Bite, bruxismo ed età pediatrica: caratteristiche, cause e utilizzo

Il bruxismo nei bambini è un fenomeno comune e spesso si manifesta soprattutto durante il sonno, momento in cui avviene in maniera involontaria. Per molti genitori il primo segnale è molto semplice: di notte sentono chiaramente che il bambino digrigna i denti e il rumore è caratteristico, stridente e quasi metallico.

Cos’è il bruxismo in età pediatrica

Con bruxismo nei bambini si intende il digrignamento o serramento dei denti che avviene soprattutto durante il sonno. Il bruxismo notturno è l'abitudine a digrignare i denti durante il sonno ed è definito un disturbo del movimento nel sonno. Questo disturbo è del tutto involontario ed è legato ai cosiddetti microrisvegli, cioè brevissime e improvvise interruzioni del sonno.

Il digrignamento si verifica in particolar modo di notte, nonostante esista anche una forma di bruxismo diurno. Il bruxismo diurno è un fenomeno raro che può essere osservato in associazione a patologie del neuro-sviluppo (ad esempio la Sindrome di Rett).

Incidenza e decorso

Il bruxismo è piuttosto frequente in età pediatrica: interessa circa tre bambini su dieci e presenta un'incidenza maggiore prima dell'età scolare. Si stima che tra il 20% e il 30% dei bambini abbia episodi di bruxismo nel corso dell’infanzia. Il bruxismo in età pediatrica è più comune nei bambini tra i 4 e i 10 anni, con picchi tra i 5 e i 7 anni e tra gli 11 e i 12 anni.

Il bruxismo, soprattutto notturno, è un disturbo che colpisce molti bambini in età pediatrica e che poi in età adulta tende progressivamente a ridursi. In molti bimbi gli episodi si riducono con la crescita e con la fine della permuta dei denti, ma non esiste un’età “uguale per tutti”.

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Cause e fattori associati

Non è mai stata individuata un'unica causa cui attribuire la comparsa del bruxismo: rintracciare con assoluta certezza le cause che portano all’instaurarsi del fenomeno del bruxismo nei bambini non è purtroppo così semplice. Non esistono motivazioni scientificamente validate riguardo la patogenesi di questo disturbo e si parla spesso di cause multifattoriali o di una serie di concause che possono concorrere all’instaurarsi del bruxismo.

  • Fattori psicologici: lo stress emotivo è indicato spesso come la causa principale di bruxismo infantile. Qualsiasi stress emotivo o psicologico può quindi agire da evento scatenante per l’esordio di questa problematica. Periodi di stress eccessivo, cambiamenti importanti nella vita del piccolo (ad esempio l’inizio della scuola, la separazione dei genitori, la nascita di un fratellino, episodi di bullismo) possono aumentare la frequenza degli episodi.
  • Sviluppo e permuta dentale: durante la fase di permuta, la bocca del bambino cambia rapidamente: denti da latte che cadono e denti permanenti che spuntano. Questo può spingere il bambino a “ricercare” inconsciamente una posizione più comoda per la mandibola, attraverso lo sfregamento o il serramento dei denti. Talvolta bruxare i denti è per i bimbi un fenomeno del tutto fisiologico e ha anche un ruolo nello sviluppo dell’apparato masticatorio.
  • Fattori locali e anatomici: tra i fattori locali che possono contribuire a causare il bruxismo troviamo malocclusione, macroglossia e l’ipertrofia adenoidea e/o tonsillare. L’occlusione delle arcate squilibrata può spingere alla ricerca di una posizione mandibolare diversa.
  • Disturbi del sonno e vie aeree: l’ostruzione delle vie aeree completa o parziale dovuta a tessuti ipertrofici può dar luogo anche a apnee notturne. In presenza di episodi di bruxismo frequenti e di russamento abituale, respirazione con la bocca aperta e risvegli multipli e sonno non ristoratore, può essere utile valutare anche le vie aeree, la presenza di adenoidi o tonsille ingrossate e altri disturbi del sonno.
  • Fattori neurologici e farmaci: i casi di bruxismo secondario possono essere associati a patologie neurologiche, psichiatriche o a effetti collaterali di farmaci specifici. Disturbi neurologici, come encefalopatie o particolari patologie dello sviluppo neurologico, possono essere coinvolti. Nei casi molto gravi può rendersi necessario un intervento farmacologico gestito dal pediatra o dal neuropsichiatra infantile.
  • Componente genetica: anche i fattori genetici sono stati coinvolti per spiegare tale fenomeno e la predisposizione familiare può aumentare il rischio.

