
Il dente del giudizio è l’ultimo molare che compare in bocca, di solito tra i 17 e i 25 anni. I denti del giudizio sono i terzi molari: in bocca possono essere fino a quattro, due nell’arcata superiore e due in quella inferiore. Oggi però, per motivi legati all’evoluzione della dieta e alla forma delle arcate, molte persone hanno poco spazio in fondo alla bocca. Questo fa sì che il dente del giudizio resti parzialmente coperto dalla gengiva oppure cresca inclinato verso il dente vicino.
La pericoronite è l’infiammazione dei tessuti gengivali attorno a un dente del giudizio parzialmente erotto. Quando il dente del giudizio è semi-incluso, una parte della corona è visibile e un’altra parte è coperta da una sorta di “cappuccio” gengivale. Il risultato è un’infiammazione che può diventare anche dolorosa, con gengiva gonfia, arrossata e sensibile al contatto. In corrispondenza della sede di eruzione del dente, è comune avvertire dolore alla mandibola, un fastidio che tende a intensificarsi con la masticazione.
La principale causa della pericoronite è l’eruzione parziale del dente. Questa zona, difficile da pulire adeguatamente, rappresenta un ambiente favorevole al ristagno di cibo e placca. L’accumulo di batteri nel cavo orale è il fattore scatenante principale: quando questi microrganismi rimangono intrappolati sotto il lembo di gengiva che ricopre parzialmente il dente del giudizio incluso o in fase di eruzione, può svilupparsi un’infiammazione e un ascesso dentale. Il fattore scatenante più comune è il trauma meccanico: il molare antagonista superiore - che in alcune configurazioni dentali occlude direttamente sull'opercolo - preme ripetutamente sul tessuto, creando microlesioni che favoriscono l'ingresso batterico.
Pericoronite acuta, che si manifesta quasi sempre all’improvviso e ha una durata limitata. Pericoronite cronica, che si ripresenta periodicamente. La forma acuta ha un esordio rapido, spesso nell'arco di 24-48 ore. La pericoronite cronica ricorrente - cioè con due o più episodi acuti nel corso di un anno - è una delle indicazioni cliniche più solide all'estrazione del dente del giudizio.
Quando l’infiammazione non viene trattata in modo adeguato, o quando i batteri riescono a penetrare più in profondità, può formarsi un ascesso al dente del giudizio. L’ascesso è una raccolta di pus che il corpo produce per “isolare” l’infezione. Può interessare la gengiva attorno al dente del giudizio o i tessuti più profondi della mandibola. La principale complicanza locale associata alla pericoronite è l'ascesso pericoronale, nel quale la raccolta del pus può estendersi verso diversi settori della bocca. Nei casi più gravi, quest'infezione può determinare il coinvolgimento di orecchio, lingua, mandibola, gola, guance ed altre parti del viso o del collo.
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Nelle forme gravi, l'infezione può propagarsi dagli spazi perimandibolari verso i tessuti del collo. Dolore alla deglutizione (odinofagia), gonfiore del collo visibile, febbre alta e difficoltà respiratoria sono segnali che richiedono una valutazione medica urgente. Una pericoronite in fase suppurativa può comportare il ricovero ospedaliero e l'intervento chirurgico immediato. Occasionalmente, l'ascesso pericoronale può portare a compromissione delle vie aeree.
La diagnosi di pericoronite viene effettuata dal dentista attraverso degli esami clinici, come l’ortopantomografia, utili per valutare la posizione del dente e individuare eventuali complicanze. L’odontoiatra esaminerà il dente e la gengiva circostante per verificare la presenza di gonfiore, dolore ed eventuale fuoriuscita di pus. Gli esami radiografici sono effettuati per valutare la reale posizione del dente e la sua vicinanza a strutture anatomiche vicine.
I rimedi nella fase acuta includono l'irrigazione della tasca pericoronale, la terapia antibiotica quando indicata e l'uso di antidolorifici e antinfiammatori. L'irrigazione della tasca pericoronale: il clinico introduce una cannula sottile sotto l'opercolo e irriga abbondantemente la tasca con soluzione fisiologica sterile o clorexidina 0,12-0,2%. Questa procedura rimuove meccanicamente i detriti e il biofilm batterico accumulati. La terapia antibiotica è indicata quando sono presenti febbre (>38°C), trisma significativo, linfoadenite sottomandibolare o segni di diffusione ai tessuti molli. La scelta dell'antibiotico è empirica e orientata verso la copertura della flora anaerobica orale. Gli antibiotici più utilizzati sono l'amoxicillina con acido clavulanico oppure, in caso di allergia alle penicilline, la clindamicina. Antidolorifici e antinfiammatori: FANS come ibuprofene o ketoprofene sono efficaci nel controllo del dolore e dell'edema locale.
Nei casi in cui la pericoronite è associata a manifestazioni lievi ed il dolore è circoscritto e non diffuso, è possibile gestire la sintomatologia con dei risciacqui di acqua salata tiepida, perossido d'idrogeno o clorexidina (antisettico). I risciacqui con acqua tiepida e sale hanno un blando effetto osmotico che può ridurre il gonfiore locale e rendere l'ambiente meno favorevole ai batteri.
