
La pulizia dentale è una delle pratiche fondamentali per prendersi cura della propria salute orale. Una delle tecniche più recenti e apprezzate per questo tipo di trattamento è la pulizia denti con l’Airflow. Ma di cosa si tratta esattamente?
L’airflow è una tecnologia che utilizza un getto di aria, acqua e polvere fine (eritritolo, glicina o bicarbonato micronizzato) per rimuovere placca e macchie superficiali sui denti. Questo trattamento viene effettuato da un dentista o igienista dentale, che direziona il dispositivo verso i denti, lasciando che il flusso d’aria e la polvere agiscano. Il principio dell’air-polishing sfrutta l’energia cinetica delle particelle creata da un flusso di aria compressa. Questa energia, a contatto con la superficie del dente, viene dissipata e si genera un’azione molto delicata ma assai efficace di rimozione del biofilm. Contemporaneamente, la liberazione di un getto d’acqua favorisce il lavaggio continuo della zona trattata e impedisce la dispersione della polvere.
I sistemi di air-polishing utilizzano un flusso abrasivo composto da acqua, aria compressa e specifiche polveri a granulometria controllata. L’interazione tra le particelle solide delle polveri con la superficie dentale trattata è l’evento fondamentale nei processi di “polishing”. Maggiori sono massa, granulometria, durezza e spigolosità delle particelle, più elevato risulta il grado di abrasività.
| Polvere | Granulometria / caratteristiche | Uso consigliato |
|---|---|---|
| Bicarbonato di sodio | Particelle rettangolari fino a 250 μm (ridotte a 40 μm per minore abrasività) | Rimozione biofilm sopragengivale e macchie; evitare su dentina esposta o demineralizzata |
| Carbonato di calcio | <120 μm, particelle sferiche | Pulizia delicata, non adatto al debridement sottogengivale; privo di sodio |
| Vetri bioattivi (bioglass) | 20-50 μm, interagiscono con saliva e favoriscono remineralizzazione | Lucidatura, remineralizzazione, riduzione sensibilità |
| Triossido di alluminio | Particelle dure, dimensioni simili al bicarbonato | Alternativa quando bicarbonato è controindicato; evitare su resinati e margini protesici |
| Glicina | <45-60 μm, bassa abrasività | Debridement sottogengivale fino a 5 mm, mantenimento parodontale |
| Eritritolo | Circa 14 μm, privo di sodio | Rimozione biofilm con ridotta ricrescita batterica; adatto a ipertesi e insuff. renale |
| Trealosio | 25-35 μm, molto idrosolubile e a bassa abrasività | Inibitore della secchezza delle fauci; potenziali effetti antinfiammatori |
Se già sai qualcosa della piorrea, anche nota come “parodontite”, saprai che si tratta di una malattia infiammatoria orale cronica di origine batterica (ma non solo), che attacca e distrugge progressivamente il parodonto. In questo articolo vediamo come l’air polishing si colloca nel trattamento della malattia parodontale.
L’air polishing garantisce la riduzione dei tempi operativi e di discomfort e dolore del paziente, ma rimuove esclusivamente il biofilm, non il tartaro. Per questo può essere usato in combinazione con la strumentazione manuale o con ablatori ultrasonici nella fase iniziale della terapia parodontale oppure da solo durante il trattamento delle tasche presenti dopo la terapia iniziale, nonché come terapia parodontale di supporto.
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La tecnica dell’air polishing agisce principalmente nella parte sopragengivale, cioè la parte della corona. Invece, la piorrea è determinata dai batteri nella zona sotto la gengiva, all’interno della tasca parodontale, dove l’air flow è controindicato e inefficace. Perciò, non può sostituire le tecniche convenzionali quando è necessario rimuovere tartaro sottogengivale, levigare radici o affrontare tasche profonde: si tratta di promozioni ingannevoli se presentata come cura unica della parodontite.
