Tecniche e procedure per la rilevazione del colore dei denti in odontoiatria

Il dentista cosmetico esperto sa bene che il colore è un fattore difficile ed importante anche se non il più importante in assoluto per il successo estetico. La rilevazione del colore dei denti è una manovra non semplice, differentemente da quello che potrebbe sembrare, e molto dipendente dalla competenza del clinico, dall’affaticamento visivo e dalla sorgente luminosa circostante.

Che cos’è il colore e perché è complesso determinarlo

In realtà il colore è una sensazione psico-percettiva che si genera nella corteccia cerebrale degli esseri umani come conseguenza delle stimolazioni prodotte dalla luce sulla retina e da altri fattori interni alla psiche umana. Se si chiede ad un chimico, a un fisico ed a uno psicologo fisiologo che cos’è il colore si avranno risposte diverse. Per il chimico il colore è un termine da associare a tinte, coloranti e pigmenti. Per un fisico il colore è riferito a fenomeni ottici e lo si può definire per es. con lunghezze d’onda elettromagnetiche.

Basta fare caso che riusciamo a riconoscere costanti colori ed oggetti con apparenza invariata anche sotto condizioni di variabilità enorme di spettro e di luminanza: il nostro sistema visivo non è uno strumento adatto ad estrarre grandezze luminose e cromatiche in senso assoluto. Pensate alla regolazione del bianco che siamo costretti a fare con le riprese digitali secondo i tipi d’illuminazione. Noi ci adattiamo perchè il nostro sistema visivo reagisce con costanza cromatica e costanza di chiarezza.

Secondo la teoria Retinex, alla cui base c’è un famoso esperimento di Edwin Land che va contro qualsiasi predizione intuitiva sulla percezione dei colori, vi è l’osservazione che ogni colore dipende dal contesto in cui viene osservato e che non conta tanto l’energia luminosa assoluta percepita con la sua componente spettrale quanto la percentuale di quest’ultima che la superficie riesce a riflettere rispetto alle superfici che le stanno accanto.

Componenti del colore dentale: tinta, saturazione (croma), luminosità (valore)

Potrebbe, invece, essere vantaggioso riferirsi ad una classificazione artistico intuitiva scomponendo il colore in tre fattori: tinta, saturazione o intensità e luminosità.

Leggi anche: Sbiancamento denti fai da te: la guida

La tinta è il nome stesso del colore. Per esempio la luce del giorno ha una temperatura alta a mezzogiorno in cui la dominante cromatica è il violetto e bassa all’alba e al tramonto in cui la dominante è nel rosso arancio: come logica conseguenza una medesima tinta apparirà diversa all’alba o a mezzogiorno. E le stesse variabili si verificano per le luci artificiali.

Saturazione, intensità o croma sono sinonimi. Per via della digitalizzazione del colore e dei programmi più diffusi per gestirlo il termine saturazione ci è divenuto più familiare. La saturazione è comunque un concetto meno ovvio di quello della tinta. Può essere pensato come profondità, vivacità o purezza.

La luminosità o valore si distingue bene nelle foto in bianco e nero, stinte e denaturate. E’ interessante notare che un basso valore equivale a poca luminosità e quindi conferisce una sensazione aumentata di grigio all’osservatore. E’ per questo che la luminosità ha un’importanza analoga se non superiore alla tinta. Essa oltretutto varia nell’ambito dello stesso dente splendendo al massimo nella parte centrale, rimanendo ancora elevata ma più bassa nella parte gengivale e decisamente più bassa nella parte incisale.

Influenze cliniche e fattori esterni nella scelta del colore

Riportando queste osservazioni nel campo dentale pensiamo a quanto possa influire in modo variabile nella scelta del colore delle faccette, o delle corone integrali, il colore del rossetto, l’abbronzatura o il fondo tinta del volto, il colore dei capelli, la luce ambientale dello studio o del laboratorio. Le condizioni cromatiche e luminose di contorno, durante la scelta del colore, sono anch’esse molto importanti. A parte la necessità di una illuminazione di contorno da moderare per intensità ma compatibile all’evitamento di un continuo e faticoso adattamento è necessario evitare che siano presenti nell’abbigliamento e in ogni altra immagine la presenza di colori sgargianti per evitare interferenze cromatiche.

