Epulidi stratificate gengivali: caratteristiche cliniche e trattamento

L'epulide è un'escrescenza gengivale o protuberanza gengivale che si sviluppa a partire dai tessuti di sostegno del dente. Si tratta di una condizione relativamente comune in odontoiatria, nota anche come epulide gengivale o epulide dentale, e che può presentarsi sia negli adulti che nei bambini.

Cos'è l'epulide e come si presenta clinicamente

Un'epulide gengivale è una crescita localizzata dei tessuti gengivali che può avere aspetto nodulare o polipoide. Viene spesso notata dai pazienti come una protuberanza sulla gengiva, che può essere dura o morbida al tatto. Esenzialmente l'epulide si presenta come una cisti o una formazione di tipo cistico che interessa la gengiva o un'altra zona del cavo orale.

Si presenta come lesione esofitica eritematosa oppure talvolta normocromatica, la maggior parte delle volte sessile, soffice e con tendenza al sanguinamento per la sua forte componente vascolare. Solitamente i noduli si situano tra i denti, e hanno un colore che può variare dal rosa delle gengive al rosso intenso o rosato. A volte l’epulide può essere confusa, soprattutto ad uno stato iniziale, con un gonfiore o un’infiammazione gengivale, e quindi si pensa che questa possa regredire spontaneamente o con l'uso di antinfiammatori.

Tipologie istologiche e cliniche

Le epulidi non sono tutte uguali: esistono diverse forme istologiche. Viene anche classificata come aumento di volume gengivale localizzato assieme a iperplasia fibrosa, cisti gengivale, esostosi, escrescenza gengivale, fibroma gengivale emangioma.

  • Epulide fibrosa: la più comune, nodulo duro, dovuto a un eccesso di tessuto fibroso reattivo; spesso si forma nella papilla interdentale a partire da una irritazione locale o da un processo infiammatorio pre-esistente.
  • Epulide granulomatosa (granuloma piogenico): una formazione di tessuto di granulazione spesso sanguinante e arrossato, determinato da esiti cicatriziali, con rapido sviluppo e tendenza a ulcerarsi.
  • Epulide gigantocellulare: crescita con cellule multinucleate, talvolta erode l'osso sottostante.
  • Epulide angiomatosa: spesso situata in corrispondenza di un impianto dentale e caratterizzata da una componente vascolare significativa.
  • Epulide ossificante: caratterizzata da una massa dura con struttura di tipo osseo sottostante.
  • Epulide acantomatosa (adamantinoma orale): tumore di origine epiteliale che si forma a partire dallo smalto dei denti.
  • Epulide congenita: forma presente nei neonati che può ostacolare respirazione e alimentazione.

Eziologia e fattori di rischio

Il meccanismo per cui l’epulide si sviluppa è, di norma, una lesione reattiva successiva a un processo infiammatorio e caratterizzata da iperplasia cellulare. Le cause dell'epulide gengivale sono principalmente irritative e infiammatorie: placca batterica e tartaro non rimossi correttamente, protesi o apparecchi ortodontici mal adattati, otturazioni e restauri dentali che irritano la gengiva, traumi occlusali ripetuti, cambiamenti ormonali (gravidanza, pubertà) e alterazioni congenite nei neonati.

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In gravidanza, gli squilibri e i cambiamenti ormonali, insieme a traumi pregressi del cavo orale o a una scarsa igiene dentale con conseguenti formazioni di tartaro e placche batteriche, possono dare origine all’epulide gravidica. L'origine dell'epulide gravidica può essere di natura infiammatoria, traumatica o spontanea. Nella maggior parte di casi si suppone che possa partire da un’irritazione gengivale che degenera in formazione neoplastica benigna.

Quadro clinico e sintomi

I principali sintomi di un’epulide gengivale sono: protuberanza gengivale localizzata, gengiva che sanguina facilmente, gonfiore persistente in prossimità di un dente, fastidio o dolore durante la masticazione e lesione ulcerata o liscia a seconda del tipo. Molti pazienti notano l'epulide osservando un rigonfiamento gengivale allo specchio o durante la pulizia dentale.

