Devitalizzazione dei denti: rischi, benefici e opinioni scientifiche

Negli ultimi tempi stanno girando in rete notizie che mettono in guardia circa la pericolosità dei denti devitalizzati. Quali sarebbero i pericoli legati a un dente devitalizzato? In base a questa teoria tutti i denti devitalizzati sarebbero piccole bombe a orologeria pronte a esplodere non appena il nostro sistema immunitario si indebolisse a causa di una malattia o di un trauma. Le ipotesi secondo cui i denti devitalizzati sarebbero addirittura la causa di alcuni tumori non hanno nessun fondamento scientifico. Fondamentalmente mai o meglio, un dente devitalizzato va estratto solo quando gravemente danneggiato, proprio come succede con i denti non devitalizzati. Purtroppo quello delle bufale on line è un fenomeno che sembra non avere confini.

La devitalizzazione è un intervento chirurgico invasivo che permette di riparare denti gravemente compromessi da carie profonde o traumi dentali gravi, che hanno danneggiato irreversibilmente la polpa dentale. Pur essendo pressoché indolore, la devitalizzazione continua a terrorizzare la stragrande maggioranza dei pazienti obbligati a sottoporsi all'intervento. Cerchiamo, dunque, di descrivere con precisione tutti i passaggi necessari per devitalizzare un dente malato. La devitalizzazione viene eseguita principalmente per salvare un dente dall'estrazione. L'intervento, effettuato ambulatorialmente, viene in genere completato in due sedute. La devitalizzazione viene effettuata in più passaggi, sempre dopo un'attenta visita dentistica comprendente anche una radiografia del dente malato. Anestesia locale del dente Posizionamento della diga sul dente da devitalizzare. Disinfezione del canale radicolare Riempimento del canale radicolare con un materiale sterile ed inerte chiamato guttaperca: si tratta di una resina naturale in grado di trasformarsi in idrossido di calcio. La guttaperca viene generalmente mischiata a cemento adesivo, ulteriore garanzia che assicura il completo isolamento del canale radicolare. Sigillo del dente con un'apposita otturazione TEMPORANEA (utile accorgimento per impedire un eventuale ingresso dei batteri in situ.

A tempo debito, da Wikipedia: le varie fasi della devitalizzazione dentale. A) Dente malato o danneggiato. B) Trapanazione e pulitura. C) Eliminazione di vasi e nervi fino all'apice del dente con lime canalari ("file" endodontici). Dopo la devitalizzazione, il dente dev'essere ricostruito o, se necessario, anche incapsulato (con possibilità di inserirvi un perno). L'otturazione temporanea dev'essere rimossa prima di procedere con la ricostruzione del dente (per questo, si è parlato di "otturazione temporanea"). L'ultimo step consiste nella copertura del dente con una capsula, utile per minimizzare il rischio di fratture dentali future.

La devitalizzazione è l'espediente ideale per fuggire all'estrazione di un dente malato. Le carie, così come i traumi gravi e le pulpiti in fase avanzata, possono compromettere pesantemente la salute del dente, fino a danneggiarlo irreversibilmente. In simili circostanze, il mal di denti è implacabile, e si accentua puntualmente assumendo cibi eccessivamente caldi o troppo freddi, masticando alimenti croccanti o, semplicemente, sfiorando il dente con la lingua. Questi sintomi dolorosi spingono il malcapitato a richiedere un consulto dal dentista, il quale, in presenza di danno irreversibile, proporrà la devitalizzazione del dente come valida alternativa all'estrazione.

Come ogni trattamento, anche la devitalizzazione può comportare alcuni rischi. Anzitutto, questa procedura dev'essere eseguita da medici esperti in endodonzia (la branca dell'odontoiatria specializzata nella diagnosi e nel trattamento di infezioni o traumi a carico della polpa del dente). Considerazioni Oggi, nella maggior parte dei pazienti, la devitalizzazione presenta un'elevatissima percentuale di riuscita, ed il rischio di complicanze è estremamente basso. Nell’ultimo anno si sono succedute in internet una serie di notizie che metterebbero in guardia rispetto alla classica operazione di devitalizzazione, e che sostengono che un dente devitalizzato sarebbe in qualche modo “pericoloso” per la salute.

