
Hai un dente spezzato alla radice? La radice è la parte del dente che non si vede, contenuta nell’osso. Invece, la parte visibile del dente, quella che usiamo per masticare, è detta corona, ed è collegata alla radice dal colletto. La radice è formata da una parte interna, dentina, nella quale scorrono i canali radicolari che contengono la polpa, collegata con nervi e vasi del sangue.
A parte i casi di traumi esterni, i denti si spezzano alla radice quando sono deboli e quindi non sopportano le forze prodotte dalla masticazione. Ecco perché le fratture della radice di solito colpiscono denti devitalizzati o quelli che hanno già subito numerosi trattamenti. La causa più frequente è una carie profonda che letteralmente mangia tutta la corona. Poi ci sono le fratture. Un dente devitalizzato diventa più fragile. Mordi qualcosa di duro nel posto sbagliato e crack, ti trovi con una radice dentale rotta che resta nella gengiva.
Il sintomo più comune e spiacevole è il dolore. Il dolore da frattura della radice è caratteristico perché di solito è intermittente, cioè tende a diventare più acuto quando si mastica o quando si consumano cibi particolarmente duri. Questa particolarità consente allo specialista di fare una prima valutazione ed escludere altre patologie. In più, i sintomi possono cambiare a seconda del tipo di frattura. Le fratture verticali delle radici esordiscono con sintomi lievi, difficili da raccontare al dentista. Se si tratta di un dente frontale, talvolta la radice spezzata si vede a occhio nudo.
Un dente non si fissa all’osso da solo. La sua radice è circondata dall’osso mascellare e dai tessuti di sostegno che gli permettono di rimanere saldo durante la masticazione. Un’infiammazione prolungata delle gengive e dei tessuti circostanti è spesso il primo stadio del problema. Con il progredire dell’infiammazione, l’osso mascellare inizia a ritirarsi gradualmente. La parodontite è una malattia cronica dei tessuti di supporto dei denti.
È pericoloso lasciare una radice dentale? Sì, nella maggior parte dei casi lo è. Una radice residua non trattata può diventare fonte di infezioni croniche, ascessi dolorosi e perdita di osso. Una radice residua infetta è come una bomba a orologeria. Può stare lì tranquilla per anni, poi un giorno l’infezione parte e ti ritrovi con la faccia gonfia, dolore insopportabile e necessità di antibiotici. Tuttavia, ci sono situazioni dove lasciare la radice è la scelta più saggia. Per esempio, quando l’apice della radice di un dente non infetto è vicinissima al nervo mandibolare. Rimuoverla potrebbe causare parestesia, cioè un’alterazione di sensibilità del labbro. In questi casi il chirurgo esperto sa valutare i rischi e, se non c’è infezione, può decidere di lasciare l’apice in sede informando il paziente. Lo stesso vale per radici profondissime vicine al seno mascellare in pazienti anziani, o per frammenti minuscoli in pazienti con gravi problemi di coagulazione.
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In primo luogo viene eseguita una valutazione clinica e radiografica. La radiografia endorale o l’ortopanoramica permettono di individuare posizione, forma e profondità della radice. In presenza di radici molto profonde o vicine a strutture anatomiche sensibili, come il nervo alveolare inferiore o il seno mascellare, la procedura richiede una pianificazione diagnostica accurata. La pianificazione diagnostica, spesso radiografica, è fondamentale per ridurre rischi e complicazioni. La radiografia la aiuterà a trovare la risposta. Molto probabilmente si tratta di un granuloma che nella rx comparirà come un'area radiotrasparente.
I trattamenti cambiano in base al caso specifico, alla posizione della frattura e alla sua profondità. La ricostruzione è la soluzione ideale, soprattutto quando la salute generale del dente è buona. Di solito, il dente spezzato si recupera sempre tranne nei casi in cui la frattura è presente da molto tempo, alimentata da un’infezione tra le radici, oppure quando ci sono ascessi ricorrenti, fistole in zone in cui il dente è fratturato, ascessi parodontali alti.
Potrebbe esser possibile recuperare la radice facendo un ritrattamento endodontico come dover estrarre l'elemento se fratturato. È possibile salvare la radice inserendo dei perni endodontici, per poi procedere alla ricostruzione del dente che verrà incapsulato trattandolo prima con un provvisorio terapeutico, per poi finalizzare con un dente in zirconio ceramica. Tuttavia, l’estrazione delle radici dei denti viene eseguita per eliminare un potenziale focolaio infettivo e ripristinare condizioni di salute orale adeguate.
L’estrazione della radice di un dente è una procedura odontoiatrica indicata quando una parte della radice dentale rimane all’interno dell’osso o della gengiva e non può essere recuperata con terapie conservative. In generale, la procedura segue alcune fasi standard della chirurgia orale. In primo luogo viene eseguita una valutazione clinica e radiografica. Successivamente si procede con: anestesia locale, che rende la procedura indolore; accesso chirurgico alla radice, se coperta da gengiva o osso; mobilizzazione della radice mediante strumenti dedicati; estrazione del frammento radicolare; pulizia dell’alveolo dentale per eliminare eventuali residui infetti. In alcuni casi può essere necessario un piccolo lembo gengivale o una minima osteotomia, cioè la rimozione controllata di una piccola quantità di osso per raggiungere la radice. Dopo di che l’area viene disinfettata e, se necessario, suturata.
