
Nei pazienti adulti che presentano gravi problematiche dentofacciali (come la mandibola retrusa o, al contrario, protrusa rispetto al mascellare superiore, asimmetrie del viso, open bite scheletrico) per cui sono richieste delle correzioni scheletriche, è possibile ricorrere a un trattamento combinato ortodontico-chirurgico, associando il trattamento ortodontico a un intervento di chirurgia maxillo-facciale/ortognatica. Del resto, l’aspetto del viso è importante non solo per il ruolo che gioca verso gli altri, ma anche perché influenza il proprio livello di autostima. Emerso il desiderio di miglioramento estetico, l’ortodontista deve valutare le aspettative del paziente per individuare se le richieste sono realizzabili o meno, così da non deludere le attese. Un’anamnesi accurata deve evidenziare eventuali patologie sistemiche o locali poiché potrebbero interferire con il trattamento orto-chirurgico. Per esempio, per i pazienti che soffrono di diabete insulino-dipendente diventa indispensabile interfacciarsi con il medico che li segue. In caso di pazienti di sesso femminile, invece, è opportuno che emerga l’eventuale desiderio o stato di gravidanza.
Negli ultimi anni si è assistito ad un significativo miglioramento delle tecniche ortodontiche e chirurgiche. Oggi l’ortodonzia, tramite diversi mezzi, consente di effettuare svariate tipologie di trattamenti che conducono al raggiungimento dello stesso obiettivo finale: estetica, funzione e stabilità a lungo termine. Nei pazienti che, a fine crescita, presentano gravi discrepanze scheletriche, il trattamento ortodontico-chirurgico rappresenta l’unica modalità tramite cui raggiungere quelli che son considerati gli obiettivi terapeutici di qualunque trattamento ortodontico: buona estetica dentale; buona estetica facciale; occlusione funzionale; stabilità dei risultati; buona salute parodontale; funzionalità dell’articolazione temporo-mandibolare; aspettative e desideri del paziente.
In particolare, il trattamento ortodontico influisce principalmente sulla posizione corretta dei denti e sulla protrusione delle labbra. I cambiamenti nella posizione del mento, del mascellare superiore e del naso, invece, hanno una maggiore influenza sull’estetica del volto.
La programmazione delle varie fasi di un trattamento combinato ortodontico-chirurgico prevede un procedimento che va a ritroso: si parte con la decisione degli step chirurgici di spostamento delle basi ossee e si studiano quindi gli spostamenti ortodontici (a carico dei denti) che devono essere eseguiti prima dell’intervento. Ci sarà quindi una prima fase, ortodontica, di preparazione delle arcate dentarie, poi l’intervento chirurgico e quindi un’ultima fase, post-chirurgica e di pertinenza dell’ortodontista, che servirà a finalizzare l’occlusione dopo lo spostamento delle basi ossee.
Il trattamento ortodontico pre-chirurgico
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L’obiettivo del trattamento ortodontico pre-chirurgico è preparare il paziente alla chirurgia e non cercare di ottenere rapporti occlusali ideali. Mediante un’apparecchiatura, tradizionale con bracket metallici, o tramite allineatori trasparenti, vengono eseguiti tutti gli step ortodontici di spostamento previsti prima dell’intervento chirurgico e che difatti preparano le arcate dentarie al riposizionamento scheletrico durante la chirurgia. Una volta che l’ortodontista ritiene completata la preparazione, si raccolgono i dati pre-chirurgici, ovvero le foto, i modelli digitali o analogici e le radiografie. La programmazione finale richiede una ripetizione delle previsioni che sono state fatte all’inizio: si valuta se le arcate dentarie così preparate sono adeguate per gli spostamenti chirurgici richiesti.
Il trattamento chirurgico
L’intervento chirurgico viene eseguito generalmente in day hospital e può riguardare il solo mascellare superiore, la mandibola, oppure entrambi. Nelle due settimane successive è possibile iniziare a consumare cibi che richiedono una masticazione leggera (pasta, carne trita), facendo attenzione a non forzarla. Dopo 6-8 settimane dall’intervento, è possibile tornare a una dieta normale. Apertura della bocca: nella prima settimana, si raccomanda di aprire la bocca cautamente, senza forzare. Nelle due settimane successive si consigliano 10-15 minuti di esercizi di apertura, chiusura e lateralità, secondo le indicazioni del chirurgo ortognatico e del fisioterapista. Dalla terza all’ottava settimana il grado di mobilità aumenta. L’obiettivo della riabilitazione è quello di ripristinare totalmente la funzione in un paio di mesi circa.
