Fratture verticali mascellare: cause, sintomi e trattamento

Le fratture del massiccio facciale e, in particolare, quelle che coinvolgono la mascella (mascellare superiore e mandibola), richiedono un riconoscimento rapido e un approccio terapeutico appropriato per ripristinare funzione ed estetica. Un trauma è un evento violento in cui la forza vulnerante supera la resistenza delle ossa, causando una frattura. Le cause delle fratture mascellari sono quasi esclusivamente di natura traumatica: incidenti stradali, traumi sportivi, aggressioni, cadute accidentali e percosse.

Anatomia rilevante

La mandibola è la mascella inferiore. Essa è quell’osso della faccia dove poggia l’arcata dentaria inferiore e insieme alla mascella superiore crea la bocca. Ha una porzione orizzontale, che prende il nome di base, e due porzioni verticali, situate ai lati, che prendono il nome di rami. Questa mobilità è prima di tutto dovuta all’articolazione temporo-mandibolare. La mascella superiore, essendo situata al centro del cranio, è poco esposta al rischio di fratture; le fratture del mascellare superiore sono le meno frequenti (10-15%) e sono solitamente collegate a incidenti gravi. La mascella è un osso pneumatizzato (contiene i seni mascellari), il che la rende relativamente leggera ma anche suscettibile a rotture in caso di impatti violenti.

Tipologie di fratture mascellari e mandibolari

  • Fratture della mandibola: rappresentano le fratture più frequenti del massiccio facciale; la mandibola si frattura con una frequenza doppia rispetto alla mascella.
  • Fratture del condilo mandibolare: la frattura del condilo mandibolare meriterebbe una trattazione a sé per le peculiarità cliniche e terapeutiche; può causare dolore a livello dell’orecchio, emorragia dal condotto uditivo e deviazione della mandibola aprendo la bocca.
  • Fratture del mascellare superiore: comprendono anche le classiche fratture di Le Fort I, II e III e la disgiunzione intermascellare; solitamente collegate a traumi violenti.
  • Fratture orbitarie e “blow-out”: interessano il pavimento orbitario con possibile erniazione del contenuto orbitario nel seno mascellare e conseguente diplopia.
  • Fratture dello zigomo (arco zigomatico): limitano i movimenti di apertura della bocca perché il processo coronoideo della mandibola impatta sull’osso zigomatico.
  • Fratture specificate del mascellare (codice ICD-11: NA02.4Y): lesioni che non rientrano nelle classificazioni standard, ma clinicamente rilevanti per funzione ed estetica.

Meccanismi e cause

Le fratture della mascella di solito avvengono per un impatto diretto al volto: il più delle volte la mandibola si rompe a causa di un trauma da impatto, come un pugno o un colpo con una mazza da baseball. Le fratture della mascella possono verificarsi quando la parte frontale del viso sbatte contro un oggetto immobile, come nella caduta da una certa altezza o in un incidente d’auto. Incidenti stradali rappresentano la causa principale, specialmente in caso di mancato utilizzo delle cinture di sicurezza o del casco. Generalmente le cause sono traumi sportivi, aggressioni e incidenti stradali.

Immagine infografica delle ossa del massiccio facciale con localizzazione delle fratture

Segni e sintomi

Il quadro sintomatologico è variabile e dipende dalla localizzazione e dalla gravità del danno. Il sintomo cardine è il dolore facciale acuto, che peggiora con il tentativo di masticare, parlare o toccare la zona interessata. Una frattura mandibolare potrebbe solitamente comportare la comparsa di una importante tumefazione, dolore a riposo e durante i movimenti della mandibola. Di solito la frattura della mandibola provoca dolore e gonfiore della zona interessata, oltre alla sensazione di non allineamento dei denti. Spesso, si manifesta una riduzione dell’apertura della bocca nonché uno spostamento laterale durante l’apertura o la chiusura.

