
Canapamedica.it nasce da un’idea di Fabrizio Dentini che nel 2013 scrive “Canapa Medica. Nel 2017 da alla stampa la seconda edizione col titolo: ” Canapa Medica. Nel 2020 il progetto canapamedica.it diventa una vera e propria piattaforma web di approfondimento che segue gli sviluppi del mondo della cannabis terapeutica italiano ed estero. Fabrizio Dentini (Caracas, 1981) giornalista cresciuto a Camogli, Genova. Adora Simone Weil, Ivan Illich e Romain Gary. Con buone probabilità il futuro lo coglierà impreparato, ma sempre attento a difendere il “margine umano” proprio e del suo prossimo.
Il libro Canapa medica. Frammenti di resistenza sanitaria di Fabrizio Dentini esplora le difficoltà che i pazienti italiani affrontano nell’accesso ai trattamenti a base di cannabis terapeutica. CANAPA MEDICA. FRAMMENTI DI RESISTENZASanitariacodice: LICAMEDisponibilità ImmediataIl libro Canapa medica. Frammenti di resistenza sanitaria di Fabrizio Dentini esplora le difficoltà che i pazienti italiani affrontano nell’accesso ai trattamenti a base di cannabis terapeutica. La nota più importante di Canapa Medica è che non è un manuale, ma un diario di racconti con storie vere di persone che potremmo essere noi. Le storie che ho ascoltato invece, ricordano che è diritto di ciascuno di noi anelare ad una quotidianità piú serena anche se apparentemente la possibilitá di raggiungere tale serenità attraverso la cannabis viene messa in discussione dal pregiudizio e dalla mancanza di reale empatia nel rapporto medico paziente.
Questo sito ha come unici obiettivi informazione e divulgazione scientifica, senza alcun fine propagandistico o di pubblicità indiretta a sostanze stupefacenti. Il dibattito e il confronto sono elementi essenziali per la creazione di una rete trasparente e aperta a nuove sperimentazioni. Adesso sta a noi lavorare con le parole ed ai ricercatori lavorare con le evidenze scientifiche per restituire alla cittadinanza una risorsa dalle potenzialitá mediche inestimabili e tutte da sviluppare.
I pazienti stanno facendo la loro faticosissima parte, i primi medici cominciano ad interessarsi, quello che davvero oggi manca nel nostro paese è una classe politica che abbia il coraggio di investire nel futuro e che non si dimostri pavida nello scommettere sulla cannabis come uno dei fattori che potrá rivoluzionare l’offerta terapeutica contemporanea. La ricerca sulle proprietà terapeutiche della cannabis sta finalmente uscendo dall’ostracismo del proibizionismo, e grazie ai processi di legalizzazione dell’uso terapeutico in corso in tutto il mondo, la pianta della cannabis (insieme anche ad altre sostanza psicoattive), come hai detto prima anche tu, ritorna all’attenzione del mondo scientifico.
Una maggiore informazione per i medici, una garanzia d’accesso senza disparità e con necessaria uniformazione delle normative regionali a carico del servizio sanitario per tutte le patologie incluse nel decreto Lorenzin del 9 novembre 2015. Tutto ciò che ti devi sapere riguardo le terapie con derivati della canapa. In alcuni casi, specialmente per farmacie e coltivazioni, compariranno specifiche tecniche, caratteristiche e qualità delle metodologie e delle strumentazioni utilizzate dalle varie strutture.
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Il dibattito e il confronto sono elementi essenziali per la creazione di una rete trasparente e aperta a nuove sperimentazioni. Il punto principale è che il tempo di un malato è essenzialmente piú denso di quello di un giornalista sano, di un medico sano o di un sano legislatore: il loro tempo è impregnato di sofferenze, dolore e frustrazioni.
Si dice che mancano gli studi clinici, perché il Ministero della Salute non si adopera in questa direzione? Voglio dirti che conosco ricercatori che da 20 anni studiano l’effetto del THC sui tumori che confermano che tale cannabinoide abbia, in vitrio e su modelli animali, un indiscusso potente effetto anticancerogeno. Considerata tale dichiarazione scientifica mi domando come mai non si faccia di tutto per finanziare studi che sondino tali evidenze a livello umano.
Per la prima volta i medici non prescrivono una molecola X con un effetto Y, per questo non si parla di medicina ma di medicamento, l’effetto curativo della pianta infatti non è riconducibile ad un unica sua molecola, ma al suo insieme, il suo fitocomplesso, che opera sinergicamente sul paziente in questione. La cannabis in primis riproduce una relazione medico-paziente differente da quella che va per la maggiore, dove il medico è comunque il latore di una scienza estranea al proprio assistito.
