una lunga storia di utilizzo a scopo industriale, ricreativo e medicinale: la pianta Cannabis sativa agisce come blando sedativo e stimolante dell'umore per chi la consuma a scopo ricreativo, ed è utilizzata anche per le sue proprietà analgesiche e antiemetiche (capaci di prevenire vomito e/o nausea) in applicazioni cliniche.

Prove cliniche e studi epidemiologici

Come per le sigarette, anche fumare troppi “spinelli” può provocare problemi ai denti. A sostenerlo è una ricerca internazionale pubblicata sul "Journal of The American Medical Association", i cui risultati sono stati ripresi da molti giornali tra i quali il quotidiano "La Stampa".

Lo studio ha monitorato la salute dentale di 1000 persone nate a Dunedin, Nuova Zelanda, nel 1972 e nel 1973. Scoprendo che più di un terzo dei casi di malattie gengivali del gruppo era dovuto all’intensa assunzione di fumo di cannabis. È la prima volta che le malattie delle gengive, sottolinea il quotidiano, finora collegate soprattutto al fumo di sigaretta, vengono esplicitamente studiate nella loro relazione con l’uso di cannabis.

I ricercatori hanno tenuto conto che gli utilizzatori abituali della marijuana (cioè chi fuma almeno 41 volte in un anno) quasi sempre fumano anche tabacco, sapendo questo sono riusciti a stabilire che i forti fumatori di cannabis corrono un rischio triplo di contrarre malattie gengivali dall’età di 32 anni. Complessivamente, il 29% del campione ha mostrato segni di malattie gengivali.

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SYDNEY (AUSTRALIA) - I fumatori abituali di cannabis non danneggiano soltanto i polmoni e la memoria, ma anche le gengive, facendole recedere e nei casi peggiori causando la perdita dei denti. Lo indica una ricerca neozelandese della Scuola di Medicina di Dunedin, che ha seguito oltre 900 persone di età fra 18 e 32 anni, monitorando regolarmente il loro consumo di cannabis e i controlli dentari.

LO STUDIO - Lo studio, pubblicato sull'ultimo numero della rivista dell'American Medical Association, indica che la malattia peridentaria colpisce più severamente chi fuma più spesso: in questo gruppo una persona su quattro ha contratto una condizione cronica entro l'età di 32 anni. Dai check-up più recenti è risultato che appena il 6,5% dei non fumatori di cannabis mostrava forti sintomi di infiammazione e di deperimento dei tessuti associati con affezione peridentaria. La proporzione sale però all'11% fra chi fuma spinelli occasionalmente, ed al 24% fra chi ha ammesso di fumarli regolarmente sin dall'età di 18 anni.

Nell'insieme, fra i fumatori abituali, cioè chi fuma in media 41 o più spinelli l'anno, fra 18 e 32 anni, il rischio di contrarre la malattia è del 60% superiore alla media della popolazione, anche escludendo altri fattori possibili come la placca dentaria. Studi precedenti avevano già legato la malattia peridentaria al fumo di tabacco, ma questo è il primo che la lega all'uso di marijuana.

«Le autorità sanitarie, i dentisti e i medici dovrebbero intervenire per sollevare la consapevolezza della forte probabilità che chi fuma regolarmente cannabis causa danno ai tessuti che sostengono i denti», scrive Murray Thomson che ha guidato la ricerca.

Meccanismi proposti: dalle tossine all’immunosoppressione

L’effetto nocivo della cannabis, secondo i ricercatori, non è dovuto all’impatto diretto del fumo sulle mucose bensì sono le tossine contenute nella cannabis a essere assorbite nel flusso sanguigno attraverso i polmoni, diminuendo la capacità del corpo di guarire le gengive e le infiammazioni causate da un accumulo di batteri sui denti. “All'interno della bocca - spiegano i ricercatori al quotidiano - vi è un raffinato equilibrio tra la distruzione e la guarigione del tessuto, un equilibrio che le tossine del fumo danneggiano”.

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Il Thc, principio attivo contenuto nella marijuana, è il principale responsabile dei danni alla bocca. I dentisti sostengono che questa sostanza modifica la flora buccale, riduce la produzione di saliva, ispessisce e rende la placca dentaria più ‘appiccicosa’ e quindi difficile da eliminare”.

