
Quando si parla di riabilitazione protesica, è naturale pensare subito al risultato finale: tornare a masticare bene, parlare con sicurezza, sorridere senza imbarazzo. In realtà, un percorso protesico ben fatto non nasce “in un giorno”.
La protesi mobile consiste in una protesi di resina, ad appoggio mucoso, che può essere facilmente rimossa e reinserita dal paziente stesso. - Totale: in caso di perdita di tutti gli elementi dentari dell’arcata. - Parziale: quando soltanto alcuni denti dell’arcata sono stati persi; è una protesi che si aggancia ai denti residui.
La classica protesi totale, la dentiera per intenderci, è ancora oggi un prodotto valido e in alcuni casi particolari rimane la prima scelta. Ha il vantaggio di essere un prodotto economico e di veloce realizzazione, ma con lo svantaggio, oggi non più accettabile, di avere ridotti tassi di stabilità e ingombri importanti soprattutto a livello del palato, necessari per ottenere la dovuta ritenzione.
L’overdenture su impianti è una soluzione oggi molto utilizzata con grande successo. L’overdenture su impianti può quindi essere considerata un’alternativa terapeutica valida ed economica in soggetti che presentano creste alveolari notevolmente riassorbite. Le evidenze scientifiche dimostrano che il salto di qualità e comfort per il paziente è notevole, con un miglioramento sia delle funzioni masticatorie sia della vita di relazione.
L’overdenture su impianti prevede l’inserimento di un numero variabile di impianti a seconda del caso clinico e di un sistema di ritenzione fisso su cui si aggancia la protesi totale. La protesi, in questo caso, sarà rimovibile da parte del paziente, ma il sistema di ritenzione fa sì che il paziente non abbia problemi di ritenzione o mobilità della protesi, la quale, altresì, avrà anche ingombri ridotti.
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La protesi implanto sostenuta, non rimovibile dal paziente prevede, anche in questo caso, l’inserimento di un numero variabile di impianti, a seconda del caso clinico e di una protesi avvitata a questi impianti. In genere è meglio conosciuta come protesi Toronto Bridge con tecnica All on four o All on six. In tal caso la protesi è fissa. Sarà l’odontoiatra, durante i controlli periodici prestabiliti a smontare la protesi per la necessaria manutenzione. Questa soluzione offre un ottimo comfort al paziente, ingombri ridotti, assoluta stabilità, estetica eccellente. È bene ricordare che questa tipologia di protesi richiede un impegno significativo da parte del paziente nelle manovre di igiene orale quotidiana, manovre comunque facili da imparare e da eseguire.
La protesi fissa su impianti o il cosiddetto circolare può essere considerato il top della riabilitazione protesica. Prevede, anche in questo caso, l’inserimento di un numero variabile di impianti, anche 8-10 impianti per ogni arcata e di una protesi fissa con elementi dentari in zirconio o ceramica feldspatica. Ha il vantaggio di avere un’estetica di elevatissima qualità, non presenta flange gengivali o estensioni del palato.
Diversi studi hanno evidenziato notevoli benefici del trattamento con overdenture rispetto a quello con protesi totale nella mandibola, come miglior capacità masticatoria, miglior adattamento e ritenzione, miglior funzione e qualità della vita. Grazie alla buona prognosi degli impianti, oggi questi problemi possono essere risolti con l’impostazione di un adeguato piano di trattamento impianto-protesico.
Al contrario, pochissimi studi hanno evidenziato la soddisfazione del paziente con le overdenture mascellari. Non vi è infatti un miglioramento significativo dei parametri sopra riportati per i portatori di overdenture quando esiste un buon supporto osseo per la fabbricazione di protesi totali superiori convenzionali.
Il punto di partenza è un particolare tipo di esame 3D chiamato Tomografia Computerizzata Cone Beam. Questa importante tecnologia consente di trovare parti dell’osso nelle quali è possibile ancorare gli impianti e su questi ultimi applicare le protesi. Naturalmente, prima di procedere, è importante eseguire anche una panoramica (presente in studio), e una cone beam che hanno l’obiettivo di valutare la fattibilità del posizionamento dell’impianto all’interno dell’osso.