La terapia convenzionale prevede la rimozione meccanica della placca e del tartaro tramite strumenti manuali o meccanici (sonici o ultrasonici), levigatura radicolare e, se necessario, terapia farmacologica e chirurgica. L’obiettivo è ristabilire l’omeostasi del sistema immunitario attraverso la riduzione della carica batterica. L’air polishing può integrare ma non sostituire queste fasi, soprattutto nelle tasche parodontali profonde.
In passato l’uso dell’air-polishing era sconsigliato su dentina e biomateriali estetici; l’introduzione di polveri di nuova generazione (glicina, eritritolo e trealosio) rende possibile eseguire tali trattamenti garantendo la riduzione degli effetti abrasivi. La rimozione del biofilm dal colletto delle corone è una manovra particolarmente delicata: con la tecnica perio‑polishing è possibile azzerare i rischi di alterare il manufatto protesico e ridurre i tempi operativi. Diversi studi hanno evidenziato che il sistema air-polishing produce una superficie radicolare paragonabile a quella ottenuta con strumenti manuali, riuscendo a rimuovere il cemento anche in zone di difficile accesso come le forcazioni.
Questa tecnica però non può essere adoperata su tutti i pazienti a causa dell’elevato aerosol prodotto durante il suo utilizzo. L’erogazione di polveri tramite apparecchi per air- e perio-polishing produce un getto abbondante di acqua e polvere che ingloba, nella formazione di un aerosol, microrganismi e residui orali, con rischio di contaminazione.
Durante i trattamenti di air- e perio-polishing l’operatore deve sempre utilizzare presidi di protezione individuale e il paziente deve essere sottoposto a sciacquo preoperatorio con collutorio antibatterico per circa 30 secondi per ridurre l’eventuale trasporto di batteri e virus. Uno studio svolto al Baylor College of Dentistry nel 2004 da Harrel e Molinari ha dimostrato l’importanza dell’utilizzo di aspiratore ad alta velocità, munito di ampio beccuccio e posizionato in direzione opposta al getto, il più vicino possibile all’ugello, mentre l’aspirasaliva è insufficiente a ridurre il numero di batteri dell’aerosol.
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Le apparecchiature utilizzate per l’air-polishing operano con una pressione di entrata dell’aria tra i 40 e 100 psi e una pressione di entrata dell’acqua tra 20 e 60 psi. Prima di procedere al trattamento, occorre avere una conoscenza approfondita della strumentazione (apparecchiatura e tipo di polvere in uso) e della tecnica più corretta da utilizzare, nonché effettuare una attenta valutazione della tipologia e delle condizioni sia della superficie da trattare sia del materiale da rimuovere.
Ecco qualche considerazione utile da tenere presente: la geometria e il design dell’ugello dell’air-polishing possono influenzare le proprietà abrasive delle polveri; piccole alterazioni nelle dimensioni dell’ugello o la lunghezza del tubo o la curvatura possono infatti indurre cambiamenti significativi sull’efficacia dello strumento.
In caso di sospetta malattia parodontale è fondamentale una diagnosi tempestiva mediante visita clinica e sondaggio delle tasche; se la profondità delle tasche è maggiore di 4 mm, si è in presenza di piorrea e sarà necessario un protocollo terapeutico completo che può includere detartrasi, levigatura radicolare, antibiotici e, se indicato, interventi chirurgici. L’air polishing trova invece il suo ruolo ideale nella terapia parodontale di supporto e nella fase di mantenimento, con polveri a bassa abrasività che riducono la carica batterica in modo indolore.
In sintesi, la pulizia dentale con Air Flow rappresenta oggi una potente risorsa per l’igiene professionale: rapida, efficace sulle macchie e sul biofilm sopragengivale, utile nel mantenimento parodontale quando eseguita con polveri a bassa abrasività e con adeguate precauzioni. Tuttavia, non può sostituire la terapia parodontale convenzionale nelle tasche profonde e nelle fasi di trattamento attivo della parodontite.
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