
Quando ti tolgono un dente, nell’alveolo si forma un coagulo di sangue che serve a proteggere l’osso e i nervi sottostanti e a far guarire la ferita. Se questo coagulo si dissolve troppo presto, si sposta o non si forma per bene, l’osso e le terminazioni nervose rimangono esposti. Di solito, dopo che il dente è stato estratto, si forma un vuoto che viene colmato da un coagulo di sangue che blocca il sanguinamento, protegge i tessuti sottostanti dall’attacco di batteri e prepara la base del tessuto di granulazione da cui dipende la formazione del nuovo osso.
L’alveolite secca è un’infiammazione che non sempre si manifesta ma la sua complicazione provoca un dolore intenso e prolungato nel tempo che tende ad irradiarsi verso le zone limitrofe all’alveolo interessato. Un importante fattore che può scatenare l’alveolite è l’inserimento di punti di sutura, quando dopo un’estrazione vengono impiegati per bloccare il sanguinamento. Ma questa può essere un’arma a doppio taglio: la rete di suture può trattenere cibo dentro l’alveolo, favorendo l’alveolite come prima causa.
La rete di sutura, se non chiude i lembi, serve a creare una barriera che stabilizza il coagulo. In caso contrario, il cibo rischia di entrare e rimanere intrappolato dentro l’alveolo, contribuendo all’insorgenza dell’alveolite. Tra le cause concettuali e pratiche dell’alveolite rientrano inoltre: fumo, uso di contraccettivi orali, infezioni preesistenti, e procedure complesse come l’estrazione di denti del giudizio inclusi. L’alveolite può presentarsi anche se la chiusura del coagulo non è ottimale o se si verificano fluttuazioni ormonali nelle donne in età fertile.
Fattori di rischio particolarmente rilevanti includono: fumo, parodontite pregressa, diabete, diabete controllato in modo non ottimale, uso di farmaci che alterano la guarigione, e l’estrazione di denti del giudizio inclusi. In genere, l’alveolite si verifica tra il 2% e il 3% delle estrazioni, ma può variare in funzione di condizioni individuali e di come viene gestita la post-operatoria.
I sintomi principali includono dolore intenso e pulsante che di solito comincia circa 2-4 giorni dopo l’intervento. Il dolore può irradiarsi all’orecchio, alla mandibola o alla tempia. Altri segnali comuni sono alitosi, sapore sgradevole in bocca, gengive arrossate o gonfie e, in alcuni casi, presenza di alveolo apparentemente vuoto o esposto. Nei casi più gravi può esserci mal di testa, febbre leggera e tumefazione facciale.
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La diagnosi viene effettuata dal dentista tramite esame clinico diretto e, se necessario, radiografie endorali o panoramiche per escludere altre condizioni, come un ascesso odontogeno o residui di radice rimasti nell’alveolo.
La terapia deve essere stabilita dal medico dentista. In genere si interviene con raschiamento dell’alveolo, lavaggio accurato e medicazione antidolorifica. Nei casi di alveolite o necrosi ossea da fumo, la prima cosa da fare è pulire l’alveolo e ricreare il coagulo. In presenza di necrosi si può eliminare l’osso necrotico esposto con una fresa sonica sotto irrigazione fisiologica. Il dentista aspirerà residui di cibo dall’alveolo e modellerà le pareti con uno strumento alveolare per favorire sanguinamento controllato e ristabilire una base di guarigione. Il sangue nutre l’osso esposto e spesso provoca un sollievo rapido.
La gestione del dolore può includere antinfiammatori o analgesici; talvolta può essere utile l’uso di collutori antisettici e lavaggi con soluzione fisiologica. Nei casi più intensi o persistenti può essere necessaria una medicazione locale e, se presente infezione batterica, una terapia antibiotica prescritta dal dentista.
La prevenzione inizia prima e continua dopo l’intervento. Tra le misure utili:
La gestione delle complicanze post-estrattive viene personalizzata dal dentista. L’assistenza può includere medicazioni analgesiche, lavaggi con soluzione fisiologica, e, se necessario, curettage dell’alveolo. Una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo riducono significativamente sia la durata dei sintomi sia i rischi di complicazioni più serie.
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Se il dolore aumenta nonostante l’uso di analgesici, se compaiono febbre, gonfiore marcato o secrezione purulenta, è fondamentale contattare subito il dentista o recarsi al pronto soccorso odontoiatrico. Un controllo tempestivo permette di distinguere l’alveolite da altre condizioni come un ascesso o altre infezioni e di impostare la terapia adeguata.
Possono influire sulla probabilità di alveolite alcuni fattori: età superiore ai 30 anni, sesso femminile in presenza di fluttuazioni ormonali o uso di contraccettivi orali, fumo, diabete e condizioni orali preesistenti come la parodontite. In alcune ricerche è stata osservata una maggiore incidenza di alveolite tra donne in età fertile, probabilmente legata ai cambiamenti ormonali durante il ciclo mestruale.
L’alveolite dentale è una complicanza post-estrattiva relativamente rara ma significativa per il comfort e la salute orale del paziente. La prevenzione, la gestione accurata dell’alveolo e la risposta tempestiva alle complicanze sono fondamentali per ridurre tempi di guarigione e sintomi. La collaborazione tra paziente e odontoiatra, insieme a pratiche di igiene e follow-up, consente di minimizzare il rischio e di intervenire rapidamente qualora si presenti.
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