
Tempo di nuova musica per Giuseppe Peveri, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Dente, artista emiliano che vanta ben sei album alle spalle, più numerose esperienze autoriali (Arisa, Marco Mengoni, Chiara Galiazzo). Si intitola “Adieu” il singolo che segna il suo ritorno, a tre anni di distanza dalla pubblicazione del precedente disco “Canzoni per metà”, il lavoro che lo ha consacrato agli occhi di un pubblico più vasto. Una canzone spontanea quanto liberatoria, che invita l’ascoltatore ad abbandonare le zavorre di una comoda abitudine per andare alla ricerca di nuove motivazioni, perché solamente rischiando possiamo sentirci realmente vivi, proprio come recita il verso “se non giochi non vinci mai”.
Nel testo si analizza lo scorrere del tempo, talvolta lento, talvolta svelto, ma sempre inesorabile. La cifra stilistica e l’approccio alla scrittura restano fedeli alla poetica di Dente, sempre a suo agio in atmosfere intimistico-pop volte ad esaltarne vocalità, intensità ed interpretazione. In tal senso, “Adieu” è una delle sue opere musicali più immediate e trasversalmente convincenti, perché si avvale di un linguaggio diretto e comune, ma senza ruzzolare nelle insidie della retorica.
La mancanza di dialogo devitalizza i rapporti, li ridicolizza e li umilia, soprattutto in quest’epoca così social in cui due persone smettono di parlarsi, magari senza neanche un valido motivo, ma continuano a guardarsi reciprocamente le storie su Instagram. ROMA - «La popolarità? La vivo bene. Sono ancora in una fase in cui riesco a fare la spesa, in cui posso andare in un posto e sentirmi famoso o sceglierne un altro e sentirmi nessuno».
«Sarà un disco omonimo. Nella carriera di un artista che si rispetti c’è sempre un disco omonimo e uno postumo. È un disco che segna un allontanamento dalla sua precedente impostazione, con una produzione affidata a Federico Laini e con l’abbandono iniziale della chitarra acustica a favore del pianoforte, che ha reso Adieu possibile con tre accordi molto semplici.»
«Abbandono la chitarra acustica, che è sempre stata una mia caratteristica. Molte canzoni le ho scritte al pianoforte, al quale mi sono avvicinato di recente. Ad esempio, Adieu sono tre accordi semplicissimi che con la chitarra non mi sarebbe mai venuto di fare, mentre al piano, essendo tutto nuovo, mi è riuscito naturale.»
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«Sono uno che fa musica italiana, canzoni che possono piacere anche a un pubblico più ampio. Oggi questi due mondi si sono uniti.» Inoltre, secondo l’intervista, «La vocalità non è quella di un interprete classico, ma si muove attraverso i limiti e una vocalità non convenzionale».
Ad oggi Dente è tra i cantautori italiani più apprezzati, capace di guidare un pubblico sempre più numeroso mantenendo un linguaggio pop essenziale e ricercato. Durante i live ha sempre mostrato un rapporto molto divertente con il pubblico, mentre fuori dal palco è possibile incontrarlo per strada o al supermercato senza tanti accorgimenti. «Fuori dal palco come sei con chi ti ferma per strada? Mi fa piacere quando capita che qualcuno mi fermi per farmi i complimenti, non essendo una faccia così popolare o televisiva posso continuare a godermi quei piccoli momenti di soddisfazione».
Il video di Adieu è una dichiarazione visiva del brano: «Dopo una carrellata di persone trasportate in taxi, tu appari all’ultimo, ultimo anche nella richiesta tanto da rimanere a piedi.»
In riferimento al passato, Dente racconta di come tutto sia cambiato nel tempo: «In passato registravo Canzoni per metà in modo molto diverso, oggi invece lavoro con un approccio più contemporaneo ma mantenendo la sua cifra identitaria.»
Il senso del tempo è centrale anche in canzoni come Cento Anni e Non cambio mai, dove la tensione tra domanda e racconto si intreccia con la necessità di rinnovarsi senza perdere la propria essenza. «Il cambiamento non si decide a tavolino; i cambiamenti reali sono naturali e lenti, dettati dalle persone che ti circondano».
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Il videoclip di Adieu, con la sua iconografia, ribadisce l’idea di essere contemporanei a noi stessi, non solo visti dagli altri. «Il brano manifesto dell’album è fuori dal comune, ma è un segno di presa di coscienza di noi stessi.»
«L’album è stato registrato in modo tradizionale ma creato elettronicamente», spiega Dente. «Il suono generale è più contemporaneo rispetto al passato, anche se la produzione resta molto curata e simmetrica tra strumenti reali e texture elettroniche.»
La collaborazione con Laini e Cantalluppi ha permesso di vestire le canzoni con una tinta nuova senza tradire la matrice poetica originaria. Il testo riflette ancora una volta la capacità di Dente di fondere liriche intime con una musica che può raggiungere un pubblico più vasto.
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