Progressione della lesione perimplantare: cause, sintomi e trattamento

Quando si ha un impianto dentale, si pensa di essere immuni da qualsiasi patologia dentale. Purtroppo, non è così. La perimplantite è un’infiammazione dei tessuti intorno all’impianto inserito. Questa infiammazione colpisce la gengiva e l’osso che circondano l’impianto, distruggendoli piano piano.

Cos’è la perimplantite e come si sviluppa

La perimplantite è una patologia infiammatoria che colpisce i tessuti circostanti l’impianto dentale. Simile alla parodontite, questa malattia può portare alla perdita dell’osso di supporto dell’impianto e, se non trattata adeguatamente, può causare la perdita dell’impianto stesso. La perimplantite è un progressivo riassorbimento del tessuto osseo adiacente all'impianto, causato da fenomeni infiammatori nei tessuti molli circostanti l'impianto, dalla formazione di tasche ossee, seguito dal riempimento con granulazioni del frammento riassorbito nella zona dell'infiammazione.

La perimplantite si verifica immediatamente dopo l'impianto o a lungo termine, mesi e anni dopo l'inserimento. Mentre la mucosite peri-implantare colpisce solo i tessuti molli attorno all’impianto, la perimplantite si estende anche al livello osseo. La distinzione è cruciale perché, mentre la mucosite può essere invertita con un trattamento adeguato, la perdita ossea causata dalla perimplantite è, nella maggior parte dei casi, irreversibile.

Schema: progressione da mucosite a perimplantite

Fattori eziologici e cause scatenanti

Il motivo principale è l’accumulo di placca e tartaro. I batteri responsabili della perimplantite sono i batteri anaerobi gram negativi, che sono molto simili ai batteri che causano la piorrea, e altri batteri gram positivi, che riscontriamo esclusivamente nella perimplantite. La placca patogena perimplantare è il fattore eziologico estrinseco primario dell’insorgenza della perimplantite.

È consuetudine identificare le seguenti ragioni per lo sviluppo della perimplantite: scarsa igiene; formazione e successiva suppurazione di un ematoma sul tappo; non sono stati seguiti i principi della preparazione atraumatica del tessuto osseo; piccolo vestibolo e cicatrici; guarigione inadeguata della ferita chirurgica; distribuzione del carico patologico; volume osseo insufficiente; malattie parodontali; focolai di infezione odontogena nell'area dei denti vicini.

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Fattori di rischio sistemici e comportamentali: Fumare e avere malattie come il diabete peggiorano molto la situazione. Il fumo di sigaretta è uno dei fattori di rischio più significativi per la perimplantite. Il diabete, in particolare quando non è ben controllato, può aumentare il rischio di infezioni, compresa la perimplantite. Le parodontopatie pregresse non sono state correlate direttamente alla perdita di impianti dentali; tuttavia la presenza di batteri parodontopatogeni nei soggetti parzialmente edentuli potrebbe aumentare il rischio di sviluppare una perimplantite.

Perché gli impianti sono più vulnerabili

Innanzitutto, bisogna sottolineare che il parodonto, ovvero l’insieme di tessuti che avvolgono e proteggono il dente dagli agenti esterni, è diverso da quello di una corona avvitata su un impianto dentale. Non essendoci nell’impianto il legamento parodontale che si interpone tra la radice del dente e l’osso, la probabilità di attacco da parte di agenti batterici esterni aumenta in maniera esponenziale. In più, le fibre gengivali non aderiscono in un impianto come con i denti naturali e questa è una causa accertata di insorgenza della perimplantite. L’impianto si presta a radice artificiale del dente, costituita dalla vite in titanio sulla quale si monta la capsula, che fa da corona dentaria.

Classificazione e stadi della perimplantite

La perimplantite, a seconda della zona e della profondità di riassorbimento del tessuto osseo adiacente all'impianto, viene solitamente suddivisa nelle seguenti classi:

  • Classe I - lieve perdita orizzontale di tessuto osseo;
  • Classe II - moderata perdita orizzontale con difetto osseo verticale unilaterale;
  • Classe III - perdita orizzontale con difetto osseo verticale lungo il perimetro dell'impianto;
  • Classe IV - marcata perdita orizzontale e formazione di un difetto verticale attorno all’impianto con riassorbimento osseo alveolare.

La perimplantite, a seconda del momento della comparsa, si divide in precoce (mancata osteointegrazione) e tardivo (si sviluppa attorno a un impianto funzionante ed è associato alla perdita dell’osteointegrazione stabilita).

Sintomi e segni clinici

I principali sintomi della perimplantite comprendono sanguinamento, dolore costante nell’area circostante l’impianto, presenza di pus e variazione cromatica della gengiva che, tendenzialmente, assume una colorazione diversa dalle altre. I pazienti lamentano: dolore nella zona dell'impianto, arrossamento, gonfiore, aggiunta del sanguinamento gengivale perimplantare; la formazione di fistole e tasche gengivali, la comparsa di secrezioni purulente.

