
La ricostruzione del seno è una procedura chirurgica che ripristina la forma del seno dopo una mastectomia. Una delle opzioni è la ricostruzione del seno con protesi, che può essere immediata o in fasi. Quest'ultimo comporta un'espansione della pelle del seno e dei muscoli utilizzando un espansore tissutale temporaneo.
L’espansore è un palloncino, progressivamente gonfiato con soluzione fisiologica, che ha lo scopo di distendere i tessuti e facilitare il successivo inserimento della protesi. Gli espansori tissutali hanno una funzione simile a un palloncino ma, al posto dell'aria, vengono gonfiati con soluzione salina. Quando vengono impiantati, inizialmente sono sgonfi e piatti e poi gradualmente, nell'arco di diverse settimane o mesi, vengono riempiti per favorire l'espansione del tessuto. Questo processo promuove l'emergere di nuove cellule e nuovi tessuti gradualmente per prevenire eventuali danni.
La normale procedura prevede il posizionamento di un espansore sotto il muscolo pettorale prima dell’impianto definitivo della protesi. Dopo che il chirurgo oncologo ha rimosso la ghiandola mammaria, il chirurgo plastico inserisce sotto il muscolo pettorale l’espansore che si presenta come un palloncino di gomma sgonfio. L’espansore è riempito con soluzione fisiologica attraverso una valvolina sottocutanea e un ago sottilissimo.
Il processo di espansione del seno per ottenere il volume completo può richiedere fino a 3-6 mesi ed è considerato un processo in più fasi. Dopo che l'ultima espansione dei tessuti è stata completata, i dispositivi rimarranno in posizione per un minimo di 8 settimane o a seconda di ciò che il chirurgo plastico suggerisce. L’espansore, dopo circa sei mesi dall’ultimo riempimento, quando cioè i tessuti si sono consolidati, deve essere rimosso e sostituito con la protesi definitiva.
Il termine "iperemico" si riferisce a un aumento di flusso sanguigno in una zona, che si manifesta come arrossamento e calore cutaneo. Nel contesto dell'espansore mammario, la cute sovrastante l'espansore può apparire arrossata o iperemica per cause diverse: reazione locale all'espansore, aumento della pressione tissutale durante le fasi di riempimento, irritazione o infiammazione. L'arrossamento cutaneo non va confuso con l’infezione. Differisce dall’infezione per il prurito e l’assenza di sintomi di infezione sistemica. Compare solitamente tra 7 e 10 giorni dopo l’inserimento della protesi e può durare da 2 a 3 settimane.
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Infiammazione o irritazione si manifestano con rossore, gonfiore e dolore. Se dopo l’intervento hai problemi, inestetismi o dolore, informa immediatamente il tuo chirurgo e considera le soluzioni disponibili. Le infezioni associate alle protesi mammarie sono molto rare: 0,114%. Le infezioni con un’eziologia non chiara che si verificano dopo l’intervento di protesi mammaria devono essere prontamente trattate. Può essere necessario somministrare antibiotici, eseguire un drenaggio o espiantare la protesi.
Trattandosi di un intervento chirurgico, anche la ricostruzione mammaria non è scevra da complicanze sebbene rare. Queste possono essere: dislocazione dell’espansore o della protesi, retrazione della capsula periprotesica, sieromi, ematomi, dolore, desensibilizzazione o ipersensibilità, necrosi cutanea ed estrusione dell’impianto, guarigione ritardata della ferita e atrofia del tessuto mammario.
Il sieroma è evento non infrequente, che si presenta come una tumefazione a livello ascellare costituita dalla raccolta di liquido sieroso. I sieromi si sviluppano sotto forma di accumulo di liquido sieroso intorno alla protesi e possono causare gonfiore eccessivo del seno/dei seni. Le cause del sieroma sono molteplici: traumi durante o dopo l’intervento, eccessivo movimento nella fase postoperatoria o formazione di un biofilm sulla superficie della protesi.
