
La parodontite è una patologia infettivo-infiammatoria cronica, ad eziologia multifattoriale, causata principalmente dalla placca batterica con l'interazione di cofattori quali suscettibilità dell’ospite, fattori ambientali e comportamentali. Il cavo orale ospita infatti un microbiota simbiotico, il quale esercita effetti benefici sull’ospite: contrasta la colonizzazione da parte dei microrganismi patogeni, attenua la risposta infiammatoria dell’ospite e partecipa allo sviluppo fisiologico delle difese immunitarie del cavo orale. In condizioni patologiche però, questa relazione simbiotica viene meno e lascia il posto a uno stato di disbiosi, in cui la proporzione di specie batteriche trasla verso una maggiore prevalenza di specie in grado di elevare la patogenicità del microbiota e di modulare la risposta dell’ospite, favorendo l’insorgenza di uno stato infiammatorio cronico.
Il gold standard nel trattamento della malattia parodontale consiste nella strumentazione meccanica sopra e sottogengivale, mediante scaling e root planing (SRP), eseguito tramite strumenti ultrasonici e manuali. Nonostante la strumentazione meccanica rappresenti il gold standard nella terapia parodontale non chirurgica, alcuni fattori, tra cui biofilm subgengivale residuo, fattori anatomici, profondità di tasca elevate e abilità di invasione dei tessuti parodontali da parte di alcuni patogeni, minano all’efficacia della stessa. Questi fattori hanno portato molti ricercatori a valutare numerose terapie coadiuvanti la terapia meccanica, che possano incrementarne i risultati, tra cui la somministrazione in studio e/o a livello domiciliare di antimicrobici topici e di molecole biologicamente attive.
La lattoferrina (LF) è una glicoproteina multifunzionale che, prodotta dalle cellule epiteliali ghiandolari e dai neutrofili, è presente in diversi fluidi corporei come colostro, latte, saliva, lacrime e secrezioni mucose. È una proteina chelante ad alta affinità per il ferro e svolge diverse funzioni fisiologiche con attività antivirali, antimicrobiche, antiossidanti e immunomodulanti. La sua azione antibatterica principale è dovuta alla capacità di sequestrare il ferro, rendendolo non disponibile ai microorganismi che ne necessitano per moltiplicarsi.
La lattoferrina possiede interessanti proprietà promotrici sull’attività degli osteoblasti e dei condrociti: stimola la proliferazione e la differenziazione degli osteoblasti primari e agisce come fattore per la loro sopravvivenza inibendone l’apoptosi. Influisce anche sull’osteoclastoformazione e inibisce l’osteoclastogenesi. Diversi studi concordano nell’identificarla come possibile marker di malattie parodontali e della capacità di risposta e guarigione dei tessuti alla terapia parodontale non chirurgica.
Numerosi studi sperimentali e clinici hanno esplorato il ruolo della lattoferrina in ambito orale e sistemico. In uno studio clinico randomizzato su bambini con diabete di tipo II, il trattamento con lattoferrina per 3 mesi ha ridotto la produzione di citochine pro-infiammatorie sieriche, ha migliorato l’infiammazione associata al diabete e ha determinato un significativo aumento della sintesi di insulina con diminuzione della glicemia. Nel cavo orale è stato dimostrato che livelli non ottimali di lattoferrina influenzano lo sviluppo della placca (biofilm) dentale.
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La somministrazione orale di lattoferrina riduce efficacemente il danno della barriera epiteliale intestinale da Escherichia coli e favorisce l’omeostasi del microbiota. Su modelli animali con diabete, il topo privo di lattoferrina ha un rischio più alto di sviluppare parodontite sperimentale, mentre la somministrazione di lattoferrina inibisce la formazione di biofilm batterico e riduce la presenza di periopatogeni come P. gingivalis e P. intermedia.
La lattoferrina è stata valutata in prodotti orali (dentifrici, collutori e compresse orosolubili) per supportare la terapia parodontale non chirurgica. La linea GLIC Emoform (Polifarma Benessere), a base di lattoferrina con sistema LBC COMPLEX che rilascia gradualmente la lattoferrina assicurandone stabilità e biodisponibilità, è stata utilizzata in uno studio clinico in confronto a clorexidina e a un prodotto contenente microRepair BIOMA con probiotici (Biorepair Peribioma).
Lo scopo dello studio era porre a confronto diversi principi attivi utilizzabili come trattamento domiciliare di supporto in pazienti affetti da malattia parodontale, per valutare come l’aumento delle difese dell’organismo e la promozione di batteri “buoni” possano portare a un miglioramento degli indici infiammatori parodontali grazie al raggiungimento dell’eubiosi orale.
| Gruppo | Trattamento domiciliare | Durata | Risultato principale |
|---|---|---|---|
| Gruppo 1 (controllo) | Clorexidina 0.12% (dentifricio + collutorio) | 30 giorni | Diminuzione indici placca e sanguinamento, ma miglioramenti inferiori a 3 mesi rispetto a lattoferrina e ozono in altri studi |
| Gruppo 2 (test) | GLIC Emoform (lattoferrina, LBC COMPLEX) | 3 mesi | Diminuzione degli indici infiammatori; prodotto pro-attivo senza effetti collaterali e adatto a uso prolungato |
| Gruppo 3 (test) | Biorepair Peribioma (microRepair BIOMA + probiotici) | 3 mesi | Diminuzione degli indici infiammatori; promozione di batteri benefici (Lactobacillus, Bifidobacterium) |
In tutti i gruppi si è registrata una diminuzione degli indici di placca (PI) e di sanguinamento (BoP) nell’arco dei tre mesi. Tra T2 e T3 (da 3 a 6 mesi) si è osservata una ulteriore diminuzione di BoP e PI, sebbene meno marcata rispetto al periodo T0-T2. I risultati suggeriscono che sia i probiotici che la lattoferrina sono principi attivi da considerare come valido supporto per lo SRP e per la fase di mantenimento in soggetti affetti da malattia parodontale, in virtù della loro azione pro-attiva che tende a indurre eubiosi orale senza gli effetti collaterali tipici della clorexidina.
Lo stress ossidativo, determinato dall’eccessiva produzione di radicali liberi (ROS) non bilanciata dagli antiossidanti endogeni, gioca un ruolo centrale nella patogenesi della parodontite e nelle sue complicanze sistemiche. In presenza di infiammazione la produzione di ROS aumenta drasticamente e porta al danno tissutale. È stato dimostrato che, in caso di parodontite non trattata e con l’aumentare della profondità della tasca, le attività delle molecole antiossidanti si riducono. La lattoferrina, grazie alle sue proprietà antiossidanti e immunomodulanti, può contribuire a limitare il danno tissutale e a modulare la risposta infiammatoria sistemica.
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La relazione bidirezionale tra parodontite e diabete è ben documentata: il diabete mellito è un fattore di rischio per la parodontite e la parodontite può peggiorare il controllo glicemico. Studi clinici mostrano che la lattoferrina può ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie e migliorare indicatori metabolici, contribuendo a una migliore regolazione della glicemia in soggetti diabetici.
La lattoferrina è stata impiegata in varie formulazioni: dentifrici, collutori e compresse orosolubili. Le formulazioni orali hanno l’obiettivo di aumentare la concentrazione locale della proteina nelle secrezioni salivari e nel solco gengivale. La somministrazione sistemica/orale è stata studiata anche in ambito pediatrico e per la prevenzione delle infezioni delle vie aeree; in odontoiatria la supplementazione topica e domiciliare è particolarmente interessante per il mantenimento dell’eubiosi orale.
Vantaggi pratici delle formulazioni a base di lattoferrina:
Alcuni limiti evidenziati negli studi disponibili includono la dimensione campionaria ridotta, eterogeneità nelle modalità e nei dosaggi di somministrazione, e la rilevazione dicotomica di indici clinici (presenza/assenza di placca e sanguinamento) che non permette di valutare la gravità dell’infiammazione. Sono pertanto necessari studi clinici randomizzati, controllati e con follow-up estesi, che valutino non solo gli indici clinici ma anche le modificazioni del microbiota subgengivale e parametri sistemici quali marker di stress ossidativo e controllo glicemico nei pazienti diabetici.
Restano promettenti i dati che suggeriscono un ruolo della lattoferrina come coadiuvante non chirurgico nella gestione delle parodontiti, in particolare per la capacità di modulare l’ecosistema orale, ridurre l’infiammazione e favorire processi rigenerativi dei tessuti di sostegno. L’utilizzo combinato di strategie professionali (SRP, air polishing, debridement) con protocolli domiciliare pro-attivi a base di lattoferrina e/o probiotici appare oggi una direzione clinicamente sensata per migliorare gli esiti a breve e lungo termine.
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La lattoferrina è una glicoproteina multifunzionale presente in vari fluidi corporei, con capacità di legare il ferro e svolgere attività antimicrobiche, antivirali, antiossidanti e immunomodulanti. La sua integrazione nelle pratiche di supporto alla terapia parodontale non chirurgica mostra potenzialità nel ridurre l’infiammazione parodontale, favorire la chiusura delle tasche e promuovere un microbiota orale più equilibrato, con evidenti vantaggi in termini di sicurezza e tollerabilità rispetto ad alcuni antisettici tradizionali.
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