
Il tema è esplorato attraverso l’ispezione del frigo e della dispensa di Bruno Barbieri, raccontata a Le Iene dall’inviato Nicolò De Devitiis, dove emergono le sue passioni per materie prime di alta qualità e le eccellenze italiane, accompagnate da riflessioni su viaggi, educazione alimentare e aspirazioni future.
La casa di Barbieri è naturalmente un esempio di stile e della grande passione dello chef per le materie prime di alta qualità e le eccellenze del nostro Paese, come si vede dall'ispezione del suo frigo, praticamente la prima cosa che viene chiesta al celebre cuoco bolognese, tanto amato dal pubblico italiano.
Parliamo del frigo - e della dispensa - di Bruno Barbieri, che si è raccontato a Le Iene, passando 48 ore con l’inviato Nicolò De Devitiis.
Dispensa consigli su come riconoscere il pesce migliore, la necessità di prenderlo non eviscerato, poi parla della marmorizzazione della carne. E, per chi non lo conoscesse ancora, spiega l'origine del "mappazzone": "Quando ti arriva un piatto pieno di roba, non impiattato bene, quello è un mappazzone".
"I soldi meglio spesi nella vita. I viaggi si fanno sempre senza valigie e con un biglietto di sola andata, poi il ritorno si vede" - una delle frasi chiave che accompagna le riflessioni di Barbieri sui viaggi e sull'importanza delle esperienze per alimentare la cucina e la creatività.
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La delusione massima: non aver mai preso 3 Stelle. "La delusione su tutte è non aver mai preso le 3 Stelle - confessa - è un neo che ho nella carriera".
"È una cavolata" replica ingenuamente l'inviato. "Ma sei pazzo? È come se un regista non prendesse un oscar per tutta la vita." Barbieri spiega che l’impegno va oltre il riconoscimento: la passione, i sacrifici e la ricerca guidano ancora la sua quotidianità.
«È il mio ex ristorante» commenta lo chef passando davanti allo storico Fourghetti, aperto nel 2016 e ceduto nel 2020. "Adesso ne sto per aprire due, uno a Parigi e uno a Marrakech".
Bruno barbieri racconta anche della vita privata e della famiglia: "Sono cresciuto in un paese dove c'erano ancora dei valori veri" e parla del rapporto con la nonna, grazie a cui ha assorbito insegnamenti preziosi sul mestiere e sui tempi della cucina.
«Il 2007 è stato l’anno di svolta della mia vita, quasi alla fine della mia carriera - ha confessato - perché ho imparato a delegare, ed è fondamentale in questo mestiere riuscire a delegare agli altri. Da solo non puoi fare niente, per essere un grande allenatore e vincere bisogna avere una grande squadra».
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Durante un intervento a bordo della Costa Smeralda, Barbieri ha annunciato la possibilità di aprire un nuovo ristorante, raccontando come le navi siano state il punto di partenza della sua carriera: "Io l’ho fatto in un modo completamente diverso, perché avevo due obiettivi: viaggiare e cucinare".
Il Festival della canzone italiana diventa cornice ideale per presentare creazioni in edizione limitata e per ridefinire l’orizzonte di una cucina italiana capace di raccontare storie, territori e identità attraverso i piatti e la narrazione.
Barbieri sostiene che un cuoco debba girare per il mondo, studiare, imparare le lingue e la storia per comprendere profondamente la cucina. "La materia prima è al centro: ragionare sulle quantità, sulle tecniche e sui tempi è fondamentale."
Secondo lui, in cucina non si butta via niente ed è essenziale l’attenzione alla stagionalità: "Mia nonna diceva: se mangi stagionale, vivi meglio".
Barbieri ha una visione chiara sul ruolo del giornalismo e della comunicazione: “Avete un ruolo chiave nel raccontare tutto questo nel modo giusto.”
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Quando si parla di UNESCO, Barbieri è convinto che la cucina italiana possa diventare patrimonio immateriale dell’umanità grazie a una narrazione accurata, alla tutela dei prodotti e al valore identitario del Made in Italy.
Barbieri ribadisce la sua idea di viaggio e di cucina come due lati di una stessa medaglia: “La nave - intesa come viaggio - è sempre stata la mia casa. Fin da bambino amavo cucinare e viaggiare, e ho sempre pensato che queste due cose dovessero andare insieme.”
Il sogno di un giro del mondo da passeggero resta vivo: “sono partito a 17 anni e non sono ancora tornato.”
“I giovani sono il futuro, bisogna dirglielo chiaro. Lo Stato deve creare opportunità per chi vuole restare in Italia e costruire qualcosa qui. Abbiamo tutto, dobbiamo solo imparare a valorizzarlo meglio. Bisogna fare l’ufficio stampa del nostro Paese, come fanno gli inglesi, i francesi, gli americani.”
Barbieri invita i giovani a raccontare l’Italia al mondo e a sfruttare le opportunità offerte dal Paese per crescere nel settore della ristorazione e della cultura gastronomica.
La carriera di Bruno Barbieri si caratterizza per una costante oscillazione tra tradizione e innovazione, tra teatro televisivo e cucina di mare e di terra. La visione del cuoco come narratore di identità resta al centro della sua filosofia: viaggiare, studiare e offrire al pubblico esperienze di alta cucina che raccontino storie e territori.
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