
Le corone dentali in zirconio sono una delle opzioni più utilizzate nell’odontoiatria moderna per ripristinare denti danneggiati o compromessi. La corona in zirconio è una protesi fissa che viene applicata su un dente danneggiato per ripristinarne la forma, la funzione e l’estetica oppure per protesizzare un impianto dentale.
Il nome zirconia identifica una classe di composti a base di biossido di zirconio, ZrO2. Lo zirconio è un elemento relativamente comune nella crosta terrestre: è diciassettesimo nella scala di abbondanza relativa, più abbondante di elementi ritenuti comuni quali rame, stagno, piombo o zinco. Lo zircone (ZrSiO4), è il minerale più comune e più sfruttato commercialmente.
La zirconia che viene impiegata in odontoiatria non è un metallo: è una ceramica, cioè un composto inorganico non metallico - è l’ossido del metallo zirconio (Zr), come da formula chimica ZrO2. La zirconia impiegata per la fabbricazione degli impianti dentali appartiene all’ampia classe di materiali noti come ceramiche hi-tech (o ceramiche avanzate), che sono ottenute dalla consolidazione di polveri ottenute attraverso la sintesi di sostanze chimiche ad alta purezza.
La zirconia che viene impiegata in odontoiatria presenta una serie di proprietà specifiche: è un isolante elettrico, ha bassa conducibilità termica, punto di fusione elevato (2500 °C), relativa fragilità in confronto alle leghe metalliche. L’impiego della zirconia nei dispositivi medici rappresenta solo una piccolissima parte del mercato di questo materiale.
Estetica naturale: lo zirconio ha un aspetto che può risultare molto simile a quello dei denti naturali, grazie alla sua capacità di riflettere la luce in modo simile allo smalto, questo permette di ottenere un effetto tipico dei denti veri evitando l’effetto “opaco” o “finto” che si può avere con altri materiali. Questo lo rende una scelta frequentemente presa in considerazione per i denti anteriori, ma la sua applicabilità dipende sempre dalle circostanze individuali.
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Resistenza: le capsule in zirconio sono conosciute per essere resistenti e durevoli, il che potrebbe essere utile per chi ha bisogno di una soluzione per i denti posteriori, che sono sottoposti a maggiori carichi masticatori. La loro robustezza può risultare un buon motivo per considerarle, ma solo dopo aver valutato le condizioni specifiche di ogni paziente.
Biocompatibilità: La zirconia è un materiale ceramico puro e quindi privo di metalli che possano portare ad allergie. Inoltre, si integra molto bene con i tessuti orali. Essendo privo di metallo non potrà mai avverarsi la condizione in cui possano risultare evidenti bordi scuri alla fine delle corone che molti pazienti lamentano come inestetismo.
Nel trattamento delle polveri e nella produzione della zirconia "medical grade" sono richiesti processi rigorosi. Le polveri di zirconia “medical grade” sono formate da cristalliti di dimensioni comprese tra 0,01 e 0,1 µm, che formano piccole particelle (grani o domini) di dimensioni comprese tra 0,1 e 1 µm. Per evitare la contaminazione della polvere, e per proteggere gli addetti alla produzione, il processo avviene in scatole a guanti (glove boxes) in atmosfera controllata.
Nell’Unione Europea la zirconia da impiegare in dispositivi medici di tipo chirurgico, quali sono gli impianti dentali, deve soddisfare i requisiti prescritti dalle norme tecniche emanate dalla International Standards Organization (ISO). In particolare il materiale deve essere conforme alle prescrizioni della norma ISO 13356 (Implants for surgery - Ceramic materials based on yttria-stabilized tetragonal Zirconia, Y-TZP). I requisiti stabiliti da tale norma sono assai stringenti, e quindi il materiale deve avere una purezza elevatissima: le impurezze rappresentano circa 1/1000 del materiale.
Il processo utilizzato per trasformare la polvere in una ceramica può essere riassunto in quattro fasi principali: Preparazione, Compattazione, Consolidamento e Lavorazioni finali. La prima fase (presinterizzazione) consiste nel riscaldare i pezzi a temperatura intermedia (500 - 700 °C) per l’evacuazione degli additivi organici. Successivamente si esegue un trattamento ad alta temperatura (circa 1500 °C) dove con una opportuna sequenza tempo / temperatura raggiungono la condizione finale voluta.
