
La figura dell’Igienista Dentale (ID) in Italia è relativamente giovane. Nata sulla scia di scoperte microbiologiche recenti, quali la natura infettiva della carie dentale e della malattia parodontale, questa professionalità deve essere considerata sempre più come un “valore base” laddove si svolga attività sanitaria sul cavo orale e non un “valore opzionale” che può esserci o no.
Attualmente gli igienisti dentali che operano sul territorio nazionale sono quasi 8.200, di cui il 55% al nord, il 24% al centro e il 21% al sud. Ci sono voluti quasi trent’anni per riuscire a “contare” gli igienisti dentali presenti sul territorio nazionale e capire dove esercitano, quanti anni hanno. Secondo i dati forniti ad Odontoiatria33 dalla Commissione di Albo Nazionale Igienisti dentali della FNO TSRM PSTRP gli igienisti dentali iscritti al 31 dicembre 2020, quindi abilitati all’esercizio professionale, sono 7.854.
Una professione prevalentemente al femminile (1.898 gli uomini, il 24% degli iscritti), e giovane, almeno rispetto alla media degli odontoiatri esercenti, visto che il 68% ha meno di 40 anni, il 34,5% meno di 30. Sul fronte territoriale il 55% degli iscritti è iscritto al Nord, il 24% al Centro ed il restante 21% al Sud. Lombardia (1.673), Lazio (1.062), Veneto (664), Piemonte (624) le regioni con il numero più alto di igienisti dentale iscritti.
Attualmente esistono in Italia 30 sedi universitarie e 27 corsi di laurea attivi e vengono formati circa 620/650 professionisti all’anno. Grazie ai dati forniti è anche possibile capire il rapporto tra igienisti dentali e popolazione italiana, che in questo caso viene parametrato per milione di abitanti. Il rapporto più favorevole è al Sud con 79 igienisti dentali per milione di persone, seguita dal Nord con 156 igienisti dentali per milione e dal Centro con 159 igienisti dentali per milione di persone.
La figura dell’igienista dentale sta vivendo un’importante evoluzione. L’igienista dentale, molto diversamente dalla fine degli anni ’70 in cui venne istituita come professione sanitaria, diventa counsellor, dental coach, un vero e proprio confidente, amico e guida, con un forte impatto sulla salute dei pazienti. Le professioni comprese in questa unità svolgono, su indicazione degli odontoiatri e dei medici chirurghi legittimati all'esercizio dell'odontoiatria, compiti relativi alla prevenzione delle affezioni orodentali.
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Per quanto riguarda l’aggiornamento scientifico, il ruolo dell’industria è ampiamente riconosciuto e ben consolidato: da evidenziare come l’89,2% degli ID tenda comunque a verificare, con senso critico, le informazioni ricevute dagli informatori per testarne l’attendibilità e conferire maggior credito alle aziende di comprovata valenza e ricerca scientifica. Il 98,9% segue sistematicamente le raccomandazioni delle società scientifiche.
Questi aspetti sono stati oggetto di ulteriori approfondimenti in una survey qualitativa che ha visto coinvolti 89 ID, attivi presso gli studi in cui operano i componenti del Direttivo e i Presidenti Regionali AIDI. Una elevata percentuale del campione, rispettivamente il 94,6 e il 98,9%, ha dichiarato di attenersi alle evidenze scientifiche e di seguire le linee guida nella gestione del paziente, come pure di adottare un processo di miglioramento costante delle competenze scientifiche.
Porre “il paziente al centro” è l’obiettivo di ogni professionista in ambito sanitario: l’83,7% degli ID seleziona gli strumenti, le tecniche e le terapie sulle necessità dei singoli pazienti e ne verifica aderenza ed empowerment. A dimostrazione di questo, l’80,2% degli ID fissa un controllo specifico per valutare la situazione e porre in essere azioni correttive, se necessarie.
Relativamente alla fase di verifica, sono riportate di seguito alcune attività praticate: l’utilizzo di indici di sanguinamento e dei rilevatori di placca, la verifica dei risultati clinici, la riformulazione verbale, l’utilizzo di domande aperte, la prova in poltrona degli strumenti da utilizzare e del test drive. Quest’ultimo è un programma che permette di provare in studio lo spazzolino elettrico. Si crea così l’occasione per educare il paziente sul corretto utilizzo e fornire indicazioni sulla scelta della testina e il modello di spazzolino più adatto.
