Aerosol prodotto in odontoiatria: rischi, prevenzione e strumenti per ridurre la contaminazione

L’aerosol odontoiatrico è una sospensione di particelle di varie dimensioni (<50 micron) che, emesse durante le procedure, rimane nell’ambiente per un periodo significativo e può contenere microbi, virus, allergeni e altre sostanze potenzialmente pericolose. Le infezioni possono essere causate da virus, batteri e spore, e in particolare l’aerosol generato da turbine o da scaler ad ultrasuoni può aumentare significativamente la condivisione di microrganismi nell’aria, con stime che indicano aumenti di concentrazione di 2200% e 3000% rispettivamente. La trasmissione di microrganismi avviene anche per contatto diretto con tessuti o strumenti contaminati, e l’aerosol può diffondere infezioni tra pazienti e personale.

La gestione sicura degli studi odontoiatrici richiede una selezione oculata dei disinfettanti e delle misure di protezione. Le cliniche dentali presentano rischi sia per i pazienti che per gli operatori sanitari; gli aerosol prodotti durante le procedure hanno potenziale di diffusione dell’infezione al personale e ai pazienti. È difficile eliminare completamente il rischio, ma è possibile ridurlo tramite precauzioni relativamente semplici e strumenti adeguati.

Strategie per ridurre l’aerosol e la contaminazione

Diverse opzioni possono essere considerate nel controllo dell’aerosol nelle cliniche dentali. Si possono utilizzare apparecchiature che producono meno aerosol, ma potrebbero essere difficili da ottenere, e protezioni aggiuntive come maschere respiratorie o schermi facciali. È possibile impiegare misure precoci come sciacqui pre-operatori e gestione dell’ambiente per limitare la contaminazione:

  • uso di aspiratori ad alto volume (high-volume evacuator, HVE) che riducono la contaminazione batterica negli aerosol a meno di 30 cm dalla bocca; l’efficacia diminuisce a distanze maggiori;
  • posizionamento vicino alla fonte del biosolido per catturare l’aerosol con un alto tasso di cattura e consumo energetico ridotto;
  • dispositivi di protezione individuale (DPI) come maschere filtranti FFP2, schermi facciali, camici e cuffie monouso;
  • uso di DPI, barriere e tecniche di decontaminazione specifiche per ridurre la carica microbica ambientale;
  • procedimenti pre-procedurali come sciacqui antisettici e igiene orale pre-terapia.

La dashboard di produzione di aerosol varia in base agli strumenti utilizzati: le turbine generano aerosol elevato, mentre gli scaler ad ultrasuoni contribuiscono a un’intensità maggiore di aerosol e spruzzi. Per la gestione efficace si propongono bracci di aspirazione BT2, studiati per essere flessibili, leggeri e adatti a rimuovere aerosol, fumi, gas, polvere e particelle, catturando gli inquinanti il più vicino possibile alla fonte e con un basso consumo energetico. I bracci BT2 sono disponibili in tre modelli e presentano articolazioni che ruotano a 360° e una progettazione che facilita l’uso in diversi ambienti, integrandosi con simulazioni di flusso d’aria per consentire ventilatori più piccoli e ridurre i rumori.

Immagine: Esempio di braccio di aspirazione BT2 in uso in studio odontoiatrico

In contesto clinico, la pandemia di COVID-19 ha accelerato l’adozione di protocolli per la riduzione degli aerosol. Si è enfatizzata l’importanza di misure come l’uso di DPI, schermature protettive e procedure di decontaminazione, oltre all’adozione di tecniche e dispositivi che limitano l’emissione di aerosol durante le procedure.

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Procedimenti e dispositivi per ridurre l’aerosol

Le pratiche includono l’uso di telefoni, di reflussi e di sistemi di aspirazione con cannule ottimizzate per ergonomia e riduzione del rumore. L’HVE (High Volume Evacuator) è raccomandato per la riduzione di spray e aerosol durante le procedure odontoiatriche e può ridurre l’aerosol fino al 90%. È importante verificare la capacità aspirante del proprio impianto (ad es. 300 l/min) e assicurarsi che la lunghezza e la flessibilità del tubo siano adeguate alle posizioni di lavoro. Cannule e accessori ergonomici includono cannule arcuate, grip per una presa comoda, sistemi antireflusso integrati, autoclavabili, riduzione del rumore fino al 30%, e design che facilita la raccolta del flusso.

Figura 1 mostra l’ostruzione della cannula e l’interruzione dell’aspirazione con un esempio di cannula Durr Dental con sistema anti reflusso; Figura 2 evidenzia l’impugnatura ergonomica grazie alla forma arcuata della cannula; Figura 3 presenta cannule Petito di Durr Dental adatte ai pazienti pediatrici; Figura 4 illustra una cannula per profilassi che aspira il doppio rispetto ad altre; Figura 5 mostra una cannula con specchio integrato per una visione diretta e indiretta; Figura 6 evidenzia l’attacco rotante che migliora l’ergonomia.

Fig.1 Cannula Durr Dental con sistema anti reflusso
Fig.2 Cannula arcuata per ergonomia di lavoro
Fig.3 Cannule Petito Durr Dental
Fig.4 Cannula per profilassi ad alto potere aspirante
Fig.5 Cannula con specchio integrato
Fig.6 Attacco rotante universale per aspiratori

La gestione dell’aerosol è operatore-dipendente: la scelta dell’equipaggiamento, la posizione del paziente, l’angolazione del terminale sul dente e la compatibilità degli accessori sono fattori chiave. L’articolo prosegue con indicazioni pratiche: controllare la capacità aspirante, la lunghezza e la flessibilità del tubo, scegliere cannule adeguate al paziente e alla procedura, e consultare il tecnico per garantire la compatibilità degli attacchi.