  • Gonfiore (edema) e ecchimosi;
  • Malocclusione o perdita dell’occlusione dentaria;
  • Incapacità di aprire completamente la bocca o limitazione nei movimenti;
  • Parestesie (alterazione della sensibilità cutanea e dentaria);
  • Diplopia o alterazioni del visus in caso di fratture orbitarie;
  • Sanguinamento dalle gengive e perdita/frattura di denti;
  • Emorragia dal condotto uditivo e dolore davanti all’orecchio in caso di condilo lesionato;
  • Occhi infossati, alterazioni dell’olfatto o riduzione della respirazione nasale se coinvolto il distretto naso-etmoidale.

Diagnosi

La diagnosi di un trauma del distretto maxillo-facciale si esegue inizialmente con l’anamnesi e l’esame obiettivo del paziente, in cui attraverso l’ispezione e la palpazione si valutano: l’alterazione dei profili ossei, l’occlusione, la presenza di edema, dolore, ecchimosi e ferite. L’esame clinico comprende una anamnesi, una storia clinica del paziente, l’ispezione extra-orale e intra-orale e la palpazione.

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Per la diagnostica strumentale:

  • Radiografie (panoramica/OPT) per valutare la mandibola e l’alveolo dentale;
  • Tomografia computerizzata (TC) del massiccio facciale: è il gold standard; le ricostruzioni 3D permettono di visualizzare con precisione millimetrica la scomposizione dei frammenti e il coinvolgimento dei seni mascellari, delle orbite e dei processi alveolari;
  • Tc Cone Beam: metodica innovativa con radiazioni più basse rispetto alla tradizionale TC per valutazioni odontoiatriche e maxillo-facciali;
  • Visita oculistica se sospetti coinvolgimenti orbitari;
  • Radiografie del collo per escludere danni alla colonna cervicale e TC cerebrale se vi sono segni di lesione cerebrale.
Schema diagnostico: esame clinico, OPT, TC/CT, visita oculistica

Classificazione e importanza del tempo

Le fratture possono essere dirette o indirette, composte o scomposte, totali o parziali. In base al tipo di trauma possono essere traumatiche, balistiche o patologiche. È necessario ricordare che il trattamento di una frattura mandibolare va effettuato entro circa dieci giorni dalla data del trauma per evitare la formazione di un callo osseo nella posizione sbagliata; il trattamento delle fratture deve essere tempestivo e non deve superare i 15 giorni dal trauma. Un ritardo diagnostico comporterebbe di conseguenza un ritardo nella terapia e quando quest’ultima viene eseguita più di 10 giorni dopo l’evento fratturativo, potrebbe risultare più complessa a causa del consolidamento dei segmenti ossei fratturati.

Trattamento: conservativo e chirurgico

Le terapie per la frattura della mandibola si dividono in due parti: trattamento conservativo (medico) e trattamento chirurgico (riduzione e fissazione interna).

Trattamento conservativo

  • Riposo della mandibola con immobilizzazione dei monconi fratturati per un periodo, di solito di 3 settimane;
  • Blocco Maxillo-Mandibolare (BMM): legature metalliche o elastici che immobilizzano mandibola e mascellare superiore impedendo l’apertura della bocca; rappresenta il “gesso” del chirurgo maxillofacciale;
  • Dieta liquida iniziale e poi dieta morbida per circa 2 mesi per evitare spostamenti dei frammenti;
  • Antibiotici e terapia analgesica per controllare infezioni e dolore;
  • I pazienti in blocco devono essere istruiti su come rimuovere il blocco in caso di emergenza e possono alimentarsi con frullati tramite cannuccia;
  • In età pediatrica, alcune fratture prossimali al condilo vengono gestite con restrizioni leggere dei movimenti per 5-10 giorni.

Trattamento chirurgico

La Riduzione e Fissazione Interna (ORIF) è la procedura d’elezione per fratture multiple, scomposte o con perdita di occlusione dentaria. L’intervento consiste nella riduzione della frattura e nella stabilizzazione mediante placche e viti in titanio miniaturizzate. L’intervento viene eseguito in anestesia generale e, quando possibile, tramite incisioni intraorali che non lasciano cicatrici cutanee visibili.