Il dente, infatti, ha un notevole potere di rifrazione dovuto alla particolare conformazione della sua superficie e alla presenza della saliva che lo bagna, e può di conseguenza abbagliare e saturare l’occhio dell’operatore. La porzione cervicale del dente, nonostante il suo maggior spessore, può subire una interferenza cromatica dovuta alla diffusione della luce proveniente dal tessuto gengivale.

Leggi anche: Come gestire il gonfiore dopo l'estrazione dei denti del giudizio

Illuminazione raccomandata per una corretta rilevazione

Per scegliere una tinta che si avvicini il più possibile a quella dei denti naturali, è in questo caso importante la sorgente luminosa nello studio: deve contenere tutti i colori dello spettro perché tutto lo spettro possa essere riflesso dai denti e dai campioni. Non solo per una scelta corretta della tinta dei denti ma anche per la possibilità di un confronto a lavoro finito con le stesse condizioni di luce. La sorgente luminosa, sia specifica diretta sui denti o di luce ambiente, dovrebbe avere un’intensità luminosa ed una temperatura di colore simili alla luce naturale.

Anche i problemi legati alla traslucenza si risolvono con un’appropriata sorgente luminosa luce a 6.500 gradi Kelvin riversata binariamente a 45° d’incidenza. Con la mappatura del colore che il sistema rileva sul dente e converte in un file è possibile gestire la riproduzione esatta sulle ceramiche e anche sui materiali resinosi compositi usati alla poltrona per i restauri diretti.

illuminazione studio dentistico e posizione 45 gradi

Metodi di rilevazione: visuale, misto e strumentale

Il metodo tradizionale o visuale si applica attraverso l’utilizzo di scale colore. Posizionati su un supporto che li accoglie in appositi alloggiamenti codificati numericamente, hanno un riferimento cromatico che varia in modo sequenziale dal più chiaro al più scuro. Un’evoluzione a queste scale è la Vita 3D Master che si compone di 29 campioni suddivisi in 6 gruppi per valore e croma.

Il metodo di rilevamento del colore, misto, visuale e assistito prevede l’impiego di strumenti RGB (Red Green Blue) come ad esempio la fotocamera digitale oppure una videocamera appositamente ottimizzati per uso dentale. Questa tecnologia prevede l’acquisizione dei singoli canali Rosso, Verde e Blu che opportunamente rielaborati forniscono un’immagine a colori. L’uso della fotografia digitale e la possibilità di inviare i files a laboratori di ceramisti anche distanti è attualmente molto in voga.

Colorimetri: a differenza delle fotocamere i colorimetri non comparano ma misurano. Si limitano peraltro a filtrare la luce e a misurare solo tre lunghezze d’onda estrapolando il resto. Questi strumenti hanno un costo relativamente contenuto e abbordabile ma non sono indicati per un’analisi complessa del colore dentale.

Leggi anche: Trattamenti per la Carie Dentale

Spettrofotometria: questi apparecchi misurano tutte le lunghezze d’onda della luce tra 380 e 720 nanometri. La compatibilità con la luce ambiente viene eliminata con la comparazione bilanciata del bianco e le problematiche di rilevazione legate alla necessità di sottrarre la riflessione speculare della luce sulle superfici lucide dei denti viene compensata da filtri polarizzatori.

Lo spettrofotometro di MHT è il risultato di anni di esperienza, ricerca e sviluppo nel settore della colorimetria dentale. Si basa su una tecnologia a LED in grado di illuminare l’area di lavoro con luce colorata di tutte le lunghezze d’onda della luce visibile ed infrarossa. Un obiettivo e un sensore di elevatissima qualità consentono di acquisire immagini senza distorsioni. L’utilizzo poi di filtri polarizzatori lineari permette di escludere i riflessi causati dal gloss nella determinazione del colore.

spettrofotometro in uso su incisivo

Scanner intraorali e flussi digitali

La rilevazione del colore può essere eseguita dall’odontoiatra utilizzando il classico metodo visivo con o senza l’ausilio strumentale di uno spettrofotometro, o un colorimetro o, di più recente acquisizione, di scanner digitali intraorali. Probabilmente la situazione in cui la determinazione digitale del colore fa la differenza ed è la più utile è quella della realizzazione di corone estetiche singole nella regione anteriore.