Durante questo viaggio ho imparato molto dalle persone intervistate: ci si aspetterebbe di trovare rassegnazione in pazienti malati con patologie gravi e trattati con farmaci da effetti collaterali spesso invasivi e raramente risolutivi. Al contrario, invece, ho riportato storie di persone coraggiose perché nonostante il fardello aggiuntivo previsto loro dalla vita, sono state e sono tutt’ora capaci di lottare per la loro esistenza domandando con forza e determinazione che le loro richieste di dignità vengano ascoltate ed accolte.
Nel tuo libro racconti le storie di oltre sessanta pazienti che nonostante tutto e tutti in questi anni sono riusciti a curarsi con la cannabis. Dal glaucoma alla fibromialgia, dalla sclerosi multipla all’epilessia sono storie di “resistenza sanitaria”, come le definisci tu nel sottotitolo del libro. Centinaia di persone, oggi migliaia, che dal 2007 (e molti anche prima) hanno trovato nelle preparazioni a base di cannabis una terapia per le proprie malattie e si sono scontrati con un sistema che difficilmente li ha aiutati in questo percorso di cura.
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In Italia l’uso medico della Cannabis sativa è rigidamente regolato, ma dal 2014 ha preso forma un progetto pilota unico: la produzione nazionale di infiorescenze destinate a farmaci, grazie alla collaborazione tra Ministero della Salute, della Difesa e CREA. L’impiego della Cannabis sativa L. per uso medico è regolato per legge ed è sottoposto a severa regolamentazione. L’autorizzazione preventiva dei medicinali a base di Cannabis è definita sia dalla Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sia dalla normativa italiana vigente raccolta nel testo unico sugli Stupefacenti con Decreto n.
Nella prima fase sperimentale, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (SCFM) di Firenze, quale parte coinvolta del Ministero della Difesa, si rivolge al CREA Cerealicoltura e Colture industriali (CREA-CI) per l’assistenza, la formazione e la disponibilità di materiale vegetale in risposta alle loro richieste e alla normativa nazionale. Il CREA ha messo a disposizione varietà selezionate ad alto contenuto di THC e CBD, come CINBOL e CINRO, alla base dei farmaci FM1 e FM2. In questo primo periodo le piante della varietà CINBOL, le cui infiorescenze sono utilizzate per la produzione del farmaco FM1, presentano il tipico profilo destinato a ricavare stupefacenti ovvero un elevato contenuto di THC.
Il progetto CAMED è nato dalla collaborazione tra CREA e MASAF, per rafforzare le infrastrutture della sede CREA di Rovigo, cuore delle fasi iniziali della produzione farmaceutica. Queste strutture hanno supportato i ricercatori della sede CREA di Bologna, impegnati nella selezione di varietà di Cannabis con caratteristiche mirate alle nuove esigenze terapeutiche: da queste sinergie sono nate tre nuove varietà di Canapa medica ad elevato contenuto di THC, attualmente in corso di brevettazione presso il Community Plant Variety Office (CPVO). Nel 2018 le prime due varietà CREA-CI superano le prove di iscrizione presso il CPVO e così ha inizio la produzione di talee destinate allo SCFM per la produzione delle infiorescenze da cui ricavare i farmaci.
Un punto fondamentale è che per avere accesso alla cannabis, la corsia preferenziale resta quella privata e quindi a pagamento. In alcune regioni italiane la cannabis terapeutica viene mutuata ed erogata negli ospedali senza problemi, come un normale farmaco. Negli ultimi anni la Sicilia e il Trentino Alto Adige si sono adeguati alla normativa nazionale. Dall’altra parte, Calabria e Basilicata non hanno nemmeno ancora scritto una delibera normativa in materia.
Io ad esempio ho un medico interno al servizio regionale che mi prescrive cannabis andando, però, contro la politica dell’azienda ospedaliera e cioè contro il proprio datore di lavoro. Personalmente, ho fatto presente che venivo da sette anni di processi [Nda. Carlo Monaco è stato assolto totalmente perché il fatto non sussiste lo scorso 5 ottobre 2023] e che molti dei pazienti in cura con la cannabis hanno problemi di polizia di vario genere. Nonostante la legge, chi si cura con la cannabis è spesso costretto a non vivere un’esistenza totalmente al riparo della legalità.
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Chi non riesce ad ottenerla in farmacia è costretto all’autoproduzione o a strade comunque illegali come il mercato nero. Io per i primi anni l’ho comprata a botte di 500, 600, 700, 800, 900 euro al mese. Beh la sensazione è che fosse al corrente di tali vicissitudini. Lui non si è curato con la cannabis per un motivo di mancata prescrizione, probabilmente per un blocco mentale del suo medico curante o forse per l’ipocrisia sottesa allo stigma e allo stereotipo della cannabis.
La cannabis è ancora nell’immaginario dei media mainstream, a seguito di troppi anni di proibizionismo, una “droga dello sballo“, e coloro che la usano, drogati. Ricordiamo, solo per dovere di cronaca, in merito al discorso, la Legge Fini-Giovanardi che per il tempo della sua validità ha considerato tutte le droghe alla stessa stregua. Sbagliando a ogni condanna, appunto. Forse perché è una droga. Ma allora anche in questo caso bisognerebbe superare il preconcetto che tutte le droghe sono uguali e nocive alla stessa stregua.
Per fortuna, nonostante la politica sia veramente distante dai nostri percorsi, a partire dal 2019 c’è stato un cambiamento di orientamento della Cassazione e quindi la magistratura, negli ultimi periodi, ha cominciato ad assolverci per questo tipo di condotte. Sul momento mi è sembrata una persona molto concreta che ci aveva lasciato una pletora di possibilità e tante speranze. Purtroppo, poi, il contatto si è raffreddato ed il dialogo si è interrotto. In questo momento quello che ci interessa è avere un nuovo incontro per domandare la riapertura del Tavolo Tecnico.
La cannabis in medicina apre prospettive di ricerca con potenzialità immense, ma è anche giusto dire che ci troviamo, nonostante tutto, ancora gli albori di una scienza con la S maiuscola. Le evidenze raccontante dai pazienti sono comunque talmente interessanti che, a differenza di tutte le altre medicine, per questa pianta sono stati i malati stessi ad imporsi, aprendo una breccia nella quale adesso è il compito di ricercatori e medici, fedeli al loro giuramento, entrare.
In fondo, non lo possiamo negare, è proprio sulle coste dall’altra parte dell’Atlantico che si sta facendo la storia e noi, come sempre, seguiremo un cammino solcato da altri pionieri. Perché sempre nello stesso periodo il Ministero della Salute canadese ha registrato quasi 13 mila persone con il diritto di coltivare la propria medicina? E perché è possibile che in un paese come il Canada i pazienti in cura con questa pianta, con le sue infiorescenza o con i suoi estratti, siano stati a fine dicembre 2017 quasi 270 mila?
La canapa è una pianta dalle molteplici proprietà e potenzialità, che può essere utilizzata in diversi settori: agricolo, industriale, alimentare, cosmetico, terapeutico e, ove consentito per legge anche ricreativo. La coltivazione di canapa industriale è consentita se la pianta ha un valore di THC non superiore allo 0,6% e rientra tra le varietà autorizzate dalla normativa europea. La coltivazione di canapa terapeutica è consentita solo allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che produce cannabis per uso medico su prescrizione medica.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Produzione nazionale | SCFM Firenze, CREA, varietà CINBOL e CINRO per farmaci FM1 e FM2 |
| Patologie incluse (Decreto Lorenzin) | Dolore cronico, sclerosi multipla, nausea da chemioterapia, stimolante appetito in cachessia, glaucoma, Tourette |
| Problemi attuali | Disparità regionali, accesso privato a pagamento, carenza di studi clinici |
In Italia l’uso medico della Cannabis sativa è rigidamente regolato, ma dal 2014 ha preso forma un progetto pilota unico: la produzione nazionale di infiorescenze destinate a farmaci, grazie alla collaborazione tra Ministero della Salute, della Difesa e CREA. I farmaci a base di C. sativa vengono comunemente impiegati per alleviare il dolore oncologico e cronico e per controllare i disturbi di patologie come la sclerosi multipla o le lesioni del midollo spinale.
Canapa Medica promuove una maggiore informazione per i medici, una garanzia d’accesso senza disparità e con necessaria uniformazione delle normative regionali a carico del servizio sanitario per tutte le patologie incluse nel decreto Lorenzin del 9 novembre 2015. L’obiettivo è di lavorare per permettere alla prossima generazione di usufruire di questo medicamento senza troppe difficoltà, potendo contare, nel futuro prossimo, su di una classe medica finalmente ricettiva e interessata a informarsi sulle proprietá di questa pianta.
Il fatto che lo Stato italiano, pur con moltissimi limiti, abbia cominciato a produrre cannabis per scopi terapeutici è sicuramente un ottimo passo avanti. Adesso sta a noi lavorare con le parole ed ai ricercatori lavorare con le evidenze scientifiche per restituire alla cittadinanza una risorsa dalle potenzialitá mediche inestimabili e tutte da sviluppare.
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