La maggioranza delle epulidi restano piccole di dimensioni, stimate sotto il centimetro di diametro. Quelle superiori a queste dimensioni sono molto rare e si verificano all'interno delle guance, sulla lingua e sul palato. Tra i sintomi riferiti si riscontrano salivazione eccessiva, perdita dell’appetito dovuta alla difficoltà di masticazione e deglutizione, alito cattivo dovuto all'infiammazione o alla presenza di fibrina, e nei casi più gravi, difficoltà di respirazione.

Diagnosi

La diagnosi si effettua attraverso esame clinico da parte del dentista, biopsia ed esame istologico, necessari per classificare la lesione, e radiografia dentale utile nei casi sospetti di coinvolgimento osseo. Poiché esistono diverse lesioni gengivali con caratteristiche simili, l’esame istologico è fondamentale per confermare che si tratti di un’epulide e non di una patologia più seria.

Foto clinica di epulide interdentale

Trattamento: approcci e protocolli

Nella maggior parte dei casi la terapia d'elezione è l’asportazione chirurgica della lesione. Dopo la rimozione, il tessuto viene sempre inviato per un esame istologico, così da confermare la natura benigna della lesione. La letteratura scientifica raccomanda una escissione radicale dell’epulide infiammatoria per ridurre l’alta percentuale di recidiva della stessa.

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A volte, insieme all’asportazione, vengono praticate anche una pulizia profonda del cavo orale e detartrasi per evitare che il tumore si riformi. Di norma le ossa della mandibola non sono interessate, né i denti, ma se questo dovesse verificarsi si interviene anche attraverso una rimozione dentale, una limatura dentale o una cura canalare secondo necessità. Nel caso in cui l’epulide fosse maligna (molto raro) la terapia più opportuna, oltre alla suddetta rimozione chirurgica tempestiva, è la radioterapia.

È importante determinare e rimuovere la causa scatenante (ad es. protesi irritanti, restauri con margini irregolari, accumulo di placca e tartaro) per prevenire recidive. Se la massa non regredisce spontaneamente, l’unica soluzione definitiva è la rimozione chirurgica. Dopo la rimozione di un’epulide, il recupero è di solito rapido; nei primi giorni potresti avvertire un leggero fastidio o un po’ di gonfiore, gestibili con comuni antidolorifici.

Approcci conservativi e innovativi

In alcune situazioni si sono proposte tecniche alternative all’escissione totale per migliorare l'estetica e prevenire recessioni gengivali: una tecnica si basa sull’idea di poter “ingannare” l’epulide inserendo sotto la stessa un piccolo rettangolino di tessuto sano connettivale (innesto) prelevato dal palato del paziente, con l'obiettivo di scompaginare le linee di difesa del tumore e ottenere un progressivo restringimento della formazione fino alla sua scomparsa. È comunque importante che questi pazienti siano preliminarmente inseriti in una terapia parodontale per eliminare l’infiammazione presente.

Terapie di supporto: fotodinamica e gel rigenerativi

La terapia fotodinamica è un trattamento moderno che ha dato ottimi risultati nella risoluzione clinica di infezioni orali recidivanti e/o croniche e nelle condizioni potenzialmente maligne. Essa si compone di tre elementi: un fotosensibilizzante (tra i più studiati: blu di metilene, blu di toluidina, verde indocianina) che aderisce in maniera selettiva alle cellule target; una luce con lunghezza d’onda specifica per ciascun tipo di fotosensibilizzante in grado di attivarlo (ad esempio 630, 660, 810 nm); la biodisponibilità di ossigeno.

Tra i numerosi prodotti in commercio per la cura delle infezioni parodontali, spesso fattore trigger di lesioni gengivali reattive come l’epulide, troviamo dei gel a base di acido ialuronico e spermidina, sostanze che stimolano i fibroblasti compromessi dall’infiammazione, favoriscono il ricambio e la produzione delle proteine e attivano la rigenerazione cellulare. Questi gel possono essere molto utili nella rigenerazione cellulare non solo in campo parodontale ma anche nel ripristino dei tessuti gengivali post biopsia in patologia orale, aprendo la strada a nuovi interessanti scenari.

