
È mezzogiorno e, nel suo appartamento di Roma, Giuliano Sangiorgi indossa gli occhiali scuri. No, non è il day after di una notte rock ‘n’ roll, «è solo che mi dà fastidio la luce», anche perché «il rock ‘n’ roll nella mia vita ha uno spazio limitato ormai: qualsiasi serata possa fare, il mattino dopo mi alzo presto per portare a scuola Stella. È un momento bellissimo a cui non rinuncerei mai, mi ricarica, mi fa felice».
Stella è la figlia avuta con la scrittrice e sceneggiatrice Ilaria Macchia cinque anni fa, e si è aggiunta alla famiglia allargata di cui Sangiorgi fa parte insieme con Lele Spedicato, Ermanno Carlà, Andro Mariano, Andrea De Rocco e Danilo Tasco. I Negramaro hanno festeggiato i loro vent’anni di vita con un mega concerto lo scorso 12 agosto a Galatina, Salento, territorio da cui tutto è partito, tra otto dischi in studio, un live, una raccolta, tour, stadi e tre documentari. Mentre tutto scorre, il sogno di una band che dalla provincia del Sud conquista classifiche e dimostra che un altro pop in Italia è possibile nella new wave indie dei primi anni Duemila.
Nei vent’anni, Sangiorgi racconta come l’arrivo di Stella non abbia spostato la musica, ma le abbia dato una nuova energia e una responsabilità per altre vite oltre la scena. «I nostri bambini sono entrati naturalmente nella band, hanno capito subito e in modo istintivo quanto bene ci vogliamo. È strano, ma per Stella non sono “gli amici di papà”, è una cosa diversa.»
L’assenza di una visione strategica, la scelta di dire no a molte offerte commerciali e la preferenza per la condivisione hanno forgiato una longevità che Sangiorgi attribuisce soprattutto alla voglia di suonare insieme. «La musica è uno spazio di libertà. Le faccio trovare degli strumenti in casa, ascoltiamo tante cose, ma non le insegno a suonare».
Quanto contano le radici nel Salento? «Potrebbe essere anche un altro luogo, ma veniamo tutti da lì e lì ci siamo conosciuti. La lingua è rimasta la stessa, anche quando scendiamo dal palco di San Siro.»
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Secondo Sangiorgi, restare insieme è possibile perché la musica non diventa una metrica del successo, ma una condivisione continua. «Se sentissimo meno forte la necessità di esprimerci saremmo finiti. Anche se siamo il peggior pubblico di noi stessi».
Il gruppo segue i ritmi della vita reale, tra studio, palco e familiari. «La musica è ed è sempre stata condivisione. Fin da quando, nella mia cameretta, fingevo di essere Bono e disegnavo le sagome degli altri U2, mi immaginavo in una band».
Nella vita privata Sangiorgi è anche autore: «Il tempo di un lento» è un libro che racconta una storia di crescita. L’autore parla di Giovanni Donne e di una musica che funzioni come sliding door tra viaggi interiori e relazioni reali. Il romanzo è descritto come difficile da raccontare ma facile da leggere, quasi tatuaggi che si attaccano alla pelle.
Sul fronte discografico, l’album Free Love segna una tappa significativa: «Se tutti considerassimo la vita come la cosa più importante al mondo, tutti i settori ne sarebbero inevitabilmente influenzati in bene. La vita è un valore assoluto».
Immancabile è la canzone Estate. Sangiorgi spiega che la musica può diventare memoria condivisa, rito annuale che attraversa generazioni: «Ai concerti, nel nostro pubblico, ci sono 16enni e 60enni e la cosa che ci suggerisce lei l’abbiamo pensata proprio vivendola in prima persona.»
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La pausa in calendario è una scelta per riflettere: «Abbiamo scelto di prenderci una pausa ora perché avevamo capito che era il momento giusto… serve la vita per scrivere grandi canzoni».
Il frontman guarda al panorama contemporaneo, tra Maneskin e nuove leve. «Mi piace che siano una band di ventenni con il desiderio di riportare il rock in auge. Hanno l’attitudine ma servono le canzoni, le emozioni. Se fossimo rimasti a Tutto scorre, non saremmo qui».
Riflettendo sul valore della vita, Sangiorgi ribadisce che la musica non deve rinunciare all’umanità: «La vita è una materia prima che non possiamo permetterci di perdere o sprecare. Noi siamo fatti di vita e musica e queste due cose saranno un’unica verità».
Il tour 2024-2025, tra stadi e palasport, sarà una celebrazione e un ringraziamento: «Questo tour è la chiusura simbolica di un viaggio iniziato con Amore che torni nel 2018. Non ci siamo mai fermati, nemmeno durante il Covid.»
Nella vita privata, Sangiorgi si è espresso con solidarietà verso le popolazioni colpite dal maltempo e ha pubblicamente espresso vicinanza a Niscemi e alle terre devastate dal ciclone, dimostrando un legame forte con il Sud e con le radici familiari.
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Un rito rimane costante prima di salire sul palco: ci si stringe in cerchio, si accorda una armonia unica, si urla liberatorio, e Sangiorgi stringe tra le mani la foto di suo padre. «La musica è una forma di libertà, e l’abbraccio prima di entrare è una congiunzione di energie».
Il capitolo live si chiude all’Arena di Verona il 20 settembre, con una performance che celebra la vicinanza tra vita e musica, tra memoria e presente, e una promessa di proseguire il viaggio artistico insieme ai fan.
| Evento | Data | Luogo |
|---|---|---|
| Vent’anni Negramaro | 12 agosto | Galatina, Salento |
| Inizio pausa | 2024 | Italia |
| Ultimo concerto prima pausa | 20 settembre | Arena di Verona |
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