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Per procedere alla pianificazione e progettazione dell’installazione degli impianti, presso lo Studio Dentistico Buffelli ci serviamo di un innovativo scanner intraorale. Questa tecnologia consente una valutazione accurata del cavo orale, ma assolutamente non invasiva. Questa prassi consente al paziente di poter avere un’idea chiara del risultato finale della proposta riabilitativa. Naturalmente, prima di procedere, è importante eseguire anche una panoramica e una cone beam.
Una volta raccolti i dati, lo specialista realizzerà byte chirurgici che serviranno da guida per la sistemazione dell’impianto. È bene affidarsi, per il processo riabilitativo protesico con impianto, a studi che utilizzano moderne tecnologie di informatica dentale che permettono di realizzare progetti virtuali.
Gli impianti vengono inseriti tramite intervento chirurgico che prevede un’anestesia locale. Il procedimento è il seguente: la gengiva viene incisa esponendo l’osso. In quest’ultimo, poi, si effettua un piccolo buco che consente di posizionare l’impianto. Infine, la gengiva viene ricucita. L’inserimento di due impianti e di sistemi di ancoraggio per la ritenzione delle protesi totali mandibolari è una delle procedure implantari più affidabili.
La parola “provvisorio” a volte fa pensare a qualcosa di secondario o poco importante. In realtà, in protesi, il provvisorio è spesso una fase strategica. Una nuova forma o una nuova altezza dei denti può cambiare la sensazione in bocca. Il modo in cui i denti “chiudono” è determinante per la stabilità della protesi e per la salute dell’articolazione temporo-mandibolare. In molti casi, il provvisorio anticipa la forma del definitivo. Permette di valutare proporzioni, sorriso, supporto labiale e armonia con il volto. In sintesi: il provvisorio non è “un pezzo in attesa”.
La protesi definitiva è la soluzione che conclude il percorso. Materiali adeguati al caso: estetica e resistenza vanno bilanciate. Progettazione e manutenzione: un definitivo non è “per sempre” se non viene mantenuto correttamente.
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Le complicanze in campo implanto-protesico si dividono in biologiche e biomeccaniche. In termini di complicanze biologiche, dobbiamo differenziare due condizioni: la mucosite e la perimplantite. La prima indica uno stato di infiammazione dei tessuti molli perimplantari con sanguinamento al sondaggio, suppurazione, aumento della profondità di sondaggio, edema ma senza perdita di osso. Purtroppo, se guardiamo i recenti dati presenti in letteratura, le prevalenze della mucosite e della perimplantite sono molto elevate.
Le complicanze più frequenti includono infezioni, fratture intraoperatorie, ritardi di guarigione della ferita, dismetria degli arti, mobilizzazione asettica e, in alcuni casi, danni ai nervi periferici. L’infezione periprotesica è tra quelle che più frequentemente preoccupa sia i pazienti che i chirurghi. Le infezioni dopo un intervento di protesi sono tra le complicanze più temute.
La prevenzione delle complicanze è essenziale per garantire una buona riuscita dell’intervento e un rapido recupero post-operatorio. Le strategie di prevenzione e la gestione tempestiva delle complicanze sono cruciali per garantire il miglior risultato possibile per il paziente. Affrontare efficacemente queste problematiche implica una corretta preparazione pre-operatoria, una gestione attenta durante l’intervento e nell’immediato post-operatorio e un rigoroso protocollo di riabilitazione.
Un programma di riabilitazione ben strutturato associato ad una profilassi antalgica/antinfiammatoria è fondamentale per recuperare la funzionalità articolare e prevenire rigidità articolare o ossificazioni eterotopiche. Controlli post-operatori frequenti sono cruciali per monitorare la guarigione della ferita e il corretto posizionamento della protesi.
I fattori di rischio si possono dividere in site level e patient level. I site level sono la quantità di osso residuo, il coinvolgimento delle forcazioni, la profondità di sondaggio, la mobilità degli elementi dentari e il sanguinamento al sondaggio. Alcuni pazienti potrebbero presentare fattori di rischio aggiuntivi, come malattie cardiovascolari, diabete o obesità. Gestire questi fattori ed adeguare il protocollo chirurgico e riabilitativo può contribuire a ridurre il rischio di complicanze durante e dopo l’intervento.
I concetti di successo e di sopravvivenza non sono sinonimi e vengono definiti da variabili differenti. Il paziente chiede una garanzia del lavoro protesico che, in altri termini, significa una prognosi a lungo termine. Nel follow-up gioca un ruolo importante la compliance del paziente per il mantenimento di un’accurata igiene e per il rispetto delle visite di controllo.
Gli Autori prendono in esame i problemi immediati posti dalla labiopalatoschisi, malattia congenita che richiede un pronto e immediato intervento da parte degli operatori sanitari. La riabilitazione implanto-protesica dei pazienti affetti da esiti di LBS trattati con innesto osseo autologo ha dimostrato una buona predicibilità dei risultati con sopravvivenza degli impianti paragonabile a quella ottenuta in casi di impianti inseriti in osso nativo. Tra il 1993 e il 2004, 115 pazienti affetti da esiti di LBS ... Sono stati inseriti 51 impianti endossei a livello delle aree ricostruite. Due dei 51 impianti sono stati rimossi per perdita di osseointegrazione (sopravvivenza = 94,7%). Sei impianti non hanno soddisfatto i requisiti di successo implantare a causa di un riassorbimento perimplantare eccessivo (percentuale di successo = 84,2%).
La riabilitazione protesica con impianto è una tecnica moderna ed estremamente innovativa di implantologia che consente di poter riabilitare tutta l’arcata dentale senza che il paziente sia sottoposto a particolari dolori o traumi. Grazie a un particolare processo, che nel settore viene conosciuto come osteointegrazione, il tessuto osseo e l’impianto si uniscono in profondità.
Riassunto: Lo scopo di questo lavoro è stato quello di riabilitare protesicamente un paziente che presentava una notevole atrofia del mascellare inferiore attraverso la realizzazione di un’overdenture su impianti. Il paziente era già portatore di due protesi totali ormai incongrue, sia per dimensione verticale sia perché non ribasate correttamente, e lamentava, così come spesso accade nei portatori di protesi mandibolari, scarsa ritenzione, instabilità, punti di pressione, ridotta capacità masticatoria e problemi fonetici.
Considerando però i problemi anatomici era ormai impossibile effettuare due protesi tradizionali corrette. Sono quindi stati inseriti 2 impianti (SP, RN, Ø 4,1 mm, L 8 mm.- Institut Straumann AG) nella regione intraforaminale, cercando di sfruttare al meglio la scarsa quantità di osso residuato nella zona. Dopo infiltrazione locale con mepivacaina 2% adrenalina 1:100.000, è stato allestito un lembo mucoperiosteo che si estendeva in zona 33-43. È quindi stata eseguita l’osteotomia con mezzi rotanti e una volta completata la preparazione del sito sono stati inseriti due impianti ... Le suture sono state rimosse 7 gg dopo l’intervento chirurgico.
Dopo 3 mesi dall’intervento si è proceduto alla realizzazione dei due manufatti protesici. Sono state rilevate due impronte in alginato e posizionate due viti di guarigione di 4 mm di altezza. Una volta sviluppati i modelli il laboratorio ha realizzato due portaimpronta individuali, quello inferiore forato in corrispondenza degli impianti. Nella seduta successiva sono stati avvitati due transfer e rilevate due impronte funzionali con la Sapphire Bosworth.
Durante la prova di montaggio dei denti sono stati ricontrollati i valori ritrovati con i valli in cera, valutati il sostegno del labbro e la linea del sorriso, ed effettuate le prove fonetiche. Per dare maggior stabilità il montaggio è stato realizzato in modo tale che le cuspidi palatali dei molari superiori avessero un punto di contatto nella fossa centrale degli antagonisti.
