
Le gengive ritirate rappresentano un problema parodontale che colpisce circa il 50% della popolazione adulta, con un’incidenza che aumenta con l’età. La recessione gengivale si manifesta quando il tessuto gengivale si sposta progressivamente verso la radice del dente, lasciando scoperta una porzione crescente della superficie dentale e del colletto, creando l’impressione di avere denti allungati.
La recessione gengivale è il termine medico con cui si indica il ritiro progressivo del tessuto gengivale che normalmente ricopre e protegge la radice dei denti. Questo fenomeno porta all’esposizione della superficie radicolare e del colletto dentale (la zona di passaggio tra corona e radice), rendendo il dente apparentemente più lungo e creando spesso spazi antiestetici tra i denti, i cosiddetti “triangoli neri”.
Il ritiro delle gengive non avviene improvvisamente, ma rappresenta un processo graduale che può interessare uno o più denti. I denti più frequentemente colpiti sono i canini e i premolari della zona vestibolare (esterna), anche se qualsiasi elemento dentale può essere coinvolto. La gengiva sana presenta uno spessore di circa 1-2 mm e aderisce saldamente alla superficie del dente. Quando si verifica una recessione, la gengiva si allontana dalla sua posizione fisiologica, esponendo la dentina, un tessuto più poroso e sensibile rispetto allo smalto dentale.
Comprendere le causes delle gengive ritirate è fondamentale per prevenire e trattare efficacemente questo disturbo. Le origini della recessione gengivale sono molteplici e spesso interconnesse.
Una delle domande più frequenti è: “Le gengive ritirate possono ricrescere da sole?” La risposta richiede una distinzione importante. In alcuni casi molto selezionati, soprattutto negli stadi iniziali della recessione gengivale causata esclusivamente da infiammazione acuta (gengivite), eliminando le cause scatenanti si può assistere a una parziale ricrescita spontanea del tessuto gengivale.
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Tuttavia, nelle recessioni moderate o avanzate, la ricrescita spontanea completa delle gengive è biologicamente impossibile. Il tessuto gengivale perso non si rigenera autonomamente, specialmente quando si è verificata anche una perdita ossea sottostante o quando la recessione persiste da lungo tempo.
Negli stadi iniziali della recessione gengivale, è possibile ricorrere a trattamenti conservativi che non richiedono intervento chirurgico. Il primo approccio terapeutico consiste in una pulizia dentale approfondita (detartrasi) per rimuovere placca e tartaro sopra e sotto il margine gengivale. Nei casi con tasche parodontali, si esegue il curettage gengivale (levigatura radicolare) per rimuovere il tartaro sottogengivale e le endotossine batteriche dalle superfici radicolari.
Per gestire l’ipersensibilità dentinale causata dall’esposizione radicolare, si applicano vernici fluorurate ad alta concentrazione, agenti desensibilizzanti a base di nitrato di potassio o ossalato di potassio e resine desensibilizzanti che creano una barriera protettiva sulla dentina esposta. Per i casi di recessione lieve-moderata con colletto dentale scoperto, si può eseguire un’otturazione in composito del colletto dentale.
Quando la recessione gengivale è avanzata (classe II, III o IV), l’unico modo per ripristinare la copertura radicolare è ricorrere alla chirurgia mucogengivale. L’innesto gengivale libero prevede il prelievo di tessuto gengivale cheratinizzato dal palato e il suo posizionamento nella zona di recessione. Questo intervento può aumentare lo spessore di tessuto e migliorare l’estetica e la funzione gengivale. Se la gengiva è ancora sufficientemente spessa e alta, di solito si predilige l’intervento di riposizionamento che consiste nello scollare la gengiva, riposizionarla e suturarla per coprire il dente esposto.
Il laser è uno strumento sempre più utilizzato in odontoiatria per trattare le gengive ritirate grazie alla sua precisione e ai benefici biologici. Il trattamento laser per gengivite e parodontite, noto anche come laserterapia parodontale o terapia parodontale laser assistita, è una procedura odontoiatrica che utilizza la luce laser per trattare le malattie parodontali. Si tratta di un trattamento minimamente invasivo, volto a rimuovere i tessuti infetti e le tasche parodontali senza ricorrere all’uso di strumenti chirurgici tradizionali.
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Il trattamento laser per gengivite e parodontite decontamina gengive e radici dentali, eliminando batteri e stimolando la guarigione. Durante la procedura, il laser viene guidato nei solchi gengivali, eliminando i batteri e i tessuti infiammati e stimolando la guarigione dei tessuti sani. Il laser agisce anche coagulando i vasi sanguigni, riducendo così il sanguinamento e favorendo la rigenerazione del tessuto parodontale.
Le evidenze scientifiche indicano un tasso di successo compreso tra il 70% e l’85% nei pazienti con malattia parodontale lieve o moderata, a condizione che vengano rispettate scrupolosamente le indicazioni post-trattamento e mantenuta un’adeguata igiene orale. Il trattamento contribuisce inoltre alla riduzione delle tasche parodontali, ossia degli spazi patologici tra gengiva e dente causati dall’infezione. Il laser favorisce la guarigione dei tessuti gengivali e può, in alcuni casi, stimolare una parziale rigenerazione dell’osso perduto; tale effetto risulta tuttavia più contenuto rispetto a quello ottenibile con tecniche rigenerative avanzate.
Il trattamento laser è generalmente considerato sicuro e ben tollerato, con un rischio di complicanze inferiore rispetto a procedure chirurgiche più invasive. Dopo la procedura può manifestarsi dolore o lieve disagio locale, talvolta descritto come sensazione di calore nell’area trattata. In alcuni pazienti, in particolare in presenza di parodontite avanzata, può verificarsi recessione gengivale con maggiore esposizione delle radici dentarie.