Segni clinici e diagnosi

La diagnosi di bruxismo nei bambini è spesso difficoltosa per l’assenza di criteri o test diagnostici specifici. Il pediatra deve quindi fare affidamento sull’anamnesi raccolta attraverso i genitori e un esame obiettivo accurato della cavità orale. Bisogna specificare però che esistono casi in cui il bruxismo è silenzioso e questo dato non può essere raccolto.

Il segno clinico più indicativo di bruxismo nei bambini è l’usura dentaria che interessa principalmente gli incisivi e i canini e che può essere anche molto severa, determinando ipersensibilità al caldo o al freddo. Altro segno indicativo è il dolore o senso di fastidio a livello della mandibola soprattutto al mattino; anche cefalea e blocco dell’articolazione mandibolare al risveglio possono essere segni di bruxismo notturno del bambino.

Per poter parlare correttamente di bruxismo è necessario che gli episodi si manifestino in maniera ripetuta e frequente durante la nottata. Quando i sintomi si manifestano in maniera chiara e continuativa si parla di bruxismo probabile. La diagnosi certa può essere eseguita con esami specifici come la polisonnografia, ma nella pratica clinica il medico si affida all’anamnesi e all’esame odontoiatrico.

Conseguenze a lungo termine

Il bruxismo occasionale nei bambini sembra essere “fisiologico” e tende a risolversi con la crescita. Tuttavia, il bruxismo intenso e prolungato può portare a problemi di abrasione dentale, perdita di smalto, usura precoce dei denti e ipersensibilità. Sul lungo periodo, una contrazione eccessiva e ripetuta della muscolatura può avere ricadute anche sulla postura, soprattutto se si somma ad altri fattori come la respirazione orale o malocclusioni importanti.

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Approccio terapeutico e ruolo del bite

La cura del bruxismo nei bambini necessita di un approccio multidisciplinare in cui possono essere coinvolti pediatri, dentisti, ortodontisti e psicologi. Il primo passo è spesso il monitoraggio: si controlla l’evoluzione nel tempo, si valutano usura dei denti, frequenza degli episodi ed eventuali sintomi come mal di testa o dolore alla mascella.

Qualunque sia la causa scatenante del bruxismo nel bambino, se esso porta a erosione dentaria, possono essere utilizzati dei device che proteggano i denti dal continuo sfregamento, cioè i bite dentali. Il bite per il bruxismo è un dispositivo che protegge i denti dall’eccessivo sfregamento. Si tratta comunque di dispositivi su misura, pensati per la bocca del singolo paziente, e non di mascherine generiche.

Il bite si adatta ai bambini in cui la permuta dentale sia già giunta a compimento. Non c'è indicazione all'utilizzo del bite per il bruxismo in età pediatrica per correggere il bruxismo: può esserlo se indicato e progettato su misura, ma non è adatto a tutti e non è il primo passo in ogni caso. È sconsigliato intervenire con bite o appositi apparecchi ortodontici prima che il bambino abbia sviluppato la completa permuta dentaria.

Le controindicazioni più frequenti all’utilizzo dei bite sono le apnee ostruttive notturne e l’epilessia. In questi casi l’utilizzo di un dispositivo potrebbe non essere indicato e va valutato attentamente dallo specialista.

Altri trattamenti e strategie

  • Se la causa del digrignamento è da imputare a una malocclusione, una visita specialistica dall’odontoiatra o dall’ortodontista è la scelta consigliata per correggere lo squilibrio delle arcate mediante apparecchi ortodontici specifici.
  • Se la causa è di natura psicologica o legata allo stress, potrebbe essere indicato l’aiuto di uno psicologo: risolvere eventuali problematiche psicologiche può giovare anche alla salute della bocca.
  • In casi molto gravi, ma fortunatamente rari, può rendersi necessario un intervento farmacologico gestito dal pediatra o dal neuropsichiatra infantile.
  • Per ridurre il dolore, può essere utile un percorso di tipo osteopatico o esercizi di stretching oro-facciale.

Prevenzione e ruolo dei genitori

I genitori hanno un ruolo importante non solo nel riconoscere e monitorare gli episodi, ma anche nel creare un contesto che aiuti il bambino a ridurre il carico emotivo prima del sonno. Alcune buone pratiche includono mantenere routine di sonno regolari, favorire un ambiente sereno prima di dormire, ridurre fonti di stress e praticare piccole strategie di rilassamento (respirazioni semplici, letture tranquille, momenti di contatto e ascolto).

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Aiuta rispettare orari di sonno adeguati alla fascia di età, evitando di mandare il bimbo a letto sempre molto stanco, e favorire una respirazione nasale corretta segnalando al pediatra eventuali difficoltà respiratorie, vie aeree sempre congestionate o russamento abituale. La cosa importante da ricordare è che il bruxismo non è colpa del bambino, e non si risolve imponendo di smettere di digrignare i denti.

schema: meccanismi del bruxismo pediatrico (micro-risvegli, fattori multifattoriali)

Quando rivolgersi al medico

Se senti spesso che tuo figlio digrigna i denti di notte, se noti usura dei denti, mal di testa al risveglio o dolori alle mascelle, non restare con il dubbio e prenota un appuntamento. In presenza di usura dentale significativa, dolore persistente o sonno non ristoratore con risvegli frequenti, è consigliabile una valutazione odontoiatrica e pediatrica per definire il percorso più adeguato.

Se il bruxismo si presenta in bambini dagli 8 anni in su, ovvero anche dopo l’eruzione dei primi molari permanenti, la visita consente di rilevare un’eventuale malocclusione e decidere se è necessario intervenire con terapie ortodontiche o dispositivi protettivi.

foto: esempio di usura dentale nei bambini

FAQ rapide

  • Il bruxismo nei bambini è pericoloso? Nella maggior parte dei casi è una fase transitoria, ma se provoca usura dentale o disturbi del sonno va monitorato dal dentista.
  • A che età compare il bruxismo? Può manifestarsi già durante la dentizione da latte e persistere fino all’adolescenza; è più frequente tra 4 e 10 anni.
  • Il bruxismo si cura sempre con il bite? No, il bite è solo una delle possibili soluzioni e viene consigliato solo in presenza di usura dentale significativa o dolori persistenti e quando la permuta dentale è completata.
  • Lo stress può peggiorare il bruxismo? Sì, ansia e tensioni emotive sono fattori che possono aumentare la frequenza e l’intensità degli episodi.
video: indicazioni pratiche per genitori su come riconoscere e gestire il bruxismo nei bambini

Indicazioni pratiche per il controllo e il follow-up

In studio i dentisti ascoltano la descrizione degli episodi di bruxismo notturno (frequenza, rumore, orari, eventuali risvegli), visitano la bocca valutando dentatura, forma delle mascelle e dei contatti tra i denti. È opportuno che un odontoiatra pediatrico visiti il bambino per prescrivere il supporto più adatto e per programmare delle visite di controllo.

Spesso la prima scelta è l’osservazione: il medico propone soltanto di tenere il fenomeno sotto osservazione senza intervenire se non sono presenti segni di danno. Se necessario, si avvia il percorso terapeutico più adeguato in base alle cause individuate.

infografica: percorso diagnostico-terapeutico per bruxismo infantile (monitoraggio, visite, bite, psicologia, ortodonzia)

Il bruxismo nei bambini è un fenomeno complesso ma gestibile: con monitoraggio attento, coinvolgimento di specialisti quando necessario e strategie di supporto familiare, la maggior parte dei piccoli supera la fase senza conseguenze permanenti.

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