
Milano è la nostra città. La viviamo ogni giorno attraverso le sue strade: le percorriamo, le cerchiamo, ne parliamo. Vi siete però mai fermati a riflettere sul nome delle vie di Milano? Ognuna nasconde la storia di un personaggio, di un evento storico o di un luogo, che merita di essere raccontato.
La strada come principio ordinatore della maggior parte delle città Italiane, rappresenta da sempre uno degli elementi fondativi della concezione teorica riferibile a città e territorio, sia nelle diverse forme della sua rappresentazione che nella concreta e pratica necessità di essere indirizzati a luoghi e specifiche destinazioni e monumenti della città storica. Al nome “via” così come al nome “porta”, associamo spontaneamente luoghi conosciuti o sconosciuti, destinazioni e attività con forme mentali e mnemoniche più o meno precise, “mappe” appunto, dalle quali ci lasciamo guidare e consigliare quotidianamente verso le nostre mete urbane ed extra-urbane ed ora anche nella globalizzazione.
Lo scorrere, lo stare, che il termine latino “via” presuppone, insieme al suo equivalente germanico “weg”, si sovrappongono nella toponomastica al termine “strada” nel senso di via ben sistemata, praticabile “stratificata e filtrante” sia a piedi che con carri e quadrupedi. Fanno in questo caso testo l'Urbanistica e la Tecnica Romane che per ragioni di dominio militare ed economico hanno nei secoli tracciato le principali vie di transito attraverso l’Europa.
La strada come elemento narrativo racconta persone e fatti: origini e destinazione sono i dati sensibili per risolvere l’enigma che la mappa rappresenta battezzando vie e strade differenziate per qualità (Corso, Largo, ecc.) con nomi e spesso nome e cognome di personaggi famosi o presunti tali, per dar lustro alla città al prezzo di una targa marmorea o di una meno nobile materia o come in questo caso eleganti architetture eclettiche.
Così l’esperienza della strada e quella dell’architettura si corrispondono. Al nome di una via può corrispondere la memoria di un eroe, di un giurista, di un architetto o di un evento che ha segnato la città. Ognuna diventa una piccola lezione di storia urbana che si legge passeggiando.
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Milano ha un passato archeologico che si può osservare nei siti che compongono la Milano Sotterranea, come il Battistero di San Giovanni alle Fonti, sotto il Duomo. Un'altra importante testimonianza storica è la Basilica di Sant’Ambrogio, la seconda chiesa di Milano, realizzata in stile paleocristiano e romanico lombardo. Non si può omettere una visita alla chiesa di Santa Maria delle Grazie per ammirare (previa prenotazione) l’Ultima Cena di Leonardo! Ai Navigli potrete girare tra vie e negozi di una volta per una passeggiata in luoghi suggestivi come il Vicolo dei Lavandai. Infine, per conoscere i personaggi che hanno reso grande la nostra città, è d’obbligo una visita al Cimitero Monumentale, con sculture e architetture suggestive.
Nel cuore di quella notte, le truppe italiane oltrepassarono il confine italo-austriaco alla volta delle terre irredente (Trento, Trieste, l’Istria). Di questa piazza ricorderete certamente i Navigli e la Porta Ticinese, progettata dall’architetto Luigi Cagnola per volere di Napoleone e chiamata dai milanesi Porta Cicca, dallo spagnolo chica, “porta piccola”.
Tutta Milano è costellata di strade il cui nome rimanda a storie: Via della Spiga è l'epicentro della moda e del lusso italiano, meta obbligata per turisti e curiosi che sognano in grande. Via Ripamonti, la più lunga di Milano, quasi 6,5 km, comincia dove sorgeva l’antico dazio di Porta Vigentina del varco nelle mura “spagnole” che difendevano la città. La Via Ripamonti anche se apparentemente è un lungo rettilineo, è una via che nel corso del tempo ha subito varie modifiche.
La lunga Via Ripamonti (è la più lunga di Milano, quasi 6,5 km) comincia dove sorgeva l’antico dazio di Porta Vigentina del varco nelle mura “spagnole” che difendevano la città. La porta prendeva nome dalla strada Vigentina, che porta a Pavia e che a sua volta aveva preso nome dal centro abitato di Vigentino, così detto perché posto a 20 miglia da Pavia (dal latino viginti, “venti”). Il Vigentino era un comune indipendente che fu annesso al comune di Milano una prima volta all’inizio del 1800 durante il governo francese per poi tornare indipendente al ritorno degli austriaci.
All’incrocio con viale Sabotino e viale Bligny, non potremo non notare l’enorme e decisamente sgraziato palazzo con ingresso in via Salasco 40. Una realizzazione post-moderna degli anni Novanta che non finisce di piacere. Per giunta l’incrocio delle vie Ripamonti, Salasco, Bligny e Sabotino è tra i più brutti della città. Uno slargo asfaltato (malamente) senza un albero e senza un filo d’erba.
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Proseguendo verso la periferia, la Via Ripamonti diventa strettine, marciapiedi stretti e pure la carreggiata. Questa è la parte più antica della via e precede il piano Beruto che ne precedette l’allargamento iniziale. In questo tratto possiamo ammirare il bel arredo urbano milanese, paletti, archetti e dissuasori di ogni fattura e forma disseminati per impedire il parcheggio selvaggio.