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La cura canalare è un intervento odontoiatrico che si effettua proprio su elementi dentali gravemente compromessi e che, di norma, si presentano danneggiati fino alla polpa dentale. L’operazione di devitalizzazione di un dente va ad agire sulla polpa dentale - ossia su quel tessuto molle ricchissimo di vasi sanguigni all’interno del dente - che risulta severamente infiammata o infetta e che provoca dunque gravi dolori al paziente. Di norma, la polpa dentale procura dolore per una serie di cause diverse, tra cui carie non curate, rottura o scheggiatura del dente e via discorrendo. Esistono tuttavia alcuni casi in cui non è possibile procedere con la devitalizzazione del dente e che dovranno necessariamente prevedere la sua estrazione.

Tuttavia, si tratta di evenienze piuttosto rare, e che di norma riguardano fratture tanto gravi da non poter essere in alcun modo corrette oppure o un’impossibilità oggettiva alla ricostruzione dell’elemento dentale severamente compromesso. Purtroppo, anche nel caso in cui il dente presenti inadeguatezza del supporto osseo, non sarà possibile salvarlo con cure canalari od endodonzie. Sempre secondo questa teoria, i batteri orali, che sono completamente innocui, rimarrebbero nascosti all’interno dei tubuli dell’elemento dentale devitalizzato e, isolati come sono dalla guttaperca (che è il materiale normalmente utilizzato nelle cure canalari), sarebbero inattaccabili dagli antibiotici e dalle difese immunitarie.

La risposta è no: non esiste infatti alcun fondamento scientifico che sostenga le affermazioni di alcune riviste online. I denti devitalizzati sono dunque pericolosi? No. Le notizie in merito vanno in conclusione considerate solamente una delle tante bufale che sono solite circolare in rete e che non sono supportate da alcun fondamento scientifico o studio.

Specifica storica e prospettive attuali

Il dott. Francesco Martelli è un pioniere dell'odontoiatria moderna, rinomato a livello internazionale per la sua innovativa ricerca e la sua dedizione alla cura del paziente. Ha fondato la rete di centri odontoiatrici del brand IMI EDN rivoluzionando il settore con l'introduzione di tecnologie all'avanguardia come il laser e il microscopio operatorio. È una storia iniziata oltre cento anni fa, quella sulla pericolosità della devitalizzazione dei denti. Ha avuto, nell’ultimo secolo, alti e bassi. Nel senso che il dibattito scientifico ha visto detrattori e sostenitori della tecnica fronteggiarsi e discutere animatamente. Oggi, alla luce di alcuni recenti studi, possiamo affermare che il rischio c’è.

A riaccendere la discussione è stato uno dei fondatori dell’American Association of Endodontists, George Meinig, che pubblica nel 2008 Root Canal Cover-Up Exposed - Many Illnesses Result. Nel saggio il medico statunitense passa in rassegna tutta la letteratura medica sull’argomento, partendo dai primi studi condotti da Weston Price, quasi un secolo fa, a oggi. Secondo l’esperto a causare questi problemi sarebbe la teoria dell’infezione focale, ovvero un deposito di batteri localizzato nel dente. Non tutti sono a rischio: il sistema immunitario della maggior parte delle persone è in grado di tenere a bada questi “ospiti indesiderati”.

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Negli ultimi anni sono stati pubblicati studi epidemiologici che hanno indicato correlazioni tra stati infiammatori e patologie systemiche. Per esempio, nel 2006 una ricerca sulla rivista Journal of Dental Research ha mostrato una correlazione tra infiammazione periodontale cronica e patologie cardiovascolari in individui sotto i 40 anni. Nel 2013, su Circulation, è stata osservata la presenza dello stesso tipo di DNA batterico nelle infezioni del canale radicolare e nelle placche aterosclerotiche. Queste evidenze hanno alimentato dibattiti pubblici, ma restano oggetto di interpretazione e contesto scientifico.

Cos’è la devitalizzazione? La devitalizzazione, conosciuta anche come terapia canalare o trattamento endodontico, è una procedura odontoiatrica che permette di salvare un dente gravemente compromesso da una carie profonda, da un trauma o da un’infezione. Questa tecnica consente di mantenere il dente nella sua sede, evitando l’estrazione e preservando sia la funzione masticatoria sia l’estetica del sorriso. Alcuni medici, come Weston Price, Hal Huggins, Boyd Haley e Joseph Mercola, sostengono teorie in cui i denti devitalizzati possano contribuire allo sviluppo di malattie croniche. L’idea di base è che un dente devitalizzato possa diventare un focolaio di infezioni batteriche “silenti”.

