
La perimplantite rappresenta una delle sfide più complesse nell’implantologia moderna, con tassi di prevalenza che variano dal 10% al 40% degli impianti secondo i più recenti studi epidemiologici. Il Centro Odontoiatrico Grimaldi di Bologna ha sviluppato protocolli clinici avanzati basati sulle linee guida internazionali 2024 per ottimizzare la diagnosi precoce e il trattamento di questa patologia.
La perimplantite è una malattia infiammatoria del tessuto che circonda l’impianto dentale ed è causata dagli stessi batteri della parodontite. Se non trattata, può causare dolore e perdita dell’impianto. La mucosite, infiammazione che colpisce solamente le mucose, è reversibile, mentre la perimplantite coinvolge anche l’osso di supporto.
Indicazioni: Stadi I-II senza difetti ossei complessi. Debridement meccanico professionale; strumentazione ultrasonica con punte in PEEK; curette in titanio o teflon; air-polishing con eritritolo; decontaminazione chimica; irrigazione con clorexidina 0.12%; gel di metronidazolo 25%; terapia fotodinamica (opzionale).
Terapia antibiotica sistemica (casi selezionati): Amoxicillina 500 mg + Metronidazolo 250 mg TID per 7 giorni; solo in presenza di suppurazione o multiple lesioni. In casi estremi si valutano laser per decontaminazione o chirurgia per rimuovere tessuti infetti e possibilmente rigenerare osso perduto.
Ripetizione del sondaggio; valutazione della risposta terapeutica; decisione per eventuale fase chirurgica.
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Indicazioni: Stadi II-III con persistenza dopo fase non-chirurgica. Accesso chirurgico; lembo a spessore totale; decontaminazione della superficie implantare; implantoplastica selettiva; sabbiatura con bicarbonato; procedure rigenerative; innesto osseo autologo o eterologo; membrane riassorbibili.
Controlli ogni 3 mesi nel primo anno; igiene professionale trimestrale; monitoraggio radiografico annuale.
Paziente: uomo, 58 anni, fumatore (10 sigarette/die); impianto in posizione 36 con suppurazione e profondità di sondaggio 9 mm; perdita ossea 60% circostante. Trattamento eseguito: Fase non-chirurgica con debridement e antibioticoterapia; cessazione del fumo con supporto specialistico; chirurgia rigenerativa con innesto osseo bovino e membrana in collagene; implantoplastica delle spire esposte. Risultato a 12 mesi: profondità di sondaggio 4 mm, assenza di suppurazione, guadagno osseo radiografico di 3 mm.
Questi protocolli mostrano che la decisione tra mantenimento o rimozione dipende da fattori come stabilità dell’impianto, perdita ossea e condizioni del paziente. Fattori favorevoli al mantenimento includono mobilità bassa, posizione per riabilitazione, perdita ossea < 50%, cooperazione del paziente, assenza di lesioni endodontiche adiacenti.
La prevenzione inizia prima dell’inserimento: igiene orale domiciliare rigorosa e controlli periodici. L’igiene degli impianti richiede strumenti specifici: scovolini, spazzolini interdentali con sezione rigida e parte spugosa, fili specifici, irrigatore orale, collutori per impianti. Il fumo è uno dei più importanti fattori di rischio, seguito dal controllo di diabete e dallo stress. Una dieta ricca di antiossidanti e vitamine supporta la salute dei tessuti perimplantari.
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Implantologo, parodontologo, igienista dentale, radiologo, laboratorio odontotecnico collaborano per una gestione ottimale della perimplantite. Le tecnologie moderne e la diagnosi precoce guidano le scelte terapeutiche verso interventi meno invasivi quando possibile.
Biomarcatori predittivi tramite test salivari; superfici implantari innovative con rivestimenti antibatterici; medicina rigenerativa con cellule staminali; intelligenza artificiale per algoritmi predittivi di diagnosi precoce.
L’approccio moderno combina protocolli basati sull’evidenza con una valutazione individualizzata. Molti pazienti non sanno che anche gli impianti dentali possono “ammalarsi”; la patologia si concentra sui tessuti di sostegno e, se non trattata, può portare alla perdita dell’impianto. Il trattamento ideale mira alla prevenzione tramite igiene domiciliare meticolosa, controlli regolari e igiene professionale periodica; quando necessario, si ricorre alla chirurgia, preferibilmente in modo conservativo per favorire guarigione rapida e ridurre disagio.
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