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In fase avanzata l’impianto può diventare mobile e la sua funzione viene persa. La mobilità implantare è un segno specifico del processo, ma scarsamente sensibile ai fini della diagnosi di perimplantite, perché, anche in presenza di perdita coronale del supporto osseo, l’impianto nella porzione restante continua a rimanere osteointegrato e quindi clinicamente stabile.

Fotografia clinica: arrossamento e sanguinamento su impianto

Diagnosi: strumenti clinici e radiografici

La perimplatite viene, difatti, diagnosticata in sede ambulatoriale con l’ausilio di una sonda parodontale preposta all'individuazione di tasche (o solchi gengivali) nell’area immediatamente circostante l’impianto. Per capire se c’è un’infezione, il dentista usa uno strumento apposito chiamato sonda, che misura delicatamente lo spazio tra la gengiva e l’impianto. Se c’è sanguinamento, significa che c’è infiammazione.

Per avere la certezza che l’osso sia sano, è sempre necessaria una piccola radiografia mirata sull’impianto. Per diagnosticare la presenza e la gravità della perimplantite sono determinanti diverse tecniche di esame radiografico: ortopantomografia, radiografia dentale, Tomografia computerizzata a fascio conico. Tutti questi metodi consentono di identificare il grado e la prevalenza del riassorbimento del tessuto osseo.

Terapia: obiettivi e strategia

Il trattamento della perimplantite si concentra su due obiettivi principali: controllare l’infezione e arrestare la progressione della perdita ossea. L’obiettivo del trattamento della perimplantite è prevenire un’ulteriore perdita di tessuto osseo e, a lungo termine, la “reosteointegrazione” dell’impianto (formazione di nuovo osso al posto di quello precedentemente danneggiato).

Il trattamento di alta qualità della perimplantite prevede l'esecuzione di due fasi: prima eliminare l'infiammazione gengivale con metodiche non chirurgiche e poi eseguire la sanificazione chirurgica del focus patologico, seguita da un'osteoregenerazione mirata. La fase più importante nel trattamento è arrestare la progressiva perdita di tessuto osseo eliminando la placca ed eliminando la tasca.

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Terapia non chirurgica

Se sei nella fase iniziale di mucosite, l’igienista dentale pulirà a fondo la zona usando strumenti speciali e, in alcuni casi, il laser. La fase conservativa prevede l'igiene professionale, il trattamento delle tasche perimplantari con soluzione ozonizzata, applicazioni e bagni orali e la laserterapia. In alcuni casi è necessario modificare le sovrastrutture, il che aiuta a livellare il sovraccarico biomeccanico dell'impianto.

In caso di ascesso acuto e dolore, se non puoi andare subito in studio, il dentista potrebbe prescriverti un antibiotico per bocca per spegnere la fase acuta. Tuttavia, la pillola da sola non risolve il problema alla radice: l’impianto andrà comunque pulito o rimosso in clinica. In certe situazioni si possono usare anche antibiotici locali, inseriti direttamente sotto la gengiva durante la pulizia profonda in studio. Per alcuni tipi di difetti la terapia antibiotica locale associata ad una pulizia in profondità dell’impianto, senza chirurgia, può dare ottimi risultati. Si utilizza un particolare antibiotico a lento rilascio il Ligosan. Mentre come terapia antibiotica sistemica Amoxicillina e come seconda scelta Claritromicina/Clindamicina.

Terapia chirurgica e rigenerativa

Quando la perimplantite è in fase avanzata e l’osso ha già subito dei danni, la pulizia non chirurgica non è più sufficiente. In questi casi, è necessario intervenire chirurgicamente per decontaminare in profondità la superficie dell’impianto e, dove possibile, ricostruire l’osso perduto. La chirurgia rigenerativa ha l'obiettivo di correggere la morfologia del tessuto osseo danneggiato dalla perimplantite, allo scopo di ripristinare il tessuto osseo perduto attraverso l'utilizzo di materiali rigenerativi.

Sequenza tipica della fase chirurgica: viene praticata un'incisione e il lembo parodontale viene sollevato; si ispeziona la tasca ossea, si raschiano accuratamente le granulazioni perimplantari; si pulisce la superficie dell'impianto utilizzando curette o Perio-Flow, quindi si effettua un trattamento di disintossicazione con una soluzione di acido citrico sulla superficie dell'impianto e si lava generosamente la tasca. L'operazione si conclude con l'introduzione nella tasca di una membrana barriera e di materiale osteoconduttivo; la ferita chirurgica viene suturata; il periodo postoperatorio è accompagnato da risciacqui antisettici e antibiotici.