Dall’analisi ristretta emergono chiaramente i punti di forza dell’ID e vengono identificate sia le opportunità sia le problematiche che potrebbero presentarsi e influenzare in positivo o negativo il consolidamento della sua figura all’interno dello studio odontoiatrico. Per questo motivo sono stati raccolti i dati economico/quantitativi degli studi odontoiatrici presso cui operano i componenti del Direttivo e i Presidenti Regionali AIDI.
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Il numero di pazienti trattati dall’ID in questi studi è risultato pari al 91,3%, la percentuale di fidelizzazione è il 78,4%. Il 48,8% di questi pazienti transita dall’ID verso lo studio odontoiatrico, generando un fatturato del 38,2%. Nello specifico, il fatturato dello studio ascrivibile all’attività dell’ID nel suo insieme è pari al 22,5%. Il valore economico generato dall’ID è indiscutibile.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Pazienti trattati dall'ID (studi analizzati) | 91,3% |
| Fidelizzazione pazienti | 78,4% |
| Pazienti che transitano verso lo studio | 48,8% |
| Fatturato generato dal transito | 38,2% |
| Fatturato complessivo attribuibile all'ID | 22,5% |
Dall’elaborazione dei dati dell’analisi allargata emerge il seguente profilo dell’ID: un’età prevalentemente giovane (i 2/3 non superano i 40 anni), liberi professionisti nel 90% dei casi, un’attività lavorativa svolta in più studi (oltre l’80% degli ID lavora in 2 o più studi, mentre nel 45% degli studi lavora un solo ID), una collaborazione duratura (il 46% degli ID collabora da più di 5 anni).
Approfondendo gli aspetti economici, il 65% degli ID sostiene che la percentuale di fatturato generato dalla propria attività nello studio oscilli tra il 20-40%, il 33% degli ID ritiene che l’odontoiatra consideri le sue richieste economiche troppo elevate, mentre il 38% considera inadeguata la retribuzione offerta. Relativamente al compenso percepito dall’ID, rispetto alla fatturazione al paziente, i dati che emergono indicano che siamo in presenza di una variabilità importante, non in linea con il 50% che riteniamo debba essere lo standard di riferimento.
Con l’obiettivo di cogliere il punto di vista del paziente, è stata realizzata una survey che ha coinvolto i pazienti (n=355) afferenti agli 8 studi dei componenti del Direttivo AIDI. Una survey ha misurato il suo livello di soddisfazione a riguardo di 16 parametri e considerato come positivo un livello di soddisfazione pari al 75% ±2,5%.
Per sei parametri sono stati registrati livelli di soddisfazione in linea con il target identificato: igiene ambienti (79,3%), cortesia e competenza (77,6%), tempo spiegazione del piano (75,2%), valutazione servizio e consulenza (74,3%), rapporto umano (73,9%), informazioni ricevute (73,2%). I parametri che hanno ottenuto il maggiore scostamento sono stati: attenzione al paziente (69,5%), livello tecnologico (67,4%), risultato estetico (66,1%), risultato funzionale (64,5%), comfort attesa (64,5%), rapidità (60,8%) e puntualità (56,3%).
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Durante le ultime edizioni della Giornata Internazionale dell’Igienista Dentale sono state condotte due survey che hanno coinvolto rispettivamente 1.678 cittadini nel 2017 e 1.996 cittadini nel 2018. Questo ha permesso di ottenere informazioni rilevanti sia di “health awareness” che di “brand reputation” relativamente alla figura professionale dell’ID. Le due analisi, ripetute a distanza di un anno, hanno sostanzialmente confermato lo scenario di riferimento.
Analizzando i dati emerge chiaramente che il 70% dei cittadini riconosce la figura dell’ID e la procedura di ablazione del tartaro viene effettuata nel 36% dei casi dall’ID. Da un punto di vista macrogeografico possiamo evidenziare come nel Centro-Sud Italia il riconoscimento della figura dell’ID venga riportato dal 75% degli intervistati (rispetto al 66% del Nord Italia). A questo dato però non corrisponde, parimenti, una maggiore percentuale di ablazione del tartaro effettuata dall’ID, che infatti risulta essere del 41% nel Nord Italia rispetto a un 30% nel Centro-Sud, mentre al dentista è riferibile rispettivamente il 46% e il 57% degli interventi.
La grande maggioranza dei cittadini (84%) fa riferimento a uno studio di fiducia e questo si consolida nel tempo per il convergere di molteplici fattori, quali: il rapporto instaurato (36%), la preparazione clinica (28%), la capacità di comunicare e di fornire spiegazioni (21%), l’abilità di capire i bisogni del paziente (15%). Sul versante di “health awareness” emerge che il 90% degli intervistati dichiara di lavarsi i denti più di 2 volte al giorno; il 49% non utilizza mai il filo interdentale; il 28% non utilizza mai il collutorio, mentre il 46% quando si ricorda; il 40% ha eseguito la seduta di ablazione del tartaro nei sei mesi precedenti l’intervista.
Secondo un sondaggio condotto da YouGov per Curasept, il 78% degli italiani riconosce dentisti e igienisti dentali come figure sanitarie di riferimento fondamentali. Lo studio mostra come i consigli di dentisti, igienisti e farmacisti influenzino significativamente le decisioni d’acquisto dei pazienti: il 40% degli intervistati, per esempio, si affida al loro parere per scegliere lo spazzolino e il 38% per il dentifricio. Il 71% degli intervistati dichiara di usufruire dello spazzolino manuale, il 29% afferma che l’uso dello spazzolino elettrico sia frutto, nel 65% dei casi, del consiglio dello specialista (40% odontoiatra e 25% ID).
Il contributo professionale che può fornire un ID non è ancora completamente apprezzato da parte del comparto odontoiatrico italiano e, di conseguenza, non è sufficientemente nota la sua utilità ai pazienti. Questo penalizza il cittadino poiché riduce l’opportunità di fare prevenzione e di sensibilizzarlo sull’importante tema dell’igiene orale. Il progetto di valorizzazione della professione dell’ID, promosso dal Centro Studi AIDI, vuole essere il punto di partenza di un percorso finalizzato a svolgere pienamente la missione scientifica di AIDI.
Unitamente ai punti di forza sono state evidenziate delle aree di miglioramento su cui concentrarsi come il reclutamento dei pazienti, che non appare ottimale. Per quanto concerne il reclutamento dei pazienti, rileviamo come il passaparola costituisca la prassi per oltre il 60% degli ID. Più del 40% ritiene che i pazienti fidelizzati siano tra il 60-80% e nel 31% dei casi gli ID movimentano il 70% dei propri pazienti verso lo studio.
L’evento ExpoRDH ha ribadito l’importanza dei professionisti del settore dentale nella salute e nel benessere soprattutto dei pazienti fragili o in situazioni di disagio. L’obiettivo primario è promuovere un cambiamento sostanziale nel panorama della salute orale e pubblica in Italia, stimolando anche i professionisti a cogliere il ruolo sociale che possono avere al di fuori degli studi dentistici privati, come membri attivi con ruolo di aiuto per la società ed il suo futuro. Le cure odontoiatriche erogate dal sistema pubblico sono al 5%. L’odontoiatria pubblica dovrebbe aumentare questo valore non per competere con l’odontoiatria privata, che già assiste un 30% della popolazione, ma per assistere quel 70% della popolazione che dal dentista non riesce ad andare.
I dati raccolti e le survey condotte confermano l’elevata competenza professionale dell’ID alla quale concorrono molti fattori: il continuo aggiornamento, l’allineamento alle linee guida, l’utilizzo di strumenti di comprovata efficacia e valenza scientifica nonché la costante attenzione al paziente. Il progetto del Centro Studi AIDI ha permesso di delineare un quadro dell’ID che consta di importanti punti di forza, come l’elevata competenza, professionalità e attenzione al paziente, nonostante a questo livello siano presenti elementi di soddisfazione da migliorare.
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