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Schema terapia fotodinamica con fotosensibilizzante e luce

Caso clinico esemplificativo

Un paziente di sesso maschile di 62 anni giunse alla nostra osservazione per la presenza di forte sanguinamento durante le manovre di igiene domiciliare nella porzione del mascellare sinistro. All’esame obbiettivo era possibile osservare una lesione esofitica eritematosa nella papilla interdentale tra 26 e 27, nel versante palatino, oltre ad una infiammazione gengivale generalizzata legata all’igiene orale non buona. Era stata posta una ipotesi diagnostica di granuloma piogenico o epulide infiammatoria ed era stata programmata una biopsia escissionale per valutazione istologica.

Dopo aver effettuato una anestesia plessica, l’escissione era stata eseguita con lama fredda in maniera molto conservativa e il pezzo asportato immesso in paraformaldeide tamponata al 4% per l’analisi istologica. Si era quindi deciso di trattare l’area post asportazione con terapia fotodinamica eseguita con derivato del blu di metilene 1% e laser a diodi 660 nm 100 mW come fonte luminosa, con l’obiettivo di decontaminare il tessuto gengivale residuo.

A una settimana si poteva apprezzare una scomparsa dell’area eritematosa residua ma anche un deficit di tessuto gengivale nella porzione della papilla interdentale, con conseguente danno estetico e funzionale. Era stato quindi utilizzato un gel parodontale bicomponente a base di spermidina e acido ialuronico, apposto nella sede da trattare in maniera copiosa fino a ricoprire il tessuto gengivale delle papille interdentali adiacenti all’area interessata. A un mese di distanza, senza aver eseguito ablazione del tartaro e utilizzato altri presidi domiciliari, si poteva apprezzare una rigenerazione del tessuto gengivale di circa 2 mm nella sede della papilla interdentale.

Foto sequenziale: lesione, post-escissione, rigenerazione dopo gel

Prevenzione e follow-up

La migliore cura è la prevenzione e la tempestività di intervento. È importante rivolgersi a uno specialista che sia anche chirurgo e che possa consigliare il protocollo terapeutico più adeguato. Una buona igiene orale e visite periodiche dal dentista restano gli strumenti di prevenzione di base per evitare disturbi gengivali di ogni tipo. Nel caso di epulide congenita, la chirurgia è la scelta d’elezione.

Molti professionisti hanno osservato che le lesioni di tipo fibromatoso si presentano soprattutto in donne adulte; l'epulide colpisce più frequentemente le donne di giovane età, in particolare durante la gravidanza, essendo la sua insorgenza anche legata a fattori ormonali. Alcuni farmaci (ad esempio fenitoina, ciclosporina e calcio antagonisti) possono favorire iperplasie gengivali: se si è in cura con questi farmaci è importante monitorare il cavo orale per eventuali segni di ipertrofia gengivale.

Recidiva e controllo

Sì, l’epulide può ricomparire se la causa scatenante non viene eliminata. Se la rimozione non è radicale o se persistono fattori irritativi come tartaro o protesi mal adattate, il rischio di recidiva aumenta. Per questo motivo è fondamentale la correzione delle cause locali e il monitoraggio periodico dopo l'intervento.

Tabella riassuntiva: caratteristiche e gestione

AspettoTipologiaTrattamento consigliato
Nodulo duro, crescita lentaEpulide fibrosaEscissione chirurgica, rimozione irritanti
Rosso, sanguinamentoGranuloma piogenico (epulide gravidica)Igiene, osservazione in gravidanza, escissione se persistente
Massa dura con ossificazioneEpulide ossificanteRimozione chirurgica
Neonato: possibile ostruzioneEpulide congenitaChirurgia neonatale
Video illustrativo: rimozione chirurgica e gestione post-operatoria dell'epulide

Domande frequenti

  1. No, l’epulide è una lesione benigna, ma va confermata con biopsia.
  2. Sì, può ricomparire se non si eliminano le cause irritative.
  3. Le epulidi congenite nei bambini possono essere pericolose se volumetriche, perché possono ostacolare respirazione e alimentazione.

In odontoiatria, riconoscere le differenze tra le varie forme di epulide e altre lesioni del cavo orale è fondamentale per definire la terapia più indicata e prevenire recidive. Anche nei bambini, una diagnosi precoce e una corretta igiene riducono il rischio di complicanze future.

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