La retrazione della capsula peri-protesica è una reazione eccessiva dei tessuti alla presenza della protesi che determina l'ispessimento e la contrazione della membrana connettivale che l'organismo crea attorno alla protesi. Questo evento si verifica in una modesta percentuale di casi, in genere due-sei mesi dopo l'intervento, raramente anche a distanza di anni. Il rischio di retrazione capsulare è di circa il 5% dei casi con l'utilizzo di protesi testurizzate ed è ancora minore qualora la protesi sia posta sotto il muscolo pettorale.
L’ottenimento di un risultato esteticamente accettabile dipende fondamentalmente dalla scelta dell’espansore e della protesi definitiva che devono essere congrui per forma e volume e dall’adeguamento della mammella controlaterale. Per ciò che riguarda la forma degli impianti si utilizzano di solito le protesi a profilo anatomico (detto anche “a goccia”), che meglio riproducono una forma naturale del nuovo seno (polo superiore pianeggiante, polo inferiore convesso).
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Il volume finale del nuovo seno “in espansione” deve essere maggiore di circa il 30% rispetto a quello della mammella sana. Questo eccesso di volume è mantenuto per almeno sei mesi per contrastare l'elasticità dei tessuti che inevitabilmente tenderebbero a riportare il seno da ricostruire al volume originario. Nel corso di tale periodo la forma e il volume della mammella “in ricostruzione” sono ben diversi rispetto a quelli della mammella sana.
| Caratteristica | Espansore | Protesi definitiva |
|---|---|---|
| Materiale | Elastomero siliconico, riempito con soluzione fisiologica | Involucro in silicone con gel di silicone coesivo |
| Durata prevista | Temporaneo (minimo 8 settimane dopo ultima espansione, solitamente rimosso dopo ~6 mesi) | Permanente, ma possono richiedere sostituzione dopo molti anni |
| Sensazione al tatto | Più rigido durante la fase di espansione | Più naturale specialmente se gel coesivo |
| Indicazioni | Creazione spazio tissutale dopo mastectomia | Risultato estetico definitivo |
Dopo l’impianto delle protesi mammarie è importante che tu segua le raccomandazioni del chirurgo e ti sottoponga a regolari controlli. È importante che le pazienti siano sottoposte a controlli regolari con un’ecografia o, se necessario, anche una risonanza magnetica per verificare le condizioni della protesi. Non appena si osservino segni di rottura, la protesi deve essere sostituita.
La scelta dell’impianto (protesi o espansore) deve tener conto della struttura fisica e delle preferenze della paziente, ma il chirurgo plastico deve considerare innanzitutto gli esiti dell’intervento demolitivo e dell’eventuale trattamento radioterapico, già avvenuto o programmato, prima di scegliere un impianto che dia un risultato finale il più possibile naturale, simmetrico rispetto alla mammella controlaterale.
I timori sollevati in passato sulla sicurezza delle protesi mammarie sono stati in gran parte smentiti: non è mai stato provato che aumentino il rischio di malattie autoimmuni o di cancro. Studi epidemiologici su donne portatrici di protesi rivelano che il rischio di tumore della mammella per loro non è più alto rispetto ai gruppi di controllo. Tuttavia, diverse ricerche hanno mostrato un potenziale collegamento tra alcune protesi testurizzate e lo sviluppo di un raro linfoma chiamato Breast Implant Associated Anaplastic Large Cell Lymphoma (BIA-ALCL). Le pazienti devono essere informate dal chirurgo responsabile in merito all'esistenza di un basso rischio di ALCL e alla necessità di rivolgersi al loro medico curante se nella zona della protesi dovessero insorgere sieromi o sintomi quali gonfiore e dolore a oltre un anno dall'operazione.
In base a quanto noto, le protesi testurizzate o rivestite in poliuretano sembrano essere state associate in alcuni casi all'insorgenza di BIA-ALCL; per tale motivo alcuni dispositivi sono stati ritirati dal mercato o la loro vendita è stata limitata dalle autorità competenti.
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