Rimozione dell’impianto

Quando l’infezione ha mangiato troppo osso e l’impianto è ormai compromesso, l’unica soluzione è toglierlo. In clinica usiamo strumenti delicati e specifici per svitare l’impianto malato senza rovinare l’osso rimasto. Questo ci permette, dopo un periodo di guarigione o tramite tecniche di rigenerazione ossea dentale, di poter inserire un nuovo impianto nella stessa zona in totale sicurezza. Se si verifica una perimplantite ricorrente o avanzata, il trattamento richiede la rimozione dell'impianto e il reimpianto.

Diagramma: flusso terapeutico dalla diagnosi alla rimozione

Prevenzione e mantenimento

Ci sono delle misure che sia il dentista che il paziente possono adottare per prevenire questa patologia. La prevenzione parte prima di tutto dallo studio dentistico. Il chirurgo deve valutare bene la tua situazione di partenza, scegliendo impianti di alta qualità e verificando che tu abbia abbastanza gengiva forte per proteggere il lavoro. Oggi si usano impianti moderni studiati apposta per ridurre l’adesione dei batteri.

E tu cosa puoi fare? A casa, la responsabilità passa a te. Devi curare la pulizia dei denti in modo ancora più attento rispetto a prima. Usa lo spazzolino, il filo o gli scovolini come ti ha spiegato l’igienista. Soprattutto, non saltare mai i controlli periodici: fare una radiografia di controllo all’anno e una pulizia professionale ogni 4-6 mesi è l’unico modo per tenere l’impianto al sicuro nel tempo. È inoltre indispensabile una pulizia dentale ogni sei mesi, per rimuovere il tartaro.

La terapia di mantenimento è una continuazione obbligatoria del trattamento attivo. Questa fase è un insieme di misure necessarie per consolidare i risultati del trattamento per un lungo periodo di tempo; l'obiettivo della terapia di mantenimento è raggiungere una remissione stabile. In parodontologia, la prevenzione primaria consiste nel prevenire l'insorgenza di un processo patologico, mentre la prevenzione secondaria, o terapia di mantenimento, comprende misure volte a prevenire la recidiva della malattia.

Mucosite perimplantare: stato precoce e gestione

La mucosite è la prima fase dell'infiammazione. La mucosite perimplantare è un’infiammazione dei tessuti molli che circondano l’impianto ed è causata dall’accumulo di placca sulla superficie implantare e protesica. I principali segni dell’infiammazione sono il rossore, il gonfiore, il dolore e il sanguinamento e un maggiore sondaggio quando ancora non vi è stato riassorbimento osseo. Nella fase iniziale è spesso sufficiente una seduta di igiene professionale associata a istruzioni personalizzate di igiene domiciliare.

La mucosite è un’irritazione dei tessuti molli che stanno attorno all’impianto dentale. Compare quando batteri e placca si accumulano sulla superficie e provocano una risposta infiammatoria della mucosa. Se trattata in tempo, la mucosite si cura facilmente e non lascia danni.

Infografica: differenze tra mucosite e perimplantite

Domande frequenti (FAQ)

  • Che cosa è la perimplantite? É una malattia infiammatoria che colpisce i tessuti attorno a un impianto dentale, portando alla perdita dell’osso di sostegno dell’impianto.
  • Come viene diagnosticata la perimplantite? Il dentista controlla visivamente le gengive, misura le tasche gengivali con una sonda specifica e fa una radiografia per controllare l'osso.
  • Come si cura la perimplantite? Dipende dalla gravità. Si va dalla semplice pulizia profonda in studio fino a interventi chirurgici rigenerativi o alla rimozione dell’impianto infetto.
  • È possibile prevenire la perimplantite? Lavando bene i denti a casa tutti i giorni, evitando di fumare e facendo la pulizia professionale dal dentista ogni 4-6 mesi.
  • Il rigetto di un impianto esiste? Il vero “rigetto” in implantologia non esiste: se si perde un impianto, la colpa è sempre di un’infezione batterica o di una mancata integrazione iniziale con l’osso.
Intervista al Dr. Roberto Villa sulla perimplantite: segni e soluzioni

Considerazioni cliniche e raccomandazioni

Oggi la moderna implantologia dentale aiuta tantissime persone a ritrovare il sorriso senza usare dentiere scomode. Purtroppo, l’aumento degli interventi ha portato anche a un aumento dei problemi, a volte per la poca esperienza di alcuni centri. Ricorda la regola d’oro: un impianto non deve mai farti male e non deve sanguinare. Se hai un fastidio, chiama subito il dentista.

Con una corretta igiene orale e visite regolari, puoi godere a lungo dei benefici degli impianti dentali. La perimplantite si può curare ed evitare, ma serve un vero lavoro di squadra tra te e il dentista. Tu devi mantenere la bocca pulita a casa, mentre il professionista deve monitorare la situazione con controlli costanti. Non ignorare mai gengive rosse, sangue o piccoli fastidi: intervenire subito è l’unico modo per farti godere i tuoi denti fissi per tantissimi anni senza pensieri.

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