Dopo l’incrocio con via Soave, la Via Ripamonti si allarga tanto da diventare a tre corsie separate da una larga e lunga aiuola alberata. Pronti a scavalcare la ferrovia e lo Scalo Romana, ora in attesa di futuri sviluppi. Come nella parte superiore del cavalcavia, anche la parte meridionale è più larga e alberata, solo su di un lato però. Da un lato troviamo il grande supermercato con l’S famosa, mentre sull’altro lato troviamo due interessanti edifici per uffici.
Lo Smart City Lab doveva essere completato nel 2019, e come si vede, nel 2020 ancora nulla. Notizia recente vuole che Invitalia ha terminato nello scorso dicembre la procedura di aggiudicazione dei lavori all’impresa che realizzerà l’incubatore: l’inizio del cantiere è quindi imminente. Secondo il cronogramma fornito dalla stessa Invitalia, i lavori dovrebbero durare un anno circa. Smart City Lab, è un incubatore di progetti imprenditoriali e di promozione del coworking legato alla manifattura 4.0 in ambito urbano.
Chissà cosa penserebbe Paolo Sarpi se sapesse che il suo nome è associato a una delle vie più caratteristiche di Milano, cuore della Chinatown meneghina. Nella sua vita (1552-1623), Sarpi fu un importantissimo storico e teologo della Repubblica di Venezia. Proprio questo suo ruolo lo portò a essere al centro della cosiddetta “guerra dell’interdetto” (1606), in cui la Serenissima venne “scomunicata” da Papa Paolo V a causa dell’arresto a Venezia di due preti cattolici accusati di reati comuni e per l’adozione di una serie di leggi volte al contenimento della proprietà ecclesiastica.
Forse pochi di voi chiamano questa piazza con il proprio nome, preferendo un “ci vediamo all’uscita della metro”. Punto nevralgico della città, la piazza che si estende tra le due porte nord e che accoglie la fermata di Porta Venezia deve il suo nome a Guglielmo Oberdan, definito il primo martire dell’irredentismo. Triestino di origini, sposò la causa della liberazione di Trieste per tutta la sua vita. Credeva così tanto in questo ideale da spingersi al martirio: in occasione della visita dell’Imperatore Francesco Giuseppe a Trieste, architettò un attentato per assassinarlo. Il piano venne scoperto prima di essere portato a compimento e Oberdan fu arrestato e impiccato.
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Non si può dire “viale Papiniano” senza abbinare “mercato” o “Esselunga”. Il viale più legato al mondo del cibo di tutta Milano trova battesimo nel nome di Emilio Paolo Papiniano: un giureconsulto romano ricordato ancora oggi per la sua saggezza e l’importanza che ebbe nel suo tempo come maestro e uomo politico. Un aneddoto curioso ve lo renderà indimenticabile: Caracalla, che uccise suo fratello Geta per regnare da solo, ordinò a Papiniano di comporre un discorso di scuse per il fratricidio commesso. Papiniano si rifiutò, rispondendo che “era cosa assai più facile commettere un parricidio che scusarlo, e che era un secondo parricidio l’accusare un innocente ucciso”.
“La nuova ‘Via Dante’ a Milano. Dal 1860 a oggi, Milano è trasformata. Le casupole che il delicato novelliere milanese Giulio Carcano descriveva così bene, ponendovi le sue fanciulle pallide e malate, sono in buona parte demolite e hanno lasciato il posto a grandi case nuove. Napoleone I, a cui Milano deve tanto, voleva aprire una via che dall’Arco del Sempione andasse a finire nella piazza del Duomo. Se non proprio questa via, ideata dal grande conquistatore, un altra simile, press’a poco nella stessa direzione, fu aperta e compita testè: la Via Sempione, che fra poco sarà ribattezzata in Via Dante. È certo una delle più belle di Milano, con maestose case d’abitazione e negozî imponenti.”
Luigi Broggi, Casa Broggi, via Meravigli 2 (1888-89), vista dell'angolo tra via Meravigli e via Dante: esempi di come l'architettura e la toponomastica si intreccino per raccontare la trasformazione urbana e le aspirazioni di una città in crescita.
Il percorso della memoria urbana può essere supportato da carte e tracciati: il volume intende fornire al lettore tutte le coordinate per attraversare una strada che ha fatto la storia degli eserciti e delle comunicazioni della storia, fornendo le basi per valorizzarla in tutto il suo cammino. Infatti, nel volume sono inserite cartine e segmenti attraverso i quali è possibile percorrere concretamente la strada senza alcun errore o con diverse ipotesi di percorso, come viene indicato dalla recente e aggiornata bibliografia scientifica presentata. Inoltre, il volume è fornito di alcune files in modo da percorrere la strada con i moderni navigatori digitali.
| Via / Piazza | Significato / Personaggio |
|---|---|
| Via della Spiga | Epicentro della moda; nome dalla Contrada della Spiga o famiglia Spighi |
| Via Ripamonti | Tratto lungo quasi 6,5 km; nome dedicato allo storico Giuseppe Ripamonti |
| Piazza XXIV Maggio (San Gottardo) | Dedicata al monaco benedettino San Gottardo; segue il Naviglio Pavese |
| Piazza Oberdan | Intitolata a Guglielmo Oberdan, martire dell’irredentismo |
| Via Dante / Via Sempione | Parte della trasformazione urbana voluta da Napoleone; simbolo di rinnovamento |
La strada rimane dunque non solo elemento fisico ma anche memoria collettiva, strumento di conoscenza e di identità. Ogni via, e quindi anche Via Francesco Denti, trova nel contesto della città un significato che si intreccia con architettura, storia, eventi e persone: esplorarle significa ricomporre pezzi di una narrazione urbana plurale e stratificata.
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