Le controindicazioni relative comprendono il diabete non controllato, il fumo, malattie autoimmuni o immunodeficienze, gravidanza (soprattutto primo trimestre), assunzione di anticoagulanti e terapia con farmaci fotosensibilizzanti. Le controindicazioni assolute rendono necessario evitare la procedura per tutelare la sicurezza del paziente.
Il trattamento laser per gengivite e parodontite può seguire l'igiene dentale professionale ed eventualmente la levigatura radicolare, completando la decontaminazione. La terapia fotodinamica antimicrobica è nota per il suo successo come terapia aggiuntiva mininvasiva; grazie a questa terapia è possibile ottenere un’efficace riduzione dei batteri normalmente di 2-4 potenze decimali nelle aree raggiunte da una sostanza colorante fotosensibile e poi esposte a una luce laser di bassa intensità.
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Un esempio clinico documentato descrive un paziente trattato con Full Mouth Disinfection supportata da terapia laser con tecnologia Helbo, che presentava biotipo gengivale spesso e risposta favorevole al trattamento. Dopo dieci giorni è stata eseguita una rivalutazione che ha riportato BOP negativo, sondaggio parodontale fisiologico, PI 10% e completa restitutio ad integrum dei tessuti gengivali ottenuta in un’unica seduta di terapia parodontale non chirurgica laser-assistita.
È importante conoscere la differenza tra chirurgia gengivale tradizionale, che utilizza un bisturi e punti di sutura, e chirurgia laser come LANAP®. La chirurgia tradizionale tipicamente utilizza un bisturi in modo che il medico possa scollare e sollevare il tessuto gengivale per miglior visibilità, per pulire la tasca e per ridurre la profondità della tasca.
LANAP® non richiede l'uso di un bisturi, o suture. È una chirurgia minimamente invasiva che si traduce in pochissima recessione e dolore per il paziente. Il laser agisce a una lunghezza d'onda che consente di distinguere la differenza tra il tessuto malato e il tessuto sano. Ciò significa che il laser è estremamente sicuro e selettivo quando viene utilizzato in chirurgia.
Alcune delle principali differenze riguardano dolore, recessione, tempo di guarigione e risultati a lungo termine: LANAP® causa molto meno disagio, provoca poca o nessuna recessione della linea gengivale, permette tempi di guarigione più veloci ed è molto più prevedibile quando si tratta di rigenerazione ossea e riattacco del tessuto connettivo.
Prima di sottoporsi al trattamento laser è necessario evitare fumo e consumo di alcol nelle 24 ore precedenti la procedura e non assumere farmaci non prescritti come aspirina o FANS senza indicazione medica. Dopo la procedura è essenziale seguire scrupolosamente le indicazioni fornite dal professionista. In caso di lieve dolore o gonfiore, possono essere assunti analgesici come il paracetamolo, evitando i FANS se non espressamente autorizzati. Devono essere programmati e rispettati i controlli periodici per monitorare l’evoluzione clinica.
Nelle settimane successive al trattamento è necessario evitare comportamenti che possano ostacolare la guarigione: per i primi 3-7 giorni è consigliata una dieta morbida e tiepida, evitando cibi duri, croccanti, piccanti o molto caldi che potrebbero irritare le gengive trattate.
Se noti che le gengive si stanno ritirando, o se avverti sensibilità e dolore, è importante consultare un dentista. La patologia gengivale, in assenza di altri fattori di rischio, è causata principalmente da contaminazioni batteriche dovuta a un eccessivo accumulo di placca e tartaro.
È fondamentale effettuare una visita per determinare la gravità del problema ed il piano di cura personalizzato; la laserterapia può essere indicata quando i trattamenti convenzionali non sono sufficienti oppure come opzione meno invasiva rispetto alla chirurgia tradizionale.
Al trattamento laser per gengivite e parodontite si affiancano diverse opzioni terapeutiche. Nei quadri meno gravi può risultare sufficiente un approccio conservativo basato su monitoraggio clinico periodico e rigorosa igiene orale domiciliare. La terapia non chirurgica tradizionale è efficace nella rimozione di placca e tartaro ed è generalmente meno costosa; tuttavia può risultare meno efficace nelle tasche profonde. La chirurgia parodontale tradizionale è indicata nelle forme gravi con tasche profonde e significativa perdita ossea; presenta però maggiore invasività, tempi di guarigione più lunghi e un rischio più elevato di dolore post-operatorio.
Un elemento fondamentale del trattamento conservativo è l’educazione del paziente alla corretta igiene orale e all’eliminazione delle abitudini dannose. È essenziale che il paziente sia adeguatamente informato circa i possibili rischi e che mantenga una rigorosa igiene orale domiciliare e controlli periodici, poiché il successo a lungo termine dipende in modo determinante dalla collaborazione del paziente.
| Indicazione | Vantaggi del laser |
|---|---|
| Gengivite e parodontite lieve-moderata | Decontaminazione, riduzione infiammazione, tempi di guarigione rapidi |
| Tasche parodontali profonde (come supporto) | Riduzione batterica e stimolo alla guarigione, spesso in associazione a scaling |
| Peri-implantite | Decontaminazione mirata degli impianti |
| Chirurgia mucogengivale (LANAP®) | Minore invasività, meno recessione, accelerazione rigenerazione |
La recessione gengivale è un problema comune che richiede diagnosi e piano terapeutico personalizzato. Il laser rappresenta oggi una valida e meno invasiva opzione di trattamento, con benefici clinici documentati soprattutto nelle forme lievi-moderate e come integrazione ai protocolli tradizionali.
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