Se si desidera preservare il dente del giudizio coinvolto, si può optare per un piccolo intervento chirurgico volto alla rimozione del lembo gengivale (operculo) che ricopre parzialmente il dente. Questa procedura riduce il rischio di accumulo di batteri e residui alimentari e consente di migliorare l’igiene della zona. Operculectomia: rimozione chirurgica dell'opercolo con bisturi o laser. È indicata quando il terzo molare è in posizione verticale corretta, ha spazio sufficiente per erompere completamente e il cappuccio gengivale è l'unico ostacolo all'eruzione. Estrazione del terzo molare: è il trattamento definitivo nei casi di pericoronite ricorrente, dente impattato o angolato, spazio insufficiente in arcata, carie o riassorbimento radicolare del secondo molare adiacente.
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In entrambi i casi, la procedura si svolge in studio, in ambiente controllato, con anestesia locale. Durante l’intervento, grazie all’anestesia locale, non dovresti sentire dolore, ma solo una sensazione di pressione o di “lavoro” nella zona. Il dolore dopo l’estrazione del dente del giudizio è variabile da persona a persona, ma in genere si controlla bene con i farmaci prescritti dal dentista e seguendo le indicazioni post-operatorie. Il dolore dopo l’estrazione del dente del giudizio tende a essere più intenso nelle prime 24-72 ore, per poi ridursi gradualmente. Il gonfiore dopo l’estrazione del dente del giudizio può comparire già nelle prime ore e aumentare fino a 48 ore, per poi diminuire.
Il primo passo fondamentale è mantenere sempre una buona igiene orale che comprenda lo spazzolamento dei denti almeno due volte al giorno con uno spazzolino a setole morbide. Aumentare e non diminuire lo spazzolamento nella zona interessata non lasciandosi fermare dal dolore o dall’eventuale sanguinamento. Un valido supporto alla routine di igiene orala quotidiana è rappresentato dall’utilizzo di un collutorio specifico come GUM® PAROEX®, particolarmente indicato in caso di gengive infiammate o sanguinanti. Grazie alla presenza della clorexidina, il collutorio aiuta a contrastare la proliferazione batterica, prevenendo così la formazione di placca e carie.
Oltre a una corretta igiene orale, è consigliabile adottare ulteriori abitudini salutari. Seguire una dieta ricca di vitamine C e D contribuisce a rafforzare le gengive e a migliorare la risposta immunitaria dell’organismo. Allo stesso tempo, è bene evitare alimenti troppo duri o appiccicosi, che possono irritare le gengive, soprattutto in caso di infiammazione o dopo un’estrazione dentale. La prevenzione è il modo migliore per evitare i fastidi e le complicazioni associate alla pericoronite.
Due episodi acuti nel corso di 12 mesi sono generalmente considerati sufficienti per porre l'indicazione all'estrazione, indipendentemente dall'intensità di ciascun episodio. La decisione terapeutica tiene conto della posizione del dente, dell'età del paziente e della situazione dell'arcata. Quando gli episodi acuti si risolvono spontaneamente - spesso perché il paziente assume antidolorifici senza rivolgersi al dentista - il processo tende a cronicizzarsi. Senza trattamento definitivo, la recidiva è frequente, spesso a distanza di settimane o mesi.
Esistono condizioni sistemiche che possono aumentare la suscettibilità alla pericoronite. Uno stato di immunodepressione, come nel caso di pazienti affetti da diabete, infezioni virali o sottoposti a terapie immunosoppressive, riduce la capacità dell’organismo di contenere la proliferazione batterica. I cambiamenti ormonali, tipici di fasi come la pubertà o la gravidanza, possono alterare la risposta infiammatoria a livello gengivale. Una particolare attenzione nella gestione della pericoronite deve essere attuata dalle donne in gravidanza. Se trascurata, la pericoronite può avere delle conseguenze anche per il feto.
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I batteri responsabili della pericoronite appartengono principalmente alla flora batterica orale anaerobica. Tra i più frequentemente isolati: Fusobacterium nucleatum, Prevotella intermedia, specie streptococciche e bacteroidi. Alcuni studi hanno indagato su altre cause scatenanti la pericoronite, come per esempio le infezioni del tratto respiratorio, la tonsillite o i virus che provocano l’herpes.
La prognosi della pericoronite è generalmente favorevole. Infatti, i sintomi tendono a risolversi nell’arco di pochi giorni o, al massimo, entro un paio di settimane a seconda della gravità e della tempestività del trattamento. Tuttavia, se la causa sottostante non viene risolta, è possibile che la pericoronite diventi cronica, con episodi ricorrenti di infiammazione. È essenziale evitare l’automedicazione: l'uso inappropriato di antibiotici o altri farmaci senza controllo medico può mascherare i sintomi, peggiorando il quadro clinico e favorendo la comparsa di batteri resistenti. Rivolgersi al dentista ai primi segnali può prevenire complicanze e garantire una risoluzione efficace del problema.
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