
Se una foto con i miei genitori è abbastanza rara, quella con il mio fratello maggiore Davide è praticamente impossibile. Invece no! In questa estate ricca di soddisfazioni c’è anche quella di aver fermato un momento della rimpatriata famigliare in Sardegna, la terra di mamma Brunella. La mia famiglia c’è e c’è sempre stata. Vicina quando serve, lontana per spingermi a vivere la mia vita fino in fondo. Davide è un fratello che uso per spiazzare chi capita che mi chieda “figlio unico?”, no, ho un fratello che non ho mai visto! Ma come potete vedere voi: Davide c’è!
L'addio a Davide Cassioli a Gallarate, sua città d'adozione. Lui, romano d'origine e fratello del campionissimo di sci nautico paralimpico. Davide è un dentista bello e bravo. Bella e brava e anche sua moglie Cinzia come belli e bravi sono i due Cassioli che hanno messo al mondo: Francesco e Carlo.
Eppure in questo ultimo anno in cui il corpo ha iniziato pian piano a voltarti le spalle non ho mai sentito un lamento da parte tua. Sei con noi nei ricordi, per esempio quando parlavi di Thomas, tuo amico fraterno. Quante gliene hai combinate… Una storica fu il giorno del suo addio al celibato dove l’hai lasciato da solo in aeroporto perché non ti sei svegliato. Thomas stava a chiamà tutti, mandammo anche qualcuno a suonarti a casa ma niente, dormivi come un ghiro.
Sei con noi quando penso alle piste che abbiamo fatto insieme: mi guidavi con la radio e mi dicevi: “lascia andare gli sci Dani, vai forte! E allora io voglio che tu sia sempre con me nell’aiutarmi a essere un figlio, uno zio, un compagno, un nipote e un amico migliore, così il tuo ricordo avrà un senso per tutti noi che siamo chiamati ogni giorno a farti essere vivo, presente tra noi!
Domenica in tv per il nostro Presidente Daniele Cassioli che nella consueta puntata di “O Anche No”, programma di inclusione sociale e disabilità di Rai 3, realizzato con la collaborazione di Rai per la Sostenibilità e Rai Pubblica Utilità, ci riporterà al Camp di Tirrenia “Davide Cassioli” ma non solo. Blind tennis, basket, calcio e atletica hanno riempito la mattinata dei bambini protagonisti al Camp Real Eyes Sport “Davide Cassioli”. La novità del blind tennis ha riscosso grande successo. Eccoci al raduno dei protagonisti del Camp estivo intitolato a “Davide Cassioli”, all’Hotel Le Torri di Tirrenia del nostro amico Ivan. E’ passato un anno ma è come ritornare ad un qualcosa di bello lasciato dopo un solo fine settimana.
Leggi anche: Approfondisci le competenze e l'attività del Dott. Davide Torchia
Il Camp estivo intitolato a “Davide Cassioli” testimonia l'intreccio tra la vita privata della famiglia Cassioli e l'impegno sociale: portare bambini ciechi allo sport, sperimentare discipline adattate come il blind tennis e creare momenti formativi e aggregativi. Il nome Davide diventa così simbolo di vicinanza, memoria e impulso a mantenere viva l’attenzione su pratiche inclusive.
Io sono nato a Roma, ho 35 anni, con la retinite pigmentosa, una patologia che causa una cecità, nel mio caso dalla nascita mentre in altri casi gli effetti sono progressivi, mentre io convivo con questa problematica da quando sono nato, e devo dire che se all’inizio abbiamo cercato coi miei genitori una cura per guarire, quindi una situazione per cui togliere questo problema, col tempo ci siamo resi conto che non era possibile guarire, non c’era una cura e non c’è tutt’ora, figuriamoci 35 anni fa, e quindi da lì abbiamo iniziato un percorso nuovo, da cui capire cosa Daniele potesse fare, al di là dell’andare a scuola che, ahimè o per fortuna, è toccato a tutti noi, cosa può fare Daniele nel tempo libero, che tipo di vita può condurre.
E quindi sono arrivate le amicizie, sono arrivate insomma le occasioni di fare sport, inizialmente ho fatto nuoto, poi ho fatto karate, un po’ di cose, poi ho trovato nello sci nautico la mia passione. Lo sci nautico inizialmente è stato un ripiego, perché io sognavo di giocare a pallone, giocavo in realtà a calcio nel giardino di casa, ho rotto diverse piante e ho fatto diversi danni col pallone, però quando è stato il momento di iscriversi a una vera e propria squadra di calcio io non potevo, e quindi questa all’inizio è stata una bella sofferenza per me perché cercare di spiegare a un bambino di 7 o 8 anni, o spiegare a me stesso, che non potevo, punto, non perché non avessi voglia, è stata una cosa dolorosa, ma allo stesso tempo il fatto di non voler rimanere con le mani in mano solamente vittima della frustrazione e del dolore, questa mancanza mi ha spinto a fare altro, cercare altro, e insieme ai miei genitori ho iniziato a sciare sulla neve e di lì a poco anche lo sci nautico, che non ho più mollato.
