
L’implantologia endossea è una tecnica chirurgica che va a sostituire denti naturali ormai compromessi o persi con il fine di riottenere la funzione masticatoria ed estetica. Vengono così posizionati nell’osso mascellare o mandibolare degli impianti metallici in titanio (materiale biocompatibile), di diversa forma (a vite, a lama o ad ago) con la funzione di connettere le strutture protesiche fisse o eventuale ancoraggio stabile di protesi rimovibili.
Alla scuola italiana si deve l’introduzione del primo impianto specificamente progettato per il carico immediato, l’introduzione del titanio nella produzione degli impianti (Stefano M. Tramonte), l’introduzione dell’area di rispetto biologico sui corpi implantari, la saldatrice endorale (P.L. Mondani) e le ricerche istologiche (U. Pasqualini).
Gli impianti di scuola italiana a carico immediato, e le relative tecniche chirurgiche, danno percentuali di successo sovrapponibili a quelle ottenute con impianti a due tempi che attualmente sono i più usati. Esiste invece una piccola percentuale di impianti (circa il 2-3 %) che non guariscono bene, nei quali cioè per vari motivi non si verifica l’osteointegrazione e questi impianti vanno persi. Studi scientifici a lungo termine hanno dimostrato che la percentuale di successo degli impianti dentali dopo 15 anni è superiore al 96%.
È fondamentale una stretta collaborazione fra chirurgo e protesista (che eseguirà la protesi sugli impianti) in quanto l’implantologia deve essere protesicamente guidata, cioè diretta ad ottenere il tipo di protesi programmata e concordata con il paziente. Una buona pianificazione della protesi ed il corretto inserimento degli impianti sono i presupposti fondamentali per il successo.
In condizioni ideali gli impianti possono essere posizionati direttamente nella zona di mancanza degli elementi dentari (zona edentula) permettendo quindi una riabilitazione con una frotesi fissa. Gli impianti possono essere inseriti nei mascellari quando il paziente già porta una protesi mobile totale (dentiera) che spesso ha problemi di instabilità durante la fonazione o la masticazione; in questi casi gli impianti servono per ancorare la protesi mobile alle ossa ed impedire che si muova all’interno della bocca fornendo quindi una stabilità alla dentiera.
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Il processo che porta alla perdita del dente provoca anche il riassorbimento dell'osso della mandibola e del mascellare. La gran parte della chirurgia ossea pre-implantare viene eseguita in anestesia locale ed ambulatorialmente. Anche in questi interventi, così come nell’implantologia, non esiste il rigetto dell’osso o del materiale innestato in quanto non c’è alcuna possibilità di reazione immunologica sfavorevole. Quando viene eseguito un innesto, che sia osseo o di materiale sostitutivo, esso può essere soggetto ad una complicanza infettiva.
Novità 2026: L’Evoluzione dell’Implantologia Dentale
L’implantologia dentale è una branca dell’odontoiatria che permette di sostituire uno o più denti persi con radici artificiali in titanio. Queste viti, inserite chirurgicamente nell’osso della mascella o della mandibola, diventano la base stabile su cui montare una protesi fissa (corona, ponte o intera arcata). Il principio fondamentale è l’osteointegrazione, un processo biologico che porta alla fusione diretta tra l’osso e la superficie dell’impianto in titanio, materiale altamente biocompatibile.
L’osteointegrazione fu scoperta e definita dal Professor Per-Ingvar Brånemark negli anni ’60. Egli osservò che il titanio era in grado di creare un legame indissolubile con il tessuto osseo, garantendo una stabilità eccezionale. Oggi, grazie all’evoluzione delle tecniche e dei materiali, in molti casi è possibile procedere con un carico immediato, applicando una protesi provvisoria entro 24-48 ore dall’intervento. La scelta tra carico immediato e differito dipende dalla stabilità primaria dell’impianto al momento del suo inserimento, un fattore che solo il chirurgo può valutare durante l’operazione.
Impianto: vite in titanio o lega biocompatibile; Abutment (moncone): elemento di connessione tra impianto e corona protesica; Corona: protesi visibile che sostituisce il dente mancante. Gli impianti moderni hanno una forma cilindrica o tronco-conica, con spire che massimizzano la superficie di contatto con l’osso. La scelta della dimensione dipende da osso disponibile; possono essere necessari impianti zigomatici in caso di atrofia grave. Per le corone, si utilizzano zirconio-ceramica o titanio-composito per estetica e resistenza.
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L’implantologia è una soluzione indicata per la maggior parte delle persone che hanno perso uno o più denti. Tuttavia, la fattibilità dell’intervento viene valutata clinicamente tramite anamnesi, visita orale e radiografie, tra cui TAC Cone Beam 3D per pianificare quantità e qualità dell’osso residuo. Un paziente con patologie croniche ben controllate può accedere all’intervento a seconda delle indicazioni del medico. L’intervento è generalmente sicuro, ma richiede una valutazione accurata dei rischi, igiene orale e follow-up.
Controindicazioni assolute includono malattie che compromettono gravemente il sistema immunitario, gravi patologie non controllate, radioterapia testa-collo entro 12 mesi, abuso di sostanze stupefacenti. Controindicazioni relative comprendono diabete non controllato, malattie cardiache a rischio, disordini della coagulazione, fumo intenso e uso di bifosfonati che aumentano rischio di osteonecrosi. L’osteoporosi non è di per sé una controindicazione, ma i farmaci come bifosfonati richiedono cautela. Le moderne opzioni chirurgiche permettono di trattare casi complessi con rigenerazione ossea, impianti zigomatici o tecniche All-on-4 per arcate edentule.
Implantologia computer-guidata e dinamica (X-Guide) permette posizionamenti estremamente precisi minimizzando rischi a nervi o seni mascellari. Rigenerazione e innesto osseo aprono possibilità per siti con scarsa qualità di osso. All-on-4® consente riabilitazione di intere arcate con quattro impianti, mentre OnlyOne® offre risultati estetici elevati con minima invasività. Per pazienti con poco osso, impianti zigomatici o rigenerazione ossea sono opzioni comuni. Inoltre, la tecnologia 3D e l’uso di software di pianificazione migliorano significativamente i tempi e l’affidabilità del trattamento.
La guarigione varia ma una guida comune prevede 24-48 ore per protesi provvisorie, con inizio della guarigione osteointegrativa nelle settimane successive. Impianti ben posizionati e mantenuti possono durare per tutta la vita; il successo a breve termine è vicino al 98-99% e a lungo termine dipende da igiene, controlli periodici e presenza di infezioni peri-implantari. I costi sono altamente personalizzati in base a numero di impianti, tipo di protesi, studio clinico e necessità di sedazione o anestesia.
Una corretta selezione dei pazienti, una pianificazione 3D accurata, e una Protesi guidata sono elementi chiave per il successo dell’implantologia endossea. L’impegno di un team multidisciplinare e l’aggiornamento continuo sulle nuove tecnologie-dalla guida robotizzata alle tecniche di rigenerazione ossea-consentono di offrire soluzioni sicure, estetiche e funzionali anche in casi complessi, con percentuali di successo a lungo termine elevate.
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