Le sostanze sbiancanti più impiegate in ambito professionale sono il gel a base di perossido di idrogeno al 38% e il gel a base di perossido di carbammide al 45%. Le sigarette a base di marijuana contengono fino al doppio del contenuto di idrocarburi aromatici policiclici rispetto alle normali sigarette e il consumo abituale senza un filtro efficiente tende a implementare l’assunzione di tali sostanze.

Inoltre, gli effetti immunosoppressivi della cannabis possono contribuire anche a una maggiore prevalenza di candidosi orale rispetto a chi non ne fa uso: è stato ipotizzato infatti che gli idrocarburi presenti nella cannabis forniscano una fonte di energia per la Candida albicans, con conseguente aumento della presenza e della densità delle colonie.

schema: meccanismi d'azione della cannabis sulla bocca

Manifestazioni cliniche in bocca

  • Complicazioni parodontali: numerosi studi hanno suggerito una relazione diretta tra il consumo di cannabis e la malattia parodontale; studi recenti hanno testato la relazione tra parodontite e uso frequente di cannabis tenendo in considerazione fattori confondenti come il fumo di sigaretta, l'uso di alcol, lo stato sociale e altri problemi di salute.
  • Xerostomia: il fumo di cannabis è associato a secchezza delle fauci, condizione che facilita la formazione di carie e l’accumulo di placca.
  • Colorazione ed erosione dentaria: chi fuma cannabis è più a rischio di subire danni ai denti quali erosione dentaria e colorazione.
  • Aumento di carie: chi consuma cannabis in modo abituale ha un numero di carie significativamente più elevato rispetto a chi non usa questa pianta; questo vuol dire che la marijuana fa venire la carie? Di nuovo, non si tratta di un effetto diretto ma di una conseguenza indiretta del suo consumo.
  • Lesioni mucose e leucoplachia: il fumo di cannabis è associato a leucoplachia e a un aumento del rischio di tumori della bocca e del collo; per quanto riguarda le patologie displastiche e neoplastiche della mucosa orale, le evidenze non risultano ancora del tutto chiare e in parte addirittura contrastanti.
  • Stomatite da cannabis e ingrossamento gengivale: il fumo di marijuana è anche associato a ingrossamento gengivale e infiammazione cronica della mucosa orale talvolta definita "stomatite da cannabis", che può evolvere in neoplasie maligne.

Perché i consumatori mostrano più carie: meccanismi comportamentali

Il THC (uno dei maggiori principi attivi della cannabis) interagisce con i recettori cerebrali che regolano le emozioni, il dolore e il senso dell'olfatto e del gusto rilasciando la grelina, un ormone che stimola la fame; questo porta chi utilizza marijuana ad avere maggior appetito e preferire cibi e snack dolci e processati, quindi dannosi anche per i denti e il cavo orale (e sono loro a provocare la carie).

Un tossicodipendente potrebbe essere troppo “su di giri” o troppo letargico per lavarsi e prendersi cura dei propri denti o persino farsi curare quando sono malati. Molto spesso le persone tossicodipendenti si ritrovano a vivere in contesti socio-ambientali caratterizzati dal degrado, dall’emarginazione e dallo stress, che lo portano a ridurre o sospendere del tutto la corretta igiene orale e la cura personale.

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Alcuni tipi di droghe, particolarmente nei periodi di astinenza, portano al consumo compulsivo di cibi ad alto contenuto di zuccheri che uniti alla poca attenzione nel lavarsi i denti danno come risultato l’insorgenza di un processo carioso.

immagine: consumo di snack e carie associate alla cannabis

Consigli pratici per chi usa cannabis

  • Chi consuma cannabis saltuariamente, ma soprattutto chi lo fa in modo costante, dovrebbe tenere a mente alcune buone pratiche per mantenere un’igiene orale efficace: recarsi dal dentista con regolarità per le sedute di igiene orale professionale e i controlli periodici se il dentista lo ritiene necessario.
  • Considerare l'impiego di misure preventive, come i fluoruri topici.
  • Praticare a casa una buona igiene orale con spazzolino, dentifricio e filo interdentale (o scovolino) e limitare gli snack dolci e ultra processati.
  • Chi consuma cannabis in modo abituale può dirlo senza preoccupazioni al proprio dentista (che non può rivelare a terzi le informazioni di un paziente); per un odontoiatra, infatti, è importante essere al corrente dell’eventuale consumo di cannabis di un paziente o una paziente per diverse ragioni: se l'uso è terapeutico dobbiamo valutare la presenza di altre patologie che possono avere ripercussioni sulla salute orale se l’uso è ricreativo, per menzionare altre potenziali conseguenze dannose per la salute e informare sull'importanza del fluoro, delle buone pratiche di igiene orale e della dieta senza eccessivi zuccheri.
  • Véronique Seha consiglia dunque ai consumatori di spinelli di “consultare regolarmente il proprio dentista, che potrà informarli senza pregiudizi o giudizi, diagnosticare eventuali danni e curarli. E se necessario indirizzarli verso un altro specialista.”