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Successivamente gli impianti sono sottoposti a pressatura isostatica a caldo (HIP - Hot Isostatic Pressing). HIP è una novità rilevante introdotta nella lavorazione della bioceramica per ottenere ceramiche con densità prossime a quella teorica. Inoltre, il trattamento HIP permette di minimizzare le tensioni residue all’interno dei pezzi ceramici migliorando ulteriormente la resistenza e l’affidabilità dei prodotti.
Le corone o gli elementi di ponte in zirconia-ceramica possono andare incontro a inconvenienti di scheggiatura parziale del rivestimento ceramico della sottostruttura in zirconia. La percentuale di comparsa del fenomeno “chipping” nei manufatti in zirconia-ceramica è riportata in letteratura in un ampio range compreso tra lo 0 e il 44%, condizione che impedisce di identificare un valore puntiforme.
Per gli autori della revisione della letteratura, la riparazione delle corone, o unità di ponte, danneggiate dal fenomeno del “chipping” è vista in maniera favorevole dai pazienti (che la richiedono) e dagli odontoiatri (che la propongono) rispetto alla sostituzione completa del manufatto danneggiato. Un approccio razionale al problema tuttavia suggerisce che la sopravvivenza nel tempo, e quindi il successo dell’intervento di riparazione del manufatto ceramico danneggiato, dipende da molti fattori estranei all’applicazione rigorosa delle procedure di riparazione.
I difetti di Grado 1 non richiedono una particolare procedura di riparazione, che vede l’apposizione di resina composita, ma sono trattati semplicemente andando a regolarizzare mediante frese diamantate l’area del difetto, alla quale fa seguito un’accurata levigatura di superficie mediante gommini per ceramica e paste da lucidatura dedicate. I difetti di Grado 2, invece, per estensione, richiedono riparazione mediante aggiunta di resina composita previo opportuno pretrattamento della superfici di ceramica.
Prima di procedere all’operazione di riparazione della ceramica danneggiata è opportuno isolare correttamente il campo operatorio mediante diga di gomma. Al termine del tempo di applicazione di HF è necessario un copioso lavaggio con H2O per alcuni minuti per neutralizzare e allontanare l’acido e una successiva asciugatura con alcol per rendere pervie le micro-irregolarità create. Su questa superficie condizionata con HF è possibile applicare un’agente chimico chiamato silano, in grado di stabilire in un verso legami chimici con la porcellana dell’area da riparare e dall’altro con le molecole di natura metacrilica presenti nella soluzione adesiva bonding/resina composita.
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È possibile poi ritrovare un sottogruppo dei difetti di Grado 2, definiti 2.1, ovvero quei difetti che mostrano l’esposizione della sottostruttura in zirconia e che richiedono anche, oltre alle procedure già descritte, un pretrattamento della zirconia. È possibile riconoscere un trattamento micro-meccanico consistente nel sabbiare la superficie esposta di zirconia con una polvere di ossido di alluminio rivestito di silice, in grado di adsorbire sulla superficie stessa e creare uno strato siliconico suscettibile a interagire con una soluzione a base di silano come prima descritto per il difetti di tipo 2. In questo caso si parla di trattamento tribochimico della zirconia.
In ultimo ritroviamo i difetti di Grado 3, che appaiono molto estesi, con discreta esposizione della sottostruttura in zirconia e interessano aree del manufatto protesico particolarmente sollecitate dai carichi masticatori.
Grazie ad analoghi digitali, ai Ti-Base per impianti, ai software digitali e alle librerie implantari CAD/CAM, la nuova frontiera della simulazione protesica virtuale è sempre più realistica, permettendo la creazione di soluzioni precise e personalizzate per ogni paziente. Il principale motivo per cui il ricorso a queste componenti è così popolare sta nella stabilità e nell’affidabilità della connessione che consentono di creare tra la corona e l’impianto, sfruttando le potenzialità della tecnologia CAD/CAM.
Attualmente il protocollo più diffuso in protesi avvitata è la realizzazione della stessa da flusso digitale. Il secondo prevede un progetto al CAD della protesi compresa del design della connessione implantare. Questo protocollo però non permette di eseguire ponti con i torni (mentre gli elementi singoli sì!), ma solamente con i fresatori.