Lo scanner intraorale configurato per la scala 3D-MASTER ha mostrato ottime prestazioni nello studio pubblicato su Journal of Prosthetic Dentistry; i migliori risultati sono stati ottenuti con l’ausilio dello scanner intraorale e dello spettrofotometro. Tutte le rilevazioni strumentali sono state ripetute 3 volte per determinare la ripetibilità.

workflow digitale: misurazione colore con scanner intraorale e spettrofotometro

Strumenti specifici e casi clinici: OPTISHADE, Matisse e altri

Il colorimetro OPTISHADE StyleItaliano è stato lanciato nel 2021 specificamente per i dentisti. Funziona con i dispositivi Apple tramite un’app e può essere disinfettato. Con questi semplici parametri è possibile riprodurre accuratamente lo schema e ottenere una misurazione affidabile della sfumatura. Per il miglior risultato delle previsioni del software di miscelazione e stratificazione della ceramica, è essenziale utilizzare un dispositivo di corrispondenza del colore ad alta precisione. OPTISHADE ha dimostrato di essere il migliore per questo utilizzo.

Le misurazioni del colore OPTISHADE vengono caricate su Matisse e queste, insieme al tipo di restauro, sono fondamentali per la pianificazione di un perfetto restauro grezzo. Successivamente, la ceramica viene miscelata secondo una perfetta prescrizione personalizzata fornita da Matisse. Con tutte queste informazioni è possibile calcolare più strati di un restauro che, insieme al moncone, genereranno una tonalità finale.

La tonalità del restauro grezzo viene calcolata matematicamente, in modo da ottenere gli strati e le opacità giusti per bilanciare il cambiamento cromatico che si verificherà quando il restauro e il supporto saranno posizionati. Il restauro integrato, ovvero il restauro posizionato sul supporto in bocca, cementato in modo permanente o provvisorio, deve avere come risultato finale la tonalità desiderata o almeno essere molto vicino ad essa.

Standardizzazione, ripetibilità e fattori critici

Quando le misurazioni vengono effettuate dallo stesso soggetto, i valori risultanti devono rientrare nella soglia di 0,4 ΔE 94. Se si ottengono misurazioni con valori più elevati, è necessario analizzare cosa potrebbe essere andato storto nel processo di standardizzazione, come lo sfondo del dente, il posizionamento del dispositivo, la pulizia del dente o il livello di idratazione del dente.

Con tutte queste informazioni è possibile calcolare più strati di un restauro che, insieme al moncone, genereranno una tonalità finale. Devono essere fornite due misurazioni perfette del colore.

Vantaggi e limiti dei metodi: che dicono gli studi

Uno studio sull’efficacia dei diversi metodi di rilevazione del colore dentale è stato recentemente pubblicato sul Journal of Prosthetic Dentistry. I metodi strumentali sono risultati più accurati di quelli visivi. La migliore prestazione è stata riscontrata con lo scanner intraorale configurato per la scala 3D-MASTER e con lo spettrofotometro configurato per la scala VITA Classical. Il miglior metodo di abbinamento del colore visivo è risultato essere la scala VITA Classical associata al dispositivo di correzione della luce. La scala classica senza il dispositivo di correzione della luce ha mostrato la più scarsa affidabilità.

Dallo studio è emerso che il colorimetro ha ottenuto una precisione del 100% nell’abbinamento cromatico. Mentre gli individui hanno raggiunto un tasso di successo del 78%. Inoltre, la maggior parte degli errori visivi si è verificata nelle tonalità intermedie dei compositi. Non sono state riscontrate differenze significative legate a età, sesso o esperienza degli operatori.

L'affidabilità dei metodi strumentali suggerisce fortemente all’odontoiatra l’uso supplementare di strumenti per la rilevazione del colore dentale nella sua pratica clinica in aggiunta al classico metodo visivo. Tuttavia, rimangono ancora delle domande aperte. Il colorimetro sarà altrettanto efficace in contesti clinici complessi? Dove fattori come la presenza di umidità, la rifrazione della luce e la variabilità della superficie dentale possono influire sull’abbinamento del colore, per esempio. Solo studi futuri, condotti direttamente sui pazienti, potranno dare una risposta definitiva.