Ho fatto il fisioterapista per una decina d’anni e poi nell’ultimo periodo, pur mantenendo i pazienti storici, quelli che tratto volentieri, mantenendo con loro un rapporto e esercitando comunque la professione, mi sono rivolto alla formazione e all’andare nelle scuole e nelle società sportive a testimoniare, una formazione del tipo coaching del tipo aziendale e ho fondato questa associazione che si chiama Real Eyes sport che ha l’obiettivo di avvicinare i bambini ciechi alla pratica sportiva perché quello che per me è scontato, cioè fare sport, allenarmi, e quando non posso farlo mi genera un senso di mancanza, purtroppo per tanti bambini non è così;
andare a fare una corsa in pista di atletica, giocare a calcio con un pallone sonoro, per me sono cose normalissime, purtroppo per tanti bambini ancora oggi nel 2021 sono cose sporadiche, sono cose casuali, che non sono introdotte nella vita di un bimbo cieco, e questo per me è preoccupante ed è un punto in meno che offriamo a noi nella crescita di questi bambini che già non vedono e quindi devo essere a maggior ragione stimolati, e piano piano questo nuovo percorso mi sta dando tante soddisfazioni e porterò avanti questi tre grandi filoni: la fisioterapia, la parte un po’ associativa e sociale, più per me che per gli altri, e la parte di formazione.
Leggi anche: Il caso della Gintoneria: il percorso di Davide Lacerenza
Grande l'attenzione nei confronti dei più piccoli, come testimonia il suo impegno nell'avviamento allo sport dei bambini con disabilità visiva: “E' stimolante rapportarmi con i piccoli, perché non hanno filtri e chiedono cose che i grandi non chiederebbero mai, hanno un rapporto più spontaneo con la disabilità”. Entrare in sintonia con loro richiede spiccate doti comunicative e ‘strategie' efficaci: “Più che raccontare tante cose e usare mille parole cerco di farli immedesimare, chiedo che siano loro a farmi domande su temi particolari”.
Lo sport può diventare quel pezzo di strada che c'è tra noi e la felicità. Crescere, crescere sempre, trovare nuovi stimoli per migliorarsi, è questo che contraddistingue un campione, dentro e fuori i campi di gara: “Di solito inizio parlando della mia esperienza, faccio vedere quello che mi riguarda, poi parlo anche dei miei colleghi e in generale di altri atleti paralimpici, perché sono contento di spaziare su un mondo che non riguarda solo me”. Insomma, l'importante è far capire ai ragazzi che lo sport è uno straordinario strumento per riprendersi la propria vita: “Se grazie alla mia testimonianza un ragazzo inizia a praticare nuoto o un'altra disciplina abbiamo vinto tutti”.
| Ambito | Attività | Obiettivo |
|---|---|---|
| Sport | Camp estivi, blind tennis, atletica, calcio con pallone sonoro | Favorire la pratica sportiva dei bambini con disabilità visiva |
| Formazione | Interventi nelle scuole, coaching aziendale | Diffondere consapevolezza e inclusione |
| Sanità/Professione | Fisioterapia | Sostenere percorsi riabilitativi e mantenere rapporti con pazienti |
Raccontaci invece la tua esperienza, ti chiedo questo: c’è effettivamente una sorta di imbarazzo verbale nella società nei confronti della cecità dato anche dal non allenamento a confrontarsi su questo tema, attraverso l’esperienza di chi ci può aiutare a comprendere; noi usiamo tantissime espressioni anche metaforiche che riguardando la vista (a prima vista, quando ci vediamo) cose di questo tipo, che possono causare imbarazzo in qualcuno che può dire “oddio, si starà offendendo, gli ho detto quando ci vediamo e lui non mi vede”. Io credo che un minimo comune denominatore da cui partire sia proprio la spontaneità, almeno per quanto mi riguarda preferisco una persona che faccia uno strafalcione o che dica qualcosa di sbagliato ma che sia spontanea piuttosto che uno che magari è impeccabile dal punto di vista del linguaggio ma che poi, mi rendo conto, mette barriera, e questa non è una cosa voluta, anzi spesso è più forte di noi.
Questo ce lo insegnano i bambini: quando tu con un bambino riesci a essere spontaneo, quando sei vero con un bambino, coi bambini non puoi mentire, cioè devi essere vero, devi essere te stesso, devi esserci, non puoi mandare un tuo figurante, devi esserci tu quando sei nel gioco o in qualunque situazione con loro, questa per me è la cosa principale. Io sono convinto che se una persona riesce a leggere questo, si prende un po’ anche la responsabilità di guidare chi ti sta accanto, cioè se chi ti sta accanto sa che tu te la prendi se uno parla di vedere o mi nomina il verbo vedere, è chiaro che se sono io a prendermela sono io che la sto condizionando, non è lei che non è adeguata, è il modo di pormi o l’energia che arriva a lei che la mette in difficoltà, quindi l’essere spontanei, essere aperti parte da chi sta con me ma parte anche da clima che io cerco di creare.
Il ricordo di Davide resta nei racconti familiari, nella vita quotidiana e nelle iniziative che portano il suo nome. Esempi come il Camp di Tirrenia e il coinvolgimento di realtà sportive e associative mostrano come la memoria personale possa tradursi in un motore per attività concrete, formative e inclusive.
Leggi anche: approfondisci la carriera di Davide Farronato
Davide è presente nelle storie, nelle foto, nelle azioni che collegano affetto familiare e impegno pubblico: la sua figura di dentista, marito e padre si unisce alla funzione simbolica di un nome che sostiene progetti per i più piccoli e per chi, attraverso lo sport, può costruire una migliore qualità di vita e relazioni più autentiche.
tags: #Davide #Cassioli #dentista #biografia #e #specializzazioni
