
La parodontite apicale acuta consiste in un denso accumulo di neutrofili polimorfonucleati (PMN) associato a segni clinici di infiammazione, gonfiore e dolore (Guo et al., 2013). Un granuloma si presenta, invece, come una capsula fibrosa ben sviluppata infiltrata da linfociti, plasmacellule e macrofagi (Nair, 1997), generalmente senza sintomatologia. L’aspetto radiotrasparente di una lesione periapicale, indipendentemente dal tipo, è dovuto al riassorbimento osseo a causa della risposta dell’ospite all’infezione intra-radicolare. La tomografia computerizzata multistrato (CT) è l’esame più accurato per il rilevamento di lesioni periapicali, rispetto alle radiografie periapicali o panoramiche mediante le quali non si può fare diagnosi certa di cisti o lesione granulomatosa.
In uno studio pubblicato sull’International Endodontic Journal di aprile 2018 viene indagata l’efficacia della risonanza magnetica nella diagnosi differenziale tra cisti e granuloma confrontandone i risultati con l’analisi istopatologica, eseguita dopo l’enucleazione delle lesioni periapicali mediante apicectomia. 34 lesioni periapicali radiotrasparenti mandibolari enucleate chirurgicamente sono state analizzate da due radiologi mediante risonanza magnetica, e categorizzate come lesioni granulose, cistiche o altro. Il test kappa di Cohen è stato adottato per esaminare l’accordo inter-esaminatore tra i due radiologi e i due patologi. È stata osservata una forte attendibilità tra i due radiologi (k-statistica = 0.86, p = 0.0001) e i due patologi (k-statistica = 0.88, p = 0.0001). La consistenza interna degli item diagnostici è risultata essere di 0.605 per le cisti e di 0.771 per i granulomi. Di fronte a delle lesioni periapicali sarebbe di enorme utilità per l’odontoiatra prima di iniziare il trattamento conoscere con certezza la natura della lesione che dovrà trattare.
La parodontite è una malattia che coinvolge il parodonto e può richiedere interventi complessi; la diagnosi rapida è essenziale per pianificare il protocollo terapeutico. La risonanza magnetica (RM) dentale rappresenta una frontiera avanzata nell'imaging diagnostico odontoiatrico. A differenza delle tradizionali radiografie, la RM dentale offre una visione dettagliata dei tessuti molli, delle articolazioni temporo-mandibolari (ATM) e delle strutture nervose all'interno e intorno alla cavità orale. Questo la rende uno strumento prezioso per la diagnosi di disfunzioni dell’ATM, lesioni dei tessuti molli e per la pianificazione di interventi chirurgici complessi.
Principi fondamentali della RM: la RM si basa sull’interazione tra campi magnetici, onde radio e nuclei di idrogeno presenti nei tessuti molli. Quando il paziente è posto in un forte campo magnetico, i nuclei di idrogeno si allineano; le onde radio perturbano tale allineamento e, al loro termine, i nuclei ritornano al loro stato originale emettendo segnali rilevati da una bobina e trasformati in immagini. La RM non utilizza radiazioni ionizzanti, offrendo un’alternativa sicura rispetto a TC e raggi X.
Tipologie di RM dentale: RM ad alto campo, RM aperta e RM con bobina intraorale, ciascuna con applicazioni specifiche. L’uso di una bobina intraorale consente immagini ad alta risoluzione delle strutture dentali, mentre la RM aperta può ridurre la claustrofobia.
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Cone Beam Computed Tomography (CBCT) rappresenta un’alternativa utile per la visualizzazione delle strutture ossee, con dose di radiazioni inferiore rispetto alla TC tradizionale e tempi di acquisizione brevi. Vantaggi: costo inferiore, minore sensibilità ai movimenti, eccellente visualizzazione ossea. Svantaggi: minore approfondimento sui tessuti molli e presenza di radiazioni ionizzanti. La scelta tra CBCT e RM dipende dall’obiettivo diagnostico: tessuti molli vs strutture ossee.
L’imaging rappresenta il secondo livello della diagnostica della parodontale, dopo valutazioni cliniche. L’esame standard è la radiografia endorale periapicale, ma la radiologia convenzionale soffre di limitazioni di rappresentazione tridimensionale della tasca parodontale. Le nuove tecnologie di imaging, tra cui CBCT e RM, offrono potenzialità avanzate per valutare tasche, riassorbimenti ossei e lesioni periapicali.
Nell’ambito della parodontite, la RM dentale può contribuire alla diagnosi differenziale tra lesioni periapicali e lesioni dei tessuti molli associati, supportando la pianificazione di terapie conservative e preservative dei denti naturali. L’esperienza clinica indica che la diagnosi definitiva richiede integrazione tra esame clinico, radiologico e strumentale.
Negli ultimi anni si è approfondita l’associazione tra parodontite e artrite reumatoide. L’artrite reumatoide è una patologia autoimmune cronica con infiammazione sinoviale e danni cartilaginei e ossei associati a dolore e disabilità. La parodontite è una malattia infiammatoria cronica indotta da batteri del biofilm orale, che causa distruzione dei tessuti di supporto dentale e può avere ripercussioni su salute generale. Studi robusti mostrano una maggiore prevalenza di artrite reumatoide in pazienti con parodontite rispetto alla popolazione generale. Fattori comuni di rischio includono fumo e predisposizione genetica. La RM dentale si propone come strumento avanzato per valutare tessuti molli, ATM e nervi in contesto di patologie sistemiche, facilitando un approccio integrato tra odontoiatria e medicina interna.
Attualmente lo sviluppo di sistemi RM dentale dedicati, con bobine intraorali e software focalizzato sulle strutture dentali, migliora la precisione diagnostica e la sicurezza d’immagine. Diverse realtà hanno sperimentato applicazioni cliniche di RM ad alto campo nel contesto odontoiatrico, con potenziale di estensione a valutazione di tessuti molli peri-alesici e delicate valutazioni di strutture nervose.
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In sintesi, la RM dentale offre vantaggi significativi per la diagnosi e la pianificazione terapeutica della parodontite, in particolare per la valutazione di tessuti molli e ATM, ma va considerata insieme all’CBCT per un’imaging completa delle strutture ossee. La decisione diagnostica dovrebbe basarsi sull’obiettivo clinico specifico del paziente, bilanciando utilità, limiti e rischi.
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