Un tema centrale è l’uso di solventi e protocolli preoperatori: si raccomanda l’uso di uno sciacquo pre-operatorio con clorexidina, che riduce la contaminazione batterica. In aggiunta, si esplorano alternative come l’acqua ozonizzata, che può ridurre la carica microbica orale e ridurre la contaminazione dell’aria. L’ozono ha proprietà antimicrobiche superiori al cloruro, ma deve essere usato con attenzione: è una molecola volatile e instabile, ma può essere prodotto in forma liquida o gassosa e somministrato direttamente al paziente senza fenomeni di resistenza noti. Un uso precoce di ozono potrebbe contribuire a ridurre la contaminazione intraorale e ambientale durante le procedure.

Immagine: Schema di flusso di aspirazione e controllo aerosol in studio odontoiatrico

Studi clinici hanno esaminato l’efficacia degli sciacqui antimicrobici durante le procedure e hanno mostrato riduzioni delle CFU (unità formanti colonia) su superfici a distanza di circa 35 cm dalla cavità orale. In alcuni casi, l’acqua ozonizzata ha mostrato una riduzione significativa delle contaminazioni. Tuttavia, la letteratura esistente presenta limitazioni: i risultati riguardano principalmente batteri e funghi, non virus, e la qualità delle prove è generalmente bassa a causa di eterogeneità tra studi e dimensioni campionarie.

Evidenze e prospettive future

La letteratura sull’argomento riconosce che nessuno studio ha misurato direttamente la trasmissione di infezioni virali tramite aerosol in contesto odontoiatrico; inoltre, non esiste una chiara differenza clinica minima per CFU per determinare efficacia. Tuttavia, l’uso combinato di HVE, diga di gomma, sistemi di purificazione dell’aria locale e filtri HEPA, quando presente, mostra potenziali benefici nel ridurre la contaminazione ambientale a distanze rilevanti dall’area di operazione.

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Per i professionisti, l’adozione di misure pratiche e accessibili è cruciale. Queste includono: scelta di cannule ergonomiche, accessori antirumore, autoclavabilità, e sistemi di monitoraggio e manutenzione regolare dell’impianto di aspirazione. L’articolo suggerisce di mantenere lo stress minimo e di affidarsi a pratiche consolidate, oltre a promuovere l’aggiornamento continuo sulle tecniche di aspirazione per migliorare l’efficacia e l’ergonomia durante le procedure.

Background e contesto

Dal 1988, studi odontoiatrici hanno continuamente cercato di integrare tradizione clinica e tecnologia avanzata per migliorare la sicurezza nelle pratiche odontoiatriche. La pandemia da SARS-CoV-2 ha accentuato la necessità di protocolli chiari e misure preventive, comprese l’adozione di DPI adeguati, schermature e pratiche di decontaminazione ambientale. Il bi o aerosol prodotto durante le procedure è una fonte di rischio di infezione sia per operatori sia per pazienti. In tale contesto, l’uso di collutori pre-operatori, di piani di igiene orale e di ozono come agente antibatterico e disinfettante ambientale emergono come componenti essenziali delle buone pratiche.

Gli studi sull’igiene dentale e sulle misure di controllo dell’aerosol hanno evidenziato che la contaminazione risultante dipende da molte variabili: tipo di strumentazione, protocollo di decontaminazione, ambiente, flussi d’aria e comportamento del team clinico. L’impatto di tali procedure si riflette anche sull’operatività quotidiana e sul costo delle misure preventive.

Immagine: Diagramma di flusso per la gestione dell’aerosol in uno studio odontoiatrico

Implicazioni pratiche per studi dentistici

Le pratiche consigliate includono l’uso dell’HVE, la verifica della capacità di aspirazione e l’adozione di cannule ergonomiche; integrare protocolli di sciacquo preoperatorio con clorexidina o ozono; valutare l’adozione di sistemi di purificazione dell’aria e di filtri HEPA; e mantenere aggiornate le pratiche di igiene e decontaminazione. La formazione continua del personale e la collaborazione con tecnici per la manutenzione degli impianti sono fondamentali per garantire la sicurezza di personale e pazienti.

Immagine: Tabella riassuntiva delle pratiche di controllo aerosol

Per chi desidera approfondire, la letteratura suggerisce di monitorare nuovi protocolli e tecnologie emergenti, nonché di valutare l’impatto di misure preoperatorie sull’igiene ambientale. Si invita inoltre a iscriversi a aggiornamenti e newsletter per restare informati sulle novità nel controllo dell’aerosol odontoiatrico.

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Video: panoramica sull’uso dell’HVE e sulle pratiche di gestione dell’aerosol in odontoiatria

In sintesi, la gestione dell’aerosol in odontoiatria richiede una combinazione di approcci: utilizzo di HVE, cannule ergonomiche, DPI adeguati, protocolli di decontaminazione e azioni preventive mirate come clorexidina o ozono. Le evidenze disponibili indicano benefici potenziali, ma la qualità delle prove è bassa e sono necessari studi più omogenei per stabilire chiare linee guida pratiche.

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