L’ortodonzia post-chirurgica
I tempi dell’ortodonzia post-chirurgica dipendono dalla valutazione del chirurgo in merito allo stato di guarigione, stabilità ossea e al grado di mobilità del paziente. Una volta raggiunte una mobilità e una stabilità soddisfacenti, è possibile iniziare la fase ortodontica finale, della durata generalmente di qualche mese. Si rimuovono gli archi di stabilizzazione e si sostituiscono con fili attivi per permettere gli ultimi movimenti dentali. In questo periodo il paziente continua a portare gli elastici verticali leggeri per permettere gli spostamenti richiesti e finalizzare l’occlusione. Il trattamento prosegue fino al raggiungimento dell’obiettivo terapeutico: buona occlusione dentale, stabilità funzionale ed estetica soddisfacente. È bene sottolineare che solo dopo un’attenta visita l’ortognatodontista può valutare esattamente la necessità e il timing del trattamento orto-chirurgico!
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I problemi di malocclusione non sono solo di livello estetico: un posizionamento non corretto dei denti può generare problematiche come mal di testa, carie e tartaro, parodontite, ascessi, difficoltà di masticazione o articolazione delle parole, acufeni o vertigini e persino mal di schiena nei casi più gravi.
Sarà poi l’ortodontista a ottenere un calco della bocca del paziente, base per la realizzazione dell’apparecchio, modellato su misura. La visita ortodontica è fondamentale per valutare la necessità di un trattamento e per programmare gli accertamenti diagnostici necessari per un quadro completo della situazione.
La visita ortodontica è indicata per individui che hanno l’impressione di non chiudere correttamente la bocca, denti disallineati o indicazioni specifiche. La visita si compone essenzialmente di tre fasi: anamnesi, esame obiettivo, e valutazione degli esami diagnostici. Si può decidere di proseguire con una valutazione ortodontica indipendente o integrarla con la visita odontoiatrica.
Che differenza c’è tra dentista e ortodontista? L’Ortodontista è un medico odontoiatra che ha conseguito una Specializzazione in Ortodonzia. La visita ortodontica permette di programmare tutte le prestazioni necessarie, dalla diagnosi al trattamento, con specifiche indicazioni sull’uso di apparecchi fissi, mobili o allineatori.
Il termine “ambulatoriale” si riferisce a trattamenti o interventi medici che non richiedono un ricovero ospedaliero. Nel contesto della chirurgia estetica e delle prestazioni ortodontiche, un intervento ambulatoriale è una procedura eseguita in un ambiente clinico, che consente al paziente di tornare a casa lo stesso giorno. Gli interventi ambulatoriali sono sempre più popolari perché offrono tempi di recupero brevi, minor rischio di infezioni ospedaliere e costi ridotti rispetto a trattamenti che richiedono degenze. Inoltre, l’approccio ambulatoriale permette ai pazienti di mantenere maggiore flessibilità e comfort nel percorso chirurgico.
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Sono presenti varie prestazioni ortodontiche che rientrano in ambito ambulatoriale, tra cui l’ortodonzia intercettiva, l’ortodonzia fissa, l’ortodonzia mobile e gli allineatori trasparenti. Le differenze chiave riguardano la tipologia di apparecchio, l’estetica, l’igiene, la prevedibilità dei risultati e l’impegno del paziente.
Classificazione delle malocclusioni secondo Angle (Classe I, II, III) con caratteristiche e manifestazioni diverse. Le malocclusioni possono includere affollamento dentale, diastemi, rotazioni, inclusioni, agenesie e alterazioni dell’occlusione (open bite, deep bite, cross bite, overjet). Le conseguenze non trattate includono problemi masticatori, fonatori, parodontali e ATM, oltre a potenziali disturbi posturali.
Un percorso completo in uno studio di ortodonzia si sviluppa attraverso fasi: valutazione e diagnosi, preparazione pre-ortodontica, trattamento attivo, rifinitura, rimozione apparecchio e contenzione, controlli di mantenimento. I costi variano in base a complessità del caso, tipologia di apparecchio, durata e area geografica.
In linea di principio non esiste il trattamento ortodontico migliore in termini assoluti; ogni apparecchio presenta vantaggi e svantaggi. La scelta va fatta in collaborazione con l’ortodontista, considerando la valutazione clinica, i costi e l’impatto estetico. Il paziente può essere interessato a soluzioni economiche o meno invasive, ma qualsiasi decisione deve essere avallata dall’ortodontista.
La visita ortodontica è la prestazione preliminare essenziale per valutare la necessità di un trattamento. Le prestazioni ortodontiche comprendono diverse tipologie di apparecchi: fissi, mobili, allineatori, e contenzione. Il trattamento ambulatoriale offre flessibilità e tempi di recupero più rapidi. Nei casi di malocclusioni scheletriche gravi negli adulti, può essere indicato un percorso orto-chirurgico, che comprende una fase pre-chirurgica, l’intervento e una fase post-chirurgica ortodontica.
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