Ladri di denti: trama e recensione del libro di Djarah Kan

Ho incontrato per la prima volta il nome di Djarah Kan - scrittrice, cantautrice e attivista napoletana - tra le pagine di Future. I personaggi del suo racconto Il mio nome mi sono rimasti accanto a lungo e ho aspettato il momento in cui avrei ritrovato quest’autrice sugli scaffali di una libreria con un’opera completamente scritta da lei. L’esordio è arrivato con Ladri di denti, recentemente pubblicato dalla casa editrice People.

Struttura e contenuti della raccolta

Ci troviamo di fronte a sette racconti che permettono anche un esercizio di stile su diversi generi. In questa raccolta di scritti difficilmente classificabili, che contiene da racconti a riflessioni su tematiche di diversa natura, una voce fresca e decisa parla di razzismo sistematico, ma soprattutto restituisce un ritratto impietoso della civiltà occidentale. Ladri di denti è una raccolta di racconti ma anche un atto politico: spesso siamo abituati a pensare e a farci raccontare la scrittura solo come un atto intimo e personale, in cui le istanze politiche e sociali dovrebbero essere secondarie, subordinate all’esigenza di narrare qualcosa.

Il titolo stesso di questo romanzo, opera di una giovane italo-ghanese, fa riferimento all'esproprio di qualcosa che permette l'identificazione di un uomo. Qualcosa di morto, di irrecuperabile, perché così è stato decretato dalla società che lo circonda. Il furto di cui parlo nel libro, attraverso diversi racconti, è un furto simbolico che parla di un sistema - quello razzista - capace di creare unicamente individui che rubano, colonizzano, sequestrano e manipolano la realtà al fine di riaffermare un principio di supremazia razziale.

Copertina del libro Ladri di denti

Metafora dei denti e tema dell'esproprio

Essere raccontati. Diventare protagonisti inconsapevoli di una commedia assurda, dove tutto è capovolto e messo alla berlina da una logica che mette costantemente in dubbio la tua umanità e il fatto che esisti. Essere neri, vivere da migranti, ai margini di una società che espelle tutto ciò che non le somiglia, significa per certi versi questo, non avere più uno strumento proprio, in questo caso la bocca, per riuscire a raccontare un senso di sé. L’esproprio che racconto parte da una metafora, quella dei denti cavati dalla bocca, denti che servono a vivere, a comunicare, a esiste.

Leggendo alcune sue interviste, rende ragione del titolo “Ladri di denti” dicendo che quando non puoi comunicare, interagire con gli altri è come se ti avessero tolto i denti, è come avere una bocca che non ti permette più di parlare. Ladri di denti è una raccolta che ripercorre storie di furti di nomi e di vite. E un tentativo di spiegare l'esperienza nera e italiana dell'esproprio esistenziale, in tutte le sue forme.

Leggi anche: Sintomi, cause e rimedi per denti e feci molli nel neonato

Racconti significativi: Cacciatrici di negre, Conosci la tua storia, Il Re Leone

«Lottavano per il diritto di essere sottomesse. Lottavano per il diritto di essere la prima scelta in quanto donne bianche». Cacciatrici di negre è il racconto che ha colpito più di chi legge: in quanto donna, non si può evitare di rivedersi nella scoperta, quasi improvvisa, di essere femmina, una possibile preda. Le psicologie femminili sono molto accurate fin dal primo racconto dove troviamo un'anziana “zia” nigeriana che accoglie la ragazza protagonista del racconto quando si rifugia da lei dopo l'ennesima lite familiare. I legami di amicizia sono più forti a volte di quelli di sangue, la chiama zia ma in realtà non è sua parente. È una donna che porta con sé le antiche credenze africane, l'antico modo di cucinare e dedicarsi agli altri, una forma di genuinità rassicurante.

Tra i pamphlet ritengo che sia degno di alta considerazione e menzione quello intitolato Conosci la tua storia, ove a partire dall'Africa, si affronta il problema della ignoranza degli italiani rispetto alla loro propria storia e al razzismo perpetrato dalla nazione. In Conosci la tua storia, citi Robinson Crusoe come un esempio di libro razzista, con un protagonista moralmente aberrante, che viene trattato come un classico e proposto agli studenti senza un approccio critico. Leggere il mondo che ci siamo costruiti in chiave antirazzista, significa mettere in dubbio tutte, e dico tutte le categorie sociali e culturali di cui ci siamo serviti fino ad oggi per definirci in quanto europei.