La soluzione che meglio si addice alla costruzione di protesi avvitata, con protocolli facilmente ripetibili è l’utilizzo di TI-Base da incollaggio. Nel nostro centro di progettazione e di produzione, abbiamo avuto la possibilità di poter lavorare con tantissime tipologie di TI-Base. Il risultato?
Lo spazio cemento impostato nelle librerie varia notevolmente tra le varie aziende. Molte di queste inseriscono uno spazio cemento uniforme oltre i 3 centesimi, per noi eccessivo. Tolleranze di questo tipo comportano troppo movimento prima della cementazione, rendendo praticamente impossibile il corretto posizionamento. Zero. Fondamentale per la stabilità prima della cementazione. 2 centesimi + o -. 3 centesini + o -.
Dalla nostra analisi è emerso che pochi Ti-base hanno molte di queste caratteristiche, solo alcuni di ultimissima generazione. Altri, anche non progettati negli ultimi anni, hanno comunque alcune delle principali caratteristiche, sopra descritte, da renderli più che validi anche per cementazione da impronta digitale. A causa di questo, molti dei nostri clienti ci richiedono di intervenire in fase di produzione per recuperare l’eccessivo movimento.
Tra i sistemi implantari messi a disposizione da Dental Tech, spiccano la Linea FTK, con connessione conica morse a 11° e indice esagonale interno, e la Linea ImpLassic FTP, con connessione conometrica a 6° e indice di posizione esagonale. Entrambe le linee, grazie alle rispettive connessioni conica e conometrica, sono indicate per l’inserimento in posizione sottocrestale.
Gestione ottimizzata del tragitto transmucoso: sono disponibili Tbase con altezze transmucose di 0,5 - 1,5 - 3 - 4 - 6 mm. Maggiore modularità dell’altezza coronale: ampia gamma di altezze coronali per garantire un adattamento più puntuale alle diverse esigenze cliniche ed estetiche.
Quanto costa una corona in zirconio? Il costo di una corona in zirconio può variare, ma dipende da vari fattori, come la complessità del trattamento e la posizione del dente da trattare. Sebbene possa essere più costosa rispetto ad altre soluzioni, è bene ricordare che la scelta del materiale deve essere fatta tenendo conto non solo del prezzo, ma anche delle caratteristiche e delle necessità del paziente.
Quanto dura una corona in zirconio? La durata di una corona in zirconio può essere variabile e dipende da diversi fattori, tra cui le abitudini di igiene orale e la posizione del dente trattato. In generale, le corone dentali in zirconio potrebbero avere una lunga durata, ma la scelta di questa opzione va sempre valutata dal dentista in base alle esigenze individuali. La cura continua dei denti, insieme a visite regolari, può contribuire a mantenere la salute orale nel tempo.
Denti in zirconio: sono una possibile soluzione per protesi dentarie? La zirconia oltre che per le corone singole viene presa in considerazione anche per riabilitazioni orali più complesse come le protesi di toronto. Grazie alla sua resa estetica ed elevata resistenza risulta una valida opzione insieme ai classici materiali utilizzati.
È importante ricordare che la decisione finale sull’uso delle corone in zirconio deve essere sempre presa dal dentista, che, dopo aver esaminato le esigenze e la situazione clinica del paziente, saprà indicare la soluzione più adatta. La scelta di utilizzare lo zirconio per le protesi deve essere presa in base alla situazione specifica del paziente e alla valutazione del dentista.
| Proprietà | Caratteristiche |
|---|---|
| Estetica | Traslucenza simile allo smalto, assenza di bordi metallici scuri |
| Resistenza | Elevata, adatta anche per denti posteriori; migliorata da processi come HIP |
| Biocompatibilità | Materiale ceramico privo di metalli, ridotto rischio allergico |
| Produzione | Quattro fasi: preparazione, compattazione, sinterizzazione, lavorazioni finali |
| Complicanze | Rischio di "chipping" variabile (0-44%), riparabile in molti casi |
Dott. Russo Ettore MariaLaureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università di Catania il 10 luglio 2020. Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2018.
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