La scienza, però, non supporta queste conclusioni. Il National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR) ha confermato che non ci sono evidenze che colleghino la devitalizzazione a problemi di salute gravi. Perché tali teorie persistono? Perché originano in contesti storici dove pratiche non perfette e correnti alternative hanno trovato terreno fertile. Oggi la devitalizzazione è considerata una procedura sicura, con indicazioni precise e protocolli moderni di sterilità e igiene.

Come funziona la devitalizzazione: fasi e protocolli

La devitalizzazione è una procedura multidisciplinare che mira a eliminare completamente i batteri all’interno del sistema canalare, disinfettare e sigillare tridimensionalmente lo spazio, per prevenire reinfezioni e facilitare la guarigione delle lesioni periapicali. Il trattamento è eseguito in anestesia locale, con l’isolamento del dente mediante diga di gomma, essenziale per la sicurezza e l’igiene. L’accesso alla camera pulpare avviene attraverso una cavità preparata con strumenti specifici, per poi rimuovere la polpa infetta e detegliare le pareti canalari.

Strumentazione e disinfezione sono centrali: si impiegano strumenti manuali o rotanti in nichel-titanio, soluzioni irriganti (principalmente ipoclorito di sodio), e misurazione precisa della lunghezza di lavoro tramite localizzatori apicali. Dopo la sagomatura e l’asciugatura dei canali, si procede all’otturazione canalare con guttaperca e cementi sigillanti, seguita da una radiografia di controllo. Infine la corona viene ricostruita o protetta con intarsi o capsule, ripristinando estetica e funzionalità.

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Fasi della devitalizzazione passo dopo passo: Diagnosi e pianificazione, Anestesia e isolamento con diga, Accesso alla camera pulpare, Scopertura della camera pulpare, Strumentazione e irrigazione, Misurazione della lunghezza, Otturazione canalare, Radiografia di controllo, Ricostruzione della corona. In caso di infezione acuta, può essere necessaria una breve terapia antibiotica e, talvolta, trattamenti protesici o chirurgici successivi per situazioni particolari.

Il trattamento endodontico moderno si basa su principi biologici e tecnici consolidati: eliminare batteri, disinfettare e sigillare per prevenire reinfezioni, mantenendo la funzione masticatoria. L’anestesia locale profonda rende la procedura completamente indolore, e l’uso di tecniche avanzate riduce i rischi e migliora i tassi di successo a lungo termine oltre il 90%. Dopo la devitalizzazione, il dente può diventare leggermente più fragile: può essere consigliata una corona protettiva per minimizzare rischi di frattura.

La devitalizzazione può essere eseguita in una o più sedute, a seconda della situazione clinica. L’approccio ortogrados (devitalizzazione tradizionale) è il più comune, mentre l’endodonzia chirurgica (retrograda) è considerata quando l’accesso tradizionale non è possibile. Esistono endodonzia monocanalare, bicanalare e pluricanalare, a seconda del numero di canali da trattare. In ogni caso, l’obiettivo resta la rimozione completa della polpa necrotizzata, la disinfezione del sistema canalare e la chiusura ermetica per prevenire reinfezioni.

Immagine: schema delle fasi della devitalizzazione dentale

È utile ricordare che il dente devitalizzato, pur mantenendo attivo un legame con l’osso tramite il legamento parodontale, non è completamente morto: continua a ricevere nutrienti dai tessuti circostanti e conserva la propriocezione, sebbene perda la sensibilità termica e dolorifica dei nervi pulpari rimossi.

Video esplicativo: come funziona la devitalizzazione del dente

La scelta tra devitalizzazione tradizionale e altre modalità dipende dalla situazione clinica. Se eseguita correttamente da professionisti qualificati, la devitalizzazione è sicura e salva il dente, evitando estrazioni e protesi maggiori. È fondamentale evitare dentisti poco qualificati che potrebbero compromettere l’esito del trattamento e aumentare i rischi di infezione.

Rischi reali e miti comuni

  • Problemi localizzati: possibile dolore temporaneo e fragilità dentale richiedono protezione con corona.
  • Infezioni o riacutizzazioni: possono richiedere ulteriori trattamenti o antibiotici in casi selezionati.
  • Assenza di evidenze scientifiche di collegamento tra devitalizzazione e tumori o malattie sistemiche gravi.

Se persiste dolore mesi dopo la devitalizzazione, è consigliabile un controllo odontoiatrico per valutare la necessità di ulteriori interventi o interventi di restauro protesico.

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