Pratiche operative consigliate

  • Standardizzare l’illuminazione: utilizzare sorgenti con spettro completo e temperatura intorno a 6.500 K.
  • Limitare i colori saturi nell’ambiente e nell’abbigliamento durante la selezione del colore.
  • Garantire la pulizia e l’idratazione dei denti durante la misurazione.
  • Ripetere le misurazioni strumentali almeno tre volte per verificarne la ripetibilità.
  • In casi estetici complessi, integrare misurazioni spettrofotometriche o scanner intraorali con fotografie standardizzate e, se possibile, campioni personalizzati.
  • Considerare il colore del moncone e misurarlo per includerlo nei calcoli per il restauro.

Materiali e caratteristiche da considerare nella riproduzione del colore

Nell’ultimo decennio, i materiali dentari come le porcellane delle faccette sono divenuti duttili alla riproduzione non solo delle tinte ma anche, finalmente e soprattutto della luminosità o valore. L’ opalescenza e la fluorescenza sono caratteristiche intrinseche del materiale e come tali non graduabili nella scelta, ma sicuramente da valutare e cercare di riprodurre.

Lo smalto, con le sue caratteristiche di trasparenza trasmette la luce alla dentina che, per mezzo delle sue proprietà di opacità e diffusione, attraverso i tubuli dentali, completa la composizione del colore del dente. Esaminando questi elementi individualmente possiamo rilevare che la dentina è il tessuto che conferisce il colore al dente.

Scale personalizzate e limiti pratici

Le scale cromatiche personalizzate sono facili da produrre autonomamente utilizzando gli stessi materiali utilizzati per il restauro intraorale vero e proprio. Questi sono stati proposti come la soluzione definitiva, ma presentano diversi problemi. Realizzare una scala cromatica personalizzata perfetta (senza bolle, di spessore adeguato e di composito incontaminato) richiede abilità ed esperienza, indipendentemente dal sistema scala cromatico personalizzato utilizzato, per ottenere una perfetta corrispondenza cromatica con la scala colori originale ed evitare discrepanze nel restauro definitivo.

La scala colori personalizzata tende ad avere uno spessore diverso rispetto a quello del restauro vero e proprio, modificando notevolmente il colore reale e quello percepito e ottenendo così una scarsa corrispondenza cromatica sia per i restauri in ceramica sia per quelli in composito.

Spazio colore L*a*b* e comunicazione con il laboratorio

Lo spazio colore L * a * b * supera le barriere linguistiche, consentendo a chiunque di comunicare facilmente sfumature e differenze di tonalità. Quando è posizionato graficamente nell’intero spazio colore L * a * b *, lo spazio colore dentale umano appare come un piccolo fagiolo di forma irregolare. Con la mappatura del colore che il sistema rileva sul dente e converte in un file è possibile gestire la riproduzione esatta sulle ceramiche e anche sui materiali resinosi compositi usati alla poltrona per i restauri diretti.

Implicazioni cliniche e suggerimenti pratici

La scelta del colore gioca un ruolo cruciale nell'odontoiatria estetica. Tanto da influenzare in modo determinante la qualità e il risultato finale delle riabilitazioni protesiche e restaurative. La presa del colore, un fattore decisivo, dipende anche dalla capacità del dentista di riprodurre fedelmente il colore naturale dei denti del paziente. Una tonalità non correttamente abbinata può compromettere l’armonia del sorriso, generando insoddisfazione.

L'integrazione di dispositivi strumentali nelle procedure odontoiatriche potrebbe ridurre gli errori e migliorare l’estetica dei restauri. L'affidabilità dei metodi strumentali suggerisce fortemente all’odontoiatra l’uso supplementare di strumenti per la rilevazione del colore dentale nella sua pratica clinica in aggiunta al classico metodo visivo.

integrazione clinico-laboratorio: invio file di mappatura colore

tags: #tecniche #e #procedure #per #la #rilevazione

Post popolari: