
Nel web spopolano divertenti video in cui simpatici animali imitano i loro padroni nel tentativo di lavarsi i denti. Ma al di là di queste rare eccezioni, in natura gli animali non sembrano realmente curarsi della loro igiene orale. A fronte di questa carenza di pulizia tendono ad avere comunque una buona dentatura.
Questo avviene anche per gli uomini che vivono nei paesi meno sviluppati dove, nonostante l’igiene spesso e volentieri venga tralasciata, i problemi dentali sono spesso inferiori rispetto ai nostri. La ragione di questa differenza sta nella dieta molto più equilibrata e naturale, basti pensare che nei paesi meno sviluppati il consumo di dolci e alimenti raffinati è estremamente basso.
In natura molti animali hanno trovato metodi alternativi per la cura dei propri denti, basti vedere il coccodrillo che ha instaurato una simbiosi con un uccello chiamato Pluvianus Aegyptius (noto come uccello dentista), che di tanto in tanto entra nelle fauci del rettile per nutrirsi dei residui di cibo incastrati tra i suoi denti proteggendo così la sua dentatura da batteri e parassiti del cibo. La stessa tipologia di simbiosi la possiamo trovare anche nei fondali marini dove pesci di grosse dimensioni si lasciano ripulire la bocca da crostacei o gruppi di piccoli pesci. Un altro esempio è il pesce pulitore che rimuove i parassiti e tessuti morti della pelle dai pesci di grandi dimensioni. La scimmia invece, primate molto simile a noi, utilizza ramoscelli e fili d’erba per ripulire i propri denti.
Infine la natura ha messo a disposizione di ogni animale la dentatura più idonea al suo ruolo all’interno della catena alimentare: ad esempio il leone ha grossi canini molto distanti tra di loro, in modo tale che i residui di cibo non si incastrino. Ogni animale perciò a modo suo, direttamente o indirettamente, tratta la sua igiene orale per avere sempre una dentatura perfetta.
E tu? Se tutti ci ricordiamo il cartone di Pinocchio con la balena e i denti bianchi terribili e giganteschi sicuramente tutti quanti abbiamo visto almeno una volta i documentari di Quark che parlano delle Balene. Questi animali secondo voi hanno dei veri e propri denti, ma una serie di lamine chiamate Fanoni. Ecco come Focus ci spiega “di che cosa sono fatti i denti delle balene“.
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Le balene - spiega la rivista scientifica - in realtà non hanno veri e propri denti ma “fanoni”. Si tratta di lamine con la seguente composizione chimica: una base di cheratina (proteina filamentosa e molto resistente che li rende piuttosto elastici, ricca di zolfo) e di piccole quantità di un minerale osseo chiamato idrossiapatite, oltre a tracce di manganese, rame, boro, ferro e calcio. A che cosa serve questo cespuglio filamentoso, Focus ci spiega che queste “stecche” servono per filtrare cibo ed espellere acqua dalla bocca. Quindi non viene acchiappato, masticato e ingoiati.
Le balene in sostanza risucchiano ed espellono, i denti faloni a questo proposito servono per filtrare ciò che entra nella bocca e di conseguenza nell’apparato digerente del cetaceo che ha una sua struttura particolare. Su Focus possiamo leggere “questi cetacei li usano come una sorta di filtro per trattenere il cibo ed espellere l’acqua dalla bocca: sono infatti fissati alla mascella superiore e disposti su due file parallele, sono più larghi vicino alle gengive e, secondo le diverse specie, la loro lunghezza varia da 0,5 a 3,5 metri. I più lunghi appartengono alle cosiddette “balene della Groenlandia“, che possiedono una mascella inferiore molto incurvata e una superiore stretta.
In passato è stato fatto largo uso dei fanoni per costruire oggetti di vario genere, come fruste per i carrettieri, aste per gli ombrelli, stecche per irrigidire i corsetti degli abiti femminili. Ora invece al loro posto si utilizza la plastica.”
ROMA - Le antiche balene erano feroci predatrici e avevano veri e propri denti al posto delle strutture a pettine, i fanoni, usate oggi per filtrare l'acqua e nutrirsi di piccoli organismi. Lo dimostra il cranio fossile di una balena che 34 milioni di anni fa viveva nei mari antartici. Coordinati da Felix Marx, i paleontologi dell'Istituto reale belga di Scienze Naturali hanno osservato nei fossili del cranio delle balene antartiche larghe gengive con denti molto consumati, segno che erano utilizzati contro grandi prede. Per i paleontologi, le moderne strutture delle balene, i fanoni, sarebbero comparse nel corso dell'evoluzione solo dopo la sparizione dei denti. Si sarebbero specializzate come sistema per trattenere meglio le piccole prede all'interno della bocca.
Il clade dei neoceti, i cetacei attuali, comprende gli Odontoceti e i Mysticeti; mentre i primi, che comprendono delfini e orche, sono dotati di dentatura, i secondi, le balene, ne sono privi e si nutrono filtrando lo zooplancton grazie a una struttura peculiare, i fanoni. Un terzo sottordine, quello degli Archaeoceti, completamente estinti, non sarebbe stato un gruppo monofiletico, ma avrebbe contenuto anche gli antenati degli odierni neoceti. In base al contenuto fossilizzato dello stomaco di alcune specie, si ritiene che fossero predatori che afferravano con i denti le loro prede.
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I fanoni sono lamine cheratiniche disposte a formare una specie di pettine che trattiene i piccoli organismi, mentre l’acqua fuoriesce dalla bocca del cetaceo. L’origine di tali strutture è controversa; un’ipotesi sostiene che essi siano comparsi prima della perdita dei denti, che avrebbero consentito in precedenza il filtraggio del cibo; mentre un’altra suggerisce che i denti furono persi prima, quando i Mysticeti attraversarono una fase di alimentazione per aspirazione; l’evoluzione dei fanoni sarebbe avvenuta in seguito. Finora la prima ipotesi era poco supportata, giacché i denti degli esemplari noti dei più antichi Mysticeti erano troppo piccoli e scarsi per consentire un’efficace azione filtrante.
Ora una recente scoperta ha contribuito a rafforzare l’ipotesi del filtraggio dentale, grazie al ritrovamento di Coronodon havensteini, una specie di cetaceo i cui fossili sono stati estratti nel Sud Carolina e datati intorno a 30 milioni di anni fa. Il nome della specie fa riferimento allo scopritore dell’olotipo, mentre quello del genere significa “dente a corona”, con riferimento ai molari dell’animale, dotati di molteplici cuspidi. Uno studio su Current Biology ipotizza infatti che questa specie rappresenti una forma di transizione tra gli Archaeoceti e i Mysticeti, in cui i denti erano usati come setaccio. L’alimentazione tramite filtraggio si sarebbe dunque evoluta prima dei fanoni, dopo breve tempo dalla divergenza di Odontoceti e Mysticeti; mentre l’alimentazione per aspirazione si sarebbe evoluta separatamente in un clade lontano e separato da quello dei Mysticeti.
Questo cetaceo estinto non avrebbe nemmeno utilizzato l’alimentazione per aspirazione, che produce un tipo di usura dentale assai diversa da quella riscontrata nell’olotipo, come si vede dal confronto con i denti del tricheco, Odobenus rosmarus, l’unico mammifero odierno che usa l’aspirazione come principale modalità alimentare. Di contro, le strette fessure formate tra i molari larghi e multicuspidi di C. havensteini fanno pensare che potesse usarle per filtrare il cibo più minuto; anche il tipo di erosione dentale riscontrato nella sua dentatura è compatibile con il filtraggio del nutrimento. In seguito il diastema (lo spazio tra due denti contigui) sarebbe cresciuto e progressivamente i fanoni avrebbero sostituito la dentatura. Un altro indizio a supporto di questa ipotesi è costituito dalla notevole grandezza di questa specie; infatti, tra i vertebrati esistenti, l’alimentazione per filtrazione è associata a un’ampia dimensione corporea.
Il comportamento alimentare di C. havensteini sarebbe dunque assai simile a quello della attuale foca leopardo, Hydrurga leptonyx, che usa i suoi denti anteriori per assicurarsi la preda e la sua dentatura post-canina per filtrare prede più piccole, principalmente krill; e la foca mangiagranchi, Lobodon carcinophagus, che usa la sua dentatura posteriore per filtrare il cibo. Come queste specie, anche C. havensteini dispone di rostro lungo, denti larghi, diastema piccolo, molari e premolari quasi uguali. Tuttavia le foche che filtrano il cibo usano principalmente gli spazi tra le cuspidi dello stesso dente per filtrare i crostacei, mentre è probabile che C. havensteini usasse gli spazi tra i diversi denti.
L’alimentazione per filtraggio è associata, nei Mysticeti esistenti, ad allometria positiva di cranio, mandibole e cavità orale, che permettono la cattura di una maggior quantità di zooplancton. Futuri studi sulle proporzioni scheletriche degli antichi Mysticeti, oltre che su dimensioni corporee, usura e morfologia dentale, potranno confermare o smentire la presenza del filtraggio dentale negli antenati delle odierne balene.
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Riferimenti: Jonathan H. Geisler, Robert W. Boessenecker, Mace Brown, Brian L. Beatty. The Origin of Filter Feeding in Whales. I misticeti sono quei cetacei provvisti di strutture boccali molto particolari, chiamate fanoni, che in sostituiscono i denti e formano un apparato filtratore molto efficace: la dieta delle grandi balene con fanoni è infatti basata su piccoli animali, come il krill (gamberi) o piccoli pesci. I misticeti sono quei cetacei provvisti di strutture boccali molto particolari, chiamate fanoni, che in sostituiscono i denti e formano un apparato filtratore molto efficace: la dieta delle grandi balene con fanoni è infatti basata su piccoli animali, come il krill (gamberi) o piccoli pesci.
Gli antenati di questi giganteschi animali marini erano infatti dotati di denti adatti a catturare prede decisamente più grandi del krill. David Hocking, della Monash University (Australia), ha pubblicato con un team internazionale di studiosi un articolo in cui ha cercato di ricostruire la dieta nei primi misticeti conosciuti, basandosi sui denti, e riferendosi anche a due foche attuali in grado di nutrirsi di piccole prede: la ben nota foca leopardo (Hydrurga leptonyx), e la meno conosciuta foca cancrivora (Lobodon carcinophagus): si tratta di due carnivori marini con adattamenti dei denti molto peculiari.
Secondo lo studio di Hocking, pubblicato su Biology Letters, tutti i cetacei fossili esaminati presentano denti molto più simili ai carnivori terrestri che ai cetacei attuali: denti in grado di lacerare e perforare, non certo di filtrare piccoli organismi. Questo implica che la transizione da predatori a filtratori per i misticeti sia passata attraverso un periodo di “suction feeding”, cioè di cattura delle prede per risucchio, una pratica comune nella maggior parte dei vertebrati marini predatori.
Una canzone divertente e educativa 🪥🐋 perfetta per insegnare ai bambini l’importanza di lavarsi i denti ogni giorno! La maestra può usarla per attività motorie e musicali, con gesti, sorrisi e tanto divertimento. Adeguata per nido, scuola dell’infanzia e primo ciclo della primaria. Inoltre, attività creative come disegnare una balena dei denti bianchi e cantare insieme possono trasformare il momento dell’igiene orale in gioco educativo, stimolando creatività e collaborazione di gruppo.
Le balene non hanno denti come gli altri mammiferi, ma fanoni cheratinici che filtrano l’acqua e la preda. L’evoluzione mostra una transizione dai denti tradizionali ai fanoni, con prove fossili e studi moderni che delineano una storia di filtraggio alimentare. Nel frattempo, tra gli animali terrestri e marini, esistono esempi di simbiosi e di pratiche naturali che mostrano come la dieta influisca sull’igiene orale nel tempo.
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