Ne Il Re Leone, la protagonista mente ai bianchi che le chiedono come sia fatta l’Africa per «nutrire i loro sogni e le loro aspettative su come sono fatte le cose» (p. 112). Con molta ironia, la protagonista racconta gli approcci delle persone sul suo essere africana che disegnano un'Africa molto stereotipata e immaginaria. Ma lei, per non deluderli e soprattutto per uscire dall'invisibilità, li accontenta: sì, lei ha visto i leoni, ma non solo, anche le antilopi, e ha vissuto in una capanna dove di notte sciamani e stregoni compivano sacrifici umani!

Illustrazione tematica: stereotipi sull’Africa

Temi politici e femminismo intersezionale

Il femminismo intersezionale è stato quell’orizzonte che mi ha restituito lucidità, in un momento di forte dolore ed intolleranza, dopo le proteste verificatesi a seguito della morte di George Floyd. Mi sentivo oppressa emotivamente e fisicamente dalla violenza razzista, che giorno dopo giorno si abbatteva sulla mia comunità, sul mio corpo e su tutto ciò che conoscevo e amavo di più. A un certo punto il mio essere nera è diventato un fattore di lotta così imperante che mi sono riscoperta razzista, che per me significa essere incapace di vedere l’altro. E infatti ero diventata cieca.

Non vedevo più nulla. Non mi riconoscevo nella sofferenza di una ragazza bianca e italiana, costretta a vivere in un quartiere popolare del Sud Italia, senza che nessuno si accorgesse della sua presenza. Né ero in grado di riconoscere l’oppressione subita da una donna transgender il cui corpo doveva essere costantemente sottoposto al giudizio e la brutalità altrui. Mi sono riscoperta donna, cresciuta nella periferia della working class del casertano. L’oppressione altrui era la mia, avevo capito che anche se con diversi pretesti, quel tipo di controllo di discriminazioni venivano progettati per sfruttare e reprimere tutti i nostri corpi. Quelli delle donne nere, di quelle bianche, degli omosessuali, delle persone transgender.

Leggi anche: Soluzioni per allineare i denti

Tono, stile e scelte narrative

Mi piace raccontare storie e leggerle, soprattutto. Le storie che ricordo di più sono quelle i cui personaggi autodistruggono la propria normalità, gettandoti in faccia il quotidiano, quasi fosse qualcosa di mai visto prima. Queste storie ti spezzano perché senza volerlo sovvertono l’ordine prestabilito, diventando di fatto politiche. Adoro inventare personaggi che siano capaci di vivere la propria vita rompendo le convinzioni del lettore. I personaggi che racconto sono spesso bugiardi, come sono stata bugiarda io in certi momenti della mia vita. A volte la bugia serve a creare una distanza di sicurezza tra la fame che hanno gli altri di te, e la tua voglia di non cedere nulla a nessuno. Se una bugia può essere considerata una contro-narrazione, credo di essere sempre stata una scrittrice.

Intervista a Djarah Kan sul significato del titolo e dei racconti

Immagini del Mediterraneo e memoria

Nel racconto finale si ripresentano (come nel racconto iniziale) i notiziari della tv sui barconi rovesciati e sui morti annegati in mare “i morti che ingozzavano la pancia del Mediterraneo nero”; vicende seguite distrattamente ormai, ma legate qui ai racconti d'infanzia che la madre faceva sulle persone scomparse che ritornano con altre sembianze ma riconoscibili come appartenenti a un altro mondo. Ebbene, “l'acqua tratteneva ogni cosa ma non gli spiriti degli africani morti”. Sembra il controcanto della famosa poesia di Birago Diop “I morti non sono morti”. E l'autrice aggiunge: “Gli spiriti dei morti non svaniscono con gli slogan dei ministri degli Interni. [...] Loro sussurrano. Piano.

La terza e ultima mette in evidenza la morte avvenuta in mare di una nutrice della protagonista. Questa era in Italia. Ma veniamo ai vari pamphlet presenti. Intanto il testo si chiude con questa frase: “E lo (gli spiriti dei morti nel Mediterraneo) faranno fino a che non realizzerete che non esiste un Dio, né un paradiso abbastanza grande per accogliere i crimini di questa Europa maledetta”. Chiusura alquanto dura e sotto molti aspetti provocatoria.