Controversie e limiti delle evidenze

La difficoltà dell’associare il fumo di cannabis a problemi di salute (più o meno gravi) è che la marijuana viene spesso usata con il tabacco (che da solo è estremamente dannoso per l’organismo) oppure con il consumo concomitante di alcool e/o altre droghe. Quindi è molto difficile sapere se determinate patologie sono state causate dalla cannabis in sé, o dall’uso di altre sostanze che vengono assunte nello stesso periodo di tempo.

Per quanto riguarda invece le patologie di natura displastica e neoplastica a carico delle mucose orali (cancro della lingua e dell’orofaringe), le evidenze non risultano ancora del tutto chiare e in parte addirittura contrastanti. La cannabis è stata infatti indagata sia come pro che come antitumorale. Dall’altra parte, lo studio di Marks e colleghi ha evidenziato un potenziale ruolo di downregolazione della risposta infiammatoria e di altri meccanismi trasformativi.

Implicazioni di sanità pubblica

A livello europeo, il report EMCDDA 2017 stima che 87.7 milioni di adulti (tra i 15 e i 64 anni), pari al 26.3% della popolazione di questa fascia d’età, abbiano sperimentato l’uso della cannabis (marijuana e hashish) nel corso della propria vita. Nel complesso, la cannabis si pone al primo posto fra le sostanze psicoattive illecite. I dati della Relazione annuale al Parlamento 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia risultano superiori alla media europea. In tutta la fascia adulta, il 33.3% ha provato la sostanza nella vita (il 9.8% l’ha impiegata nel corso degli ultimi dodici mesi). Tra i giovani adulti, il dato del consumo nella vita sale al 42.5% e quello dell’ultimo anno al 22%.

La diffusione e il consumo di stupefacenti costituisce una problematica socio-sanitaria rilevante, sia per le conseguenze nell’ambito della salute pubblica, sia per ciò che attiene al mercato illecito e al giro di affari che per le organizzazioni criminali ne deriva. Questa breve trattazione non ha comunque interesse a esprimersi sul quadro legislativo attualmente vigente. Si intende invece inquadrare l’argomento dal punto di vista clinico e, nello specifico, per quanto attiene alla salute orale.

intervista esperto: impatto della cannabis sulla salute orale

Tabella: Sintomi orali associati all'uso di cannabis

Manifestazione Meccanismo/Nota
Parodontite Relazione osservata in studi epidemiologici; rischio aumenta negli utilizzatori abituali
Xerostomia Riduzione della produzione di saliva legata al THC
Carie aumentata Effetto indiretto per aumento appetito e scarsa igiene; indice DMFT più elevato in alcuni studi
Colorazione ed erosione Fumo e sostanze chimiche aumentano macchie e usura
Candidosi orale Possibile aumento per effetto immunosoppressivo e substrato organico per Candida
Lesioni mucose/leucoplachia Evidenze contrastanti su rischio neoplastico

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Numerosi dentisti e società scientifiche hanno allertato sugli effetti devastanti degli spinelli sul sorriso. Secondo la Società di odontoiatria belga, la marijuana provoca danni alla bocca dei consumatori molto più pesanti di quelli del fumo di sigaretta. “Sono numerosi i dentisti che hanno constato di persona gli effetti nefasti della cannabis sulla salute della bocca e dei denti”, spiega a ‘Le Soir’, Véronique Seha, dentista e responsabile dei corsi sull’impatto del tabagismo sulla salute buccodentale della società scientifica belga. E sottolinea come “le dosi e la durata del consumo nel tempo rappresentino dei fattori aggravanti”.

foto: controllo dentale e diagnosi precoce

Riferimenti: Cannabis: Oral Health Effects - ADA (American Dental Association).

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