
Il bruxismo è un disturbo caratterizzato dal digrignare o serrare i denti in modo involontario, spesso durante il sonno, ma può avvenire anche di giorno. Il bruxismo può portare a usura dei denti, dolore alla mandibola, mal di testa e disturbi del sonno. In alcuni casi, le persone non si accorgono di soffrirne finché non compaiono i sintomi. Il bruxismo è un’attività muscolare involontaria e non funzionale dei muscoli masticatori, caratterizzata da digrignamento, serramento o sfregamento dei denti.
Può avvenire durante il sonno (bruxismo notturno) o mentre si è svegli (bruxismo diurno). Bruxismo del sonno (notturno): avviene inconsciamente durante il sonno. Bruxismo da veglia (diurno): si manifesta durante il giorno, spesso sotto forma di serramento dei denti. Nel serramento statico (clenching) il movimento è assente o minimo, i denti vengono stretti con forza, ma senza movimento laterale. Viene esercitata una forza prolungata e statica, di solito è più comune durante il giorno, spesso in situazioni di stress o concentrazione. Nel digrignamento (grinding), invece, il movimento è presente, i denti vengono sfregati tra loro con movimenti laterali o avanti-indietro. Viene esercitata una tipologia di forza dinamica e ripetuta prevalentemente durante il sonno.
A questo proposito è utile chiarire la differenza tra comportamenti funzionali e parafunzionali. I comportamenti funzionali sono azioni normali e utili, legate alla vita quotidiana come masticare, deglutire, parlare, sbadigliare. I comportamenti parafunzionali, invece, sono azioni involontarie, ripetitive o compulsive, non necessarie e spesso dannose come ad esempio bruxismo, mordicchiare unghie, penne o labbra, spingere la lingua contro i denti, mordersi le guance, succhiarsi il dito (soprattutto nei bambini).
Il bruxismo è relativamente comune, con incidenza variabile a seconda dell’età e del tipo. Ha un decorso spesso benigno, ma può diventare cronico o problematico se trascurato. Il bruxismo del sonno (notturno) colpisce circa il 13% della popolazione adulta, mentre quello da veglia (diurno) è presente nel 20-30% degli adulti. Nei bambini è molto più frequente, con una prevalenza stimata tra 14% e 38%, ma tende a ridursi con l’età. Tendenzialmente il bruxismo svanisce con l’avanzare dell’età e non è una condizione cronica.
Nella fase iniziale si può faticare a riconoscere i sintomi del bruxismo e non sempre è facile riconoscerlo in autonomia. Dopo una prima autoanalisi è sempre bene rivolgersi al proprio dentista di fiducia per una diagnosi precisa e accurata. Il primo passo per diagnosticare il bruxismo è effettuare una visita odontoiatrica. Dopo una prima analisi generale, il dentista verifica la presenza di alcuni elementi significativi. Viene eseguita una valutazione sull’usura o fratture dei denti, palpazione muscolare e mobilità mandibolare. Per approfondire, possono essere richiesti ulteriori esami diagnostici come l’elettromiografia di superficie oppure una polisonnografia nel caso di bruxismo notturno, utile per monitorare i movimenti mandibolari e i livelli di ossigenazione durante il sonno.
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La diagnosi non può basarsi unicamente sull’evidenza di usura della dentatura, poiché la parafunzione potrebbe aver avuto luogo anche molto tempo prima rispetto al riscontro clinico. In passato si ipotizzava una correlazione con precontatti o interferenze occlusali, ma studi hanno mostrato che il pattern occlusale non è correlabile all’incidenza del bruxismo. Lo stress e i fattori psicologici sono stati considerati importanti, anche se la loro associazione è valida solo in una piccola percentuale della popolazione. È assodato che adulti e bambini consapevoli di digrignare siano più ansiosi, aggressivi e iperattivi.
Il bruxismo è oggi considerato il risultato di una complessa interazione tra fattori centrali (neurologici e psicologici) e locali (orali e comportamentali). Il sistema dopaminergico, che regola il controllo motorio e la motivazione, è implicato nel bruxismo. Il microarousal (brevi risvegli inconsci durante il sonno) è spesso associato all’attività bruxistica. Alcuni tratti di personalità e farmaci psicotropi, soprattutto antidepressivi SSRI, possono contribuire, ma la relazione non è unica né definitiva. Alcuni studi hanno evidenziato che episodi di bruxismo notturno hanno durata di 3-10 secondi e sono associati ad aumento dell’attività cerebrale e cardiaca, con tachicardia.
Il bruxismo può avere ripercussioni significative su vari aspetti della salute orale e generale, soprattutto se persiste nel tempo. Può causare usura dello smalto, sensibilità dentinale, dolore alla mandibola, dolore alle orecchie, cefalee e, in caso di patologie associate, peggiorare i disturbi temporomandibolari. Può portare alla distruzione del tessuto dentale, alla rottura di ricostruzioni o riabilitazioni protesiche, oltre all’induzione di disturbi del sonno del partner a causa del rumore notturno.
Il primo trattamento è spesso di natura comportamentale: modifiche dello stile di vita, tecniche di rilassamento, gestione dello stress, educazione alla parafunzione e terapie di rilassamento. Il bite è il dispositivo odontoiatrico tipicamente utilizzato: una placca occlusale realizzata su misura in resina trasparente che aiuta a rilassare i muscoli coinvolti e a proteggere i denti dal digrignamento. Il bite va indossato principalmente durante la notte e richiede presa d’impronta precisa e registrazione occlusale per lo spessore. Può causare una certa scomodità iniziale e irritazioni gengivali, e necessita di pulizia e disinfezione quotidiane. Il bite può non essere sufficiente da solo per trattare il bruxismo, ma spesso è parte di una strategia multimodale.
Tra le terapie affiancate, si includono tecniche di rilassamento miofasciale, massoterapia sui muscoli masticatori, stretching del collo, della mandibola e delle spalle. Per correggere eventuali malocclusioni si può ricorrere a un approccio ortodontico. Alcune sperimentazioni farmacologiche mirano a modulare il sistema nervoso centrale, ma non esiste attualmente una terapia uniforme ed efficace per tutti i casi. Alcuni farmaci possono ridurre l’attività bruxistica notturna, ma la gestione principale resta la modifica comportamentale e l’uso del bite. Realizzato correttamente, il bite protegge i denti e favorisce un migliore rilassamento muscolare durante la notte.
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Il bruxismo colpisce circa il 20% dei bambini, con maggiore frequenza tra i 4 e i 10 anni. In età adulta tende a diminuire, ma in alcuni casi può persistere o evolversi. In chiave pratica, per i bambini spesso non viene utilizzato alcun trattamento farmacologico; si procede con monitoraggio da parte dei genitori attraverso l’osservazione e si possono adottare tecniche di rilassamento. Sia negli adulti che nei bambini, il bruxismo comporta le stesse problematiche principali: usura, dolore e potenziali disturbi delle articolazioni temporomandibolari.
Il bruxismo è una parafunzione complessa che coinvolge fattori centrali e locali. La diagnosi si avvale di visita odontoiatrica ed esami mirati, mentre il trattamento si basa su approcci multimodali che includono bite, terapie di rilassamento, gestione delle abitudini e, se necessario, correttezza occlusale con ortodonzia. La gestione precoce è fondamentale per limitare i danni e migliorare la qualità della vita.
| Tipo di bruxismo | Frequenza stima |
|---|---|
| Notturno | Circa 13% degli adulti |
| Diurno | 20-30% degli adulti |
| Ne bambini | 14-38% |
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