
L’acqua minerale naturale, spesso associata a immagini di sorgenti cristalline e ambienti incontaminati, nasconde una realtà complessa di contaminanti e parametri chimici. Il test di Altroconsumo su 21 marche presenti nei supermercati italiani mette in evidenza una distinzione chiara tra le acque analizzate: molte presentano una contaminazione diffusa da PFAS, in particolare il TFA (acido trifluoroacetico), ma 11 acque su 21 ricevono comunque un giudizio complessivo buono grazie a una composizione bilanciata e a una gestione ambientale attenta.
Il principale contaminante identificato è il TFA, una sostanza della famiglia PFAS, noti come “inquinanti eterni” per la loro difficile degradazione. Il TFA può derivare da processi industriali, pesticidi e materiali fluorurati, ed è in grado di persistere per decenni nell’ambiente. Le conoscenze scientifiche sul TFA sono ancora limitate, ma si ipotizza che possa comportare rischi per la salute epatica e riproduttiva, come altri PFAS. Il nostro test dimostra che sostanze potenzialmente nocive sono presenti in prodotti di larghissimo consumo come l’acqua in bottiglia.
A seguito della pubblicazione, è emersa una discussione con la Federazione Mineracqua: la sicurezza delle acque minerali naturali presenti in commercio è garantita dalla filiera dei controlli, dalla sorgente al prodotto finito, con il contributo delle ASL e delle ARPA, oltre alle analisi HACCP delle aziende e agli studi universitari per il mantenimento del riconoscimento ministeriale.
1. Attualmente, in Italia, non è applicato alcun limite per il TFA nelle acque potabili; una bozza di decreto di modifica del D.lgs. 18/2023 propone il limite di 10 μg/L, ma la bozza non è stata attuata. Di conseguenza, non esiste allo stato attuale alcun parametro “usato per garantire la sicurezza dell’acqua potabile”. La comunicazione di Altroconsumo risulta fuorviante, sia per riferirsi a un limite normativo non esistente sia perché appare allarmistica nell’uso del termine “eccessivo” rispetto a un limite inesistente o a una interpretazione soggettiva di “evidence based public health”.
2. Arsenico e Alluminio non sono considerati metalli pesanti, mentre Manganese e Nichel sì; per tali compositi i limiti sono fissati su criteri di sicurezza. Arsenico: 10 μg/L sia per acque minerali sia per acque potabili. Il Manganese è essenziale, occorre quindi tenerne conto. Per l’Alluminio non sono presenti limiti di sicurezza né per acque minerali né per acque potabili, sebbene sia monitorato come parametro indicatore in alcune normative.
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3. I nitrati rappresentano una forma azotata essenziale per le piante e sono presenti naturalmente in natura; di conseguenza i nitrati non sono necessariamente indicatori di inquinamento, se non in specifici contesti.
La recensione sull’Acqua S. Bernando Naturale riporta la sorgente Rocciaviva, situata a 1500 metri sul livello del mare, e descrive il Residuo Fisso a 180°C (TDS) tra i più bassi tra le acque italiane: 34,5 mg/L. Un residuo fisso basso indica leggerezza, fattore importante per chi ha problematiche come la calcolosi renale. Allo stesso tempo, l’assenza di elementi in eccesso rende l’acqua adatta a una larga fascia di consumatori.
Confronti utili: tra le acque leggere, si notano modelli come Lauretana e altre fonti selezionate, con Residuo Fisso a 180°C significativamente basso. Nel quadro dei minerali, il contenuto di Calcio, Sodio, Solfati, Silice e Cloruri mostra variazioni notevoli tra le marche, influenzando gusto, digeribilità e potenziale effetto lassativo quando in associazione con il Magnesio. In particolare, S.Bernardo presenta un contenuto di Calcio moderato e un residuo fisso molto contenuto, con Cloruri e Solfati presenti in basse quantità.
Guida ai parametri principali presenti nell’analisi:
La scheda analitica di S. Bernardo mostra dati come: Temperatura alla sorgente, pH, Conductività, Residuo Fisso, Durezza, CO2, Silice, Sodio, Potassio, Calcio, Magnesio, Cloruri, Solfati, Bicarbonati e Nitrati. Ad esempio, valori tipici includono Residuo Fisso a 180°C molto basso e Calcio moderato, con Nitrati su livelli relativamente bassi (indicativi di buona qualità dell’acqua).
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Questa analisi supporta l’idea che l’acqua San Bernardo sia tra le acque con tra i più bassi contenuti di Sodio e tra i residui fissi più bassi, offrendo una bevibilità elevata e una composizione minerale leggera, adatta a consumatori attenti al profilo lipidico e al carico di minerali.
In sintesi, l’analisi di Altroconsumo mostra che l’acqua San Bernardo rientra tra le acque italiane con contenuto di sodio tra i più bassi e residuo fisso estremamente basso, offrendo una bevibilità elevata e un profilo minerale bilanciato. Tuttavia, resta fondamentale monitorare la presenza di PFAS come il TFA, conoscere la provenienza della sorgente, e essere consapevoli che la sicurezza delle acque minerali è garantita tramite una filiera di controlli robusta e una normativa in costante aggiornamento.
| Dato analitico | Unità | Valore tipico San Bernardo |
|---|---|---|
| Residuo Fisso @ 180°C | mg/L | 34,5 |
| Calcio | mg/L | 45,5 |
| Sodio | mg/L | 0,6 |
| Magnesio | mg/L | 0,7 |
| Nitrati | mg/L | 1,7 |
| Fluoruri | mg/L | non dichiarato |
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