Hai dubbi su una radice residua? Toglierla prima che diventi un problema. L’anestesia moderna è molto efficace. Puoi sentire toccare o spingere, ma dolore no. Un’anestesia fatta bene, con le giuste competenze e aspettando i tempi corretti è il segreto del successo in questi casi. Per i pazienti molto ansiosi abbiamo diverse soluzioni. A volte, con pazienti molto paurosi ma che hanno casi semplici da risolvere, prescriviamo una sedazione leggera con farmaci presi per bocca. Ma nella maggior parte dei casi di estrazione dentale tutto questo però non serve. Un approccio calmo e rassicurante da parte di un operatore esperto è più che sufficiente.
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Quando si parla di estrazione radice molare superiore, è fondamentale considerare la relazione con il seno mascellare. In alcuni pazienti, le radici dei molari superiori possono trovarsi molto vicino alla cavità sinusale. Di conseguenza, la procedura richiede particolare attenzione per evitare comunicazioni oro-sinusali. Nel caso dell’estrazione di un molare del giudizio inferiore può di rado verificarsi, per una relazione diretta delle radici con il canale mandibolare o per una variazione anatomica del decorso del nervo, un lieve trauma di quest’ultimo. Essa si manifesta con un perdurante senso di anestesia alla metà del labbro inferiore del lato dell’estrazione.
Questi denti presentano generalmente una sola radice. Pertanto, l’estrazione radice dente in queste zone è spesso più semplice dal punto di vista tecnico. I premolari possono avere una o due radici. Tuttavia, la posizione intermedia nell’arcata può richiedere maggiore attenzione nella mobilizzazione. L’estrazione radice molare superiore o inferiore può essere più complessa. I molari, infatti, possiedono generalmente due o tre radici con forme divergenti.
Dopo l’intervento di estrazione radice dentale, il processo di guarigione segue generalmente le fasi fisiologiche della cicatrizzazione ossea e gengivale. Nella maggior parte dei casi, nei primi giorni possono comparire: lieve gonfiore, sensibilità locale, piccole difficoltà nella masticazione. Questi sintomi sono generalmente transitori. Tra le raccomandazioni più comuni rientrano: evitare sciacqui energici nelle prime ore, mantenere una buona igiene orale, evitare cibi molto duri o caldi immediatamente dopo l’intervento. È importante applicare ghiaccio all’esterno per ridurre il gonfiore. Se il dente da estrarre è in una zona visibile è quasi sempre possibile inserire subito un impianto immediato. Le zone ossee sede di una estrazione guariscono e si rimodellano in non meno di tre mesi.
Tra le più note in chirurgia orale si includono: alveolite post-estrattiva, infezione locale, sanguinamento prolungato, comunicazione oro-sinusale nei molari superiori. Per motivi sconosciuti, una piccola percentuale di estrazioni si complica con la comparsa di una alveolite. Si tratta di un’affezione sgradevolissima per il continuo e intenso fastidio della durata di due o tre settimane. Nel caso di estrazioni dei denti superiori posteriori molto di rado si può verificare una comunicazione tra naso e bocca. Si diagnostica questa evenienza se, a distanza di qualche giorno dall’estrazione, si avverte la presenza di acqua nel naso quando si beve. Nel caso di trauma del nervo mandibolare è necessario avvertire il dentista per le cure farmacologiche del caso (cortisonici e vitamine del complesso B).
Una volta eseguita l’estrazione si procede con la sostituzione del dente. Oggi, in caso di perdita di un solo dente è possibile rimpiazzarlo ricorrendo al singolo impianto fisso oppure al tradizionale ponte su denti naturali. Un ponte su denti naturali è una protesi di 3 o più elementi dentari che solitamente è sorretta solo da due denti naturali che funzionano da pilastri e che forniscono il sostegno necessario durante la masticazione. La protesi su impianto dentale è autoportante e fa affidamento sulla stabilità garantita dall’impianto. L’impianto funziona da radice artificiale che stimola l’osso. Gli impianti non sono soggetti alla carie e non reagiscono ai batteri nello stesso modo dei denti naturali.
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Se noti gonfiore, fuoriuscita di pus, dolore persistente o la formazione di una fistola con gemizio di pus, consultati al più presto con il tuo dentista. Se bastasse la sola terapia antibiotica a controllare il riacutizzarsi di un processo infettivo di un dente con dolore gonfiore e pus, ai dentisti non sarebbe necessario operare all'interno di studi con complesse attrezzature come quelli odierni. Il reiterato impiego di antibiotici senza il controllo medico porta al pericolosissimo sviluppo del fenomeno della resistenza batterica.
Si rechi al più presto dal suo dentista che provvederà alla risoluzione del suo problema programmando l'avulsione della radice se necessario. Una visita odontoiatrica consente di comprendere se sia necessario estrarre la radice di un dente o se esistano alternative terapeutiche appropriate.
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