  • Esposizione, riduzione e fissazione: le tre fasi dell’intervento chirurgico per trauma maxillo-facciale;
  • Microviti e microplacche in titanio per la contenzione; il titanio è biocompatibile e di norma non richiede rimozione;
  • Grazie alla stabilizzazione rigida si riduce rapidamente il dolore e spesso si evita il lungo periodo di blocco della bocca;
  • Il ricovero post-operatorio può durare da 2 a 3 giorni; ecchimosi e gonfiori si risolvono progressivamente nell’arco di 30-60 giorni;
  • Il periodo di guarigione ossea primaria è di circa 6-8 settimane; la ripresa della normale alimentazione avviene orientativamente dopo 60 giorni.
Immagine: posizionamento di placche e viti in titanio per ORIF mandibolare

Riabilitazione e follow-up

Dopo la fase acuta può essere necessario un percorso di fisioterapia e terapia funzionale, soprattutto se è coinvolta l’articolazione temporo-mandibolare. Esistono protocolli di terapia funzionale (es. sec. Delaire) e riabilitazioni mirate per evitare anchilosi e recuperare la completa apertura e funzione masticatoria. Il paziente deve seguire un programma di esercizi per rafforzare la mandibola dopo il periodo di fissazione.

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Complicanze e prognosi

Se non trattata correttamente, la mancata consolidazione può portare a pseudoartrosi, movimento continuo dei monconi di frattura, dolore cronico, limitazione dei movimenti e impossibilità a masticare correttamente. Nei casi di fratture orbitarie non trattate adeguatamente si possono avere diplopia persistente o enoftalmo. La prognosi è generalmente favorevole se il trattamento è tempestivo e accurato.

Prevenzione e sicurezza

  • Sicurezza stradale: utilizzo costante delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta, casco per motociclisti;
  • Protezione negli sport di contatto e uso di paradenti quando indicato;
  • Evitate comportamenti a rischio e interventi tempestivi in caso di trauma facciale.
Video esplicativo sulla chirurgia ORIF per fratture mandibolari

Quando rivolgersi al pronto soccorso

In caso di sospetta frattura della mandibola o del mascellare ci si deve recare immediatamente al pronto soccorso. Se il gonfiore o il sanguinamento comincia a ostruire la respirazione, potrebbe rendersi necessario inserire una sonda endotracheale per facilitare la respirazione. La diagnosi precoce e il trattamento entro 10-15 giorni dal trauma sono fondamentali per ottenere un buon risultato funzionale ed estetico.

Ruolo del team multidisciplinare

La gravità dei pazienti traumatizzati è molto variabile e un approccio multidisciplinare è necessario per gestire i traumi di maggiore entità. La traumatologia cranio-maxillo-facciale è la branca della medicina che si occupa dei traumi del distretto maxillo-facciale e coordina chirurghi, anestesisti, oculisti, fisioterapisti e altri specialisti quando necessario.

Nota pratica per i pazienti

La guarigione richiede riposo fisico, assunzione di antibiotico e terapia con analgesici; sarà necessario seguire le indicazioni dietetiche (liquidi, poi morbidi) e sospendere attività sportive di contatto per almeno 30 giorni. Sapere a chi si affida la propria salute è fondamentale per affrontare un intervento in piena serenità.

Voce Indicazione
Esame iniziale Anamnesi, ispezione, palpazione, valutazione occlusione
Esame di primo livello Radiografia panoramica (OPT)
Esame di secondo livello TC del massiccio facciale / TC Cone Beam (gold standard)
Trattamento conservativo Blocco intermascellare, dieta liquida/morbida, riposo
Trattamento chirurgico ORIF con placche e viti in titanio, incisioni intraorali se possibile
Tempi di guarigione 6-8 settimane per consolidazione ossea; ritorno a normale dieta dopo ~60 giorni

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