Risultato: Il paziente si è mostrato notevolmente soddisfatto del risultato, sia da un punto di vista estetico che funzionale. Il suo aspetto è notevolmente ringiovanito grazie a un miglior sostegno dei tessuti molli periorali e a una dimensione verticale più corretta. La dimensione verticale di occlusione è stata rialzata di soli 3 mm rispetto alla situazione iniziale, per non creare uno sbilanciamento a causa della scarsa quantità di osso.
Di ogni protesi totale sono state considerate diverse variabili cliniche: arcata riabilitata, numero di impianti posizionati, tipo di connessione implantare, tipo di struttura e di rivestimento. Gli interventi più comunemente eseguiti alla poltrona sono stati la riparazione della rottura di un dente o del rivestimento e la chiusura dell’accesso delle viti (47 eventi). Per quanto riguarda le complicanze di laboratorio, la più frequente è stata il rimontaggio o la ristratificazione dei denti (13 eventi). Si è visto infine che le complicazioni di laboratorio sono state significativamente più presenti nelle protesi rivestite in ceramica.
Numeri che fanno concludere agli autori che «le complicanze protesiche sono frequenti, sia a livello clinico che di laboratorio». La prognosi a lungo termine di una riabilitazione protesica è la chiave di successo per la soddisfazione dei nostri pazienti.
Oggi, nell’ambito della Protesi estetica, gli ultimi progressi hanno consentito lo sviluppo e la diffusione di materiali in ceramica totalmente biocompatibili, che si integrano perfettamente nella bocca. I tipi di intervento sull’estetica del sorriso consistono prevalentemente nella realizzazione di Faccette. Quest’ultime consistono in un sottile strato di porcellana che si colloca in maniera adesiva sulla superficie anteriore dei denti.
Una ricerca ha cercato di valutare l’efficacia delle modifiche bioattive della superficie degli impianti dentali in titanio nel promuovere l’osseointegrazione e nel migliorare... In ambito implanto-protesico talvolta, anche di fronte a impianti completamente osteointegrati, esiste il rischio di riassorbimento osseo nelle regioni perimplantari, attivato o ... In implantologia uno dei fattori chiave che influenza l’osteointegrazione finale è la stabilità primaria dell’impianto.
Non si può parlare di scelta migliore o peggiore bensì di scelta più idonea. La scelta non può e non deve essere solo di natura economica, ma deve tener conto di vari aspetti anamnestici, funzionali, anagrafici e sociali. Alcuni pazienti preferiscono soluzioni meno invasive per motivi legati all’età o alla volontà di non sottoporsi a interventi chirurgici invasivi.
Lo Studio Goldoni lavora con un approccio strutturato, in équipe, ponendo attenzione sia al rigore clinico sia all’esperienza del paziente. La protesi non viene vissuta come un semplice “pezzo da mettere”, ma come un percorso clinico strutturato, in cui estetica e funzione devono convivere.
| Soluzione | Removibilità | Stabilità | Ingombr o | Impegno igienico |
|---|---|---|---|---|
| Protesi totale tradizionale | Rimovibile | Ridotta | Elevato (palato) | Basso |
| Overdenture su impianti | Rimovibile dal paziente | Buona | Ridotto | Moderato |
| Protesi avvitata (All-on-4/6) | Non rimovibile dal paziente | Molto alta | Ridotto | Alto |
| Protesi fissa su impianti (circolare) | Non rimovibile | Massima | Minimo | Alto |
Se hai in programma un intervento di protesi o hai già subito una chirurgia protesica e desideri un controllo, ti invito a prenotare una visita presso il mio studio. Sono il Dott. Le moderne tecnologie e tecniche chirurgiche ci consentono di ridurre gli errori umani e le complicanze veramente al minimo. Tuttavia, informiamo sempre i pazienti che le operazioni chirurgiche non possono mai essere totalmente esenti da rischi.
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