
La fluorizzazione artificiale dell’acqua è un tema controverso e, in Veneto, la gestione del fluoro e dei PFAS nelle acque potabili è diventata centrale dopo la scoperta di contaminazioni diffuse e l’attuazione di misure di mitigazione. Il fluoro, presente naturalmente in molti minerali come fluoruri, è utile per la prevenzione della carie dentale a basse concentrazioni, ma può causare fluorosi dentale se assunto in modo eccessivo durante la crescita dei denti. I PFAS, invece, sono una famiglia di composti chimici molto persistenti nell’ambiente e possono accumularsi nelle acque potabili, rappresentando una preoccupazione per la salute pubblica.
I PFAS sono stati rilevati nelle acque potabili di alcune province venete fin dal 2013, quando lo studio commissionato dal CNR-IRSA ha evidenziato concentrazioni preoccupanti nelle acque potabili di comuni veneti. Da quel momento, ARPAV e le ULSS hanno intensificato le attività di monitoraggio e controllo, con migliaia di campionamenti e interventi di contenimento.
La contaminazione PFAS è stata associata al rinomato sito ex Miteni di Trissino, che ha comportato l’adozione di barriere idrauliche, pozzi barriera e sistemi di filtrazione a carbone attivo per mettere in sicurezza l’acqua potabile. L’intervento ha previsto anche una continua sorveglianza mediante gravosi piani di monitoraggio e modellistica idrogeologica avanzata (tra cui la modellistica 3D nel progetto LIFE PHOENIX) per valutare l’evoluzione della contaminazione nel tempo.
In Italia, la normativa fissa limiti per i PFAS nelle acque destinate al consumo umano e, in parallelo, limiti per i fluoruri nelle acque potabili. Il valore guida OMS per il fluoro nell’acqua è di circa 1,5 mg/L, con indicazioni che a concentrazioni superiori ai 2 mg/L si osservano effetti sui tessuti scheletrici e dentali; a livelli superiori a 10 mg/L possono svilupparsi deformità ossee. In Veneto, la gestione delle acque potabili è stata accompagnata dall’implementazione di sistemi di filtrazione, in particolare carbone attivo e osmosi inversa, per ridurre sia PFAS sia altri contaminanti, insieme a una rete di monitoraggio capillare.
I dati forniti dalle pubbliche amministrazioni e dagli enti di controllo mostrano che, in molte province venete, la concentrazione di fluoruri nelle acque potabili è inferiore ai limiti di legge, con zone come l’area attorno a Viterbo e Roma (non veneta) citate solo come confronto; nelle province venete le analisi PFAS hanno evidenziato contesti variabili, con particolare attenzione alle aree interessate dal plume di inquinamento e alla contaminazione di acquiferi sotterranei.
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Nel contesto odontoiatrico, lo ione fluoro F- contribuisce alla formazione di fluoroapatite, una versione dell’idrossiapatite meno suscettibile alla demineralizzazione acida. Questo processo riduce il rischio di carie dentale, soprattutto nei bambini, ma un’ingestione eccessiva di fluoro durante i 0-72 mesi può provocare fluorosi dentale, caratterizzata da macchie e alterazioni dello smalto. Per prevenire fluorosi, è fondamentale bilanciare l’assunzione topica di fluoro (dentifrici fluorati) con la prudenza nell’ingestione di fluoruri da acque potabili o da fonti alimentari.
In Veneto, la sorveglianza PFAS e la gestione delle fonti idriche mirano a mantenere sotto controllo sia l’esposizione sistemica che quella topica al fluoro, con particolare attenzione all’acqua destinata al consumo umano e alle pappe dei bambini. Le campagne di biomonitoraggio hanno incluso campagne per misurare i livelli di PFAS nel sangue in aree ad alta esposizione, per distinguere gli effetti potenziali dall’esposizione ambientale complessiva.
La Regione Veneto ha definito un insieme di azioni per abbattere le concentrazioni di PFAS nelle acque destinate al consumo umano, inclusi aggiornamenti normativi e l’ampliamento dei pannelli di analisi degli PFAS nelle acque superficiali. Le attività di ARPAV, Viacqua e altri enti hanno previsto interventi di bonifica e messa in sicurezza, monitoraggio di piezometri esterni, e conferenze di servizi per coordinare le azioni di tutela ambientale.
Per quanto riguarda il fluoro, la normativa italiana fissa un limite massimo di 1,5 mg/L nelle acque potabili, con un quadro di controllo che coinvolge sia le acque potabili che i prodotti dentifrici sul mercato. In Veneto, la gestione complessiva punta a mantenere le concentrazioni di fluoro entro limiti sicuri, promuovendo una corretta informazione alla popolazione e una scelta ponderata dei prodotti per l’igiene orale, in modo da minimizzare rischi di fluorosi nei bambini.
La popolazione ha a disposizione strumenti di verifica della qualità dell’acqua potabile fornita dal gestore del servizio idrico integrato, con dati pubblici disponibili dalle pagine dedicate dei gestori (esempio Viacqua). In parallelo, è utile consultare laboratori accreditati per analisi puntuali di fluoruri e PFAS nell’acqua di rubinetto o in bottiglia, nonché adottare sistemi di filtrazione adeguati alle caratteristiche dell’acqua domestica (osmosi inversa, carbone attivo e soluzioni ibride).
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In conclusione, la gestione veneta delle acque potabili si concentra su monitoraggio continuo, interventi strutturali di bonifica e filtrazione, nonché su una comunicazione chiara con la popolazione per bilanciare i benefici del fluoro nella prevenzione della carie con i potenziali rischi di fluorosi e di esposizione a PFAS.
Di seguito una sintesi schematica delle informazioni principali emerse dalle attività di monitoraggio e dalla normativa.
| Aspetto | Situazione in Veneto | Limite normative |
|---|---|---|
| PFAS nelle acque potabili | Monitoraggio in corso; interventi di filtrazione attivi nelle zone interessate | Limiti italiani ed europei variabili a seconda della sostanza |
| Fluoro nelle acque potabili | Concentrazioni generalmente inferiori a 1,5 mg/L; attenzione a zone specifiche | 1,5 mg/L (limite legale) |
| Filtrazione | Carbone attivo, osmosi inversa; piani di tutela e messa in sicurezza | Metodi approvati per la rimozione PFAS/fluoro |
| Monitoraggio sanitario | Biomonitoraggio PFAS in popolazione residente nelle aree di esposizione | Linee guida nazionali ed europee |
Fonti e riferimenti principali includono rapporti ARPAV, dati del Ministero della Salute, monitoraggi Viacqua e prodotti divulgativi della Regione Veneto sull’andamento delle contaminants PFAS e della fluorazione dell’acqua potabile.
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