Contestualizzazione e critica sociale

Io penso che l’autrice di questo testo non riesca a scorgere che in qualunque parte del mondo la storia corre su due binari paralleli ma in costante conflitto fra di loro. In qualunque paese, nazione, continente della terra c’è una classe dominante, classista, sfruttatrice, razzista, ed un’altra che sopporta le pene dell’inferno per poter sopravvivere allo sfruttamento della classe dominante. In tutti i continenti c’è sempre un gruppo di persone che si arricchisce ed un altro, quello più numeroso che non può far altro che subire e che spesso viene defraudato anche degli stessi valori di solidarietà, l’unico che rimane in questo grande gruppo di emarginati. Ma allora perché maledetta Europa?

La nostra è sempre stata una società razzista, ossia strutturata sull’idea, del tutto incorretta e falsa, che esistano delle razze. Ci portiamo questa convinzione nella lingua, nei modi di fare e di immaginare le storie. Credo che sia estremamente interessante questo momento storico. Ci chiediamo tutti come fare per attraversarlo, senza ricorrere a determinati schemi. La risposta non è univoca, per fortuna, ma parte anche dal cominciare a mettere in questione anche il più piccolo granello di polvere.

Leggi anche: Come correggere i denti a coniglio

Prospettiva biografica dell'autrice e legami con il territorio

Djarah Kan (1993) è una scrittrice italo-ghanese. Cresciuta nella provincia di Caserta, fin da piccola si interessa alla scrittura come mezzo di espressione e resistenza, in una comunità difficile, profondamente segnata dalle tensioni razziali tra residenti italiani e comunità africane. È proprio in questo clima di segregazione che crea, con l’aiuto del suo migliore amico e fotografo, il blog Kasava Call, che le permetterà di scrivere in maniera costante di Castel Volturno, cittadina di mare con un passato complesso.

Il libro è dedicato alla memoria della madre dell'autrice, grande attivista che ha creduto nell'immigrazione e partecipato a molte iniziative. Djarah è cresciuta accanto a lei, non è mai stata in Africa. I racconti che faceva sul re Leone erano bugie di difesa. Per questo non vuole essere considerata “l'immigrata che ce l'ha fatta”.

Ricezione critica e valore della raccolta

Colpisce più di tutti il capitolo dove parla della conoscenza della propria storia. Chi vorrebbe fare il maestro di vita incitandola a ristudiare la propria storia, la storia della propria terra, del colonialismo, della diaspora, è veramente cosciente del ruolo che ha avuto la storia del suo paese nelle storie degli altri? Questo pamphlet, e più in generale la raccolta, vale la pena di leggere per provare a riconsiderare la narrazione che ci viene, da sempre, raccontata sul continente africano.

Mi sono sentita profondamente ignorante e piena di vuoto buonismo leggendo i racconti (molto belli) Djarah Kan. Pensiamo di sapere sempre tutto (o quasi) del mondo che ci circonda, ma nei fatti ignoriamo ogni cosa della vita di una persona che ha origini africane. La scrittura rabbiosa di Djarah fa emergere le difficoltà, i luoghi comuni, ma anche le emozioni profonde di una donna di colore che si scontra con il mondo dei bianchi nel quale vive. Abbiamo ancora tanta strada da fare.

Breve tabella: elementi chiave del libro

Elemento Descrizione
Autrice Djarah Kan, scrittrice italo-ghanese
Genere Raccolta di racconti e pamphlet
Temi Razzismo sistemico, esproprio identitario, femminismo intersezionale, migrazione
Numero racconti Sette
Tono Ironico, rabbioso, politico, intimo

Ladri di denti è una raccolta che ripercorre storie di furti di nomi e di vite. È un tentativo di spiegare l’esperienza nera e italiana dell’esproprio esistenziale, in tutte le sue forme: diritti di donne o di migranti. Da qualche tempo è uscita, per People, una sua raccolta di racconti che vale la pena di leggere per provare a riconsiderare la narrazione che ci viene, da sempre, raccontata sul continente africano.

tags: #trama #e #recensione #libro #ladri #di

Post popolari: