
La via Burgasser-Leisz, tracciata il 28 luglio 1935 da Herbert Burgasser e Rudolf Leisz sulla parete sud del Dente del Gigante, è oggi una delle linee storiche più iconiche del massiccio del Monte Bianco. Il testo qui presente raccoglie e riorganizza in modo approfondito le descrizioni presenti nel materiale, offrendo una visione completa dell’itinerario, delle difficoltà, delle modifiche moderne e delle considerazioni storiche sul contesto alpinistico dell’epoca.
Il Dente del Gigante è una guglia granitica che domina il massiccio del Monte Bianco, con una parete sud tecnicamente impegnativa e caratterizzata da tratti strapiombanti e fessure spesso non evidenti. La via Burgasser-Leisz attraversa la parete centrale della breve giallastra e strapiombante parete sud, in una linea che non segue necessariamente fessure visibili ma che si sviluppa lungo una successione di tiri articolati e a volte poco prevedibili. La cordata originale ha scelto una via che, per la sua esposizione e per la caratteristica roccia, rappresenta una sfida di resistenza e meccanica alpinistica.
Materiale e stato attuale: la via è in fase di rivisitazione da parte della guida alpina Gianni Carbone, con sostituzione di vecchi chiodi da ghiacciaio e cunei con spit eterni. Tale intervento solleva questioni etiche e pratiche sull’uso di chiodi artificiali e sulla conservazione della memoria storica. La descrizione dell’itinerario originale resta utile per chi intende comprendere l’evoluzione tecnica dell’alpinismo in alta quota.
Attualmente le condizioni richiedono una dotazione tipica di alta quota: NDA - ramponi e piccozza per attraversare il ghiacciaio, due corde da 60 m per le doppie, circa 8 rinvii e qualche friend medio. Se le condizioni lo permettono, è possibile arrampicare con scarpette. Per la gestione del rischio, è utile considerare che la linea moderna può prevedere chiodi multipli e corde fisse, con la possibilità di utilizzare protezioni alternative come fettucce e cordini a seconda delle sezioni.
Descrizione dell’avvicinamento tipico: da Punta Helbronner si scende sul ghiacciaio del Gigante puntando verso destra in direzione del Dente del Gigante, passando sotto l’Aiguille Marbrées e salendo il pendio fino alla base di un canalino nevoso, risalito fino a una sosta su spit e cordone. Da lì si sale per sfaciumi seguendo ometti e corde fisse fino all’uscita sulla cresta nevosa che porta alla Gengiva del Dente.
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Itinerario in dettaglio (nella variante consigliata):
La guida di ALP e le recenti rivisitazioni invitano a considerare diverse materie pratiche: la via Burgasser-Leisz è molto bella, con una vista incredibile sulla cresta di Rochefort e sul bacino del Bianco. La scalata è piuttosto rude e atletica, su roccia buona, con chiodatura da integrare con una serie di friend. È utile raddoppiare i micro e il 2BD per l’ultimo tiro, e si richiede attenzione durante la discesa, che può essere improntata da tre calate (circa 30, 30 e 50 metri) per raggiungere il nevaio.
Contesto di salita in giornata: la via è spesso percorsa in giornata o in breve soggiorno, ma il tempo stringe e l’ultima funivia può imporre un ritmo rapido. Le soste lungo la via sono spesso composte da vecchi chiodi e cordini, e la roccia può richiedere integrazione con friend e nut su alcuni passaggi.
La prima salita ufficiale del Dente del Gigante fu realizzata il 28 luglio 1882 da Jean Joseph, Battista e Daniele Maquignaz, attraverso una linea diretta sul versante nord-ovest. La legenda dell’alpinismo cita figure come Mummery, che tentò nel 1880 di aprire una linea diretta sul versante sud con Alexander Burgener e Benedikt Venetz. Il successo di queste imprese pionieristiche è legato a una filosofia di conquista che predilige l’impegno personale e la gestione delle condizioni complesse, un tema che continua a influenzare l’etica dell’alpinismo odierno.
La parete sud, con i suoi punti di sosta attrezzati e corde fisse, rappresenta una testimonianza concreta di come l’evoluzione delle pratiche di cordata e protezione abbia trasformato le attività di alta quota nel corso del tempo. Il Dente del Gigante resta, inoltre, un punto nodale per le visite alpinistiche internazionali: da qui si gode una vista a 360 gradi e si percepisce l’esposizione tipica delle grandi pareti delle Alpi.
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Il Dente del Gigante è stato ripetuto recentemente da vari gruppi di alpinisti, tra cui Dario Eynard, Riccardo Volpiano e Luca Schiera. Le condizioni di ghiaccio e roccia, i tempi di percorrenza e l’uso di corde fisse sono stati temi ricorrenti nelle relazioni odierne, con particolare attenzione all’equilibrio tra la tradizione etico-morale e l’efficacia della protezione artificiale.
La descrizione dell’itinerario e le varianti progressive mostrano come l’itinerario possa essere affrontato in modi differenti, mantenendo lo stesso nucleo di difficoltà e di bellezza panoramica. La via, pur nella sua storia, continua a offrire una delle esperienze più intense e iconiche dell’alpinismo alpino, mettendo in luce la collaborazione tra generazioni di scalatori e tra diverse scuole di interpretazione delle linee di salita.
Se pianificate un’ascensione, verificate attentamente le condizioni climatiche e l’apporto di supporto logistico, perché la via si presta a diverse interpretazioni e a un'essenziale gestione del tempo. La combinazione di ghiaccio e roccia richiede equipaggiamento adeguato e una buona preparazione fisica, oltre a una valutazione attenta dei rischi legati a fulmini e cadute di massi. L’esperienza dimostra che la via Burgasser-Leisz resta una pietra miliare per la storia dell’alpinismo e una traccia vivente delle evoluzioni tecniche e culturali che hanno definito la pratica dell’alta quota.
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