Via Burgasser-Leisz al Dente del Gigante: storia, itinerario e interpretazioni moderne

La via Burgasser-Leisz, tracciata il 28 luglio 1935 da Herbert Burgasser e Rudolf Leisz sulla parete sud del Dente del Gigante, è oggi una delle linee storiche più iconiche del massiccio del Monte Bianco. Il testo qui presente raccoglie e riorganizza in modo approfondito le descrizioni presenti nel materiale, offrendo una visione completa dell’itinerario, delle difficoltà, delle modifiche moderne e delle considerazioni storiche sul contesto alpinistico dell’epoca.

Contesto storico e geografia della via

Il Dente del Gigante è una guglia granitica che domina il massiccio del Monte Bianco, con una parete sud tecnicamente impegnativa e caratterizzata da tratti strapiombanti e fessure spesso non evidenti. La via Burgasser-Leisz attraversa la parete centrale della breve giallastra e strapiombante parete sud, in una linea che non segue necessariamente fessure visibili ma che si sviluppa lungo una successione di tiri articolati e a volte poco prevedibili. La cordata originale ha scelto una via che, per la sua esposizione e per la caratteristica roccia, rappresenta una sfida di resistenza e meccanica alpinistica.

Descrizione dell’itinerario storico

  1. Tiro 1: L1: l'originale attacca in un’evidente rampa obliqua all’estrema destra della conca detta "salle à manger". Lunghezza circa 15 m, grado stimato 5c+. Sosta a chiodi.
  2. Tiro 2: L2: diedro di 6b, con avvio in ombra. Per trovare il grado corretto, bisogna traversare 3 metri a destra dove si incontra lo spigolo-placca e ritornare sinistra in fessura (5c+, obbl.). Da qui dritti nel diedro fino alla sosta a spit. ~25 metri.
  3. Tiro 3: L3: strapiombo di sezione fisicissima, protetto a spit, difficile persino ribaltarsi. Grado contestato tra 6b+ e 6c+. Lunghezza ~20 metri.
  4. Tiro 4: L4: diedro perfetto, 15 metri, difficoltà intorno al 6b.
  5. Tiro 5: L5: traversata di 15 metri a sinistra dalla sosta su roccia particolare, serie di gradini comodi per le soste, consigliata non fermarsi troppo in sosta a spit per motivi di traffico o per gestire la corda sulle parti finali. Grado 5b, lunghezza ~55 metri.
  6. Tiro 6: L6: tiro chiave. Due possibilità: (a) fessura ad incastro sulla sinistra, fisica, 6c quasi tutta da proteggere; (b) tiro di A0 interamente chiodato a destra della prima sezione. Può essere fattibile in libera, grado non certo, ma la parte dopo l’artif è molto bella (intorno al 6a+). Le protezioni lungo la via includono numerosi chiodi e spit, con possibilità di proteggersi su cordini fissi e fessure.

Materiale e stato attuale: la via è in fase di rivisitazione da parte della guida alpina Gianni Carbone, con sostituzione di vecchi chiodi da ghiacciaio e cunei con spit eterni. Tale intervento solleva questioni etiche e pratiche sull’uso di chiodi artificiali e sulla conservazione della memoria storica. La descrizione dell’itinerario originale resta utile per chi intende comprendere l’evoluzione tecnica dell’alpinismo in alta quota.

Descrizione dell’attrezzatura e delle tecniche moderne

Attualmente le condizioni richiedono una dotazione tipica di alta quota: NDA - ramponi e piccozza per attraversare il ghiacciaio, due corde da 60 m per le doppie, circa 8 rinvii e qualche friend medio. Se le condizioni lo permettono, è possibile arrampicare con scarpette. Per la gestione del rischio, è utile considerare che la linea moderna può prevedere chiodi multipli e corde fisse, con la possibilità di utilizzare protezioni alternative come fettucce e cordini a seconda delle sezioni.

Avvicinamento e descrizione della via odierna

Descrizione dell’avvicinamento tipico: da Punta Helbronner si scende sul ghiacciaio del Gigante puntando verso destra in direzione del Dente del Gigante, passando sotto l’Aiguille Marbrées e salendo il pendio fino alla base di un canalino nevoso, risalito fino a una sosta su spit e cordone. Da lì si sale per sfaciumi seguendo ometti e corde fisse fino all’uscita sulla cresta nevosa che porta alla Gengiva del Dente.

Leggi anche: Come gestire il gonfiore dopo l'estrazione dei denti del giudizio

Itinerario in dettaglio (nella variante consigliata):

  • 1° tiro: dalla gengiva in discese verso una cengia con corda fissa.
  • 2° tiro: traversata a sinistra della sosta, salita su circa 30 metri fino a un cordone bianco; risalire il muretto del cordone e raggiungere una comoda sosta su ampia cengia.
  • 3° tiro: inizio delle placche Burgener, cordi fissi e fessure che conducono a una piccola cengia e sosta.
  • 4° tiro: salita della placca sopra la sosta, traversando a destra con cengette e fessure; si raggiunge un diedro superabile con passi atletici.
  • 5° tiro: risalita del filo di cresta fino a una sosta poco sotto la punta occidentale del dente (Punta Sella 4009 m s.l.m.).
  • 6° tiro: si aggira lo spigolo a destra della sosta, si prosegue in traverso e discesa (cordone) fino all’intaglio tra le punte Sella e Graham; si sale il muro fessurato con corde fisse che portano in vetta. Discesa: doppie dalla sommità all’intaglio tra Punta Sella e Punta Graham.

Note pratiche e considerazioni moderne

La guida di ALP e le recenti rivisitazioni invitano a considerare diverse materie pratiche: la via Burgasser-Leisz è molto bella, con una vista incredibile sulla cresta di Rochefort e sul bacino del Bianco. La scalata è piuttosto rude e atletica, su roccia buona, con chiodatura da integrare con una serie di friend. È utile raddoppiare i micro e il 2BD per l’ultimo tiro, e si richiede attenzione durante la discesa, che può essere improntata da tre calate (circa 30, 30 e 50 metri) per raggiungere il nevaio.

Contesto di salita in giornata: la via è spesso percorsa in giornata o in breve soggiorno, ma il tempo stringe e l’ultima funivia può imporre un ritmo rapido. Le soste lungo la via sono spesso composte da vecchi chiodi e cordini, e la roccia può richiedere integrazione con friend e nut su alcuni passaggi.

Storia dell’alpinismo legata al Dente del Gigante

La prima salita ufficiale del Dente del Gigante fu realizzata il 28 luglio 1882 da Jean Joseph, Battista e Daniele Maquignaz, attraverso una linea diretta sul versante nord-ovest. La legenda dell’alpinismo cita figure come Mummery, che tentò nel 1880 di aprire una linea diretta sul versante sud con Alexander Burgener e Benedikt Venetz. Il successo di queste imprese pionieristiche è legato a una filosofia di conquista che predilige l’impegno personale e la gestione delle condizioni complesse, un tema che continua a influenzare l’etica dell’alpinismo odierno.

La parete sud, con i suoi punti di sosta attrezzati e corde fisse, rappresenta una testimonianza concreta di come l’evoluzione delle pratiche di cordata e protezione abbia trasformato le attività di alta quota nel corso del tempo. Il Dente del Gigante resta, inoltre, un punto nodale per le visite alpinistiche internazionali: da qui si gode una vista a 360 gradi e si percepisce l’esposizione tipica delle grandi pareti delle Alpi.

Leggi anche: "La Lingua Batte Dove Il Dente Duole": scopri di più

Note di chi ha partecipato alle moderne ripetizioni

Il Dente del Gigante è stato ripetuto recentemente da vari gruppi di alpinisti, tra cui Dario Eynard, Riccardo Volpiano e Luca Schiera. Le condizioni di ghiaccio e roccia, i tempi di percorrenza e l’uso di corde fisse sono stati temi ricorrenti nelle relazioni odierne, con particolare attenzione all’equilibrio tra la tradizione etico-morale e l’efficacia della protezione artificiale.

La descrizione dell’itinerario e le varianti progressive mostrano come l’itinerario possa essere affrontato in modi differenti, mantenendo lo stesso nucleo di difficoltà e di bellezza panoramica. La via, pur nella sua storia, continua a offrire una delle esperienze più intense e iconiche dell’alpinismo alpino, mettendo in luce la collaborazione tra generazioni di scalatori e tra diverse scuole di interpretazione delle linee di salita.

Immagine: silhouette della parete sud del Dente del Gigante con la Gengiva in primo piano

Note pratiche finali per i visitatori moderni

Se pianificate un’ascensione, verificate attentamente le condizioni climatiche e l’apporto di supporto logistico, perché la via si presta a diverse interpretazioni e a un'essenziale gestione del tempo. La combinazione di ghiaccio e roccia richiede equipaggiamento adeguato e una buona preparazione fisica, oltre a una valutazione attenta dei rischi legati a fulmini e cadute di massi. L’esperienza dimostra che la via Burgasser-Leisz resta una pietra miliare per la storia dell’alpinismo e una traccia vivente delle evoluzioni tecniche e culturali che hanno definito la pratica dell’alta quota.

Video: panoramica della parete sud e delle fasi chiave della Burgasser-Leisz

Leggi anche: Servizi Intesa Sanpaolo: Riflessioni

tags: #via #burgasser #dente #del #gigante #relazione

Post popolari: