
La fotografia in pedodonzia non è diversa rispetto alla fotografia odontoiatrica nell'adulto. Sicuramente è più difficile perché il piccolo paziente spesso non ci concede una seconda occasione per un buono scatto. Conoscendo le migliori tecniche di esecuzione ed impostando la nostra macchina fotografica in modo ottimale potremo creare una buona documentazione anche con bambini e ragazzi. La fotografia in ambito pedo/ortodontico oggi è un utile ausilio per comunicare con i genitori e con i pazienti in generale per spiegare loro quali siano le problematiche da trattare, quali possibilità di trattamento esistono per quella patologia o malocclusione, per monitorare e motivare l'igiene dei pazienti ed anche per una rivalutazione critica del nostro operato. Le fotografie sono indispensabili come documentazione medico-legale ed a fini assicurativi in caso di trauma, oltre ad essere utili anche per comunicare con gli altri specialisti ai quali riferire il nostro piccolo paziente (ad esempio logopedista/otorino/osteopata, ecc) allegando alla lettera di invio la documentazione completa del caso. Avere una buona documentazione è utile anche come confronto di crescita tra colleghi e per la rivalutazione dei risultati ottenuti a fine trattamento.
Per avere risultati di qualità in alta risoluzione è necessario possedere un corpo macchina reflex e un obiettivo macro, cioè dedicato alla fotografia da distanza ravvicinata, il più indicato in odontoiatria è il 105 mm macro. Ci serve poi una sorgente luminosa: possiamo usare un flash anulare, dove abbiamo un'unica sorgente luminosa non regolabile come direzione, un flash ibrido (come il Metz) dove le sorgenti luminose sono due e possono essere inclinate di 20°, oppure un flash a due sorgenti con una staffa. Per il nostro tipo di fotografia pedo-ortodontica è consigliabile il flash ibrido perché più versatile e maneggevole. Con un flash a due sorgenti si creano a volte delle ombre nei settori posteriori perché uno dei due flash è spesso coperto dalle guance. Nel settore anteriore invece proprio grazie al gioco di luci e ombre otteniamo una maggiore profondità e tridimensionalità dell'immagine. Questa soluzione è preferita da chi si occupa prevalentemente di estetica.
Corpo macchina e obiettivo; Tipologie di flash; Flash ibrido
Andiamo al settaggio del corpo macchina per la fotografia intraorale. Impostiamo la ghiera del corpo macchina su A priority di diaframmi, ed il diaframma tutto chiuso, lo schermo segnerà, con un obiettivo 105 mm, F57. F sta per Fuoco ed indica l'apertura del diaframma il quale regola la quantità di luce che entra nel sensore; più F è alto, più il diaframma è chiuso. Il diaframma chiuso ci permette di avere una maggiore profondità di campo, cioè vedere in modo nitido sia gli oggetti più vicini che più lontani, nel nostro caso dall'incisivo al molare. È necessario impostare un ISO basso 100 o 200, l'iso è la sensibilità del sensore. Il bilanciamento del bianco va messo su flash o su auto white balance e l'immagine creata in modalità fine per avere una qualità più alta. Per le fotografie intraorali l'obiettivo va messo su manuale e non su autofocus. Utilizziamo tutta l'escursione dell'obiettivo mettendolo su full. Se abbiamo il dispositivo antivibrazione lo dobbiamo disattivare.
Dopo aver regolato l'obiettivo su manuale e non su autofocus, deve essere scelta la distanza di messa a fuoco a seconda di cosa dobbiamo fotografare, in modo da avere una riproducibilità delle immagini. Per fotografare un quadrante, un social six o l'overjet si consiglia una distanza di 0,35-0,37 metri, per le intraorali o il sorriso 0,45-0,60 metri, per le foto del viso 1,5 metri. La messa a fuoco deve essere fatta non modificando l'ingrandimento con la ghiera dell'obiettivo ma sarà l'operatore ad avvicinarsi e allontanarsi dal soggetto in modo da ottenere la messa a fuoco, mantenendo costante il rapporto di ingrandimento per tutta la raccolta della documentazione.
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La scelta dell'apribocca da utilizzare può influenzare la qualità della nostra fotografia perché stirando i tessuti molli essi modificano la visibilità della nostra inquadratura. In commercio esistono diversi tipi di apribocca: gli interi classici, quelli a "V" doppi, i mezzi apribocca, lo spandex e la forchetta. Ogni tipo presenta caratteristiche utili per l'esecuzione delle diverse inquadrature. Ad esempio gli apribocca a "C" sono perfetti per le fotografie frontali perché scostano bene i tessuti molli del fornice, quelli a "V" sono indicati per le fotografie laterali e per i piccoli pazienti; uno spandex tagliato a livello dell'equatore è indicato per le foto occlusali.
Per ottenere una corretta perpendicolarità delle fotografie occlusali è necessario che siano fatte con degli specchi e poi riflesse orizzontalmente in post-produzione. Come per gli apribocca, possiamo scegliere tra diverse tipologie di specchi: rettangolare grande o piccolo, con eventuale impugnatura, oppure uno specchio angolato con due estremità di misure diverse per adattarsi a bocche di adulti o bambini. Gli specchi devono essere rodiati in superficie, trattamento che evita sdoppiamenti; quelli in titanio riflettono il 25% di luce in più. A seconda del tipo di specchio può essere necessario variare l’esposizione se si usano specchi non titanio. Conservare gli specchi con cura durante riordino e sterilizzazione.
Il flash deve essere settato in modalità TTL in modo che macchina e flash dialoghino tra loro in modo automatico trovando esposizione e tempo ottimali. Se si vuole far risaltare una frattura o la tessitura di superficie del dente esistono dei contrastatori che permettono di togliere lo sfondo della bocca. Il più indicato ha una forma simile agli specchi angolati e si adatta quindi anche alla bocca di un bambino.
Esistono diverse tecniche fotografiche e modalità di esecuzione delle stesse ma gli errori più diffusi sono generalmente i medesimi: rollio e beccheggio, presenza di saliva, specchio appannato, apertura insufficiente che include anche l’arcata antagonista, specchio inclinato non appoggiato all’arcata opposta, dita nell’inquadratura. Per le fotografie occlusali mascellari si consiglia l’utilizzo di un apribocca spandex tagliato a livello dell’equatore e di uno specchio angolato, con operatore posizionato dietro al paziente. Per la fotografia occlusale mandibolare è più semplice posizionarsi di lato al paziente facendo ruotare il viso del paziente verso di lui.
Le fotografie laterali in pedodonzia e ortodonzia si consigliano di eseguirle con tecnica diretta tramite l’ausilio di apribocca a V, fotografando la classe molare con raggio incidente perpendicolare al piano occlusale per rappresentare fedelmente il rapporto molare. Una buona fotografia laterale riproduce fino all’incisivo centrale controlaterale mentre l’overjet non deve superare l’incisivo centrale della parte in oggetto. Per non avere guancia e apribocca nello sfondo si traccia leggermente in direzione distale gli apribocca interi in modo che la macchina non abbia un punto di messa a fuoco oltre i denti e venga impressa una sfondo nero.
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Nell’esecuzione di fotografie extraorali si usano le stesse impostazioni delle intraorali ma si apre leggermente il diaframma per evitare immagini scure. Per inquadrare bocca e labbra si usa un diaframma vicino a F22 con il corpo macchina in orizzontale; per il viso si adotta un diaframma più aperto con fuoco tra 8 e 11, corpo macchina verticale, flash rivolto verso il profilo del paziente per evitare ombre. Uno sfondo nero o bianco valorizza i lineamenti; in caso di carnagione scura si preferisce uno sfondo chiaro.Si può utilizzare lo stesso sfondo per i modelli in gesso, impostando la macchina come per le intraorali se non per l’autofocus.
Le radiografie endorali permettono una documentazione dettagliata: si distinguono radiografie periapicali, bite-wing e occlusali. Le radiografie endorali digitali hanno il vantaggio di bassa dose, facilità di archiviazione e condivisione. In alternativa alla radiografia endorale esistono CBCT e radiografie panoramiche; la CBCT fornisce immagini tridimensionali utili per casi complessi di implantologia o endodonzia ma comporta dosi maggiori e costi. La frequenza delle radiografie endorali va valutata caso per caso dal dentista, basandosi su storia clinica, stato parodontale e rischio carie.
La documentazione fotografica è oggi imprescindibile per la valutazione del progresso, la comunicazione con pazienti e team multidisciplinare, e a fini legali e di ricerca. La fotografia dentale digitale consente di monitorare cambiamenti nel tempo, migliorare la comunicazione con i pazienti e rafforzare la qualità della cura.
Il protocollo comprende due parti principali: la fotografia diagnostica (serie facciale, serie delle labbra, serie delle superfici occlusali, serie dell’occlusione abituale, posizioni eccentriche della mandibola) e l’osservazione dinamica (documentazione della funzione masticatoria, protesi temporanea, apparecchi ortodontici, movimenti mandibolari). Si utilizzano strumenti come facebow e analizzatori di piano per un preciso allineamento dei piani di riferimento craniali. La coerenza delle pose, l’illuminazione calibrata e la riproducibilità delle inquadrature sono fondamentali per confronti affidabili nel tempo.
La pratica fotografica richiede costanza: paziente informato, igiene orale adeguata, posizionamento replicabile e gestione accurata degli accessori. Le tecniche evolvono: smartphone e compatte stanno migliorando, ma la qualità ottimale resta affidata alle DSLR/mirrorless con obiettivo macro e illuminazione adeguata.
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La CBCT è utile per valutare stato di salute orale e supporto osseo in vista di impianti o riabilitazioni complesse, offrendo una visione tridimensionale che aiuta nel processo decisionale e nel planning. Tuttavia, non sostituisce completamente la radiografia endorale bidimensionale, essendo considerata esame di secondo livello in molti casi. La riduzione della dose e l’integrazione con sistemi digitali moderni rendono la CBCT uno strumento prezioso in studi odontoiatrici moderni.
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